Altare e Cappelle della Chiesa di San Bartolomeo a Bologna

Storia e Architettura della Chiesa di San Bartolomeo a Bologna

La storia della Chiesa di San Bartolomeo a Bologna affonda le sue radici in tempi antichi. La tradizione narra di una chiesa dedicata a S. Bartolomeo già nel V secolo, eretta da S. Petronio. Una sua presenza è documentata anche in epoca longobarda (IX secolo), con la facciata originariamente situata su Piazza di Porta Ravegnana, e forse successivamente retta dai monaci Cluniacensi di Fruttuaria. Dopo la sua distruzione in un incendio cittadino nel 1210, la chiesa venne ricostruita a spese del Comune.

Un momento cruciale per la sua fisionomia attuale si ebbe nel 1599, quando i Padri Teatini, fondati da S. Gaetano Thiene (1480-1447), subentrarono nella reggenza della chiesa. Essi avviarono una totale ristrutturazione del complesso, inizialmente su disegno di Giovanni Battista Natali, detto il Falzetta, poi riveduto dall’architetto del Senato bolognese Agostino Barelli. Questo intervento comportò un forte ampliamento e un nuovo orientamento della chiesa, la cui facciata si aprì verso Strada Maggiore. Sul lato delle torri venne preservato il nobile portale quattrocentesco, dominato dalla statua di S. Bartolomeo.

Disegno storico della facciata della Chiesa di San Bartolomeo a Bologna

Descrizione Architettonica e Atmosfera

La chiesa si presenta con una pianta a croce latina, caratterizzata da tre navate sorrette da snelle colonne ioniche che ne esaltano lo slancio. L'ambiente è straordinariamente luminoso, grazie alle ampie finestre della navata centrale e alle cupolette con lanterne che coronano le volte delle campate laterali. All’incrocio dei bracci, la grande cupola circolare si innalza aerea tra le torri, divenendo un nuovo simbolo della città barocca.

Questa basilica incarna l’anima, al contempo classica ed eloquente, del barocco bolognese in una rarissima sintesi. Essa fonde l’apporto interdisciplinare delle arti in un insieme singolarmente equilibrato e accogliente. Si tratta di un barocco generoso e autocritico che, pur offrendo ai visitatori molte opere d’arte, si qualifica soprattutto per la sua armonia complessiva e per la sua calda e morbida tonalità. L'architettura basilicale sembra difendersi dalla luce dilagante, filtrandola attraverso le cupole e le lanterne, creando un'atmosfera più congeniale in un tardo pomeriggio di sole, quando le pareti affrescate si scaldano e gli ori delle trabeazioni risplendono e le tele sugli altari si animano. Particolarmente suggestiva è la reazione della pala d’altare "L’Annunciazione" dell’Albani all'irruzione del sole vespertino: un raggio obliquo che scende dal primo finestrone della volta centrale sembra far ridere i putti alati di scorta a Gabriele.

Interno luminoso della Chiesa di San Bartolomeo a Bologna, evidenziando le colonne e le finestre

Gli Affreschi della Volta e Delle Lunette

La volta della navata centrale presenta cicli di affreschi dedicati a storie della vita di S. Gaetano, tra cui, partendo dalla controfacciata, la visione di S. Gaetano e una simbologia della sua spiritualità. Nel portico, Marcantonio Franceschini (1648-1727) e Luigi Quaini (1643-1717) hanno raffigurato dieci “fatti” della vita di S. Gaetano nelle lunette, che oggi risultano purtroppo poco leggibili.

Le Cappelle della Navata Destra

Prima e Seconda Cappella Destra: Da Giovanni Marinoni a San Carlo Borromeo

Nella prima cappella destra si trova un dipinto di Carlo Castelli (XVII secolo) che rappresenta il teatino beato Giovanni Marinoni. La seconda cappella destra ospita una pala d’altare di grande pregio, un dipinto della fase matura di Ludovico Carracci (1555-1619): "S. Carlo Borromeo al sepolcro di Varallo". In quest'opera, il tema tipico della controriforma - il mistero della passione, morte e resurrezione di Gesù Cristo - diviene spunto per una delicata riflessione religiosa. Nella stessa cappella è esposto anche un quadro raffigurante il Sacro Cuore, opera di Ubaldo Gandolfi (1728-1781).

Terza e Quarta Cappella Destra: Dall'Immacolata all'Annunciazione di Albani

Nella quarta cappella destra la pala dell’altare rappresenta l’Annunciazione, opera di Francesco Albani (1578-1660), uno dei migliori allievi dei Carracci. In questo dipinto, Albani accorda l’equilibrio armonioso della Vergine con la vibrante irruenza dell’arcangelo, guadagnandosi il soprannome di "Albani del bell’angelo". Dello stesso autore sono anche i quadri pendenti alle pareti laterali: "Maria che allatta il Bambino" e "Il sogno di S. Giuseppe".

