L'espressione "alla viva il parroco" è un modo di dire che trova le sue radici sia in contesti popolari che in ambiti specifici come quello calcistico, assumendo significati distinti ma correlati all'idea di un'azione poco strutturata o eccessivamente celebrativa.
"Alla Viva il Parroco" nel Gergo Calcistico
Spesso si sentono espressioni ecclesiastiche che riportano a quel calcio giocato nei campetti dell’oratorio. Giocare “alla viva il parroco” significa non avere intenzioni costruttive ma solo sbrogliare sommariamente situazioni complicate senza troppi obiettivi, con “calcioni” senza fantasia.

L'Ingresso Solenne del Parroco: Un Contesto Tradizionale
L’usanza dell’ingresso pubblico e solenne di un nuovo parroco in parrocchia è tipica ormai solo delle parrocchie delle nostre zone ancora abbastanza “bianche” e fa parte integrante del nostro panorama sociale. E finché tiene, lasciamola, anzi facciamola pure durare. È pur sempre una manifestazione dai significati non disprezzabili.
Proprio per questo, s’impone un attento rispetto per l’autenticità, per la crescente laicità della società attuale, per l’attenzione a quella parte del paese che non si sente più parte della comunità religiosa. L’arrivo del nuovo parroco, a mio parere, non dovrebbe nemmeno sfiorare il carnevalesco, come invece qualche volta succede.
Anche in chiesa, dove i fedeli si trovano “tra loro”, le cose vanno fatte bene. Questo di per sé vale per ogni celebrazione religiosa. Il rito dell’ingresso di un nuovo parroco, fatto come Dio comanda, con semplicità solenne e montaggio essenziale, può davvero essere per la comunità in festa e per il festeggiato stesso, una miniera di spunti di preghiera, di meditazione, di crescita spirituale.
Recentemente, un neo-Parroco, all’ingresso del quale era presente un Delegato Vescovile, ha dichiarato esplicitamente di non volere una festa “alla Viva il Parroco”. Questa posizione solleva interrogativi pertinenti: "Arriva il nuovo parroco e si fa festa? È giusto?". Tali riflessioni valgono anche per i festeggiamenti ai novelli sacerdoti, che pur essendo belli e necessari, devono mantenere un tono appropriato.
Rito di ingresso del nuovo Parroco, don Giuseppe Cavallini
Altre Espressioni del Gergo Calcistico
Il calcio, spesso percepito come un "rozzo sport", è in realtà un ambito ricco di espressioni linguistiche che descrivono con vivacità tattiche e situazioni di gioco, attingendo a svariati contesti.
Il "Cucchiaio"
Durante gli Europei di Calcio del 2000, al terzo rigore della serie finale, il mondo scoprì il vero significato di “cucchiaio”, grazie a Francesco Totti che lo “sbatté sul tavolo di un intero continente”.
Il "Biscotto"
Il “biscotto” è un patto tacito che permette a due squadre di trarre un beneficio comune a scapito di una terza incomoda. Questa espressione trae origine dalle corse dei cavalli, spesso specchio di malaffare.
La "Melina"
Ogni tanto sono i nomi di donna ad entrare direttamente nel gergo “pallonaro”. La “Melina” è una tattica solitamente attuata per difendere disonorevolmente un risultato o per qualche tipo di protesta contro tifoseria o società. La Melina più sfacciata che si ricordi fu messa in atto in un Sampdoria-Reggiana del 1997.
La "Veronica"
Nel calcio, la “Veronica” è un particolare dribbling che vede il portatore di palla fare una giravolta su se stesso nel momento in cui, in corsa, fronteggia l’avversario. Il termine si riferisce anche a un classico movimento della tauromachia e pare che tutto derivi da un episodio apocrifo in cui Gesù Cristo, durante la salita al monte Calvario, viene avvicinato da una donna, Veronica, che gli passa un velo sul viso, così come il toreador fa con il toro.
Il "Catenaccio" e il "Tridente"
Il “catenaccio” è una tattica estremamente difensiva, che consiste nello schierare una formazione che più che attaccare preferisce blindare la porta con lucchetto e catenaccio. A inventare il catenaccio pare sia stato l’Austriaco Karl Rappan nel campionato svizzero, e questa è una di quelle espressioni che tutto il mondo usa in italiano.
La tattica del “tridente” è completamente opposta, e consiste nello schierare una formazione con tre attaccanti di ruolo che spesso si scambiano le posizioni rendendo ogni azione potenzialmente letale. Sebbene l'accoppiamento possa risultare forzato, non si può fare a meno di citare un'espressione che richiama direttamente un mito come Massimo Palanca, noto per le sue 13 reti realizzate direttamente dalla bandierina nel Catanzaro.
Alla fine sembra facile parlare di quel rozzo sport che è il pallone, quei vanesi analfabeti che inseguono una palla. No, il calcio non è solamente quello, ma un fenomeno culturale ricco di sfumature linguistiche.