L’Altare di Pergamo: capolavoro dell’arte ellenistica

L’Altare di Pergamo rappresenta un imponente monumento celebrativo della vittoria dei Greci contro i Galati, una popolazione di origine celtica che si era stanziata in Asia Minore. Questo capolavoro dell'arte ellenistica, eretto nella città di Pergamo (nell'attuale Turchia) tra il 180 e il 156 a.C., è oggi ammirabile presso il Pergamon Museum di Berlino. La sua costruzione fu voluta dai sovrani Eumene II e Attalo II per commemorare le vittorie militari e consolidare il potere del regno di Pergamo nella regione.

Ricostruzione architettonica dell'Altare di Pergamo situato sull'acropoli

Contesto storico e significato

Il regno di Pergamo, fondato nel III secolo a.C. da Lisimaco, generale di Alessandro Magno, divenne uno dei più grandi centri propulsori della cultura e dell'arte. La committenza di corte favorì la nascita di uno stile artistico nuovo, caratterizzato da forte pathos e ricchezza espressiva, spesso definito come "barocco ellenistico".

L'altare fu dedicato a Zeus Soter (Zeus Salvatore) e Athena Nikephoros (Athena Portatrice di vittoria). La dedica sottolinea il ringraziamento divino per la fine del conflitto contro i Galati. La presenza di Atena e Zeus al centro del frontone occidentale simboleggiava inoltre la forte connessione tra la città di Atene e Pergamo, accomunate dalle stesse divinità protettrici.

Struttura architettonica

L'altare presenta dimensioni considerevoli: alto 25 metri, con una lunghezza di circa 35 metri e una larghezza di 33 metri. La struttura è caratterizzata da una maestosa scalinata centrale, incastonata tra due ali simmetriche che conducevano all'area sacrificale.

  • Base: istoriata con una lunga sequenza di raffigurazioni scultoree.
  • Porticato superiore: originariamente decorato con 118 colonne ioniche.
  • Portico interno: si articola attorno all'ara sacrificale con coppie di colonne poste dorso a dorso.
Schema della pianta dell'altare con il doppio colonnato e la scalinata centrale

I rilievi scultorei

Il Grande Fregio: la Gigantomachia

Il Grande Fregio, lungo circa 118 metri, orna lo zoccolo e i bordi della scalinata. Esso narra la Gigantomachia, la leggendaria lotta tra gli dei dell'Olimpo e i Giganti. Questa rappresentazione allusiva simboleggiava i conflitti affrontati dagli abitanti di Pergamo contro i Galati.

I Giganti sono riconoscibili per alcune caratteristiche stilistiche, come le ciocche rigide trattate con il tìtanos, una pratica usata per incutere terrore in battaglia. Un esempio emblematico è la scena che vede Atena afferrare per i capelli il gigante alato Alcioneo, mentre quest'ultimo cerca di non perdere il contatto con la Terra, sua madre Gea, fonte della sua invulnerabilità.

Il Piccolo Fregio: le storie di Telefo

Sotto il portico si sviluppa il Piccolo Fregio, un bassorilievo di circa 80 metri che narra le vicende di Telefo, figlio di Eracle e Auge, considerato il mitico fondatore della città di Pergamo. La narrazione si sviluppa in una successione temporale di scene, separate da elementi architettonici o figure poste di spalle, creando un racconto visivo dinamico.

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Eredità e conservazione

L'opera fu realizzata probabilmente da Firomaco, uno dei più grandi scultori greci dell'epoca. Dopo secoli di oblio, nel 1878 ebbe inizio un'accurata campagna di scavo guidata dagli archeologi Carl Humann e Alexander Conze, che permise di portare alla luce le lastre di marmo. I materiali furono in seguito trasportati a Berlino e parzialmente ricomposti nel 1901.

L'importanza storica dell'altare è inestimabile, poiché testimonia la capacità del regno di Pergamo di affermarsi non solo militarmente, ma come centro di eccellenza artistica e scientifica, celebre nell'antichità anche per la sua straordinaria biblioteca.

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