La comprensione della Bibbia è un percorso complesso che si snoda attraverso la storia, la cronologia degli eventi narrati e l'evoluzione delle metodologie interpretative. Questo articolo esplora sia le vicende storiche del popolo d'Israele, con i relativi conteggi e dati temporali, sia le trasformazioni nell'approccio allo studio delle Scritture, con un focus particolare sulle scoperte e le riflessioni maturate intorno alla metà del XX secolo.
La Ricostruzione Post-Esilica e i Suoi Dettagli Cronologici
Secondo il libro di Esdra, i reduci da Babilonia giunsero nell'autunno del 538 a.C. La benedizione di Israele era legata al suo rapporto con il Signore, come si trova in Aggeo 2,18-23: "Considerate bene da oggi in poi, dal ventiquattro del nono mese, cioè dal giorno in cui si posero le fondamenta del tempio del Signore: ebbene, manca ancora grano nei granai? La vite, il fico, il melograno, l'olivo non hanno dato i loro frutti? Da oggi in poi vi benedirò! Il ventiquattro del mese questa parola del Signore fu rivolta una seconda volta ad Aggeo: Parla a Zorobabele, governatore della Giudea, e digli... oracolo del Signore: ti porrò come un sigillo, perché io ti ho eletto."
Esdra riferisce al capitolo 6,1-5 che la soluzione per la ricostruzione del tempio venne dallo stesso re Dario. Infatti, "Allora il re Dario ordinò che si facessero ricerche nell'archivio, là dove si depongono i tesori a Babilonia, e a Ecbatana, la fortezza che è nella provincia di Media, si trovò un rotolo in cui era scritta la seguente annotazione: Nell'anno primo del suo regno, il re Ciro prese questa decisione riguardo al tempio di Dio a Gerusalemme: il tempio sia ricostruito come luogo in cui si facciano sacrifici; le sue fondamenta siano salde, la sua altezza sia di sessanta cubiti, la sua larghezza di sessanta cubiti. Vi siano nei muri tre ordini di pietre squadrate e un ordine di legno. La spesa sia sostenuta dalla reggia."
Con l'assenso pieno dei Persiani, la ricostruzione fu ripresa e terminata nel 515 a.C., quando vi immolarono la Pasqua come precisa Esdra 6,19-22: "i rimpatriati celebrarono la Pasqua il quattordici del primo mese. Infatti i sacerdoti e i leviti si erano purificati tutti insieme, come un sol uomo: tutti erano puri. Così immolarono la Pasqua per tutti i rimpatriati, per i loro fratelli sacerdoti e per se stessi. Ne mangiarono gli Israeliti che erano tornati dall'esilio e quanti si erano separati dalla contaminazione del popolo del paese, unendosi a loro per cercare il Signore, Dio d'Israele."

Il Contributo di Neemia
Nel V secolo a.C., il racconto di Neemia sul permesso ricevuto da Artaserse mostra la mano di Dio e traspare l'intervento della regina Ester: "Nel mese di Nisan dell'anno ventesimo del re Artaserse, appena il vino fu pronto davanti al re, io presi il vino e glielo diedi. Non ero mai stato triste davanti a lui. Ma il re mi disse: Perché hai l'aspetto triste? Eppure non sei malato; non può essere altro che un'afflizione del cuore. Allora io ebbi grande timore e dissi al re: Viva il re per sempre! Come potrebbe il mio aspetto non essere triste, quando la città dove sono i sepolcri dei miei padri è in rovina e le sue porte sono consumate dal fuoco? Il re mi disse: Che cosa domandi? Allora io pregai il Dio del cielo e poi risposi al re: Se piace al re e se il tuo servo ha trovato grazia ai tuoi occhi, mandami in Giudea, nella città dove sono i sepolcri dei miei padri, perché io possa ricostruirla. Il re, che aveva la regina seduta al suo fianco, mi disse: Quanto durerà il tuo viaggio? Quando ritornerai? Dunque la cosa non spiaceva al re, che mi lasciava andare, e io gli indicai la data. Poi dissi al re: Se piace al re, mi si diano le lettere per i governatori dell'Oltrefiume, perché mi lascino passare fino ad arrivare in Giudea, e una lettera per Asaf, guardiano del parco del re, perché mi dia il legname per munire di travi le porte della cittadella del tempio, per le mura della città e la casa dove andrò ad abitare." Questo evento apre la via al movimento dei Farisei, nato dopo i Maccabei, e agli insegnamenti dei Vangeli, riecheggiando le parole di Gesù alla samaritana: "Credimi, donna, viene l'ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre..."
