L’Altare della Reposizione: significato e tradizione

L'Altare della Reposizione è il luogo in cui viene riposta e conservata l'Eucaristia al termine della Messa in Coena Domini del Giovedì Santo fino alla Celebrazione della Passione del Signore del Venerdì Santo. Poiché nella liturgia del Venerdì Santo non si consacra, era necessario conservare l'Eucaristia consacrata il Giovedì per permettere la Comunione dei fedeli il giorno seguente.

Foto di un Altare della Reposizione addobbato solennemente in una chiesa italiana

Origine storica e sviluppo del rito

Nell'antica liturgia romana, le Sacre Specie rimanenti al termine della Messa del Giovedì venivano conservate in un cofanetto in sacrestia, senza particolari segni di onore. È tra il XIII e il XV secolo, in relazione con lo sviluppo della devozione al Santissimo Sacramento, che la Santa Riserva riceve onori particolari. Tale evoluzione fu favorita soprattutto dalla seconda metà del XIII secolo, quando Papa Urbano IV estese a tutta la Chiesa la celebrazione del Corpus Domini (1264).

Lo storico J.A. Jungmann, in La liturgia della Chiesa, sottolinea come all'inizio del secondo millennio, dal Venerdì Santo al mattino di Pasqua, si vegliasse presso l'Eucaristia deposta insieme alla Croce in un "sepolcro", inteso come onore alle 40 ore di permanenza del corpo di Gesù nella tomba. Questa pratica è all'origine delle "Quarantore".

La "reposizione" e il termine improprio di "Sepolcro"

Nella tradizione e nel linguaggio popolare, l’Altare della Reposizione viene comunemente chiamato “Sepolcro”. Tale terminologia è tuttavia impropria, poiché in esso viene riposta l’Eucaristia, segno sacramentale di Gesù Cristo vivo e risorto, e non il corpo esanime del Signore.

Il mutamento rituale, rispetto alle origini in cui si voleva sottolineare la permanenza nel sepolcro, spiega perché oggi la Chiesa tenda a correggere tale espressione preferendo il termine corretto di "Altare della Reposizione". Si parla di "reposizione" e non di "ostensione" per marcare la fede nella presenza reale di Cristo, che sebbene non vediamo, è vivo e presente nell'Eucaristia.

Schema illustrativo della processione eucaristica dal presbiterio al luogo della reposizione

Svolgimento della liturgia e adorazione

Al termine della Messa nella Cena del Signore, si forma una processione che accompagna il Santissimo Sacramento al luogo della reposizione, preparato in una cappella "convenientemente ornata". La processione è aperta dal crocifero e accompagnata da candele accese e incenso. Giunti a destinazione, il sacerdote depone la pisside e incensa il Santissimo Sacramento mentre si canta il Tantum ergo sacramentum.

La liturgia cattolica prevede che questo altare non coincida con quello dove solitamente viene riposto il Santissimo Sacramento. Per quanto riguarda l'adorazione, si distinguono due momenti:

  • Prima della mezzanotte: L’adorazione è solenne e festosa per celebrare l’istituzione dell’Eucaristia e del Sacerdozio.
  • Dopo la mezzanotte: L’atmosfera diventa austera, poiché è iniziato il giorno della Passione del Signore.

Tradizioni regionali

In molte regioni d'Italia, specialmente al Sud, l'allestimento degli altari è una pratica molto sentita:

  • Il giro delle sette chiese: L'usanza vuole che il fedele visiti un numero dispari di chiese (solitamente tra cinque, per le piaghe di Cristo, o sette, per i dolori della Madonna).
  • I "lavureddi": In Sicilia, Salento, Basilicata e Malta, è tradizione preparare ciotole con grano o lenticchie fatte germogliare al buio fin dal primo giorno di Quaresima, che per il Giovedì Santo si presentano come pallidi filamenti.
  • Addobbi storici: Dal periodo barocco in avanti si registrarono vere e proprie "macchine" scenografiche per affascinare il fedele e muovere sentimenti di adorazione.

Gli scolari delle primarie del plesso "G Paolo II " Canosa di Puglia, 28.3.2017 - Chiesa del Carmine

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