Battistero Parrocchia Santa Barbara Ragalna: Storia e Architettura

Il termine TIPO, nel suo significato più generale, si riferisce a una forma comune o a un insieme di proprietà condivise da un certo numero di individui o oggetti. In questo senso, TIPO è sinonimo di CLASSE o FAMIGLIA. Questa accezione si applica anche all'architettura, permettendo di classificare gli edifici in base a caratteristiche comuni, al di là della loro individualità.

La storia della chiesa di Santa Barbara a Ragalna è legata a un evento drammatico: l'epidemia che colpì la Sicilia nel 1576. Per solennizzare il culto e la devozione a Santa Barbara, i giurati civici, accogliendo le istanze della popolazione che si era rivolta alla Santa per protezione, deliberarono di dedicarle un tempio più consono alla sua dignità. Tramite un atto del 7 marzo 1583, rilevarono dai Padri cassinesi l'oratorio di Santa Maria Maddalena, che fu successivamente inglobato nel nuovo tempio.

L'apparato decorativo della chiesa di Santa Barbara contribuisce a rafforzare la percezione che essa sia di stile Barocco. Tuttavia, la classificazione degli edifici non si basa sulla quantità di decorazione, ma piuttosto sugli aspetti planimetrici e di sviluppo in alzato. È importante notare che il Barocco arrivò in Sicilia non prima della fine del XVII secolo, mentre a Paternò, già un secolo prima, si iniziò a concepire la nuova chiesa Patronale. I cambiamenti nella concezione degli edifici, pur radicali, non cancellano i ragionamenti formali, strutturali e distributivi delle epoche precedenti, ma da essi attingono per reinventare.

Considerando le chiese presenti a Paternò prima dell'edificazione di Santa Barbara (Matrice, Gancia, Cristo al Monte, San Domenico), prevalentemente a sviluppo longitudinale e a unica navata (tranne la Matrice), sorge spontanea una domanda: perché per Santa Barbara fu scelta una forma apparentemente barocca, invece di continuare con uno sviluppo longitudinale? E perché Santa Barbara assume una forma di croce greca, non perfettamente riuscita nell'osservazione dello sviluppo dei bracci?

Fortunatamente, in architettura, almeno in passato, le scelte progettuali non erano dettate dal mero gusto estetico, ma cercavano di conferire significato e senso a ciò che veniva realizzato. Chi concepì la chiesa di Santa Barbara conosceva una storia architettonica ben più antica, attingendo alle radici dell'architettura del VI-IX secolo, in particolare all'Architettura Giustinianea di Costantinopoli (es. Santa Sofia, Santi Sergio e Bacco). Queste architetture, caratterizzate da piante centriche, furono il modello per le chiese paleocristiane (es. San Vitale a Ravenna, San Lorenzo a Milano), spesso con uno spazio centrale ottagonale.

Il numero 8, nella simbologia cristiana, rappresenta il passaggio dalla vita terrena a quella celeste, un passaggio che avviene nel battesimo e nel battesimo di sangue. Questa tipologia di chiesa, nota come "Martyria" (chiese dedicate ai santi martiri) o Battisteri, era frequente nel nord Italia e presentava una pianta ottagonale.

Santa Barbara è una chiesa con uno spazio centrale ottagonale, e Santa Barbara è una martire. L'organizzazione dello spazio liturgico di questa nuova chiesa mirava alla coerenza con la figura della Santa, non alla produzione del diverso o della novità. Successivamente, Paternò vide un proliferare di chiese a pianta centrica, un fenomeno unico nell'hinterland etneo, molte delle quali legate alla corrente del Barocco, che concepiva lo spazio come un evolversi di linee fluide concave-convesse, con impianti planimetrici basati sull'ellisse anziché sul cerchio o sull'ottagono.

La chiesa di Santa Barbara a Ragalna, costruita nel 1791 per volere del Cardinale Gianfrancesco Albani, fu riaperta al pubblico il 19 aprile 1998 dopo un accurato lavoro di recupero. La sua pianta ottagonale richiama la realtà ultraterrena, simboleggiata dai sette giorni della creazione. Le tre ante del fonte battesimale, intagliato da Francesco Saverio Moschetti, simboleggiano la Santissima Trinità, mentre quattro lunette sulle pareti narrano la storia del peccato originale.

