Amare Gesù: Esemplare, Sacrificale e Incondizionato

Un cristiano aspira ad assomigliare il più possibile a Gesù. Una parte fondamentale di questo percorso è imparare ad amare come Lui ha amato. La Scrittura ci insegna che Dio ha come obiettivo quello di conformarci all'immagine di suo Figlio (Romani 8:29). Gesù, infatti, è stato costantemente obbediente al Padre (Giovanni 8:29), si è distinto per la sua purezza in ogni aspetto della sua vita (Ebrei 4:15) e ha dimostrato un amore disinteressato verso le persone (Matteo 9:36; 14:14). Egli stesso comandò ai suoi discepoli di amarsi reciprocamente nello stesso modo in cui Lui li aveva amati (Giovanni 13:34).

Tuttavia, questo amore presenta una sfida unica. Gesù ha dimostrato il suo amore supremo attraverso il sacrificio della sua vita, affermando: "Nessuno ha amore più grande di questo: dare la propria vita per i propri amici" (Giovanni 15:13). Il passo di Giovanni 3:16 ci offre una profonda comprensione di cosa significhi amare come Gesù: "Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna". L'amore divino si manifesta nel dono sacrificale.

Amare come Gesù implica la capacità di tenere ciò che si possiede a mani aperte, essendo disposti a rinunciare a denaro, tempo e beni materiali per servire gli altri. Riconosciamo che tutto ciò che abbiamo ci è stato affidato dal Padre celeste ed è nostra responsabilità gestirlo saggiamente (Matteo 25:14-30). Di conseguenza, offriamo alle persone ciò di cui hanno bisogno quando è in nostro potere farlo.

Illustrazione di Gesù che lava i piedi ai discepoli

L'Amore Indiscriminato di Gesù

Gesù non mostrava preferenze nel suo amore. Ci ha avvertito che è facile amare coloro che ci assomigliano (Luca 6:32-33). Tuttavia, Gesù ha amato anche i suoi nemici, e si aspetta che i suoi seguaci facciano lo stesso (Luca 6:35). Ha guarito, nutrito e servito molte persone che, in seguito, avrebbero gridato: "Crocifiggilo!" (Matteo 27:20-22). Egli lavò i piedi a Giuda Iscariota, pur sapendo che entro poche ore sarebbe stato tradito (Giovanni 13:4-5). Si è impegnato attivamente a servire i samaritani, popolo allora disprezzato (Giovanni 4), arrivando persino a fare di un samaritano il protagonista di una sua parabola (Luca 10:25-37).

Amare come Gesù significa che non possiamo essere selettivi nel modo in cui trattiamo le persone. Giacomo condanna fermamente il favoritismo basato sullo status economico o sociale: "Ma se fate distinzioni personali, commettete peccato e siete giudicati dalla legge come trasgressori" (Giacomo 2:9). Dobbiamo trattare ogni essere umano con dignità e rispetto, ricordando che ogni persona è una creazione speciale, fatta a immagine di Dio (1 Giovanni 2:9-10; 4:20-21). È necessario impegnarsi per liberare i nostri cuori da pregiudizi razziali, snobismo socio-economico e senso di superiorità religiosa.

L'Amore Che Non Ignora la Verità

È importante non confondere l'amore con la completa accettazione di ogni comportamento altrui. Gesù non tollerava il peccato, l'inganno o i falsi seguaci. Fu dolorosamente diretto con i farisei, i capi religiosi e coloro che affermavano di amarlo ma amavano di più la propria vita. Pur amandoli, Gesù rimproverò i farisei, definendoli "ipocriti!" e "guide cieche" (Matteo 23:13, 16). Egli sfidò i capi religiosi con l'ammonimento: "Non chiunque mi dice: 'Signore, Signore', entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli" (Matteo 7:21).

Amare come Gesù significa avere a cuore l'anima delle persone al punto da dire loro la verità. Un giovane ricco si avvicinò a Gesù con buone intenzioni, ma con una mancanza di resa (Luca 18:18-25). Desiderava ciò che Gesù offriva, ma non desiderava Gesù stesso. Amava di più il suo denaro, e Gesù fece notare con amore l'avidità del giovane. Non amiamo le persone annacquando il Vangelo che potrebbe salvarle. Gesù non ha mai alterato la verità per soddisfare i "solletici" dei suoi ascoltatori (cfr. 2 Timoteo 4:3).

