La figura di Carlo Pallavicino, vescovo di Lodi nel XV secolo, è indissolubilmente legata a un

Il Contesto Storico e Artistico del Vescovo Carlo Pallavicino
Nel 1497, alla conclusione di oltre quarant'anni di episcopato, il vescovo Carlo Pallavicino lasciò alla città e alla Chiesa di Lodi un patrimonio artistico talmente ricco da essere paragonabile a quello dei grandi mecenati dell'epoca. Questo imponente tesoro, purtroppo, venne in seguito disperso, rendendo difficile una completa ricostruzione delle sue dimensioni e della sua magnificenza.
La Riscoperta del Patrimonio: La Mostra "L'Oro e la Porpora"
L'intento di "ricostruire" questo straordinario tesoro è stato il motore principale della mostra intitolata "L'Oro e la Porpora. Le arti a Lodi nel tempo del vescovo Pallavicino (1456-1497)". Tenutasi a Lodi, nella chiesa di San Cristoforo, tra il 9 aprile e il 5 luglio 1998, l'esposizione ha cercato di rievocare lo splendore di quel periodo. Il catalogo della mostra, con le sue 165 illustrazioni, ha rappresentato un contributo fondamentale a questa ricostruzione storica e artistica. In particolare, è stata proprio in questa occasione, nel 1998, che è avvenuta l'effettiva riscoperta del gruppo scultoreo ligneo legato al vescovo.
Monachesimo, storie di uomini e di deserti - Da Oriente ad Occidente
Componenti Principali del Tesoro Pallavicino
Tra gli elementi più rilevanti del patrimonio di Carlo Pallavicino, come evidenziato anche nei saggi e nelle ricerche, figurano:
- Le commissioni architettoniche, discusse a pagina 49 di una pubblicazione di riferimento.
- Il tabernacolo Pallavicino, oggetto di studio a pagina 85.
- Il concetto di "Tabernaculum non manu-factum", approfondito a pagina 97.
- I libri corali Pallavicino, descritti a pagina 129.
Ricerche e Studi sulla Scultura Lignea Lombarda e il Periodo Pallavicino
Le ricerche accademiche hanno giocato un ruolo cruciale nella comprensione e nella valorizzazione del patrimonio artistico legato al vescovo Pallavicino. Studi dottorali, come quelli di F. Siddi sulla scultura in legno nella Lombardia dei Visconti, hanno portato alla riemersione di opere significative, con schede dettagliate relative ai manufatti lignei. La fortuna critica della scultura lignea lombarda di età viscontea è stata oggetto di analisi approfondite, con riferimenti a un excursus tra le pagine 2 e 29.
La Scultura Lignea in Lombardia: Contributi e Catalogazioni
La ricostruzione delle vicende artistiche di questo specifico periodo si deve a lavori come "Il crepuscolo della scultura medievale in Lombardia" di L. Cavazzini (2004). Altri studiosi hanno contribuito alla conoscenza della produzione lignea elaborata nell'orbita del cantiere del Duomo milanese (pp. 112-118). Per una visione d'insieme e spunti sulla storia della scultura in legno agli esordi del XV secolo, sono fondamentali le opere di R. Casciaro, come "La scultura lignea lombarda del Rinascimento" (2000), e gli studi di F. Tasso su Milano, Pavia e Lodi.
Un recente resoconto della complessa vicenda storica e critica della scultura lignea lombarda è fornito da L. Cavazzini nel catalogo generale del Museo e Tesoro del Duomo di Milano (2017), con specifico riferimento al n. 159 alle pagine 231-232. Si segnalano anche i contributi di F. Tasso in "Un'inedita scultura lignea e i problemi della cultura figurativa quattrocentesca in Lombardia" (1998) e S. Bandera in "Maestri della scultura..." (2005).

