Il Significato dell'«Eccomi» nella Tradizione Biblica e la Vocazione di Isaia

Il concetto di «Eccomi» nella Bibbia è un'espressione potente di disponibilità e risposta alla chiamata divina, manifestata attraverso numerosi volti e storie significative. È il "sì" che apre alla fiducia, all'accoglienza della missione, alla disponibilità per il popolo e alla volontà del Padre.

Papa Francesco afferma che: «Dire Eccomi al Signore è il contrario dell’indifferenza. Nonostante le nostre infedeltà, il Signore ci invita a non aver paura di metterci a Sua disposizione, dicendo ogni giorno il nostro "Eccomi!"»

La Vocazione del Profeta Isaia

Tra i profeti maggiori dell'Antico Testamento, il libro di Isaia inizia con il racconto della sua vocazione, un episodio emblematico del significato dell'«Eccomi». Questa narrazione (Isaia 6,1-8) presenta molti elementi comuni alle vocazioni di altri Profeti e Patriarchi dell'Antico Testamento, in particolare i tratti della Teofania, l’apparizione gloriosa di Dio onnipotente.

Al Cospetto dell'Altissimo

Isaia descrive una visione imponente e maestosa: «Nell’anno in cui morì il re Ozìa, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Sopra di lui stavano dei serafini; ognuno aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. Proclamavano l’uno all’altro, dicendo: "Santo, santo, santo il Signore degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria". Vibravano gli stipiti delle porte al risuonare di quella voce, mentre il tempio si riempiva di fumo.» Isaia, di origine sociale elevata e noto alla corte regale, vive questa esperienza mistica all'interno del tempio di Gerusalemme.

Rappresentazione della visione di Isaia nel Tempio, con Dio sul trono circondato dai serafini

La Paura, il Timore e la Purificazione

Di fronte a una tale visione, la reazione comune del chiamato è la paura e lo smarrimento, espressi chiaramente da Isaia: «Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito.» Questo timore non è terrore, ma profondo rispetto e senso di inadeguatezza dinanzi alla santità e gloria divina. Al suo senso di indegnità, rimedia Dio stesso: «Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. Egli mi toccò la bocca e disse: "Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua colpa e il tuo peccato è espiato".» È sempre per la misericordia, la bontà e l’Amore di Dio che le nostre miserie e i nostri peccati possono essere sconfitti.

La Risposta Decisa: «Eccomi, Manda Me!»

Dopo l'intervento divino, che come un fuoco purifica il cuore e la bocca del profeta, Isaia si sente rigenerato e pronto ad accogliere la missione. Ascolta la voce del Signore che dice: «Chi manderò e chi andrà per noi?» E lui risponde prontamente: «Eccomi, manda me!»

Questa rapidità nella risposta è sorprendente, passando da uno smarrimento totale a una disponibilità sicura e "baldanzosa". Il ruolo di Isaia sarà quello di criticare i sovrani del regno di Giuda per le loro alleanze politiche che trascuravano l'alleanza con il Signore, annunciando sconfitte ma anche la promessa di un "ceppo: seme santo" per una fase nuova e gloriosa. Isaia accetta di essere "voce di Dio" in tempi complessi, simili ai nostri, dove la fiducia in Dio è spesso sostituita da intrighi politici e ricerca di beni materiali.

L'«Eccomi» in Altre Figure Bibliche

Il "Eccomi" di Isaia non è un caso isolato, ma risuona in molte altre storie di vocazione biblica, ognuna con le sue sfumature ma tutte caratterizzate da un'apertura al divino:

