Il servizio agli altri è un elemento distintivo della vera cristianità. La Bibbia descrive in dettaglio il servizio devoto che Gesù Cristo ha reso all'umanità e incoraggia i suoi seguaci a fare lo stesso. Egli ha compiuto atti di guarigione, resuscitato i morti e ha sofferto per i nostri peccati.

Gli Atti di Servizio di Gesù Cristo
Dalla Bibbia apprendiamo i molti atti di servizio svolti da Gesù Cristo, il nostro Salvatore. Egli ci ha consigliato di impegnarci a seguire il Suo esempio perfetto aiutando il prossimo. Quando amiamo e serviamo il prossimo, mettiamo in pratica entrambi i comandamenti fondamentali. Aiutando i Suoi amati figli, dimostriamo a Dio il nostro amore. Servendoli, il nostro amore per i familiari, i vicini e persino i nemici cresce.
CIÒ che Gesù Cristo fece per aiutare il prossimo quando era sulla terra fu talmente meraviglioso che, dopo aver narrato numerosi avvenimenti della sua vita, un testimone oculare disse: “Ci sono, in effetti, molte altre cose che Gesù fece, le quali, se fossero scritte nei minimi particolari, suppongo che il mondo stesso non potrebbe contenere i rotoli scritti”. (Giovanni 21:25)

Gesù come Soccorritore Celeste
Dato che Gesù compì tante opere buone sulla terra, potremmo chiederci: ‘Come può essere nostro soccorritore in cielo?’ La risposta è molto incoraggiante e rassicurante. La Bibbia ci dice che Cristo entrò “nel cielo stesso, per comparire ora dinanzi alla persona di Dio per noi”. (Ebrei 9:24) L’apostolo Paolo spiega che Cristo “entrò una volta per sempre nel luogo santo [“nel cielo stesso”], no, non con sangue di capri e di giovani tori, ma col proprio sangue, e ottenne per noi una liberazione eterna”.
Anziché porre fine alla sua meravigliosa opera a favore del genere umano, l’ascensione al cielo consentì a Gesù di fare ancora di più. Dio, nella sua immeritata benignità, lo ha costituito “pubblico servitore” - sommo sacerdote - “alla destra del trono della Maestà nei cieli”. In cielo, quindi, Gesù opera come pubblico servitore per l’umanità, svolgendo un'opera simile a quella del sommo sacerdote di Israele a favore degli adoratori di Dio.
Paolo spiega che “ogni sommo sacerdote è costituito per offrire doni e sacrifici; perciò era necessario che anche [Gesù Cristo asceso ai cieli] avesse qualcosa da offrire”. Gesù aveva da offrire qualcosa di gran lunga superiore a ciò che offriva l’antico sommo sacerdote. “Se il sangue di capri e di tori” poteva conferire all’antico Israele un certo grado di purezza spirituale, “quanto più il sangue del Cristo…”.
Gesù: Un Pubblico Servitore Immortale
Gesù è un pubblico servitore straordinario anche perché gli è stata concessa l’immortalità. Nell’antico Israele “molti dovettero divenire sacerdoti in successione perché la morte impediva loro di rimanere tali”. Ma Gesù “ha il proprio sacerdozio senza successori. Di conseguenza egli può anche salvare completamente quelli che si accostano a Dio per mezzo suo, perché è sempre vivente per intercedere a loro favore”. (Ebrei 7:23-25; Romani 6:9) Alla destra di Dio in cielo abbiamo un pubblico servitore che “è sempre vivente per intercedere a nostro favore”.

La Compassione e la Disponibilità di Gesù
Quando Gesù era sulla terra, la gente accorreva da lui per avere aiuto, a volte percorrendo anche grandi distanze. (Matteo 4:24, 25) In cielo Gesù è prontamente accessibile a persone di tutte le nazioni. La descrizione di Gesù Cristo che troviamo nei Vangeli non lascia dubbi sulla sua disponibilità e sulla sua tenera compassione. Che altruismo manifestò! In più di un’occasione la sua intimità fu disturbata quando, con i discepoli, voleva concedersi un po’ di riposo. Anziché prendersela sentendosi privato di preziosi momenti di pace e tranquillità, Gesù era “mosso a pietà” verso coloro che cercavano il suo aiuto. Anche quando era stanco, affamato e assetato, ‘li riceveva benignamente’ ed era disposto a saltare il pranzo per aiutare i peccatori sinceri.
Mosso a pietà, Gesù agiva per soddisfare i bisogni fisici, emotivi e spirituali della gente. (Matteo 9:35-38; Marco 6:35-44) Inoltre insegnava alle persone come trovare sollievo e conforto durevoli. (Giovanni 4:7-30, 39-42) Il suo invito personale: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, poiché io sono d’indole mite e modesto di cuore, e troverete ristoro per le anime vostre” è fonte di grande incoraggiamento.

