La Parrocchia: Una Comunità di Fedeli Fondata sullo Spirito
Nel presente contributo cercheremo di conoscere meglio la Parrocchia che, pur non essendo un’istituzione di diritto divino, appare necessaria ancora oggi, poiché rende concretamente possibile la cura pastorale dei fedeli.
La parrocchia è una determinata comunità di fedeli che viene costituita stabilmente nell’àmbito di una Chiesa particolare, la cui cura pastorale è affidata, sotto l’autorità del Vescovo diocesano, ad un parroco quale suo proprio pastore. Spetta unicamente al Vescovo diocesano erigere, sopprimere o modificare le parrocchie; egli non le eriga, non le sopprima e non le modifichi in modo rilevante senza aver sentito il consiglio presbiterale.
La comunità di fedeli, generalmente e storicamente, era aggregata dal criterio territoriale. Infatti il can. 518 sostiene che «come regola generale, la parrocchia sia territoriale, tale cioè da comprendere tutti i fedeli di un determinato territorio». Questo criterio così stringente ed estremamente riduttivo, a partire dalla rivoluzione del Concilio Vaticano II accolta nel CIC/83, non è più il centro. Infatti, dall’analisi del can. 515 §1 emerge e si consolida l’idea che sono i battezzati in quanto tali, coloro che formano, insieme, la parrocchia.
La parrocchia, pertanto, è una comunità convocata dallo Spirito Santo per annunciare la Parola di Dio e far rinascere al fonte battesimale nuovi figli; radunata dal suo pastore, celebra il memoriale della passione, morte e risurrezione del Signore, e testimonia la fede nella carità, vivendo in permanente stato di missione, perché a nessuno venga a mancare il messaggio salvifico, che dona la vita. È sempre più esplicito l’invito a trasformare la parrocchia in un centro relazionale “vivo”, in una comunità di battezzati che, aggregati dallo Spirito di Dio, fortificati dalla Parola, dai sacramenti e dalle sane relazioni interpersonali siano audaci testimoni della bellezza del Regno.

Occorre, quindi, che la parrocchia educhi alla lettura e alla meditazione della Parola di Dio attraverso proposte diversificate di annuncio, assumendo forme comunicative limpide e comprensibili, che raccontino il Signore Gesù secondo la testimonianza sempre nuova del kerigma. La catechesi dovrà presentarsi come un continuo annuncio del Mistero di Cristo, al fine di far crescere nel cuore del battezzato la statura di Cristo, attraverso un incontro personale con il Signore della vita.
Nell’intreccio misterioso tra l’agire di Dio e quello dell’uomo, la proclamazione del Vangelo avviene attraverso uomini e donne che rendono credibile ciò che annunciano mediante la vita, in una rete di relazioni interpersonali che generano fiducia e speranza. La fraternità ecclesiale generata dal battesimo, essenziale affinchè si possa avere e consolidare l’annuncio della Buona Novella, non si improvvisa e non è automatica.
Quindi, la Parrocchia è chiamata ad essere segno profetico e segno fecondo di quell’amore autentico che, dalla profondità dei sacramenti, dello studio della Parola, dell’annuncio del Kerigma, alla carità ricercata e praticata, riesca a consentire l’esperienza dell’Amore concreto di Dio per ogni uomo.
Il Rito di Immissione del Nuovo Parroco: Un Valore Teologico
L’inizio del ministero pastorale dei nuovi Parroci non è solo un avvicendamento regolamentato da leggi e indicazioni rubricali; non ha dunque esclusivamente valore giuridico ma soprattutto teologico. Sono da sottolineare alcuni elementi importanti di questo rito.
In particolare, è degno di nota il fatto che durante la celebrazione eucaristica di immissione, il nuovo parroco rinnovi le promesse compiute il giorno della sua ordinazione sacerdotale. Il Vescovo lo interroga circa la sua volontà di cooperare fedelmente e in obbedienza con l’Ordine dei Vescovi, nel servizio del popolo di Dio, sotto la guida dello Spirito Santo, di celebrare con devozione e fedeltà i misteri di Cristo a lode di Dio per la santificazione del popolo a lui affidato.
