Il Monastero di Maria Santissima Assunta in Cielo: Storia e Ubicazione
Il monastero di Maria Santissima Assunta in cielo è situato nella parte più alta del paese di Monte San Giusto.
La presenza di un monastero benedettino a Monte San Giusto risale all’anno Mille. L’ubicazione originale, tuttavia, era fuori dal centro storico, in campagna, un luogo poco sicuro. Così, un paio di secoli dopo, fu fatta la scelta di trasferire la comunità monastica all'interno delle mura del paese. L’edificio, nel corso dei secoli, è stato più volte modificato. Attualmente, più di un’ala del complesso è stata danneggiata dal terremoto.
La Comunità Attuale: Suore Nigeriane Benedettine
L'Arrivo e la Composizione della Comunità
Il monastero benedettino è oggi abitato da dieci suore, tutte di origine nigeriana. Sono arrivate in due distinti turni: il primo gruppo il 29 settembre del 1997, e il secondo il 29 luglio del 2004. L'età media della comunità è di 45 anni. La loro venuta in Italia fu una risposta a una richiesta di aiuto.

Madre Badessa Suor Raffaella: Vocazione e Devozione
La madre badessa è suor Raffaella, che compirà 49 anni il prossimo 20 aprile. Prima della sua vocazione, dopo gli studi superiori, lavorava presso una birreria in Nigeria. «Era birraia, senza alcun interesse - racconta con il suo italiano maccheronico - per frati, preti, suore, ambienti religiosi». Nonostante ciò, nell'animo umano c’è sempre qualcosa che spinge a desiderare di più: più serenità, più pace, più felicità. Anche suor Raffaella cercava quel "quid". Una collega molto devota le propose la lettura di un libro di Santa Teresa di Lisieux. La lettura non fu immediata, ma una volta terminata, in Raffaella scattò la voglia di conoscere il mondo monastico. Fu accolta per due settimane, vivendo la vita della comunità, e verificò a più riprese la sua fede e la sua volontà di restare in monastero come postulante, seguendo le indicazioni della Regula. Ed è rimasta. «Io lo so, lo sento - spiega la Madre - che san Benedetto mi ha abbracciata ed accolta, mi ha trascinata in questo paradiso in terra. San Benedetto non scarta nessuno, accoglie tutti allo stesso modo: il ricco e il povero, il bianco e il nero».
L’intervista a madre Aline, 37enne abbadessa del monastero di Vittorio Veneto
La Vita Quotidiana e le Attività Lavorative
Le dieci sorelle vivono oggi nella parte del monastero un tempo adibita a piccola foresteria, senza lamentarsi. Continuano con costanza la loro vita, scandita da gesti quotidiani che rappresentano un’occasione di maggiore approfondimento spirituale. Le monache possiedono e coltivano una vigna situata a pochi chilometri dalla cittadina, dalla quale ricavano un «buon vino rosso», come sottolinea ridendo la badessa, che invita a provarlo, scherzando sul fatto che solo gustandolo si potrà dare un giudizio. Mentre parla, si percepisce l’allegria tipica delle genti africane.
Il lavoro della comunità non si limita alla vigna. «Prepariamo le ostie, - spiega suor Raffaella - provvediamo ai rammendi di abiti e arredi, ci sono tra noi brave sarte, abbiamo un piccolo orto che curiamo per le verdure…». Riguardo alla cucina, ammette che «in effetti è un misto di italiano e nigeriano», non eludendo il problema.

Le Sfide della Vita Monastica e la Spiritualità Benedettina
Quando arrivarono, agli inizi, la vita non fu facile. Le consorelle italiane erano anziane, con le loro consuetudini e i loro modi. «Ma san Benedetto mette tutti insieme, crea un’umanità nuova, per cui, pian piano - risponde suor Raffaella - i problemi sono stati superati». Riguardo al presente, la Madre Badessa afferma: «Non siamo mica angeli. Abbiamo un corpo, oltre che un’anima, e la vita è piena di sfide. Litighiamo ma poi ci perdoniamo. E poi la tensione verso cui ci indirizza il nostro fondatore ci fa superare anche i momenti meno piacevoli». L’obbedienza è un punto cardine della Regola benedettina, intesa come il porsi all’ascolto dell’altro, comprendere le sue intenzioni e viverle per interiorizzarle.
Suor Raffaella è molto devota a San Giuseppe, pur non essendoci una sua statua in monastero. «È forte - dice usando il gergo dei giovani - e poi mi ricorda mio padre, che era falegname, onesto, generoso, un buon padre, come san Giuseppe lo è stato per il Bambino Gesù».
La Chiesa del Monastero Benedettino
Non è specificato se le suore si riuniscano a pregare nella chiesa del monastero e se essa sia attualmente praticabile. Tuttavia, è noto che la chiesa «andò distrutta durante la soppressione napoleonica, ai primi dell’Ottocento, ed è stata ricostruita negli anni Ottanta del Novecento».

Altre Presenze Monastiche Femminili Storiche a Monte San Giusto
Le Suore Cappellone e il loro lascito
Una pubblicazione del "Convivio Sangiustese", intitolata "Le Cappellone a Monte San Giusto", ha approfondito la presenza delle suore Cappellone nel paese. Per circa un secolo, da dicembre 1891 a novembre 1989, queste suore hanno operato nel campo dell’assistenza sociale e sanitaria presso l'ex convento dei Frati. Il libro traccia un percorso storico che include notizie sulla Chiesa della Purità e sull’annesso ex Convento dei Frati, le origini della comunità delle Figlie della Carità e la loro storia a Monte San Giusto. Numerose interviste ai cittadini sangiustesi hanno permesso di ricostruire un importante periodo del vissuto sociale locale, con particolare risalto ai racconti di chi ha trascorso l'infanzia e l'adolescenza nell’Orfanotrofio, offrendo uno spaccato di vita dettagliato e commovente. La pubblicazione si conclude con un ampio excursus fotografico. Un'appendice riporta la storia delle suore Benedettine, le quali proseguirono l’attività dell’educandato delle Cappellone (avviato agli inizi del secolo XX) dalla fine del 1920 al 1955 circa.
Il Monastero delle Clarisse di Santa Maria della Castagna
Nella storia di Monte San Giusto si registra anche l'esistenza di un antico Monastero di Clarisse, noto come S. Maria della Castagna, situato sulla strada che conduce verso Montecosaro. Si hanno notizie di questo Monastero dal 1246 fino al Settecento.