Il Perdono Come Espressione d'Amore

Il perdono è un'altra dimensione fondamentale dell'amore secondo l'esempio di Gesù. Dobbiamo perdonare quando abbiamo subito un'ingiustizia (Matteo 6:14; Efesini 4:32). Il nostro egoismo potrebbe spingerci a trattenere il rancore, a conservarlo e a riviverlo. Tuttavia, Gesù ha perdonato e ci esorta a fare lo stesso (Marco 11:25). Non possiamo veramente amare qualcuno se non lo perdoniamo. Gesù non ci rinfaccia i nostri peccati perdonati, ma ci dichiara puliti e guariti (1 Giovanni 1:9). Sebbene possano esserci conseguenze per il nostro peccato, Egli ci ama attraverso di esse e ci aiuta ad imparare da esse.

Gesù disse ai suoi discepoli che il modo principale in cui il mondo avrebbe riconosciuto la loro appartenenza a Lui sarebbe stato il loro amore reciproco (Giovanni 13:35). Se amiamo Gesù, allora ameremo ciò che Lui ama: le persone.

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La Fonte dell'Amore: Dio Stesso

L'amore è la caratteristica intrinseca di Dio; infatti, è scritto: "Dio è amore" (1 Giovanni 4:16). È evidente che l'amore divino differisce notevolmente da quello che sperimentiamo nella nostra dimensione umana, spesso ridotto a concetti come romanticismo, sesso, reciprocità o emozioni passeggere. L'amore descritto nella Bibbia funge da metro per misurare l'autenticità della nostra fede e della nostra professione di credenti, rappresentando un elemento cruciale della teologia biblica.

Le guerre che hanno dilaniato i Balcani dopo il crollo della Jugoslavia hanno messo in luce un profondo bisogno di amore in quelle terre, dove l'odio e la vendetta sembravano prevalere. La violenza e la vendetta non si limitano ai conflitti su larga scala, ma si manifestano anche in ambito domestico, come dimostrano le cronache quotidiane. Questo sottolinea l'importanza vitale del comandamento di Gesù: "Vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri" (Giovanni 13:34-35; cfr. Romani 5:5).

Gesù non parlava di un amore sentimentale, ma di un amore di tipo agapē, un amore che si dona e si sacrifica. Paolo scrive: "Non abbiate altro debito con nessuno, se non quello di amarvi gli uni gli altri; perché chi ama il prossimo ha adempiuto la legge. Infatti i comandamenti: 'Non commettere adulterio', 'Non uccidere', 'Non rubare', 'Non concupire' e qualsiasi altro comandamento si riassumono in questa parola: 'Ama il tuo prossimo come te stesso'. L'amore non fa nessun male al prossimo; quindi l'amore è l'adempimento della legge" (Romani 13:8-10).

Un altro brano che definisce l'amore che Gesù esige e che lo Spirito Santo diffonde nei cuori dei suoi discepoli si trova in 1 Giovanni 4:8: "Dio è amore". Giovanni prosegue spiegando che questo amore si manifesta nel fatto che "non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato suo Figlio come sacrificio propiziatorio per i nostri peccati" (v. 10). È evidente l'impossibilità di invertire le parole "Dio è amore" in "Amore è Dio" o di ridurre l'amore agapē a un mero sentimento. Laddove manca questo amore, è facile scivolare in conflitti distruttivi, sia su larga scala che all'interno delle famiglie. Al contrario, quando l'agire del capofamiglia è guidato dall'amore, la casa può diventare un'anticamera del paradiso.

Schema che illustra i comandamenti dell'amore per Dio e per il prossimo

L'Esempio del Lavaggio dei Piedi

Gesù, in un'atmosfera quasi familiare con i suoi futuri apostoli, compì un gesto di profonda umiltà: lavò i piedi a questo gruppo di uomini che lo avevano accompagnato nel suo ministero. Dopo aver ripreso il suo posto, disse: "Capite quello che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore; e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, che sono il Signore e il Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Infatti vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io. In verità, in verità vi dico che il servo non è maggiore del suo signore, né il messaggero è maggiore di colui che lo ha mandato. Se sapete queste cose, siete beati se le fate" (Giovanni 13:12-17).

