L'Altare di Zeus a Pergamo: Simbolo di Potere e Arte Ellenistica

L'Altare di Zeus Sotèr (salvatore) e Atena Nikephòros (portatrice di vittoria) a Pergamo è uno dei più spettacolari monumenti dell'età ellenistica giunti fino ai nostri giorni. Questa imponente opera architettonica e scultorea fu fatta erigere dal re di Pergamo Eumene II (dal 197 a.C. al 159 a.C.) e Attalo II tra il 166 e il 156 a.C., al termine di un lungo periodo di guerre contro i Galati.

Dedicato a Zeus "salvatore" e Atena "portatrice di vittoria", l'altare fu concepito per celebrare la fine della guerra e la vittoria contro i Galati, una tribù di origine celtica che si era stanziata in Asia Minore. La vittoria sugli invasori barbari offrì alla dinastia attalide l’occasione di riallacciarsi idealmente alla vittoria di Atene sui Persiani del V secolo a.C., e di presentarsi come nuovo baluardo difensivo della grecità sulla barbarie, dell’ordine sul caos, della giustizia sulla violenza e sulla cieca sopraffazione. Questo evento consolidò il potere e la posizione politica del regno di Pergamo nella regione.

Ricostruzione artistica dell'Altare di Zeus a Pergamo con i suoi colori originali

Contesto Storico e Culturale di Pergamo

Il regno di Pergamo, situato nella parte occidentale della penisola anatolica, nell'attuale Turchia, fu fondato nel III secolo a.C. da Lisimaco, un generale di Alessandro Magno. Divenuto rapidamente uno dei più grandi centri propulsori della cultura e dell’arte ellenistica, Pergamo beneficiò della committenza di corte che consentì la nascita di un nuovo stile forte e ricco di pathos, spesso definito barocco ellenistico.

Dopo la morte di Alessandro Magno, si assistette al declino delle polis e al formarsi delle grandi monarchie territoriali, con la corte che divenne l'unico centro del potere politico e il fulcro della vita culturale. I sovrani Attalidi furono colti e raffinati mecenati, attirando alla loro corte artisti di varia provenienza e formazione che collaborarono alla realizzazione di grandi monumenti di stato, destinati a celebrare le imprese eroiche della dinastia e il ruolo centrale assunto dal giovane regno nello scacchiere politico internazionale.

Pergamo fu la capitale del Regno degli Attalidi e centro importantissimo della cultura ellenistica. La sua biblioteca rivaleggiava in studi e ricchezza di volumi con la Biblioteca di Alessandria, e la città era un vivace centro culturale dotato di un'importante scuola filologica che attraeva studiosi da tutto il mondo greco.

L'architettura ellenistica si differenziò dalla precedente architettura classica per uno spiccato eclettismo, ovvero la tendenza alla sovrapposizione degli ordini dorico, ionico e corinzio, che ben si adattava al nuovo gusto decorativo attento agli effetti scenografici. Conformemente alle maggiori esigenze delle corti dinastiche, nacquero nuove tipologie di edifici e si sperimentarono innovazioni stilistiche. L'architettura religiosa, pur rimanendo fedele ai canoni classici, risentì delle nuove tendenze, sperimentando soluzioni alternative all’impianto templare, come la pianta circolare (tholos) o la nuova tipologia architettonica dell’altare monumentale, luogo ove si svolgevano sacrifici agli dei, formato da piattaforme, colonnati e gradini, di cui l'Altare di Zeus a Pergamo è un magnifico esempio.

L’Acropoli di Pergamo venne costruita sul pendio di un monte, il che rese necessario l’uso di contrafforti che permettessero di annullare i dislivelli. Gli edifici si trovavano su ampie terrazze ed erano circondati da lunghi porticati. L’effetto paesaggistico ottenuto dagli architetti era eccellente, con una perfetta mescolanza di elementi naturali e artificiali. Tra i principali edifici vi era l’Altare di Zeus, e di fondamentale importanza per la vita pubblica cittadina avevano anche il teatro e il santuario dedicato ad Atena Poliàs.

