L'Altare della Patria: Storia e il Prestigioso Marmo di Botticino

Il 4 giugno del 1911, in occasione dell'esposizione internazionale per i cinquant'anni dell'Unità d'Italia, fu inaugurato a Roma il grande complesso del Vittoriano, dedicato a Vittorio Emanuele II. Nel 1921, per onorare i 600mila caduti della Grande Guerra, nel monumento venne collocata l'urna del Milite Ignoto, insieme al fregio allegorico dello scultore bresciano Angelo Zanelli raffigurante l'Amor patrio «che combatte e vince», il Lavoro «che edifica e feconda» e, al centro, la statua della dea Roma. Fu così che il Vittoriano divenne anche l'Altare della Patria. Questo imponente monumento è stato fin dalla sua inaugurazione uno dei simboli della Città Eterna e del Paese, centro iconico e teatro di importanti momenti celebrativi e istituzionali, ma soprattutto meta di milioni di turisti ogni anno.

La Genesi e la Costruzione del Monumento

La storia del Monumento Nazionale a Vittorio Emanuele II ha inizio nel 1878, quando il 26 marzo fu promulgata la legge, proposta dal ministro Giuseppe Zanardelli e basata sul disegno di legge del parlamentare Francesco Perroni Paladini, che disponeva di erigere a Roma un monumento nazionale alla memoria del Re Vittorio Emanuele II di Savoia. L'ambizione generale era di andare oltre la stratificazione storico-urbanistica della Roma papale, trasformandola in una moderna capitale europea al pari di Berlino, Londra e Parigi, dove edifici come la Porta di Brandeburgo, l‘Admiralty Arch e l’Opéra Garnier sono il simbolo dell’orgoglio e della potenza delle rispettive nazioni.

Nel 1880 venne bandito il primo concorso a carattere internazionale, che vide l’adesione di trecentoundici partecipanti di diverse nazionalità. I concorrenti ebbero un anno di tempo e le proposte furono 98, di cui ne vennero selezionate tre: quella dell’architetto tedesco Bruno Schmitz, quella di Manfredo Manfredi e quella di Giuseppe Sacconi. La scelta del luogo non fu casuale: il Campidoglio, uno dei più importanti e famosi dei sette colli, era considerato il luogo dove, secondo la leggenda, fu fondata la capitale d’Italia, a pochi passi dal Colosseo, per rappresentare al massimo la Roma imperiale.

La costruzione del monumento, con l’inizio dei lavori nel 1885, procedette piuttosto a rilento per difficoltà strutturali non previste allo stadio progettuale. Per la sua realizzazione, fra il 1885 e il 1888, furono espropriati e demoliti molti immobili nella zona adiacente. Le demolizioni furono ritenute indispensabili perché il Vittoriano sarebbe dovuto sorgere nel cuore del centro storico di Roma. Il Medioevo e il Rinascimento furono letteralmente "decapitati" per ricavare il vuoto nell’area di quella che un tempo era Piazza S. Marco (divenuta Piazza Venezia). Scomparvero la Torre di papa Paolo III, il Convento Francescano dell’Ara Coeli con il bellissimo Chiostro, la casa del pittore Giulio Romano, la bottega di Pietro da Cortona, e anche l’antica via della Pedacchia, via Macel de’ Corvi con la casa dove visse e morì Michelangelo, e il vicolo di Madama Lucrezia. Alcune autorevoli personalità, tra cui il sindaco di Roma Leopoldo Torlonia e l’archeologo Rodolfo Lanciani, manifestarono energicamente contro tali demolizioni. Durante gli scavi per la costruzione del grande complesso venne alla luce un tratto delle mura serviane risalente al VI secolo a.C., il primo vero e proprio sistema difensivo di Roma, avviato dal Re Tarquinio Prisco e costruito in pietra tufacea, che si sviluppava su un tracciato lungo circa sette chilometri.

L'architetto Sacconi, progettista principale, non vide l'opera ultimata, morendo nel 1905. I lavori proseguirono sotto la direzione di Gaetano Koch, Manfredo Manfredi e Pio Piacentini, e si chiusero definitivamente solo nel 1935. Il progetto di Giuseppe Sacconi, a causa del prolungarsi dei lavori, fu completato nel tempo anche dagli architetti Manfredo Manfredi, Gaetano Koch, Pio Piacentini ed Ettore Ferrari.

Il Marmo Bianco di Botticino: Materiale Simbolo del Vittoriano

Blocchi di marmo bianco di Botticino estratto da una cava

Per la costruzione del Vittoriano, l'architetto Sacconi scelse, invece del classico travertino, il marmo bianco di Botticino, estratto dalle cave dei comuni bresciani di Botticino e Rezzato. Ne furono così trasportati a Roma ben 40mila metri cubi, ovvero 110 mila tonnellate, una vera montagna. Non è stato un caso; il Presidente del Consiglio Giovanni Giolitti lo definì infatti “Marmoreo inno alla patria”, “epopea scritta sopra pagine di marmo e di bronzo che sfidano i secoli”. La fornitura di questo marmo per il più grande monumento dell’Italia unita fu per il bacino di Botticino una straordinaria occasione di sviluppo economico.