Cappella del Transetto Destro e Cappella di Fondo Navata

La quinta cappella, quella del transetto destro, ha la volta affrescata da Giovanni A. Burrini (1656-1725) e Marcantonio Chiarini (1652-1730) con "La Vergine che mette il Bambino fra le braccia di S. Gaetano". La cappella in fondo alla navata destra ospita un Crocifisso del XVII secolo, sotto il quale si trova un bel quadro della "Beata Vergine addolorata", attribuito a Domenico Pedrini (1728-1800), un tempo erroneamente ascritto al Tiziano. Alle pareti di questa cappella sono presenti due dipinti, "La flagellazione" e "La coronazione di spine", copie degli originali di Ludovico Carracci conservati alla Certosa.

La Grande Cupola e l'Abside: Gloria e Martirio

La Gloria di San Gaetano nella Cupola

La grande cupola, le volte della cappella maggiore, dell’abside e del transetto sinistro sono affrescate dai fratelli Antonio (1643-1695) e Giuseppe Rolli (1652-1727) per illustrare la gloria di S. Gaetano. Al centro della cupola, Cristo e il Padre eterno accolgono la Vergine ai cui piedi si trova S. Gaetano, mentre gli angeli rimuovono un grandioso tendone rosso e dorato per lasciare intravedere il paradiso. Nei pennacchi alla base della cupola compaiono i quattro Padri della Chiesa latina:

  • S. Gregorio Magno
  • S. Ambrogio
  • S. Agostino
  • S. Girolamo
Dettaglio dell'affresco della cupola con la Gloria di San Gaetano

L'Altare Maggiore e gli Affreschi Absidali

L’abside è preceduta da un ricco altare in marmi policromi, su cui spiccano i mezzi busti di S. Gaetano e S. Andrea Avellino, e un tabernacolo sovrastato dal Crocifisso e dal Cristo risorto. L'abside stessa contiene tre affreschi realizzati dai pittori Marcantonio Franceschini (1648-1727) e Luigi Quaini (1643-1717) che raffigurano scene della vita di S. Bartolomeo:

  • Al centro: "Il martirio di S. Bartolomeo"
  • A sinistra: "S. Bartolomeo predica agli Armeni e distrugge l’idolo"
  • A destra: "S. Bartolomeo scaccia il demonio e guarisce la figlia del Re"

Le Cappelle della Navata Sinistra

Cappella in Fondo alla Navata Sinistra: Dedicata a San Giuseppe

La cappella in fondo alla navata sinistra è dedicata a S. Giuseppe e ospita una statua policroma del santo. Alle pareti sono presenti due quadri di Filippo Pedrini (1763-1856) raffiguranti S. Vincenzo e S. Gaetano.

La Cappella del Santissimo Sacramento: Il Capolavoro di Guido Reni

Nel transetto sinistro si trova la Cappella del Santissimo Sacramento, un ambiente di particolare rilevanza. Qui è custodita la piccola tela ovale della "Madonna del Suffragio", un’opera inarrivabile di Guido Reni (1575-1642). Questo capolavoro fu donato nel 1663 dal Canonico Matteo Sagaci.

La "Vergine Madre e il Bambino addormentato", ritratti in uno spazio ristretto, riassumono l’intera arte e fede dell’autore, esprimendo una vicinanza unica tra la divinità e l’umanità. L'opera ha una storia travagliata, essendo stata due volte sottratta e due volte restituita alla chiesa (1855-60; 1992), testimoniando il suo inestimabile valore artistico e devozionale.

Madonna del Suffragio di Guido Reni nella Cappella del Santissimo Sacramento

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Quarta e Terza Cappella Sinistra: Dalla Madonna di Loreto a Santa Rita

Nella quarta cappella sinistra, entro un frontale con i misteri del rosario di gusto canutiano, è collocata una statua seicentesca in legno di cedro della Madonna di Loreto, ispirata a quella della Santa Casa. In questa cappella sono inoltre presenti sette piccole statue di gesso policromo di pregevole fattura, opera di un ignoto bolognese del primo Ottocento, che rappresentano "La deposizione". Di fronte alla cappella, sul contropilastro, è posta una tela di Giuseppe Rolli che raffigura S. Michele Arcangelo. La terza cappella sinistra conserva un dipinto di Antonio Lunghi (1677-1757) raffigurante S. Rita.

Seconda e Prima Cappella Sinistra: Da Sant'Antonio a San Luigi Gonzaga

Nella seconda cappella sinistra, il dipinto "S. Antonio di Padova e il Bambino" è opera di Alessandro Tiarini (1577-1668). Sotto il dipinto, in una piccola nicchia dorata, è collocato un "Ecce Homo" in terracotta policroma. La prima cappella è dedicata a S. Luigi Gonzaga, raffigurato nell’attuale tela settecentesca di autore ignoto, qui collocata nel 1919 in sostituzione di una precedente tela di Cesare Aretusi (1540-1612).

Ambienti Aggiuntivi

La Sacrestia Teatina e la Cripta

La sacrestia teatina, ampliata nel 1856, accoglie tre tele di Cesare G. Mazzoni (1678-1763) con storie dell’Ordine Teatino. L'arredo sobrio in legno di noce custodisce preziosi paramenti liturgici che vanno dal XVI secolo ad oggi. Sotto il presbiterio si trova la cripta, affrescata nel 1743, con la "Via Crucis" del contemporaneo Giuseppe Parenti. A destra, un sacello custodisce pregevoli statue dell'Addolorata e di S. Gaetano.

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