Mappa del regno di Pergamo e delle incursioni dei Galati

Scoperta e Collocazione Attuale

Gli elementi architettonici e decorativi dell’altare furono rinvenuti intorno alla metà dell’Ottocento dall’ingegnere tedesco Carl Humann, che stava effettuando interventi per migliorare la rete viaria dell’Impero ottomano. Nel 1878 fu dato il via a un’accurata campagna di scavi, condotta da Humann e Alexander Conze, che permise di portare alla luce parte della struttura dell’altare e le lastre di marmo scolpite che lo decoravano. Smontate e trasportate, le decorazioni sono oggi visibili nell’imponente ricostruzione conservata al Pergamonmuseum di Berlino.

Foto dell'Altare di Pergamo ricostruito al Pergamonmuseum di Berlino

Caratteristiche Strutturali dell'Altare

L'Altare di Pergamo ha una forma quadrangolare, con un basamento di circa 36,4 metri di lunghezza per 34,2 metri di larghezza, poggiato su cinque gradini. Su questo si elevava un alto zoccolo rivestito di marmi, sul quale sorgeva l’altare vero e proprio, al centro di un cortile circondato da porticati ionici. L'opera era alta circa 25 metri, con una lunghezza di 35 metri e una larghezza di 33 metri, e originariamente decorata con 118 colonne.

Un lato era occupato quasi totalmente da una gradinata inserita in uno zoccolo. La parte superiore era costituita da un doppio porticato con colonne ioniche: il primo porticato seguiva esternamente il perimetro della piattaforma superiore, mentre il secondo si articolava internamente attorno all’ara sacrificale ed era realizzato con coppie di colonne poste dorso a dorso su un piedistallo, collegate da un’anima in muratura. Sul lato occidentale del complesso saliva un immenso scalone centrale, delimitato da due ante, sulle quali si prolungava il colonnato.

Al centro del frontone occidentale vi erano Atena e Zeus, a rappresentare la forte connessione tra le città di Atene e Pergamo, accomunate dalle stesse divinità protettrici. Esseri divini e semidivini sembravano invadere lo spazio dedicato agli umani, poggiandosi sulle scale e coinvolgendo gli uomini nella lotta.

Schema dell'architettura dell'Altare di Pergamo con indicazione dei fregi

I Fregi: Narrazione Mitologica e Celebrazione della Dinastia

L'altare è decorato con due fregi principali che narrano importanti vicende mitologiche, reinterpretate per celebrare le gesta e la legittimità della dinastia attalide. La base è istoriata con una lunga sequenza di raffigurazioni scultoree che hanno un forte impatto visivo verso chi guarda.

Il Grande Fregio: La Gigantomachia

Su tutta la superficie dello zoccolo e ai bordi della scalinata correva il Grande Fregio, lungo circa 120 metri (o 110 metri, secondo altre fonti) e alto più di due, realizzato in altorilievo su fondo liscio. Questo fregio, ricco di pathos e dinamismo, rappresenta la Gigantomachia, ovvero la lotta tra gli dèi e i Giganti (figli di Gea e Urano). Questa narrazione mitologica alludeva ai conflitti tra gli abitanti di Pergamo e i Galati, riconoscibili nei giganti grazie alle ciocche rigide frizionate con un impasto in gesso, il tìtanos, pratica spesso effettuata da tale popolazione per incutere terrore in guerra.

I rilievi dell’altare sono dotati di figure eseguite con un grande realismo e una forte espressività, con pose drammatiche e intense tensioni emotive. In questo lungo fregio è possibile ammirare tutto lo sforzo di ricchezza compositiva attuata dagli ignoti scultori. Le figure si intrecciano tra loro con motivi sempre curvi ed arcuati, così da esprimere mai stasi ma sempre tensione e movimento. I volti, dalle espressioni di intensa partecipazione psicologica e di sofferenza, accentuano la componente pathos di queste raffigurazioni. Il modellato è poi molto ricco di effetti pittorici, soprattutto nelle pieghe delle vesti, il che, sommandosi alla complessità generale, dà a queste sculture un aspetto che si può quasi definire barocco.

