Alberto Sordi: Tra Fede, Cinema e Aneddoti Romani

Alberto Sordi, un genio che così bene incarnò vizi e virtù degli italiani, amò visceralmente la sua città. A vent’anni dalla sua scomparsa, il suo ricordo rimane vivido, e la sua figura continua a essere un punto di riferimento per la cultura italiana, con un legame profondo e spesso misconosciuto con la fede e la Chiesa.

L'Uomo e il Suo Legame Indissolubile con Roma

Per Sordi, che era nato a Trastevere, solo il centro storico portava il testimone millenario di Roma. Il suo era un legame meraviglioso, familiare. Alle sue strette collaboratrici diceva: «Lui è il figlio che non ho avuto, ma avrei desiderato», riferendosi all'ex sindaco di Roma. Era molto riservato anche nel contatto fisico.

Alberto Sordi "Sindaco per un Giorno"

In età matura, Alberto Sordi godeva di più libertà. In occasione dei suoi ottanta anni, nel 2000, che coincidevano con il nuovo Millennio e il Giubileo, fu un evento eccezionale: Sordi venne omaggiato dal presidente del Consiglio, all’epoca Giuliano Amato, e la sera ci fu un magnifico ricevimento sulla terrazza Caffarelli, un tributo pazzesco. Fu "sindaco per un giorno" e presiedette la giunta, dimostrando il suo rapporto molto disincantato con la politica. Durante l'evento, travolto dall’affetto dei romani e non solo, a Villa Gordiani, in periferia, la folla ripeteva: «Alberto sindaco a vita!». E lui, indicando l'allora sindaco, rispose: «No no, il sindaco ce l’avete, eccolo qua». Inaugurò il restauro della Torre delle Milizie, arrampicandosi su una precaria scaletta di ferro per guardare dall’alto in basso la Torre del Marchese del Grillo. Nessuno come Sordi è stato così interprete della romanità, e pur avendo Roma tante figure di spicco e popolari, nessuna ha ottenuto un tale riconoscimento.

Filantropia e "Avarizia": La Verità Nascosta

La riservatezza di Alberto Sordi e la scarsa attitudine alla mondanità sono state spesso scambiate per avarizia, ma niente di più falso. Testimoni hanno rivelato la sua immensa generosità. Lui donava in silenzio, come nel caso di dieci ettari di terreni a Trigoria, che all’epoca valevano miliardi di lire, che Sordi volle trasformare in qualcosa di utile. Oggi lì sorge il Campus Biomedico, una struttura modernissima con speciale attenzione al sostegno degli anziani. Alberto avrebbe voluto creare qualcosa per aiutare i giovani su altri terreni che aveva verso Ostia, ma non ce n’è stato il tempo. Inoltre, donava somme alle suore di San Sisto Vecchio, davanti a casa sua, un gesto che manteneva privato.

Una collega attrice, che ha lavorato con lui nel 1968, ricorda: «Mi invitava a cena e non potevo pagare nemmeno un caffè, ma faceva così con tutti. Era generosissimo, faceva tanta beneficenza ma non ne parlava, non gli interessava che si sapesse. Era superiore a certe cose. E non era tirchio nemmeno nei sentimenti, nell’amicizia». Alberto amava giocare con la sua fama di avaro, mentre soltanto pochi amici erano a conoscenza della sua opera benefica per anziani, bambini abbandonati e portatori di handicap. Una volta, interrogato sul perché di questo comportamento, rispose: «Vedi, io sono stato arricchito dalla povera gente che faceva sacrifici per venire a vedere i miei film, per questo mi sarebbe sembrato di offenderli, se avessi ostentato la mia ricchezza». Fu per questo motivo che nella sua villa non si fecero mai feste hollywoodiane, non possedette mai una barca e la sua automobile fu sempre quella media, dell’italiano medio; la sua ultima macchina è stata una Fiat Tipo.