Il Monumento a Vittorio Emanuele II, in Stile Neoclassico, è un colossale complesso architettonico in marmo bianco, il cui splendente candore è discordante dal travertino usato abitualmente nella città. Questo marmo, estratto dalle cave di Botticino a Brescia, con una larghezza di 135 m., una profondità di 130 m. e 81 di altezza, domina Piazza Venezia.

La scalinata del monumento presenta sui due lati sei gruppi scultorei, quattro in bronzo dorato e due in botticino, il tipico marmo bresciano che ricopre l'intera struttura. Anche il piedistallo della statua equestre è in marmo, contribuendo all'imponenza del complesso scultoreo, alto 24,80 metri.

Architettura e Composizione Artistica

Panorama del Vittoriano con vista sulla scalinata e l'Altare della Patria

Il complesso monumentale è formato da una larga scalinata che giunge al vasto spiazzale dell’Altare della Patria, biforcandosi in due rampe che lo circondano. Il terrazzo dell’Altare della Patria venne disegnato dallo scultore bresciano Angelo Zanelli, con la collaborazione al progetto dello scultore Noè Marullo. L’opera, nella sua conformazione triangolare, si erge solenne sulla prima piattaforma sopraelevata del grande complesso commemorativo, torreggiata al centro dalla statua della bellissima Dea Roma e dal sacello del Milite Ignoto. A sinistra si trova l’allegoria del Lavoro e a destra l’allegoria del Patriottismo.

Sulla balaustra, situati a sinistra e a destra dell’ingresso alla terrazza, si stagliano quattro gruppi scultorei ad un’altezza di 6 metri. Sul versante sinistro, la seconda opera è “La Concordia“, dello scultore Lodovico Pogliaghi, effigiante al centro una donna togata con cornucopia che rappacifica un senatore romano, simbolo della monarchia sabauda, e un giovane, simbolo del Popolo italiano. Sul lato destro del terrazzo, “Il Sacrificio”, opera di Leonardo Bistolfi, è un gruppo scultoreo composto da quattro figure che si avvinghiano in un etereo vortice. Protagonista è un soldato al centro morente baciato da una fanciulla che rappresenta il Genio della Libertà, sostenuto e confortato dalla Schiavitù e dalla Famiglia rasserenante. Ultimo gruppo della balaustra è “Il Diritto”, un gruppo marmoreo dello scultore siciliano Ettore Ximenes, formato da quattro figure con al centro la Libertà che solenne rinfodera la spada dopo aver abbattuto la Tirannia, la quale, stringendo una frusta, è ormai vinta e striscia ai suoi piedi.

La statua equestre di Vittorio Emanuele di Savoia, fulcro dell’imponente monumento, è stata progettata da Enrico Chiaradia, con palesi riferimenti al monumento equestre di Marco Aurelio e, alla sua morte, completata da Emilio Gallori. Questo gigantesco monumento, dedicato al primo re della nuova Italia, è uno dei più grandi monumenti d’Europa. È un’enorme scultura in bronzo del re in tenuta militare su un destriero, alta 12 metri e lunga 10. È la statua più grande della città, considerando che l’intero gruppo scultoreo è alto 24,80 m. compreso il piedistallo in marmo. Le gloriose forze armate vittoriose nelle guerre risorgimentali (il Genio, la Marina, l’Artiglieria e la Cavalleria) ebbero anch’esse un posto d’onore da parte dello scultore Maccagnani, che le decorò nella parte più bassa del basamento.

Il Sommoportico e i Propilei

Il portico del Vittoriano, chiamato Sommoportico per la sua collocazione elevata, è lungo 72 metri, leggermente ricurvo, ed è coronato da 16 solenni colonne con capitelli corinzi alte 15 metri. Il fregio sopra il colonnato è abbellito con statue rappresentanti i 16 simboli allegorici delle regioni italiane. Ricche e preziose decorazioni realizzate in stucco dorato caratterizzano il soffitto del Sommoportico, progettato da Gaetano Koch nel 1907 e ultimato nel 1909 dal marchigiano Giuseppe Tonnini con dipinti sulla parete di fondo, fino al pavimento in marmo.

I due propilei che completano ai lati il Sommoportico sono sormontati da una quadriga in bronzo, ognuna con una Vittoria Alata. Le due quadrighe riportano iscrizioni latine sugli architravi: “Civium Libertati” a destra e “Patriae Unitati” a sinistra, simboleggiando la libertà dei cittadini e l’unità della Patria. La decorazione del soffitto del propileo a destra fu affidata ad Antonio Rizzi sulla parte più alta con riferimenti musivi a La Legge, Il Valore, La Pace, L’Unione e la Poesia. Completano il Sommoportico le terrazze del Vittoriano, situate all’altezza delle quadrighe sui propilei, da cui il nome, le “Terrazze delle Quadrighe“. Una volta raggiunte le terrazze a circa 80 metri d’altezza, si ha l’occasione per ammirare a 360° le bellezze di Roma con vedute mozzafiato, un panorama affascinante che abbraccia tutta la città eterna.