Nella lotta convulsa, i Giganti affrontano le divinità marine e terrestri (a ovest), quelle della notte e degli astri (a nord) e, infine, quelle del cielo e della luce (a sud). Sul lato principale, quello a est, i Giganti si scontrano con gli dèi olimpici.

Un esempio emblematico è la scena di Zeus al centro, con la folgore nella mano destra (appena visibile) e l’aquila divina sopra il suo braccio sinistro (ne rimane solo l’ala destra), che attacca il gigante Porfirione, rappresentato all’estrema destra, di spalle e con gli arti inferiori serpentiformi, mentre cerca di reagire all’attacco del dio.

Altro particolare celebre è il gigante Alcioneo, alato e con un serpente che lo avvolge nelle sue spire, afferrato per i capelli da Atena che cerca di trascinarlo via, mentre lui tenta disperatamente di non perdere il contatto con la Terra (Gea, sua madre) che gli conferisce invulnerabilità. Gea stessa, che sbuca dal terreno, sembra implorare la salvezza del figlio.

L'Altare di Pergamo

Il Piccolo Fregio: Le Storie di Telefo

L'esaltazione della dinastia degli Attalidi si ripropone nel Piccolo Fregio (o Fregio di Telefo), un fregio interno a bassorilievo, situato lungo le pareti del porticato interno, che circonda l'ara sacrificale. Questo fregio continuo, lungo circa 80 metri e alto circa 1,5 metri, narra le vicende di Telefo, figlio di Eracle e Auge, mitologico fondatore della città di Pergamo, stabilendo così la discendenza divina di Eumene II. Il fregio non ha pause o interruzioni, ma si presenta come un unico testo narrativo, pur rappresentando momenti ed episodi temporalmente distinti. La narrazione si svolge secondo una successione temporale delle scene, separate da alberi, colonne, pilastri o semplicemente da personaggi posti di spalle l’uno all’altro.

Il Mito di Telefo

Telefo era figlio di Eracle e Auge. A causa di una profezia che prediceva la morte del nonno per sua causa, il bambino venne abbandonato e destinato a morte certa. Ma il cacciatore che avrebbe dovuto ucciderlo, lo abbandonò su una montagna; il piccolo si salvò poiché venne allattato da una cerva, da cui derivò il suo nome: thele (mammella) e elaphos (cerva).

Il destino volle che Telefo incontrasse la madre e la riconoscesse. Dopo Eracle, combatté contro i Greci e venne ferito da Achille, che fu in seguito obbligato a guarirlo. Sotto i Romani, il mito venne modificato per assimilare Telefo a Romolo e Remo, dicendo che fosse stato allevato da una leonessa, anziché da una lupa. Telefo divenne così capostipite e fondatore della città di Pergamo. Tra le scene raffigurate, si trova la Costruzione della barca di Auge, dove la madre di Telefo è rappresentata in alto a destra, sullo sfondo, seduta su una roccia in attesa del proprio destino.

Rilievo del fregio di Telefo raffigurante la nascita o l'abbandono di Telefo

Altre Sculture e Influenza Artistica

Oltre ai fregi, sotto le colonne dell’altare erano collocate anche una serie di statue di divinità, tra cui quella di Zeus seduto su un trono, una figura di Atena e quella di Nike (la dea della vittoria). La maggior parte delle sculture dell'altare rappresenta episodi mitologici legati alle figure di Zeus e Athena.

Lo stile artistico di Pergamo, caratterizzato da grande realismo, espressività drammatica e intense tensioni emotive, influenzò anche altre opere celebri. Esempi ne sono il Galata morente, esposto ai Musei Capitolini a Roma, che rappresenta un guerriero a terra, gravemente ferito e in attesa della morte imminente, e il Galata suicida, gruppo scultoreo che si trova a Palazzo Altemps e che rappresenta un guerriero celtico intento a togliersi la vita. Sono opere che, a modo loro, rappresentano la vulnerabilità e la fragilità della vita umana, anche in un contesto di guerra e violenza, un tema caro alla scultura pergamena.

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