I Libri Storici della Bibbia: Genere e Collocazione
Dopo il Pentateuco e prima dei libri sapienziali si trovano alcuni scritti che riguardano, in vario modo, la storia del popolo d’Israele. Essi sono:
- Giosuè
- Giudici
- Rut
- 1-2 Samuele
- 1-2 Re
- 1-2 Cronache
- Esdra
- Neemia
- Tobia
- Giuditta
- Ester
- 1-2 Maccabei
Questi libri sono molto diversi quanto a origine e genere letterario e hanno, nelle varie Bibbie, differenti collocazioni. L’antica Vulgata latina e la recente Nova Vulgata (1986) pongono i libri dei Maccabei al termine dell’Antico Testamento. Questi stessi libri dei Maccabei, invece, non trovano posto nella Bibbia ebraica e nelle Bibbie protestanti e anglicane, e neppure i libri di Tobia e Giuditta. Nella Bibbia ebraica, Rut ed Ester fanno parte della raccolta dei cosiddetti "rotoli" (meghillot), cinque libri (assieme a Qoèlet, Cantico e Lamentazioni) che nella tradizione ebraica sono utilizzati liturgicamente in alcune feste, e in particolare Rut per la festa delle "Settimane" (Pentecoste) ed Ester per la festa del "cambiamento delle sorti" (Purìm).
L’arco cronologico della storia d’Israele abbracciato dall’insieme di questi libri va dall’insediamento in Canaan (XIII sec. a.C.), con il libro di Giosuè, fino alla rivolta maccabaica e al governo della dinastia asmonea (con Giovanni Ircano I, nel 134 a.C.), con il primo libro dei Maccabei.
Definizione di "Storici" e Generi Letterari
Si è soliti definire "storici" questi libri, ma per alcuni di essi la qualifica è molto inadeguata. Per quanto riguarda il libro di Rut, il suo genere letterario si avvicina piuttosto alla "novella", alla finzione narrativa che proietta al tempo dei giudici problematiche sociali e prospettive teologiche che si collocano meglio nell’epoca di Esdra e Neemia (come il problema dei matrimoni misti). I libri di Tobia, Giuditta ed Ester, a volte considerati (assieme a 1-2 Maccabei) "libri didattici", intrattengono un rapporto piuttosto vago con la "storiografia" e si avvicinano maggiormente al genere romanzesco, alla narrazione fittizia con scopo edificante.
Le Ipotesi Redazionali: Deuteronomista e Cronista
La ricerca moderna si è soffermata soprattutto attorno a due gruppi di libri "storici": il primo è costituito da Giosuè, Giudici, Samuele e Re; l’altro da Cronache, Esdra e Neemia.
L'Opera Deuteronomistica
Per quanto riguarda il primo gruppo, è abbastanza comune oggi, fra gli studiosi dell’Antico Testamento, parlare di "Deuteronomista", e di "opera deuteronomistica". Deuteronomista è il nome che viene dato a un autore o, meglio, a una serie di autori, che avrebbero dato origine non soltanto al libro del Deuteronomio, ma anche all’insieme dei libri che lo seguono: Giosuè, Giudici, Samuele e Re (da notare che Samuele e Re nacquero come opere unitarie: la suddivisione in due parti iniziò con la versione greca dei LXX). Fu lo studioso tedesco Martin Noth, nel 1943, a formulare l’ipotesi che l’insieme di questi libri (da Giosuè a 2 Re) formasse in origine un complesso organico saldamente unito. Preceduto dal Deuteronomio (vera introduzione programmatica all’intera opera), esso narrava la storia d’Israele dal Sinai fino all’esilio.