"Lavare i piedi gli uni agli altri" esemplifica perfettamente il significato del comandamento che segue: "Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri" (vv. 34). Gesù riprende questo tema nella lettera alla chiesa di Efeso in Apocalisse 2:1-8, valutando la chiesa in base alla sua capacità di manifestare amore attraverso le opere. La mancanza di amore, secondo Gesù, rende una chiesa un ostacolo alla testimonianza e ne mina l'esistenza.

La Fede che Opera per Mezzo dell'Amore

Anche l'apostolo Paolo, pur ponendo enfasi sulla sana dottrina, utilizza lo stesso criterio di valutazione. Nella sua prima lettera ai Galati, dopo aver sottolineato la sua attenzione per i poveri (Galati 2:10), scrive: "poiché in Cristo Gesù né la circoncisione né l'incirconcisione hanno valore, ma la fede che si manifesta nell'amore" (Galati 5:6). Nella sua prima lettera ai Corinzi, Paolo ribadisce l'importanza fondamentale dell'amore, affermando che in sua assenza, ogni dono e sacrificio, anche il più estremo, è privo di valore.

La storia di una giovane donna in Albania, segnata dalla perdita di un caro zio durante il regime comunista, illustra come l'odio possa lasciare cicatrici profonde. L'unico modo per superare un tale blocco emotivo è permettere allo Spirito Santo di operare, diffondendo l'amore di Dio nel cuore. Paolo scrive: "l'afflizione produce pazienza, la pazienza esperienza, e l'esperienza speranza. E la speranza non delude, perché l'amore di Dio è sparso nei nostri cuori dallo Spirito Santo che ci è stato dato" (Romani 5:5-6). Lo Spirito Santo fornisce la capacità soprannaturale di amare in circostanze in cui, altrimenti, afflizioni e ingiustizie produrrebbero solo odio. Il frutto dello Spirito, in contrapposizione alle opere della carne, include amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine e autocontrollo (Galati 5:22).

È possibile per i figli di Dio amare in ogni circostanza, persino i nemici, solo quando si lasciano guidare dallo Spirito Santo e amano con l'amore di Dio. Nell'ambito della chiesa locale, l'obbedienza al comandamento di amare si traduce in amore reciproco, manifestato attraverso la solidarietà pratica e una cultura di perdono. La solidarietà nelle necessità quotidiane era un tratto distintivo della prima chiesa (Atti 2:42-47; 4:32-37; 6:1-7) e rimane fondamentale anche oggi.

La Cultura del Perdono

Un altro modo in cui l'amore agapē si esprime all'interno della chiesa locale è attraverso una cultura del perdono. Poiché il processo di santificazione è progressivo, inevitabilmente sorgeranno occasioni in cui i nostri difetti turberanno la comunione fraterna. Gesù insegnò a Pietro che il perdono non deve avere limiti: "Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette" (Matteo 18:22). Egli illustrò questo concetto con una parabola, sottolineando che quanto siamo chiamati a perdonare è poca cosa rispetto all'immensità del perdono che Dio ci ha concesso in Cristo.

Le parole "di cuore" indicano che Gesù richiede una cultura del perdono, che implica non contare le volte in cui si è dovuto perdonare. Efesini 4:32 rafforza questo insegnamento, esortando a "perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo". L'amore che lo Spirito Santo infonde nei cuori rigenerati non attende meriti, ma agisce liberamente e senza pretendere gratitudine.

L'Amore Incondizionato di Dio

L'amore di Dio per noi è un amore eterno e smisurato, che non conosce confini né ostacoli. Geremia 31:3 afferma: "Io ti amo di un amore eterno". Sebbene sia confortante parlare dell'amore di Dio, può essere difficile comprendere e praticare un amore simile nella nostra vita. Molta letteratura parla dell'amore come motore del mondo, ma un amore senza Dio è incompleto, poiché la nostra natura umana da sola non ci permette di amare pienamente.