  • Abramo, che si apre alla fiducia (Genesi 22), accogliendo la promessa di Dio: «Eccomi: la mia alleanza è con te e sarai padre di una moltitudine di popoli» (Gen 17,4).
  • Mosè, davanti al roveto che accoglie la missione di liberare il popolo, nonostante le paure (Esodo 3-4). La sua storia è un'«avventura dell'Eccomi» segnata da resistenze iniziali («ma sei proprio sicuro di voler mandare me?»), ma anche dalla vicinanza di Dio che rivela il suo nome: «Io sono colui che sono» (Es 3,14).
  • Samuele, che nella notte ascolta la voce di Dio (1 Samuele 3). Da bambino, credendo di essere chiamato da Eli, ripete «Eccomi». Su consiglio di Eli, impara a rispondere: «Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta» (1 Sam 3,9), dedicando la sua vita alla fedeltà a Dio e al suo popolo.
  • Maria, la serva del Signore (Luca 1,38), risponde: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me secondo la tua parola.» La sua risposta non è ingenua, ma riflette un discernimento e una disponibilità piena, nonostante l'iniziale interrogativo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?» (Lc 1,34).
  • Gesù stesso si offre per noi: «Allora ho detto: Eccomi! Io vengo, o Dio, per fare la tua volontà.» (Ebrei 10,7).
  • Pietro, dopo la pesca miracolosa, riconosce la potenza divina di Gesù e, sentendosi indegno, esclama: «allontanati da me, poiché sono un peccatore!» (Luca 5,8), ma poi si mette a seguire il Signore.
Mosaico o dipinto raffigurante le chiamate bibliche di Mosè, Samuele e Maria

L'incontro con il divino ha causato in queste figure un radicale mutamento di vita e soprattutto la consapevolezza della necessità di rendersi disponibili per una missione.

La Dimensione Teologica e Relazionale dell'«Eccomi»

Con l'espressione «Eccomi» si risponde all'appello di colui che interpella, affermando la propria «presenza» storica ed esistenziale. L'«Eccomi» si iscrive in un dialogo di conoscenza e di scoperta, di confronto e di condivisione aperto al futuro, implicando una partecipazione e un coinvolgimento personale in un "progetto".

La Relazione Vocazionale

L'«Eccomi» si lega in modo particolare al motivo della chiamata dell'uomo, alla sua natura relazionale. Se colui che chiama è Dio, allora l'esperienza dell'«Eccomi» implica una «relazione vocazionale» che diventa storia e coinvolge l'intera esistenza umana. Questa parola evoca la relazione tra la chiamata di Dio e la libertà dell'uomo, e pone la questione sul senso della «vita come vocazione».

«Eccomi» significa semplicemente «sono qua», il suo contrario fisico e spirituale è «essere altrove» o cercare un «alibi». Chi risponde «Eccomi» non cerca scuse, ma è presente nella sua consapevole e integra interezza. L'aver cura di sé può anche assumere una curvatura altruistica, ma la chiamata divina richiede una risposta autentica e un rischio di decisione.

Le Insidie della Chiamata

Vi sono due grandi insidie connesse alla chiamata. La prima sta nella difficoltà di comprendere da chi viene la voce. Il discernimento non è meno necessario del coraggio. La seconda è la falsa certezza che, avendo risposto a una chiamata, l'intera nostra esistenza si sia trasformata in una missione, rischiando di scivolare nell'autoreferenzialità. L'esperienza di Maria, pronta ma non ingenua, che chiede «Come avverrà questo?», mostra l'importanza di un discernimento consapevole.

Infografica che spiega i concetti di

L'«Eccomi» di Dio e la sua Presenza nella Storia

Prima ancora dell'«Eccomi» dell'uomo, nella rivelazione biblica troviamo l'«Eccomi» di Dio, che precede la stessa relazione con gli uomini. Mediante la creazione del mondo, Dio si rende presente nella storia e pone in essere un «dialogo di vita» con le sue creature.