Alberto Sordi in un momento di riflessione o con un sorriso discreto

Una Fede Profonda e Silenziosa

Alberto Sordi era un uomo di profonda fede, un vero cristiano che seguiva il dettato del Vangelo: «Non sappia la sinistra quello che fa la destra». La "sinistra" non seppe mai della sua opera benefica e della sua grande generosità. Nel parco della sua villa c’è una piccola grotta con una Madonnina di Lourdes, e nella sua camera, accanto al letto, c’è un inginocchiatoio, dove la sera diceva le sue preghiere. Era un cattolico praticante e frequentatore assiduo della Chiesa e dei Sacramenti.

L'Infanzia e i Primi Contatti con la Chiesa

La religiosità gli fu «data così come mi hanno insegnato a camminare e a parlare», e per questo si riteneva un uomo fortunato. Ricordava la sua infanzia a Trastevere, con l'atmosfera tipica di un paese, «un’isola felice piena di calore affettuosa». L’altare si può dire che fosse stato il suo primo palcoscenico, quando bambino andava a servire messa a Santa Maria in Trastevere. Il piccolo Alberto rispondeva al sacerdote officiante con enfasi teatrale, che gli permetteva di mettersi in mostra, ma che indispettiva il parroco. Quest'ultimo, dopo uno schiaffone sonoro con la gente che rideva, gli disse: «Ma che sta’ a fa’? Guarda che non stai mica sul palcoscenico. A regazzì, tu qui non ci devi venì più, va a servì messa in un’altra parrocchia», facendolo smettere di servire messa.

Alberto non si scoraggiò e pensò di sfruttare la sua bella voce bianca di soprano chiedendo un’audizione a Lorenzo Perosi, il maestro della Cappella Sistina. A Perosi piacque e Alberto trovò un altro palcoscenico che durò finché la voce rimase bianca, fino a un mattino quando, appena alzato, salutò con un vocione da basso che preoccupò subito la mamma, la quale lo portò a far visitare. Il catechismo ricevuto da bambino, affermava Sordi, lo metteva in pratica «giorno per giorno. Ogni giorno, credo nei dogmi e non li discuto», sentendosi «sempre più convinto che il cristianesimo è vero». Credeva nel perdono dopo uno strappo alle regole, e l'importante era essere sinceri e non barare con il Padreterno, perché «dove non arrivo io arriva lui!».

La Religiosità nel Quotidiano

Alberto Sordi desiderava donare alla città una preziosa opera d'arte, una Madonna col Bambino, un dipinto di Francesco di Giorgio Martini del Quattrocento. Era la cosa che gli piaceva più di tutte, la teneva nel suo studio. Dopo la sua morte, la sorella Aurelia la donò a Papa Ratzinger. Sordi avrebbe voluto che il dipinto fosse visibile a tutti, forse a Santa Maria Maggiore o, meglio, nel Battistero di San Giovanni in Laterano, dove Alberto andava a messa, mostrando una fede autentica e non bigotta.

Sordi e il Clero nel Cinema: Tra Satira e Rispetto

La religiosità di Sordi si manifestava anche nelle sue opere. In pubblico, giocava con la sua fama di avaro, tanto da essere convinto a interpretare L'Avaro di Molière. Il regista Tonino Cervi aveva dei dubbi, ma Sordi accettò, dichiarando: «Certo che alludo, e già vedo il manifesto del film che dice: Alberto Sordi è l’Avaro di Molière!», realizzando un film bellissimo.

Il Frate di "Nell'Anno del Signore"

Sulla religiosità di Sordi fa fede il racconto di Gigi Magni, che lo ebbe nel film Nell’anno del Signore nel ruolo del frate che doveva indurre al pentimento due carbonari condannati a morte per salvarne l’anima. Sordi chiese se effettivamente i due si pentivano. Magni rispose che, se si fossero pentiti, il film avrebbe avuto un finale contrario alla storia reale. Sordi replicò che se non si pentivano «allora sarebbero andati all’inferno», e quando Magni, da buon miscredente, gli disse: «E chi se ne frega», Alberto lo guardò con occhi severi e chiese: «Ma tu quando muori non vuoi andare in Paradiso?». Magni non seppe che dire, e Sordi concluse, serio e convinto: «Peggio per te».