La risposta affermativa da parte del nuovo parroco ad ogni interrogazione sottolinea la volontà di unirsi a “Cristo, maestro e pastore delle anime, allo Spirito Santo, artefice di comunione nella carità” (Rituale Romano). Perché il Parroco insieme con la sua nuova comunità possano cooperare insieme e andare incontro a Cristo, bisogna che ci sia l’assistenza dello Spirito Santo. Per questo nel rito è prevista l’invocazione dello Spirito sul presbitero e la comunità.

Dopo la preghiera di benedizione del nuovo Parroco recitata dal Vescovo, il parroco bacia l’altare rinnovando il suo sì obbedenziale a Cristo che nell’altare è significato, incensa quest’ultimo e il popolo di Dio riconoscendolo Corpo di Cristo e Tempio dello Spirito Santo.
Mediante l’aspersione con l’acqua benedetta del popolo di Dio e di se stesso, l’incensazione dell’altare, della croce etc., il presbitero indica e fa memoria dell’itinerario che la comunità cristiana compie in quanto tale: il popolo della Nuova Alleanza infatti rinasce alla vita nuova come figlio di Dio mediante il battesimo, e si rinnova continuamente mediante il sacrificio eucaristico. Un altro momento importante è la solenne professione di fede che il nuovo parroco emette di fronte al Vescovo e alla comunità parrocchiale, dichiarando di credere e professare tutte le verità che sono contenute nel Simbolo della fede.
Rito di ingresso nuovo parroco
La Canonica: Il Centro della Presenza Pastorale
La presenza di una canonica, la residenza del parroco, rappresenta un elemento cruciale per la vita di una comunità parrocchiale, garantendo un punto di riferimento stabile e una costante vicinanza pastorale.
Un Sogno che si Realizza: Il Caso di Poggio dei Pini
I lavori recentemente conclusi, resi possibili grazie soprattutto a un finanziamento della CEI (175.500 euro), hanno visto la realizzazione della struttura che la comunità desiderava da anni. Per i fedeli di Poggio dei Pini, questo è un sogno che si realizza. «Erano anni - spiegano Pia e suo marito Salvatore - che chiedevamo la presenza costante del parroco. Da quando è arrivato don Gianni si è impegnato con determinazione, coraggio e pazienza fino a che non è riuscito ad avere i fondi per fare i lavori».
Finalmente don Gianni Sanna, 80 anni, alla guida della parrocchia Madonna di Lourdes dal 2018, è pronto per il trasferimento nella nuova canonica. Quella di Poggio dei Pini è una comunità di circa 2400 abitanti, per la maggior parte anziani, ma anche famiglie e giovani che frequentano l’oratorio. Lo spirito comunitario - nonostante i 45 chilometri di strade interne e la distanza l’uno dall’altro - e il forte legame con il territorio caratterizza da sempre questa realtà, immersa nella natura, fondata da un gruppo di soci che alcuni decenni fa hanno creato la già citata cooperativa.

«La comunità - spiega don Gianni - aveva bisogno di un punto di riferimento stabile: ciò permette di svolgere il proprio impegno con maggiore serenità, a contatto con i parrocchiani: il parroco deve vivere tra la gente». Questa visione è condivisa dalla comunità: «Con questa casa - spiegano Andreina e suo marito Marcello, impegnati nella pastorale familiare - il parroco è davvero parte integrante della comunità, non solo una guida all’occorrenza. Ci aspettiamo che questa possa diventare un luogo di ospitalità, magari per giovani seminaristi o altri giovani in discernimento, affinché possano conoscere la nostra realtà».
Norme Canoniche sulla Parrocchia e i suoi Uffici
Il Codice di Diritto Canonico stabilisce le fondamenta giuridiche per l'erezione, la gestione e la successione delle parrocchie, definendo ruoli e responsabilità.