Secondo Noth, un unico autore, appunto il "Deuteronomista", avrebbe redatto quest’opera utilizzando materiali preesistenti e autonomi, ma guidato da un proprio progetto letterario e teologico, che emerge soprattutto nei brani "deuteronomistici" che devono essere attribuiti a lui. Scopo fondamentale dell’opera, per Noth, era quello di trovare una risposta ai tristi eventi della fine del regno di Giuda, con la conquista di Gerusalemme, e l’esilio babilonese: essi sarebbero il segno del castigo di Dio, che ha così punito i reiterati peccati e le ripetute infedeltà del popolo e dei suoi sovrani. Negli anni successivi al 1943, questa tesi ha subìto numerose rivisitazioni e correzioni, e anche critiche radicali. Tuttavia, l’idea di un’opera storica deuteronomistica è seguita oggi dalla maggioranza degli studiosi, i quali vi distinguono anche due o più fasi redazionali in epoche diverse. Ma in ogni caso, come si presenta attualmente, essa mostra un’evidente unità, oltre che per la trama del racconto, anche per altri elementi e, soprattutto, per un suo particolare stile letterario.
L'Opera del Cronista
Il Talmud attribuisce i libri di Esdra-Neemia e 1-2 Cronache a Esdra come loro unico autore. Una moderna ipotesi esegetica, divenuta convinzione generale a partire dalla fine del secolo XIX, afferma ugualmente che questi libri costituirebbero un’unica opera, dovuta a un solo autore, ma anonimo e convenzionalmente chiamato "Cronista", perché a lui sarebbero dovuti soprattutto i libri delle Cronache. Attivo in un’epoca databile fra il IV e il III secolo (350-250 a.C.), il Cronista avrebbe rielaborato l’opera storica deuteronomistica in 1-2 Cronache e presentato la restaurazione postesilica nei libri di Esdra e Neemia, per sostenere le sue tesi teologiche a favore delle istituzioni giudaiche dell’epoca.
Questa tesi è stata però fortemente criticata. L’unità dell’opera e anche una sua ipotetica omogeneità linguistica sono state messe in discussione. Sono state notate infatti significative differenze sintattiche e lessicali fra 1-2 Cronache e i libri di Esdra e Neemia. Le affinità ideologiche e teologiche lasciano spazio anche a molte divergenze, ad esempio sulla concezione d’Israele e sulla questione dei matrimoni misti. Per questi motivi è forse meglio considerare i due testi come opere autonome, provenienti da ambienti e tempi diversi.
La Prospettiva Teologica Unitaria nella Narrazione Storica
Ciò che accomuna questo vasto complesso di libri, da Giosuè a 2 Maccabei, non è tanto il fatto che essi raccontino vicende riguardanti in vario modo la storia d’Israele, quanto piuttosto la prospettiva religiosa unitaria che sta alla base della narrazione: Dio è presente nella storia e stabilisce con il suo popolo una relazione di alleanza. Ogni libro testimonia le enormi difficoltà che Israele, piccolo popolo che viveva in mezzo a nazioni idolatriche, e spesso dominato da esse, ha dovuto affrontare per mantenersi fedele a questa alleanza.
Un Percorso Personale nella Comprensione Biblica: Dagli Anni '50 al '60
Fedele al titolo "Pensare dentro la Bibbia - un itinerario", un racconto personale mostra lo svolgimento di un incontro profondo con la Bibbia, sia come teologo sia come cristiano. Questo percorso ha esplorato gli aspetti "pubblici" e visibili della vita segnati dall'incontro con la Parola di Dio, riconoscendo che la profondità di questo rapporto è nota solo a Dio stesso, che "scruta le reni e il cuore" (Geremia 11,20; Salmo 7,10; Sapienza 1,6).
L'Impatto Iniziale e la Formazione
Il primo ricordo di una forte impressione lasciata da una pagina biblica risale all'età di 9 o 10 anni, quando una catechista raccontò la parabola del figliol prodigo. Questo racconto, commovente, è rimasto nel cuore come il primo ricordo del Vangelo e la speranza di tornare alla casa del Padre. Nel primo anno di seminario (a 10 anni), le letture di avvenimenti biblici da "La Bibbia del fanciullo" narravano storie come quella di Giuseppe venduto dai fratelli, con le sue vicende in Egitto e le interpretazioni dei sogni del faraone. Di quei racconti, gli elementi drammatici colpivano e rimanevano maggiormente impressi. Durante il periodo del seminario, non si ricorda una predicazione biblica specifica, bensì prevalentemente predicazioni di carattere devozionale. Negli anni del liceo, tuttavia, si sviluppò una predilezione per due autori, nei cui scritti si avvertiva una spiritualità ricca di teologia, alimentata dai testi paolini: il benedettino belga Dom Columba Marmion, con il suo Cristo vita dell'anima, e la suora carmelitana Elisabetta della Trinità.