Alberto Sordi nel film

Personaggi Ecclesiastici sul Grande Schermo

Alberto Sordi ha spesso interpretato personaggi legati al mondo ecclesiastico o che si confrontavano con la fede, rappresentando tipi umani che vedeva crescere nell'Italia democristiana. Tra questi, il "compagnuccio della parrocchietta" ne Il vigile, il cinico Monsignore di Quelle strane occasioni (del 1976), che, pur avendo una relazione con la cassiera di un bar, viene chiamato dal suo vescovo. Sordi stesso rifletteva sui personaggi che la Chiesa di oggi avrebbe potuto ispirargli, notando come oggi, oltre al Papa, non ci fossero altre figure ecclesiastiche conosciute come un tempo. Tuttavia, era affezionato a Giovanni XXIII, che ricordava come una persona molto gentile già quando era patriarca di Venezia, e a cui tutti i romani si erano affezionati «come ad un buon parroco».

Nella sua filmografia non mancavano i ruoli che toccavano le corde della moralità e della fede, come il dottore di provincia de Il medico della mutua, costretto ad accettare continui compromessi.

Aneddoti Personali e il Gioco delle Maschere

Una volta, dovendo andare a Taormina per ricevere un premio al Teatro Antico in un’estate bollente, Alberto pensò: «Ma li’ semore de caldo, ci saranno decine di persone tutte sudate che me vojono toccà». Questo fosco scenario gli consigliò di andare a Cinecittà, dove si fece fare un finto gesso alla mano destra. Al premio si presentò così, evitando ogni seccatura, un aneddoto che sottolinea la sua vena umoristica e la sua riservatezza.

Imitazioni e Il Suo Rapporto con la Politica

Sordi amava scherzare e lo faceva in tutte le occasioni. Era un eccellente imitatore, ma si esibiva solo per pochi intimi. I soggetti che gli venivano meglio erano Mussolini e Papa Wojtyla. L’imitazione del Papa la fece di fronte al Papa stesso, che in un’udienza privata disse: «È giunta alle nostre orecchie che qui c’è qualcuno che imita molto bene il Papa…». Alberto, fintamente stupito e rivolto alla sorella, disse: «Aurelia, non sapevo che facessi l’imitazione del Santo Padre!». Anche la politica faceva parte del suo gioco: se capiva che il suo interlocutore era di destra, lui immediatamente diventava di sinistra; se invece capiva che era di sinistra, lui era di destra, ma «scherzava con i fanti, ma non con i santi».

La Critica Moderna e L'Eredità Incompiuta

Alberto Sordi avrebbe voluto ultimare Storia di un italiano, quella serie fantastica in cui immagini in bianco e nero dell’Italia del Novecento si intrecciano a spezzoni dei suoi film, narrando il costume nazionale. Manca l’ultimo quarto di secolo, dal 1975 al 2000, e i materiali esistono, disponibili presso la Fondazione.

Le Controversie sul Film "Permette? Alberto Sordi"

Il film "Permette? Alberto Sordi", con protagonista Edoardo Pesce e diretto da Luca Manfredi, non è stato approvato dai parenti del grande attore romano. Igor Righetti, cugino dell'attore, ha criticato l'interpretazione di Edoardo Pesce come «un’imitazione mal riuscita», sostenendo che non basta una protesi al naso e scimmiottare la parlata romanesca per diventare Alberto Sordi. Righetti ha sottolineato l'assenza di novità nel film, che presentava «un sacco di inesattezze, maldicenze e cattiverie», e soprattutto ha evidenziato una grave omissione: «Manca totalmente la sua profonda religiosità: lui era un fervente cattolico, nella sua villa aveva un inginocchiatoio dove si metteva a pregare ogni giorno, in giardino aveva una statua della Madonna. Non puoi ignorare un aspetto così importante della sua vita». L’errore più grande, secondo Righetti, fu quello di non essersi confrontato con i familiari dell'attore o almeno con i fan club, che «sanno davvero tutto di Sordi - altro che Wikipedia -: i nomi delle comparse, le battute, le piccole parti nei film…».

Alberto Sordi sorridente e affascinante in una foto d'archivio

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