Le Vestigia dei Gesuati: Storia, Identità e Relazioni Sociali

Il volume che presentiamo è il risultato di un confronto serrato e di uno sforzo personale di ciascuno degli autori dei saggi. Esso è il prodotto finale di un lavoro scandito in tre occasioni seminariali e convegnistiche, le quali si sono riverberate nella partizione interna della materia trattata.

Struttura e Obiettivi del Volume

Il libro è tematicamente ordinato e distribuito in quattro parti, completate dalla presentazione di documenti inediti. L'idea di fondo del lavoro comune è quella di indagare nelle pieghe della storia gesuata, mettendo in luce sia le interazioni tra i gruppi dei frati vestiti di bianco - o la loro memoria - con particolari settori della società in cui vissero e operarono, sia esplorare fonti prodotte dalla congregazione che meritassero attenzione speciale per la loro incidenza.

Ciascuno degli autori ha identificato le tracce di un fenomeno ben individuato, inseguendolo e costruendo la propria ricerca. Il volume vuole indagare aspetti della storia dei gesuati (ca. 1367-1668) esemplificativi dei processi di trasformazione culturale e sociale innescati dai fratres, introducendo, nei molteplici contesti d’azione, idee, pratiche e usi capaci di generare nuove realtà e nuove situazioni.

Mappa delle principali città italiane con insediamenti gesuati nel Medioevo

Le Quattro Parti del Volume

  • L’eredità dei gesuati: Restituzione della storia della congregazione, evidenziando gli elementi di connessione e confronto con il tessuto sociale di riferimento.
  • All’inizio: Siena nel Trecento e la memoria di Giovanni Colombini: L'origine del movimento gesuato e la gestione della memoria del suo iniziatore.
  • Il prisma spirituale dei gesuati: irradiazioni e assorbimenti: La fluida e complessa rete di relazioni intessuta attorno alle più significative idee e devozioni proprie dei gesuati.
  • Le case gesuate tra reti di relazioni e mestieri: Alcuni esempi delle costellazioni di persone e di attività ruotanti attorno alle case gesuate.
  • Appendice documentaria: Relativa all’insediamento gesuato di Chiusi, scoperto da Giovanni Mignoni.

Contributi degli Autori e Temi Specifici

I saggi raccolti nel volume esplorano diverse sfaccettature della congregazione gesuata:

  • Paolo Nardi ha colto l’origine e le più antiche vicende del ramo femminile della congregazione.
  • Mattia Zangari ripercorre la narrazione dell'incontro tra il 'fondatore' dei gesuati e la 'fondatrice' delle gesuate.
  • Raffaele Argenziano si intrattiene sulle fonti iconografiche, mostrando le raffigurazioni di Giovanni Colombini, studiando in modo organico e coerente il processo di creazione della sua memoria iconografica.
  • I saggi di Silvia Serventi e di Mario De Gregorio indagano la lauda come forma tipica della pietà dei gesuati, con l'esempio della raccolta di Bianco, e le implicazioni della Vita quattrocentesca di Giovanni Colombini, redatta da Feo Belcari.
  • Federico Corrubolo e Edoardo Rossetti esplorano i fil rouge che da Siena conducono a Roma e Milano, attraverso esperimenti religiosi e portatori di idee come il 'divino amore' e il 'giudizio universale'.
  • Alessandra Gianni e Michele Lodone inseguono le tracce di mitemi diffusi come la rivisitazione della figura di san Girolamo nel Quattrocento e l’istanza pauperistica tra Tre e Quattrocento, rintracciandone le declinazioni tra i gesuati.
  • Corinna Gallori affronta la devozione gesuata per eccellenza, quella al Nome di Gesù, attraverso la storia degli oggetti specifici.
  • Fulvio Lenzo dedica un articolo al convento veneziano dei gesuati, uno dei più imponenti complessi architettonici della congregazione.
  • Lorenzo Manenti si occupa della costruzione del mito di Giorgio Luti, un gesuato famoso, legato all'attività profetica.
Ritratto di Giovanni Colombini, fondatore dei Gesuati

L'Identità e le Relazioni dei Gesuati

La congregazione gesuata è definita "anomala" perché crebbe sull’incerto e mutevole confine esistente tra la 'chiesa dei religiosi' e la 'chiesa dei laici'. Essa fu perennemente protesa a salvaguardare la propria identità, intesa come la sequela dell’esempio di Giovanni Colombini e, in parallelo, come la difesa dell’autonomia necessaria per muoversi in maniera interstiziale tra istituzioni, gruppi e movimenti.

La parabola storica dei gesuati mostra l'importanza assunta dalla rete delle relazioni sociali per la costituzione del movimento e per la sua progressiva normalizzazione. Questa congregazione fu fragile e aliena dall’uso dei sistemi di legittimazione forti. I suoi frati si dedicarono alla continua ricerca di adeguamenti del loro istituto alle contingenze storiche, spesso sollecitati dall’emergenza del momento. Ammantati del saio bianco, i gesuati scelsero di utilizzare la giurisprudenza come arma principe della propria difesa identitaria e, laddove non necessario, di occultarsi nei silenzi dei chiostri.

Nel ripercorrere le orme dei gesuati, ci si trova sbalzati in una prospettiva aperta a molteplici punti focali, dai referenti esterni della congregazione, alle persone e alle istituzioni con le quali i fratres seppero porre in essere rapporti privilegiati e, così, strutturare i vincoli necessari alla loro sopravvivenza e allo sviluppo delle loro comunità. Inseguire le storie dei gesuati diventa spesso una chiave di accesso che conduce verso realtà diverse: dai movimenti di riforma quattrocentesca, alla devozione mariana, dai reggimenti civili, allo sfuggente mondo della iatrochimica.