- Can. 515 - §1. La parrocchia è una determinata comunità di fedeli che viene costituita stabilmente nell’àmbito di una Chiesa particolare, la cui cura pastorale è affidata, sotto l’autorità del Vescovo diocesano, ad un parroco quale suo proprio pastore.
- §2. Spetta unicamente al Vescovo diocesano erigere, sopprimere o modificare le parrocchie; egli non le eriga, non le sopprima e non le modifichi in modo rilevante senza aver sentito il consiglio presbiterale.
- §3. La parrocchia lecitamente eretta ha, ipso iure, la personalità giuridica.
- Can. 516 - §1. Se il Vescovo diocesano giudica che una parrocchia non può essere eretta o riconosciuta, provveda alla cura pastorale in altro modo.
- §2. Sono parrocchie personali quelle che sono erette per i fedeli di un determinato rito, lingua, nazionalità o per altra determinata ragione.
- Can. 517 - §1. Quando le circostanze lo richiedono, la cura pastorale di una parrocchia, o di più parrocchie insieme, può essere affidata a più sacerdoti in solido, a condizione che uno di essi sia il moderatore, cioè colui che dirige la cura pastorale e ne risponde al Vescovo diocesano.
- §2. Se, per la scarsità di sacerdoti, il Vescovo diocesano giudica che un diacono, o una persona non insignita del carattere sacerdotale, o una comunità di persone possa prendere parte alla cura pastorale di una parrocchia, affidi a loro l'esercizio di alcune funzioni pastorali, eccettuata la celebrazione dei sacramenti che richiedono il carattere sacerdotale.
- Can. 535 - §1. In ogni parrocchia vi siano i libri parrocchiali, cioè il libro dei battezzati, dei cresimati, dei matrimoni e dei defunti, e gli altri registri che siano prescritti dalla Conferenza Episcopale o dal Vescovo diocesano.
- §2. Nel libro dei battezzati si annoti anche l’ascrizione a una Chiesa sui iuris o il passaggio ad altra Chiesa, nonché la confermazione e tutto ciò che riguarda lo stato canonico dei fedeli, in rapporto al matrimonio, salvo il disposto del can. 1133.
- §3. I libri parrocchiali siano custoditi diligentemente, secondo le norme stabilite dal diritto particolare, affinché non vadano perduti.
- §4. In ogni parrocchia vi sia un archivio parrocchiale, in cui siano conservati i libri parrocchiali e i documenti che riguardano la parrocchia.
- §5. I fedeli hanno diritto di ottenere, gratuitamente, certificati e copie autentiche di atti che li riguardano e che sono contenute nei libri parrocchiali.
- Can. 536 - §1. In ogni parrocchia si costituisca il consiglio pastorale che è retto, oltre che dal diritto universale, dalle norme date dal Vescovo diocesano.
- §2. Il consiglio pastorale è presieduto dal parroco, e ha voto consultivo.
- Can. 537 - In ogni parrocchia vi sia il consiglio per gli affari economici che è retto, oltre che dal diritto universale, dalle norme date dal Vescovo diocesano; in esso i fedeli, scelti secondo le medesime norme, aiutino il parroco nell’amministrazione dei beni della parrocchia, fermo restando il disposto del can. 1280.
- Can. 539 - Quando la parrocchia è vacante, oppure quando il parroco è impedito nell’esercizio dell’ufficio pastorale nella parrocchia per prigionia, esilio o confino, per inabilità o malferma salute oppure per altre cause, il Vescovo diocesano designi quanto prima l’amministratore parrocchiale, il sacerdote cioè che supplisca il parroco a norma del can. 540.
- Can. 541 - §1. Se la parrocchia è vacante, la sua amministrazione è di diritto deferita all'amministratore parrocchiale.
- §2. Il parroco che abbandona una parrocchia è tenuto a consegnare tutti i documenti e i libri della parrocchia al suo successore.
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