Il Sacrificio di Gesù e la Fede
L’amore di Gesù per il prossimo era così grande che alla fine diede la sua vita per l’umanità peccatrice. (Romani 5:6-8) L’apostolo Paolo fa questo ragionamento: “Se Geova Dio non risparmiò nemmeno il proprio Figlio, ma lo consegnò per tutti noi, perché non ci darà con lui benignamente anche tutte le altre cose? . . . Cristo Gesù è colui che morì, sì, anzi, colui che fu destato dai morti, che è alla destra di Dio, che pure intercede per noi”.
Come uomo, Gesù provò la fame, la sete, la stanchezza, l’angoscia, il dolore e la morte. Lo stress e le pressioni a cui fu sottoposto lo prepararono in maniera straordinaria per servire come Sommo Sacerdote a favore dell’umanità sofferente. Paolo scrisse: “[Gesù] dovette divenire simile ai suoi ‘fratelli’ sotto ogni aspetto, affinché divenisse un sommo sacerdote misericordioso e fedele nelle cose relative a Dio, al fine di offrire un sacrificio propiziatorio per i peccati del popolo. Poiché in ciò che egli stesso ha sofferto essendo messo alla prova, può venire in aiuto di quelli che sono messi alla prova”.
La Fede come Fondamento della Relazione con Dio
Gesù dimostrò di essere qualificato e desideroso di aiutare le persone ad avvicinarsi a Dio. La Bibbia ci assicura che “Geova è buono e pronto a perdonare”. (Salmo 86:5) E dice pure: “Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni ingiustizia”. (1 Giovanni 1:9)
Le tenere parole e azioni di Gesù riflettono la compassione, la misericordia e l’amore del Padre. Aiutando i peccatori pentiti, Gesù li aiuta a provare gioia e soddisfazione nei sinceri sforzi che compiono per piacere a Dio. Paolo riassunse la situazione dicendo: “Visto, perciò, che abbiamo un grande sommo sacerdote che ha attraversato i cieli, Gesù il Figlio di Dio, teniamo salda la nostra confessione di lui. Poiché non abbiamo come sommo sacerdote uno che non possa compatire le nostre debolezze, ma uno che è stato provato sotto ogni aspetto come noi, ma senza peccato. Accostiamoci perciò con libertà di parola al trono dell’immeritata benignità, affinché otteniamo misericordia e troviamo immeritata benignità per ricevere aiuto al tempo opportuno”.

La Preghiera e l'Intercessione di Gesù
Quando ci troviamo di fronte a problemi che ci sembrano insormontabili, come una malattia seria, il gravoso peso della colpa, lo scoraggiamento profondo o la depressione, possiamo avvalerci del prezioso privilegio della preghiera. Gesù stesso, la sera prima di cedere la sua vita, “continuò a pregare più intensamente; e il suo sudore divenne come gocce di sangue che cadevano al suolo”. (Luca 22:44) Gesù sa cosa significa pregare Dio intensamente. “Offrì supplicazioni e anche richieste a Colui che poteva salvarlo dalla morte, con forti grida e lacrime, e fu favorevolmente udito per il suo santo timore”. (Luca 22:43)
Gesù sa quanto sia importante per un essere umano essere “favorevolmente udito” e rafforzato. Inoltre promise: “Se chiederete al Padre qualche cosa egli ve la darà nel mio nome. . . . Chiedete e riceverete, affinché la vostra gioia sia resa piena”. (Giovanni 16:23, 24) Possiamo quindi rivolgerci a Dio con la fiducia che egli concederà a suo Figlio di impiegare la sua autorità e il valore del suo sacrificio di riscatto a nostro favore. Possiamo essere certi che nel suo ruolo celeste Gesù provvederà il giusto tipo di aiuto al momento opportuno.
Ad esempio, se abbiamo commesso un peccato di cui ci siamo sinceramente pentiti, possiamo trarre conforto dall’assicurazione che “abbiamo un soccorritore presso il Padre, Gesù Cristo, il giusto”. (1 Giovanni 2:1, 2) Il nostro Soccorritore e Confortatore in cielo supplicherà per noi affinché le nostre preghiere, fatte nel suo nome e in armonia con le Scritture, siano esaudite.
Gratitudine per il Dono del Riscatto
Rivolgersi a Dio tramite suo Figlio implica molto di più. Con il valore del suo sacrificio di riscatto, Cristo divenne - “mediante acquisto”, in un certo senso - ‘il proprietario che ha comprato’ la razza umana. (Galati 3:13; 4:5; 2 Pietro 2:1) Possiamo dimostrargli la nostra gratitudine per tutto ciò che fa per noi riconoscendolo come nostro proprietario e accogliendo il suo invito: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda di giorno in giorno il suo palo di tortura e mi segua di continuo”. (Luca 9:23)
Non si ‘rinnega se stessi’ semplicemente dicendo che egli è divenuto il nostro proprietario. Dopo tutto Cristo “morì per tutti affinché quelli che vivono vivano non più per se stessi, ma per colui che morì per loro”. (2 Corinti 5:14, 15) Perciò l’apprezzamento per il riscatto deve influire profondamente sulla nostra visione della vita, sulle nostre mete e sul nostro modo di vivere. Il nostro eterno debito nei confronti di “Cristo Gesù, che diede se stesso per noi”, dovrebbe spingerci a voler sapere di più su di lui e sul suo amorevole Padre, Geova Dio. Dovremmo anche voler crescere nella fede, per vivere secondo le benefiche norme di Dio ed essere ‘zelanti nelle opere eccellenti’.