  • La sua presenza (shekinah) è misericordiosa e provvidente nell'esistenza vocazionale di Abramo, rendendosi "consanguineo" attraverso l'alleanza.
  • Sono soprattutto i profeti a rivelare nei loro oracoli l'«Eccomi» di Jahwe, e a ricordare al popolo il Dio presente ed operante nel tempo (Is 29,14; 58,9; 65,1).
  • Ancora più insistente è il «Dio dell'Eccomi» nell'esperienza di Geremia, dove Jahwe ammonisce la casa di Giuda e mette in guardia i "falsi profeti", con la possibilità che l'«Eccomi» divino si trasformi in giudizio di condanna in caso di non conversione.
  • La valenza giudiziale dell'«Eccomi» divino è sottolineata anche negli oracoli di Ezechiele contro l'inganno dei falsi profeti e l'arroganza delle nazioni pagane, affermando la sua gloria e la sua giustizia. Jahwe sarà anche il «pastore buono» che giudicherà i cattivi pastori di Israele.
  • L'«Eccomi» di Dio riecheggia anche nella sua creazione, in una straordinaria armonia di pace, come nel dialogo cosmico tra Dio e il «creato personificato» nell'oracolo di Baruch.

L'«Eccomi» nel Contesto Attuale e la Missione della Chiesa

L'«Eccomi, manda me» (Is 6,8) di Isaia continua a risuonare come risposta sempre nuova alla domanda del Signore: «Chi manderò?», specialmente in tempi di crisi e cambiamenti.

L'attuale contesto mondiale, segnato da sofferenze e sfide come la pandemia da Covid-19, interpella la Chiesa e l'umanità. Come ha evidenziato Papa Francesco, «ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda.» In questa realtà, il dolore e la morte ci fanno sperimentare la nostra fragilità, ma ci spingono anche a un forte desiderio di vita e di liberazione dal male.

In questo contesto, la chiamata alla missione, l'invito ad uscire da sé stessi per amore di Dio e del prossimo, si presenta come opportunità di condivisione, di servizio e di intercessione. Dio, che per amore degli uomini ha inviato suo Figlio Gesù (il Missionario del Padre), ci chiede la nostra personale disponibilità ad essere inviati, perché Egli è Amore in perenne movimento di missione. «La missione, la "Chiesa in uscita" non sono un programma, una intenzione da realizzare per sforzo di volontà. È Cristo che fa uscire la Chiesa da se stessa. Nella missione di annunciare il Vangelo, tu ti muovi perché lo Spirito ti spinge e ti porta» (Senza di Lui non possiamo far nulla).

La missione rigenera - Quaresima 2017 - Chiesa di Padova

La nostra vocazione personale proviene dal fatto che siamo figli e figlie di Dio nella Chiesa. L'aver ricevuto gratuitamente la vita costituisce un implicito invito ad entrare nella dinamica del dono di sé. La missione è risposta, libera e consapevole, alla chiamata di Dio, che possiamo percepire solo vivendo un rapporto personale di amore con Gesù vivo nella sua Chiesa.

Siamo chiamati a chiederci: siamo pronti ad accogliere la presenza dello Spirito Santo nella nostra vita, ad ascoltare la chiamata alla missione nelle diverse vie (matrimonio, verginità consacrata, sacerdozio ordinato, vita quotidiana)? Siamo disposti ad essere inviati ovunque per testimoniare la nostra fede, proclamare il Vangelo e condividere la vita divina dello Spirito Santo, edificando la Chiesa? Come Maria, siamo pronti ad essere senza riserve al servizio della volontà di Dio (cfr Lc 1,38), dicendo: «Eccomi, Signore, manda me» (cfr Is 6,8)?

Capire cosa Dio ci stia dicendo in questi tempi di pandemia è una sfida per la missione della Chiesa. Malattia, sofferenza, paura, isolamento, povertà ci interpellano. La distanza fisica ci invita a riscoprire il bisogno di relazioni sociali e comunitarie con Dio. Questa condizione dovrebbe renderci più attenti al nostro modo di relazionarci con gli altri, e la preghiera ci apre ai bisogni di amore, dignità e libertà dei nostri fratelli. La Giornata Missionaria Mondiale riafferma come la preghiera, la riflessione e l'aiuto materiale siano opportunità per partecipare attivamente alla missione di Gesù nella sua Chiesa.

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