L'apostolo Paolo, in Romani 13:9, riassume i comandamenti in uno solo: "Ama il tuo prossimo come te stesso". Dobbiamo imparare ad amare come Dio ci ama. È facile affermare di amare l'umanità in generale, ma diventa più complicato riflettere l'amore divino verso il vicino dispettoso o il collega antipatico. L'invito di Cristo all'amore si scontra spesso con i nostri "sì, però".

Amare chi ci circonda non è un dovere stagionale, ma un comandamento divino per tutto l'anno. La fonte di questo amore è Dio stesso. Permettendo all'amore di Dio di fluire in noi e obbedendo alla Sua Parola, possiamo trasformare la nostra vita quotidiana. Se cerchiamo un amore profondo, siamo invitati a ricercare e sperimentare l'amore di Dio.

Illustrazione della Trinità (Padre, Figlio e Spirito Santo) come fonte d'amore

Il Metro della Nostra Vita Cristiana: L'Amore

La vera misura della nostra vita cristiana risiede nella nostra obbedienza al comandamento dell'amore. Gesù stesso ha affermato che i due comandamenti più grandi sono amare Dio con tutto il nostro essere e amare il nostro prossimo come noi stessi (Matteo 22:37-40). Amare Dio con tutto il cuore, l'anima, la mente e la forza descrive un cuore ardente per Lui, mentre amare il prossimo produce un cuore pronto a perdonare e desideroso del suo bene.

Spesso, ammettendo onestamente, manchiamo nel nostro amore per Dio e per gli altri. Questo può rendere la vita cristiana difficile, i comandamenti pesanti e l'impegno privo di gioia. Quando ci manca amore per gli altri e troviamo difficile perdonare, il loro comportamento diventa insopportabile. La domanda fondamentale diventa: "Come possiamo amare Dio di più e come possiamo avere un cuore che arde per il nostro prossimo, anche per coloro che ci sono difficili da amare?".

La risposta risiede nel conoscere sempre più l'amore di Dio per noi in Gesù Cristo. Non si tratta di una conoscenza intellettuale, ma di una profonda contemplazione e meditazione quotidiana. È proprio vedendo l'amore di Dio per noi che il nostro cuore si riempie di gioia e amore per Lui, e di conseguenza, amore per gli altri. Le verità contenute nella Parola di Dio ci aiutano a comprendere questo amore, in particolare l'immensità del perdono che abbiamo ricevuto attraverso Gesù Cristo.

Giovanni 3:16 ci ricorda che "Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio". Questo amore immenso ha spinto Dio a sacrificare il suo unico Figlio per la nostra salvezza. Il sacrificio di Gesù Cristo è così grande che la nostra mente umana fatica a comprenderlo appieno. Questo sacrificio ci permette di ricevere il perdono dei nostri peccati, trasformando la condanna in vita eterna.

Romani 5:1-11 ci offre un'ulteriore prospettiva sull'amore di Dio. "Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore... E non soltanto questo, ma ci gloriamo anche nelle afflizioni, sapendo che l'afflizione produce perseveranza, la perseveranza esperienza, e l'esperienza speranza. E la speranza non delude, perché l'amore di Dio è sparso nei nostri cuori dallo Spirito Santo che ci è stato dato." Dio ci ha amati mentre eravamo ancora peccatori, deboli e senza speranza. Cristo è morto per noi quando eravamo ancora empi. Comprendere la grandezza dell'amore di Dio per noi è la chiave per amare Dio e amare il nostro prossimo.

L'Amore Come Frutto della Vera Salvezza

1 Giovanni 4:7-12 afferma: "Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore... In questo si è manifestato l'amore di Dio verso di noi: che Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo, affinché noi vivessimo per mezzo di lui... Carissimi, se Dio ci ha amato in questo modo, anche noi ci dobbiamo amare gli uni gli altri." L'amore reciproco è un frutto della vera salvezza, un profondo desiderio per il bene degli altri credenti, accompagnato da una prontezza a perdonare.