La Tomba del Milite Ignoto

Sacello del Milite Ignoto all'interno del Vittoriano

La Tomba del Milite Ignoto fu un’idea del colonnello Giulio Douhet per onorare un militare senza nome in Italia, come si evince dalle pagine del periodico “Il Dovere” del 24 agosto 1920. Il governo, con a capo Ivanoe Bonomi, dopo molti rinvii, convertì in legge nell’agosto 1921 la proposta per una Tomba del Milite Ignoto, avanzata dal ministro della Guerra Luigi Gasparotto. Undici cadaveri provenienti da diversi fronti di battaglia furono esumati e riuniti nella cattedrale di Aquileia, dove la madre di un volontario morto, Maria Bergamas, ne scelse uno a caso il 28 ottobre. Il giorno della tumulazione, nella cripta a lui dedicata, tutto il popolo italiano si fermò per rendergli omaggio. Opera dell’architetto Armando Brasini, la cripta del Milite Ignoto è un locale a forma di croce greca con una cupola, a cui si accede tramite due rampe di scale.

Significato Storico e Uso nel Tempo

La cerimonia di inaugurazione del Vittoriano, cui parteciparono anche la Regina Elena, la Regina madre Elisabetta di Savoia e la famiglia reale, compresa Maria Pia di Savoia, figlia di Vittorio Emanuele II, fu caratterizzata da un profondo spirito unitario e nazionale. Il solenne momento dell’inaugurazione fu immortalato dal gesto di scoprire il grande drappo che rivestiva la statua equestre di Vittorio Emanuele II.

Il fascismo, con il suo leader Mussolini, adoperò il monumento del Vittoriano per rafforzare il suo status di movimento nazionale, poiché il fascismo non aveva a Roma luoghi di fondazione né di memoria. Da qui l’appropriazione indebita del Vittoriano-Altare della Patria e della tradizione nazional-patriottica che rappresentava; secondo il regime dittatoriale, era l’impronta distintiva più appariscente dell’unificazione del paese. I fascisti, arrivando al potere nel 1922, sapevano che la grande mole bianca era già in costruzione da più di 40 anni, con l’inaugurazione ufficiale del 1911, anche se non completata. Scegliendo il monumento come auto-celebrazione del regime per eccellenza e formidabile manifesto di propaganda, Mussolini si insediò di fronte al Vittoriano a Palazzo Venezia e da lì, nel maggio del 1938, il dittatore fascista pronunciò i suoi bellicosi discorsi che portarono l’Italia nella Seconda Guerra Mondiale.

Il Vittoriano Oggi: Riapertura e Funzioni Attuali

L’attentato al Vittoriano ebbe luogo nel pomeriggio del 12 dicembre 1969, fortunatamente senza causare vittime. La seconda esplosione aveva divelto la porta di bronzo che conduce all’interno del monumento, provocando sul gradino di marmo un ampio foro. A causa dei danni dovuti all’attentato, il Vittoriano fu chiuso al pubblico e tale restò per trent’anni. La sua riscoperta e la riapertura al pubblico avvenne il 4 novembre 2000, nella ricorrenza della commemorazione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. Dopo un metodico restauro, fu per iniziativa del Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi che si volle proporlo con la moderna funzione di nuovo foro per Roma.

Oggi il Vittoriano vive da tempo una seconda giovinezza, meta di turisti, luogo di arte e cultura. È uno degli spazi espositivi più apprezzati della Capitale, offrendo dal concetto di “Italia libera e unita” con ampia documentazione sul Risorgimento, fino a giungere all’arte moderna e contemporanea. Situato all’interno dell’Ala Brasini, alle spalle della Basilica dell’Ara Coeli, il Museo centrale del Risorgimento è stato fondato nel 1906 e inglobato nel monumento dedicato a Vittorio Emanuele II, quando era ancora in costruzione. La prima sezione del Museo è dedicata ai principali protagonisti del Risorgimento. Il Salone Grandi Mostre è il più grande e prestigioso spazio espositivo dell’Ala Brasini. Con i suoi 700 mq di estensione, ospita per tradizione, sin dalla sua apertura, grandi mostre. Un secondo livello soppalcato a balconata permette un’accattivante vista sul pianterreno, consentendo di godere una panoramica veduta delle opere esposte da campi visivi e prospettive diverse. Posta al piano terreno dell’Ala Brasini, la Sala Giubileo, opposta al Salone Centrale, si estende su una superficie di 150 mq circa e può ospitare sia piccole esposizioni temporanee che eventi speciali.

Molti sono i siti archeologici e i palazzi storici che si possono ammirare vicino al Vittoriano. Sul lato sinistro del complesso architettonico si trovano il Foro Romano, il Colosseo e i Fori Imperiali con la Colonna di Traiano, mentre sul lato destro si erge il Teatro di Marcello. Situato al centro di Piazza Venezia, il Vittoriano è facilmente raggiungibile con diverse autolinee urbane e la metropolitana.

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