A pochi passi dalle mura viscontee di Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza, si estende un luogo che in passato sembrava di “trovarsi ora nelle calde regioni dell’India o del Messico, ora sulle falde delle Ande, ora nelle gelate contrade del Nord”. Questa descrizione, tratta da una guida alla città del 1885, indugiava sulle meraviglie del Giardino Botanico creato da Alberto Parolini, una collezione di piante all’epoca conosciuta in tutta Europa.

La Visione di Alberto Parolini: Un Luogo per il Piacere e la Scienza
Alberto Parolini (1788-1867), facoltoso botanico bassanese, dedicò circa sessant’anni della sua vita alla realizzazione di questo straordinario giardino. Fondato tra il 1803 e il 1805 su un terreno adiacente alla casa paterna, il giardino crebbe progressivamente, raggiungendo i 22.000 mq e una ricchezza straordinaria di collezioni.
Grazie ai suoi numerosi viaggi e al continuo scambio di semi con altri collezionisti e istituzioni internazionali, Parolini raccolse circa novemila specie di piante coltivate. L'impostazione del giardino, soprattutto dopo un rifacimento del 1817, seguiva i nuovi canoni del giardino paesaggistico all'inglese, con l'intelligente inserimento di molti spazi orticoli per le raccolte di erbacee.
L'intento di Parolini non era quello di creare “un parco di puro lusso e adornamento, ma un luogo che servisse nello stesso tempo al piacere e alla scienza”, come affermò il geografo e giornalista vicentino Ottone Brentari a fine Ottocento.

Un Polo Scientifico di Rilievo Europeo
Per tutto il 1800, il Giardino Parolini fu un vero e proprio orto botanico, inserito in una fitta rete con altri orti botanici italiani ed europei, sia pubblici che privati. Erano fortissimi i legami con il mondo scientifico europeo, testimoniati dall'appartenenza di Parolini alla Società di Orticultura di Londra. Sebbene non stampò mai un catalogo delle sue collezioni, da notizie desumibili da lettere scambiate con suoi contemporanei si stima che coltivasse circa 9000 specie diverse.
Il suo Index seminum, inviato in tutta Europa dal 1834 al 1872, arrivò a proporre circa 3000 specie scambiabili. I punti di forza delle sue collezioni erano le Conifere, le Pteridofite, le succulente e le piante alpine. Con collezioni di specie alpine, partecipò anche alle rassegne floreali che a metà 1800 si svolgevano all’Orto botanico di Padova.
La sua fama attrasse numerosi studiosi europei. Tra questi, Alexander von Humboldt, che lo visitò nel 1820 e lo presentò poi come socio all’Accademia delle Scienze di Parigi. La stima di cui godeva è comprovata anche dal battesimo di piante con il suo nome, inclusa l’istituzione di un genere (Parolinia) e di molte specie (ad es., Pinus parolinii - ora in sinonimia con Pinus brutia), il cui seme Parolini aveva portato dalla Turchia.