Il vero amore non tiene conto del male, ma lo copre con il perdono. L'unico modo per poter amare in questo modo è conoscere sempre più l'amore di Dio per noi, nel perdono che riceviamo per mezzo di Gesù Cristo. Dobbiamo tenere i nostri occhi fissi su Gesù Cristo, ricordando la grandezza del nostro peccato e l'immensità del sacrificio di Gesù che ci ha procurato il perdono. Questo ci permetterà di conoscere l'amore immenso di Dio per noi, per poter amare Dio e amarci gli uni gli altri.

1 Giovanni 4:19-21 conclude: "Noi lo amiamo, perché egli ci ha amati per primo. Se uno dice: 'Io amo Dio', ma odia suo fratello, è un bugiardo; chi infatti non ama il fratello che vede, come può amare Dio che non vede?". La vera salvezza produce una vita in cui amiamo Dio e i nostri fratelli, riconoscendo l'amore di Dio per noi nel perdono ottenuto tramite Cristo.

Illustrazione della donna peccatrice che unge i piedi di Gesù

La Profondità del Peccato e l'Immunità del Perdono

Quando ci è difficile perdonare qualcuno, spesso è perché non stiamo vedendo l'amore di Dio per noi in Gesù Cristo. La ragione per cui non percepiamo l'amore di Dio è che non comprendiamo la gravità del nostro peccato e, di conseguenza, non possiamo afferrare l'immensità del perdono. Per comprendere l'amore di Dio, dobbiamo prima comprendere la profondità del nostro peccato.

Luca 7:36-48 presenta la storia di un fariseo che non comprendeva la propria condizione di peccatore e, perciò, non amava Dio né perdonava gli altri. Al contrario, una donna peccatrice, che riconosceva la profondità del suo peccato, amava profondamente Dio ed era disposta a perdonare.

La Critica all'Ipocrisia e l'Invito alla Coerenza

Gesù critica aspramente l'atteggiamento degli scribi e dei farisei, che si compiacciono dei posti d'onore, dei saluti nelle piazze e di essere chiamati "rabbì". Egli ammonisce: "Ma voi non fatevi chiamare 'rabbì', perché uno solo è il vostro Maestro, e voi siete tutti fratelli. E non chiamate 'padre' nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare 'guide', perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo" (Matteo 23:8-10).

Gesù denuncia il formalismo, la superbia e la volontà di prevalere sugli altri, atteggiamenti che soffocano l'amore e possono diventare stili di vita. Egli invita a passare "all'altra riva", a una vita diversa e a relazioni più mature. La critica di Gesù è rivolta all'ipocrisia, il "lievito" dei farisei e dei sadducei (Matteo 16:6), che rende le persone "sepolcri imbiancati" (Matteo 23:27).

Denunciare le strutture di peccato è un dovere per il cristiano. Gesù stesso lo dimostra, indicando indirettamente che questa dinamica deve caratterizzare la presenza dei suoi discepoli nel mondo. Opporre al male non una forza simile, ma la misericordia, è l'unica forza capace di cambiare il corso della storia. Questo porta il discepolo, come Gesù, a essere "sale della terra e luce del mondo", testimoniando la parresia evangelica, la franchezza degli Apostoli (Atti 4:13, 29, 31).

Ammonire è ricercare il bene, portare luce nelle zone d'ombra e offrire un contributo per passare dal bene al meglio. Il nostro osservare diviene critica aperta quando non siamo interessati al cammino dell'altro, ma solo a evidenziarne gli errori. Puntiamo il dito contro gli altri, come se fossimo ineccepibili davanti a Dio. Dobbiamo accogliere i rimproveri di Dio e, quando la Parola del Vangelo ci confronta con le nostre incoerenze, dobbiamo rivolgerci a Cristo, il Medico misericordioso che "ferisce e fascia la piaga, colpisce e la sua mano risana" (Giobbe 5:18).

L'invocazione della misericordia divina deve andare di pari passo con la carità verso il prossimo, estirpando la mormorazione, il malparlare e la critica. Dobbiamo giudicare e disprezzare noi stessi, ricordando i nostri errori e vivendo alla presenza del Signore. Solo così eviteremo di puntare il dito e ci renderemo conto che siamo tutti bisognosi della misericordia del cuore di Cristo.