Maestri e Botteghe
Il gruppo di sculture lignee è stato oggetto di attente considerazioni da parte di vari esperti. Tra questi, T. Tibiletti ha fornito un contributo nel catalogo della mostra "Splendori al Museo Diocesano" (2000). Anche S. Riccardi ha esaminato la scultura lignea nel Cusio dal Medioevo al Cinquecento, mentre F. Siddi ha approfondito la scultura lignea nei territori ticinesi tra il XII e gli inizi del XV secolo, inclusa la sezione dei "Legni preziosi" (2016). Per quanto riguarda gli "Splendori al Museo Diocesano", R. Casciaro ha fornito una scheda di riferimento nel catalogo a cura di P. Biscottini (2011).
Il maestro Antonio Burlengo, scultore piacentino del XV secolo, è stato studiato da M. Galimberti (1992) ed E. Fadda (1998), che ha evidenziato il suo ruolo nel contesto de "Il Gotico a Piacenza".
Il Tabernacolo del Santissimo Sacramento: Identificazioni e Restauri
Un caso di studio particolarmente interessante riguarda il Crocifisso della chiesa di Sant'Alessandro a Gallarate. Isabella Marelli, in un lavoro del 2004, ha proposto di identificare il Cristo con la croce commissionata nel 1465 dalla Confraternita del Crocifisso di Gallarate a Beltramino Gallazzi. Questo artista è noto dalle carte d'archivio della Fabbrica del Duomo di Milano, dove è ricordato, tra il 1465 e il 1469, in relazione all'esecuzione di un Angelo per il Tabernacolo del Santissimo Sacramento e ad altri lavori per l'organo nuovo. Tale ipotesi ha trovato concorde anche altri studiosi, tra cui M. Albertario e D. Pescarmona. Il restauro del Crocifisso del Duomo di Vigevano è stato documentato da L. Quartana e A. Ortelli (2010).
La Raccolta Archeologica Pallavicini di Trequanda
Oltre al patrimonio artistico legato al vescovo Carlo Pallavicino, esiste una distinta Raccolta archeologica - Collezione Pallavicini di Trequanda. Questa collezione è ospitata al piano superiore dell’edificio che accoglie la Sala Polivalente “Dino Galluzzi”. Con poco più di 200 pezzi, l’esposizione permette al visitatore di abbracciare con lo sguardo la totalità dei manufatti, creando un’esperienza immersiva.
Manufatti della Collezione
Il lotto iniziale della Collezione Pallavicini di Trequanda include:
- Oggetti in bronzo e ceramiche di epoca villanoviana (IX-VIII sec. a.C.).
- Vasellame italo-geometrico (fine VIII-prima metà VII sec. a.C.).
- Manufatti etrusco-corinzi (VII-VI sec. a.C.).
- Numerosi buccheri (VII-VI sec. a.C.).
- Vasi etruschi a figure nere (fine VI-inizi V sec. a.C.).
La mostra è articolata in base all’ambito geografico e culturale di riferimento dei vari manufatti.
Il Parco Pallavicino e la Villa Pallavicino a Stresa
Un altro importante legame con la famiglia Pallavicino si trova a Stresa, sul Lago Maggiore, con il Parco Pallavicino. Questa oasi verde è parte di Terre Borromeo e rappresenta un’esperienza unica per il contatto diretto con animali e natura.
Storia e Caratteristiche
La Villa Pallavicino fu fondata come residenza privata nel 1855. Nel 1862, fu acquisita dalla nobile famiglia genovese Pallavicino, che ne ampliò la tenuta, realizzò strade carrozzabili, adornò il parco con statue e trasformò la semplice residenza in una splendida villa ottocentesca in stile neoclassico. La gestione Borromeo è iniziata nel 2017, anno in cui sono stati avviati una serie di lavori di restauro e miglioramento delle aree animali e dei viali alberati.
Natura e Animali
Il parco è noto per i suoi alberi secolari, tra cui castagni, liriodendri giganti (tra i più antichi d'Italia), faggi rossi, aceri, larici, ginkgo biloba, sequoie e magnolie. Un’area del parco è stata concepita per favorire un incontro giocoso ed educativo, nel rispetto e nella fiducia, tra esseri umani e animali. Qui, capre tibetane, capre nane, pecore, lama, alpaca e daini vivono liberamente, cercando una carezza dai visitatori, specialmente dai più giovani.

Eventi e Attività
Il Parco Pallavicino ospita regolarmente eventi dedicati al mondo animale, come "Il Club dei Piccoli Naturalisti", con temi diversi che spaziano dalle uova agli anfibi, dalle tartarughe ai grandi predatori, agli insetti e agli animali da fattoria.
tags: #il #tabernacolo #del #tesoro #del #pallavicino