Pianta ottagonale della chiesa di Santa Barbara

La chiesa di Santa Barbara è un edificio religioso la cui costruzione fu iniziata su iniziativa della comunità contadina durante la "Grande Guerra". Al termine delle funzioni, i fedeli contribuivano all'ampliamento della parrocchia estraendo pietrame da una cava limitrofa. Inizialmente soprannominata la "Nuova", si distingueva dalla più antica chiesa dedicata alla "Madonna del Carmelo". Il campanile, situato sul fianco est, ospita campane precedentemente custodite nella cappelletta dei "Pastanella". La facciata, divisa in tre sezioni, presenta un rosone centrale e due bifore simmetriche, mentre l'interno è arricchito da pregevoli arredi sacri.

In epoca romana, la Sicilia era il "granaio di Roma", il che suggerisce che le zone montane fossero abitate fin dall'epoca greca da nuclei familiari dediti a vari lavori. Un ramo di questi si stabilì a Ragalna, in contrada Eredità, dove furono portate in processione le Sacre Reliquie di Santa Barbara.

Dall'ultimo dopoguerra, i cittadini di Ragalna si sono distinti per la loro determinazione nel chiedere e ottenere la propria autonomia amministrativa, equiparando il comune ad altri centri della zona. Cuore di Ragalna, la "terrazza dell'Etna", è piazza Cisterna, una deliziosa piazza da cui, arrivando da Nicolosi, il campanile della Chiesa Madre funge da guida. Dalla piazza si diparte via Neghelli, che si trasforma in via Canfarella, attraversando l'omonima contrada che ospitò uno dei primi nuclei abitati di Ragalna. Lungo questa strada si apre una tipica trazzera siciliana che conduce ai resti della Chiesa della Canfarella, probabilmente il primo tempio del paese. Sebbene sconsacrata e inglobata in un complesso rurale (una masseria con un palmento), conserva ancora affreschi visibili sulle pareti. La piazza prende il nome dalla cisterna che vi si trova.

Nel campanile, sul fianco est, sono state trasferite campane dalla cappelletta dei Pastanella, oggi in rovina. L'interno del tempio è impreziosito da altari e statue di pregevole fattura. Percorrendo via Rocca si giunge nell'omonima piazza. Nei pressi si trova la piccola Chiesa di San Giovanni Bosco, il cui ingresso è fiancheggiato da due suggestivi filari di alti eucalipti.

Le relazioni delle visite pastorali, conservate negli archivi parrocchiali, sono una fonte preziosa per ricostruire la storia delle parrocchie, sia degli edifici che delle comunità. Le relazioni delle visite del 1907 e 1908, condotte da Mons. Pietro Balestra, rivelano la disposizione degli altari: nove in totale, con l'Altare Maggiore dedicato a Santa Barbara Vergine e Martire. Altri altari erano dedicati a San Sisinnio Martire, San Francesco d'Assisi, all'Assunta, alla Vergine delle Grazie, al Nazzareno, al Carmine, a San Luigi Gonzaga e alle Anime.

L'attuale cappella del Battistero, la più piccola situata sotto il campanile, era all'epoca dedicata alle Anime, secondo un'antica tradizione sarda. Il Battistero stesso si trovava nel pilastro tra le ultime due cappelle, non chiuso da cancello né coperto da conopeo, ma ben serrato, di marmo e completo di quanto necessario per l'amministrazione del Battesimo.

Ancora più curiosa è la visita del 1908, durante la quale il vescovo ordinò che sulla porticina del ciborio del Battistero fosse dipinto il Battesimo di Nostro Signore. Inoltre, dispose che il Battistero fosse trasferito quanto prima nella vicina cappella sotto il campanile, ritenuta più conveniente e dotata dei cancelli prescritti. Altri ordini riguardavano il trasferimento del simulacro di San Isidoro Agricoltore, la celebrazione della sua festa, il trasferimento del simulacro della Vergine del Carmine nella chiesa campestre e la sua sostituzione con il simulacro della Vergine di Bonaria. Infine, si ordinò che il simulacro di Santa Barbara, posto in una nicchia della cappella del Nazzareno, fosse conservato velato perpetuamente e utilizzato solo per le processioni.

Interno della chiesa di Santa Barbara con il fonte battesimale

Tra questi ordini, solo l'undicesimo non venne eseguito, poiché l'antico simulacro della Beata Vergine del Carmine rimase nella chiesa.

tags: #battistero #parrocchia #santa #barbara #ragalna