È difficile divenire operatori di pace, ma invece di accendere il fuoco del risentimento, dobbiamo coprire con misericordia e comprensione. La comprensione non giustifica il peccato, ma offre compassione e benevolenza. Il formalismo dei farisei, il loro sentirsi superiori agli altri, viene messo alla berlina nelle parole di Gesù. Egli accusa una vita di facciata, vuota di carità e misericordia, non permeata dalla potenza di Dio.

Scribi e farisei leggono la Parola della Legge, ma non ne sono discepoli perché si perdono nelle tradizioni che impediscono di avere Dio come unico riferimento. Non vivono la signoria di Dio, il primato della sua parola, ma si servono di essa per consolidare il loro potere. La loro vita non proclama la bellezza della Scrittura, e la loro fede non riflette la santità del Signore.

Gesù chiede coerenza, non ammette doppiezze. Perdona e usa misericordia con il discepolo che cade, ma non sopporta chi, in nome di Dio, pretende dagli altri senza un sincero esame di coscienza. La coerenza di vita non significa perfezione morale, ma la ferma volontà di seguire Dio e lasciare che la sua Parola determini le nostre scelte, pur nella nostra debolezza.

La vocazione a seguire Gesù comporta ascesi, impegno, preghiera e la forza di guardarsi in profondità, la pazienza con le proprie cadute e il coraggio di accogliersi e di essere amati dal Signore. Il centro della vita di fede è Gesù, la nostra forza è il suo amore, la potenza che ci guarisce è la sua misericordia, e la grazia che ci salva è la sua bontà. Quando manca un vero cammino di fede, scandito da introspezione e dall'impegno a far penetrare Dio in noi, ci si rifugia nel formalismo, dove la forma sostituisce la sostanza.

Gesù critica il fermarsi all'apparenza, come nel caso dei filatteri e delle frange dei farisei, senza andare al cuore. Nelle nostre famiglie, spesso siamo formali, facciamo il minimo indispensabile, ma non intraprendiamo la via dell'eroicità che il vero amore richiede. Viviamo i nostri rapporti come uno scambio, e le nostre case sono piene di oggetti, ma manca la cura, l'affetto, la pazienza del "perdere tempo" nell'amore. Le case vivono quando c'è gioia nello stare insieme, non quando tutto è in ordine come in un museo.

Illustrazione di Gesù che incontra la Samaritana al pozzo

Perché Amiamo Gesù?

Molti sentono di amare Gesù senza saper spiegare il perché. Il Vangelo di Giovanni (4:4-42) ci offre spunti di riflessione. Gesù non tiene le distanze, non ha "paura" di mescolarsi con la gente comune, anche a costo di affrontare contrarietà. Il suo amore non si basa sui nostri meriti, ma sulla nostra fallibilità. È meraviglioso che Gesù porti la sua santità nella nostra miseria, rimanendoci accanto anche quando ci sentiamo ridicoli, infantili, noiosi o derisi.

Gesù ci ama nonostante i nostri difetti e peccati, riempiendo i nostri cuori con il suo amore incondizionato, grande e sincero. I suoi insegnamenti mirano sempre al nostro bene. L'amore verso Gesù è alimentato dallo Spirito Santo (Giovanni 16:12-15), che ci guida in tutta la verità e glorifica Cristo.

L'amore che proviamo per Gesù è una conseguenza dell'amore che Egli ha provato per noi per primo. Romani 5:8 afferma: "Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi". Gesù ci amava prima ancora che lo accettassimo, amandoci gratuitamente anche quando vivevamo nel peccato. Chi ha mai manifestato un amore simile? Gesù è l'unico che ama perfettamente anche coloro che lo ignorano, deridono o tradiscono.

Gesù è meraviglioso: non solo ci dona continuamente il suo amore, ma ha reso possibile ciò che era impossibile: la nostra salvezza. Egli è la Via che ci conduce al Padre (Isaia 35:8), l'immagine del Dio invisibile, morto per noi. Ci ha promesso: "Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò" (Giovanni 14:14) e "Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell'età presente" (Matteo 28:20).

Amiamo Gesù perché sarà Lui a tornare in gloria per sconfiggere il male, ristabilire la giustizia e portarci alla gloria di Dio Padre. Cerchiamo di rispondere a quell'Amore, al Suo Amore, perché Lui ci ha amati per primo.

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