Le Sfide Interpretative negli Studi di Teologia
Nel periodo degli studi di teologia, si ricorda l'uso della Bibbia come antologia di testi a supporto di tesi teologiche. Retrospettivamente, alcune tesi avevano un fondamento biblico chiaro (ad esempio, "Dio è creatore del mondo" nella Genesi), ma per altre il rapporto con la Bibbia era indiretto o basato su equivoci, soprattutto perché quelle tesi erano nate in un mondo il cui linguaggio era il latino, basandosi sulla traduzione latina della Bibbia, la "Vulgata".
Due esempi significativi di questa problematica includono:
- Per la tesi del matrimonio come sacramento (cattolica), la prova scritturistica si basava su Efesini 5:32: "Sacramentum hoc magnum est, ego autem dico in Christo et in Ecclesia". Qui "sacramentum" traduce il greco "mysterion", che oggi si rende con "mistero". Questo "mistero" non significa qualcosa che supera la ragione, ma attiene al disegno di salvezza divino, prima nascosto e ora manifestato in Cristo. L'espressione paolina, quindi, non riguarda il carattere sacramentale del matrimonio.
- Un altro caso riguarda il riferimento biblico della tesi che afferma che il Figlio, seconda persona della Trinità, viene "generato" dal Padre in senso "intellettuale". Il riferimento scritturistico era il prologo di Giovanni: "In principio erat Verbum, et Verbum erat apud Deum, et Deus erat Verbum". In latino, "verbum" significa "parola", ma nel latino medioevale filosofico significava "l'idea, il concetto". Così si sosteneva che il Verbo è l'idea in cui il Padre si specchia. Tuttavia, era necessario risalire all'originale greco "En archè en o logos" e cogliere il significato di "logos", che deriva probabilmente da "dabar", la parola creatrice di Dio.
Questi esempi illustrano come la comprensione del testo biblico fosse influenzata dalla mediazione linguistica e filosofica.
Le Grandi Scoperte degli Anni Cinquanta e Sessanta
Al termine degli studi di filosofia e teologia, l'"examen ad gradum" riassumeva la formazione in cento tesi, ma nessuna di esse poneva al centro Dio come amore. La lettura del libro "Dio è amore" di padre Héris fu una rivelazione.
Due elementi principali portarono a questa importante scoperta:
- Un gruppetto di studenti gesuiti, che curava la devozione al cuore di Gesù, vide pubblicata nel 1955 o 1956 l'enciclica "Haurietis Aquas". Questa enciclica parlava del cuore di Gesù non più solo sul piano devozionale, ma presentava l'amore di Dio attraverso testi biblici, partendo dall'Antico Testamento. Fu la scoperta di un mondo, mostrando come già nelle scritture ebraiche il centro della rivelazione di Dio fosse la rivelazione del suo amore, concentrato nella vita di Gesù, con il cuore come simbolo di questa concentrazione.
- Ancor più importante fu la pubblicazione, a metà degli anni '50, della "Bible de Jérusalem" in volume unico. Questa edizione, arricchita da note esplicative e soprattutto da "note chiave" tematiche (su temi come Dio amore, Dio sposo, Dio padre, Dio madre, Dio pastore, lo Spirito, o simboli come la vigna, l'acqua, il fuoco), permise una lettura della Bibbia come un "mondo" unitario, non come un'antologia di testi decontestualizzati.

Un altro elemento che facilitò l'avvicinamento alla Bibbia, in particolare ai salmi, fu la pubblicazione in Italia, in quegli anni, di un libretto del gesuita padre Gelineau, che permetteva di cantare i salmi in lingua italiana con melodie e ritmi facilmente assimilabili.