Documentario - Sentinelle nella Notte

La Fondazione e i Primi Anni

Giovanni Colombini e la "Brigata de' Poveri"

L’iniziatore dell’esperienza gesuata fu Giovanni di Piero Colombini da Siena, un mercante piuttosto abbiente che, intorno al 1355, decise di seguire nudo il Cristo nudo. A lui, ben presto, si unì un aristocratico senese, Francesco di Mino Vincenti. L’esistenza nel secolo di Giovanni è documentata principalmente da transazioni patrimoniali, mentre la sua conversione ha prodotto numerose epistole, scritte verosimilmente tra il 1356 e il 1367, e indirizzate ad amici, devoti, compagni e figlie spirituali, inclusa la cugina Caterina, istitutrice del 'ramo femminile' dei gesuati.

Le lettere del Colombini non sono autografe; la copia più antica del suo Epistolario fu assemblata dal circolo di compagni e di devoti che a Siena si riuniva nei locali del monastero femminile benedettino dei Santi Abbondio e Abbondanzio. L’anima dell’assemblamento fu il notaio Domenico da Monticchiello. L’Epistolario costituisce la memoria più ricca per ricostruire i primordi del gruppo dei seguaci di Colombini, denominato la brigata de’ povari.

Contesto Sociale e Conversione

La famiglia d’origine di Giovanni era agiata ma non aristocratica. Aveva sposato una donna, era divenuto padre di due figli e aveva partecipato al governo della città con il cosiddetto Monte dei Nove, la fazione al potere fino al 1355. In quell'anno, gli equilibri cambiarono a causa del colpo di mano della fazione del Monte dei Dodici, che inaugurarono il proprio dominio esiliando gli ex noveschi o sorvegliandoli. Secondo alcuni studiosi, questo rovescio di fortuna spinse Giovanni nelle braccia di Cristo.

Per prima cosa, Giovanni si iscrisse alla Confraternita dei Disciplinati dell’Ospedale di Santa Maria della Scala, l’unica confraternita senese di dimensione urbana, dove allacciò numerose amicizie spirituali. Iniziò a fare opere di bene e a mortificarsi pubblicamente dove aveva ricevuto onore. Povero e 'ribaldo', conquistò a Cristo e ai rigori della vita penitenziale il fraterno amico Francesco di Mino Vincenti. Costui, nobile senese assai attivo nell’ex governo novesco, iniziò ad accompagnare Giovanni dovunque, imitando le sue azioni. I due, con la loro vita di privazioni e preghiera, attrassero intorno a loro numerosi altri senesi, quasi tutti esponenti della fascia medio-alta della società urbana e tra i quali si contavano non pochi notai. Peraltro sarebbero stati proprio due notai ad as...

Le Relazioni Esterne e l'Impatto Sociale

Destramente capaci di mimetizzarsi nei contesti di appartenenza, i gesuati furono abili nell’individuare i referenti più importanti e più solidi cui ancorarsi. A Siena, per esempio, si legarono strettamente agli Agostiniani e alla Confraternita ospedaliera più importante e influente della città, i Disciplinati dal Santa Maria della Scala.

  • A Pistoia, intrattennero rapporti elettivi con il potente canonicato urbano.
  • A Firenze, allacciarono i loro destini a quelli dei frati predicatori Osservanti di San Marco e alla casata dei Medici.
  • A Lucca, conquistarono il sostegno del reggimento e dei Canonici Regolari Lateranensi in prima battuta e dei domenicani di San Romano, in seconda.

I luoghi gesuati sono indagati non in sé, ma come ancore fisiche della multiforme sociabilità gesuata. Laura Biggi ci ricorda l’orizzonte devozionale e pastorale dei santuari gestiti dalla congregazione, portandoci a riflettere sull’ampio impatto della congregazione sui fedeli. La sociabilità congregazionale ci viene restituita nelle sue linee portanti da saggi che, a partire da alcuni insediamenti rilevanti (Lucca e Milano), si soffermano sulle due direttrici tipiche della penetrazione sociale effettuata dalla congregazione: l’esercizio del lavoro e la coltivazione di amicizie spirituali con persone di spicco.

Antica farmacia gesuata o alambicchi medievali

Così compaiono i gesuati farmacisti, inventori degli alambicchi e delle ricette analizzate da Isabella Gagliardi, ma anche attori della progressiva definizione di un lessico tecnico delle officine farmaceutiche studiata da Marco Biffi. Compaiono anche i gesuati interessati alle nuove forme di religiosità e di istruzione. Questo è il caso di cui si è occupata Giovanna Murano che, riannodando i fili dei rapporti tra i frati e la dinamica e tenace contessa di Guastalla, Lodovica Torelli, ci consegna un quadro sfaccettato e inedito, dove si catturano le influenze di Battista da Crema.

Elisa Bruttini ci conduce oltre l’orizzonte religioso, indagando sotto altra specie il testo cardine della devota memoria interna alla congregazione, cioè l’Epistolario di Giovanni Colombini. L’autrice mostra dettagliatamente l’uso erudito che ne fece Girolamo Carli, trasformandolo in un prezioso esempio del dialetto senese trecentesco. Il volume è chiuso dall’Appendice curata da Giovanni Mignoni che consente di aggiungere un altro luogo al censimento delle case gesuate: Chiusi.

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