Dall'Apogeo al Declino: La Trasformazione in Giardino Pubblico
Dopo la scomparsa del suo fondatore nel 1867, il Giardino fu ereditato dalla figlia Antonietta Parolini, che continuò l'opera paterna per alcuni decenni. In seguito, per la sua preziosità, fu anche vincolato come Monumento Nazionale nel 1925. Tuttavia, già all’inizio del Novecento cominciò a perdere parte della sua varietà di piante.
Nel 1902, alla morte di Antonietta, il Giardino passò al figlio Alberto Agostinelli Parolini. Nel 1908, egli lo lasciò in eredità al Comune, e nel 1927, alla sua morte, il lascito divenne effettivo. Una condizione posta nel testamento del 1908 stabiliva che “il giardino per nessuna ragione dovrà servire per area fabbricabile eccetto se per portinerie o casa dove dovrà dimorare il giardiniere”, e che il luogo sarebbe dovuto diventare “pubblico sempreché ne sia regolato l’ingresso con una tassa d’entrata”. Il Comune di Bassano scelse di non applicare alcun biglietto d’ingresso.
L'8 giugno 1930, il giardino fu aperto come parco pubblico. Divenuto “pubblico” quando già aveva iniziato la sua decadenza, venne progressivamente trasformato in verde cittadino con l’abbandono delle collezioni e destinato a spazio per eventi di svariate identità, pur conservando per qualche decennio un certo decoro e una dignitosa manutenzione.
A fare il resto furono la guerra e la ricostruzione. Nel 1935, una tremenda bufera di vento abbatté il secolare Cedro del Libano e molti altri alberi. Negli anni Cinquanta, il Giardino fu mutilato di una parte per ricavare un’arteria stradale, la nuova via Parolini, che distrusse anche il celebre Pinetum. Dagli anni Settanta-Ottanta del Novecento andò incontro a un progressivo abbandono, con la proliferazione esplosiva di piante selvatiche e infestanti che occuparono buona parte degli spazi e un progressivo impoverimento anche del patrimonio arboreo, divenendo uno spazio verde percepito come insicuro e poco frequentato.
La Lenta ma Costante Rinascita
Fino agli anni Novanta, vari tentativi di sodalizi di cittadini non riuscirono ad invertire la tendenza. La svolta avvenne nel 1991, quando una mostra curata dal club Inner Wheel riscoprì la storia illustre del Giardino. Nello stesso anno, nacque l’Associazione Amici del Giardino Parolini, che iniziò a proporre iniziative a favore del recupero del luogo e avviò i primi interventi di riordino, seppur frammentari.
La vera rinascita iniziò nel 2011, grazie al generoso impegno di un altro botanico bassanese, Giuseppe Busnardo. Dopo aver studiato i tanti carteggi di Parolini custoditi al Museo Civico e lo stato del suo giardino ormai irriconoscibile, Busnardo coinvolse il Rotary Club Bassano Castelli a prendersene cura con la prima edizione di “Di Rara Pianta”, mostra-mercato dedicata a fiori e piante insolite e antiche proposte da vivaisti d’eccellenza di tutta Italia.
Si riaccese così l’interesse collettivo per quel grande giardino a ridosso del centro storico. Pochi anni dopo, il Comune iniziò importanti lavori di riordino della vegetazione e dei suoi vialetti sinuosi, nonché il restauro delle storiche serre. Il giardino venne nuovamente arricchito di piante, erbe e alberi scelti in base agli intenti scientifici originali di Parolini, grazie ad interventi pubblici ma anche ad importanti donazioni. Tra gli interventi attuati, una radicale pulizia, il recupero degli spazi, indagini fitosanitarie e il rinnovo di alcune collezioni sia secondo tradizione (Conifere) che secondo criteri didattici innovativi (Querce e Aceri).
Grazie alle successive edizioni di “Di Rara Pianta”, è stato possibile riallacciare rapporti con l’Orto botanico di Padova per consulenze e donazioni di parti di collezioni di erbacee (Mente, Iris ed altre) o legnose. Sempre grazie a “Di Rara Pianta”, è stato ripristinato uno spazio ad Orto di erbacee con aiuole, pensato sia per ortoterapia che per incontri culturali, ad esempio con piante afferenti alle tre religioni monoteiste.

Il Giardino Oggi: Vitalità Ritrovata e Prospettive Future
Restituito simbolicamente alla città nel 2016, il Giardino Parolini accoglie oggi attività didattiche e di giardinaggio, un orto per ortoterapia e progetti che incrociano associazioni locali e istituzioni di rilevanza internazionale. Una ritrovata vitalità che valorizza i suoi alberi secolari (tra i quali l’esclusivo Pino Parolini), le piante rare e anche l’inedita Rosa Monte Grappa, realizzata in un vivaio pistoiese attraverso uno dei tanti progetti dedicati dal Rotary alla rinascita di questo paradiso della biodiversità ante litteram.
L’attuale gestione è affidata alla municipalizzata SIS, che purtroppo non dispone ancora di una dotazione adeguata di personale (giardinieri) e risorse. Resta da affrontare anche il restauro di una porzione delle “case Parolini” che potrebbero essere destinate a servizio del rinnovato giardino.
Bassano del Grappa, Giardino Parolini: Di Rara Pianta, 10 aprile 2022
L'Evento "Di Rara Pianta": Un Appuntamento Imperdibile
Anche “Di Rara Pianta”, proposta annualmente, continua a crescere: le aziende vivaistiche e i collezionisti espositori aumentano ogni anno, selezionati secondo rigorosi criteri qualitativi, così come crescono gli eventi collaterali e i visitatori, che nelle ultime edizioni hanno raggiunto circa 30 mila.
Questo evento, che solitamente si svolge il primo weekend di aprile, accanto ai vivaisti più importanti d’Italia, ospita produttori di oli essenziali, spezie, tisane, ceramiche floreali, cosmetici naturali e gioielli ispirati alla natura. Tra gli eventi più attesi vi è lo scambio di semi e piante della domenica mattina, che richiama appassionati da tutta Italia. Durante le giornate di “Di Rara Pianta” è possibile conoscere il Giardino Parolini con la guida di Giuseppe Busnardo, ma anche partecipare a laboratori su molte tematiche interessanti: ikebana, terrari, letture per bambini ed esposizioni d’arte dedicate ai fiori.