Riflessioni su Creazione e Ordine
La "Bible de Jérusalem" presentava già elementi critici, come la distinzione delle tre fonti (elohista, jahvista e sacerdotale) nel Pentateuco. In questo contesto, l'idea di "creare dal nulla" non è presente nel racconto della Genesi; all'inizio c'è il caos. L'intervento del Dio degli Ebrei è un intervento che mette ordine nel caos: Dio è il creatore dell'ordine. La Bibbia non si preoccupa di affermare una dottrina metafisica o filosofica sulla preesistenza della materia, ma di presentare un Dio di cui ci si può fidare, che doma il caos originario e rende vivibile la realtà invivibile. Israele aveva imparato questo dal proprio racconto fondante nell'Esodo: attraverso le figurazioni simboliche di un Dio che apre il cammino agli Ebrei nel Mar Rosso e li accompagna nel deserto, creando spazi di "cosmos" (ordine) anche in situazioni inabitabili, si rivela un Dio che è capace di creare vita e possibilità.
La Crisi del Linguaggio Teologico e la Ricerca di un'Alternativa
Al termine degli studi di filosofia, un'esercitazione si propose di congiungere il sistema di pensiero tomista con il mondo biblico, dimostrando (con la convinzione del tempo) che le strutture di fondo del pensiero biblico fossero le stesse del pensiero greco. Questo tema era anche l'argomento principale del discorso del Papa a Ratisbona (la difesa della coniugazione tra Sacre Scritture e pensiero greco). Tuttavia, con il tempo, è maturata la convinzione del contrario, riconoscendo una profonda differenza tra i due approcci.
Prima degli studi teologici, l'esperienza del "magistero" (insegnamento) in un seminario minore portò a preparare preghiere imbastite di citazioni dell'Antico e del Nuovo Testamento, tratte da salmi e inni, in alternativa alle preghiere tradizionali. Gli studi di teologia a Comillas (Spagna) portarono a una crisi non di fede, ma del linguaggio della fede. Un punto forte del sistema precedente era l'interpretazione di Esodo 3:14 ("Io sono l'Essere") come prova biblica di una visione di Dio come "Essere sussistente". Oggi, invece, l'interpretazione più coerente con lo sviluppo del rapporto tra Dio e Israele traduce: "Io sono il Presente". Questo non intende il presente come tempo, ma come "Colui che è presente", nel senso di: "Eccomi qua: ci sono e ci sarò per te", significando che Dio è la realtà che si è fatta presente all'uomo e resta presente, un amore fedele.
Dio disse a Mose':" IO SONO COLUI CHE SONO ".(Es.3:14)
Dati Cronologici e Corrispondenze Storiche
Notizie meno incerte sulle dinastie di faraoni iniziano da dopo la fine del III millennio a.C., attorno al tempo del primo dopo diluvio secondo la Bibbia, epoca che Manetone fa corrispondere alla XII Dinastia, ma solo dalla XVIII dal XVI secolo a.C. Il periodo 2000-2200 a.C., corrispondente al "Primo periodo intermedio" delle dinastie dei faraoni, era il più antico per cognizione da reperti, monumenti e lapidi e per trasmissione orale per l'autore del libro della Genesi (la cui redazione si concluse nel VI secolo a.C.).
- I Mitanni sappiamo essere un'aristocrazia proveniente dall'Iran che attorno al 1500 a.C.
- Dando fede alla Bibbia e ai conteggi che essa propone, Abram nacque nell'anno 1948 dalla creazione, corrispondente al 1812 a.C., ed entrò in Palestina nel 1737 a.C.
- Era costume degli Hurriti dell'Alta Mesopotamia, da dove proveniva Abram (Bibbia di Gerusalemme, nota a Genesi 12,13) adottare per sorella la moglie, e Abramo poi dirà "...essa è veramente mia sorella, figlia di mio padre e non figlia di mia madre, ed è divenuta mia moglie."
- Fernand Crombette (1880-1970), studioso francese della Bibbia, riferisce che sotto il faraone Mentouthès III dell'11a Dinastia si verificò una siccità della durata di 7 anni, come attestano altri egittologi (Hanotaux, Histoire de la Nation égyptienne. Tome 2, pp 195-196).
- Isacco, per Genesi 21,5, nacque nel 2048, cioè nel 1712 a.C.
- Giacobbe, per Genesi 25,26, nacque nel 2108, cioè nel 1652 a.C.
- Ancora una carestia spinse Giacobbe (chiamato poi da Dio Israele) con tutta la famiglia in Egitto, dove rincontrò il proprio undicesimo figlio, Giuseppe.