La Fede come Dono e Guida
La fede è un dono meraviglioso e infinitamente prezioso. La nostra fede in una persona non può essere più profonda di quanto conosciamo quella persona. Perciò, quando parliamo di avere fede in Dio, la nostra fede in Dio dipende da quanto conosciamo Dio. È per questo che la Bibbia parla molto di crescere nella conoscenza di Dio.
La seconda epistola di Pietro ci esorta a conoscere Dio sempre di più e a tenere a mente ciò che già conosciamo. Serve conoscere Dio per avere più fede e per evitare di cadere nell’inganno dei falsi insegnanti. Pietro scrive questa epistola agli stessi lettori a cui aveva scritto la prima, aiutando i credenti ad evitare falsi insegnamenti. Anche noi siamo circondati da falsi insegnanti, quindi dobbiamo essere ben fondati nelle verità di Dio.
Pietro presenta i credenti come coloro che hanno ricevuto in sorte una fede preziosa, un dono che non dipende dal loro impegno ma dalla scelta di Dio. La fede, che ci salva, è qualcosa che abbiamo ricevuto da Dio; non origina in noi. Questo è esattamente ciò che Paolo dichiara in Efesini 2:8: “infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede; e ciò non viene da voi, è il dono di Dio”.
Gesù Cristo: Dio, Salvatore e Modello di Fede
La fede che abbiamo ricevuto è una fede nella giustizia del nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo. Per poter stare nella presenza di Dio, dobbiamo essere giusti. La fede in Gesù Cristo è una fede unica, che viene da Dio e porta la salvezza. Non ci sono diversi tipi di fede; c’è una sola vera fede, ed è quella che Dio dà per salvare un peccatore.
La nostra fede si basa sulla giustizia di Gesù Cristo. Nella salvezza, Dio prende il peccato di una persona e lo carica su Gesù Cristo, e poi copre quella persona con la giustizia di Gesù Cristo (2 Corinzi 5:21). La fede che abbiamo ricevuto è una fede che confida nella giustizia di Gesù Cristo.
Pietro, come Paolo e Giovanni, riconosceva che Gesù Cristo è Dio. Gesù Cristo, Dio incarnato, è il nostro Salvatore. La Bibbia è chiara sul fatto che esiste un solo Dio, ma in tre persone: Padre, Figlio e Spirito Santo. Gesù Cristo è veramente Dio, sovrano, potente, che regna sull’universo.

La Grazia e la Pace come Doni Divini
Pietro prega che la grazia e la pace siano moltiplicate ai suoi lettori. Siamo salvati per la grazia di Dio, non per alcun nostro merito. Iniziamo la vita cristiana per grazia e proseguiamo nella vita cristiana per grazia. La grazia è fondamentale.
In Gesù Cristo abbiamo pace con Dio, che ci permette di entrare nella sua presenza. Ci serve la pace di Dio per non avere un cuore turbato. Il mezzo per ricevere sempre più grazia e pace è tramite la conoscenza di Dio e di Gesù Cristo. La vera salvezza è conoscere Dio, non solo sapere fatti su di Lui, ma essere in rapporto con Lui.
Gesù ci invita a pregare incessantemente senza stancarci. La preghiera è fondamentalmente una questione di fede, basata sulla certezza di rivolgersi a un Padre che si prende cura dei suoi figli. La preghiera non ci toglie la fatica, ma è un aiuto necessario per affrontare la “battaglia” della vita.

Camminare per Fede con Perseveranza
La vita cristiana non è un cammino per visione, ma per fede, fede in tutto ciò che Dio dichiara: che Dio è santo, che noi siamo peccatori, che Dio giudicherà il mondo, che Gesù è morto sulla croce per i nostri peccati, che Gesù ritornerà per salvarci. FEDE è camminare sapendo che le cose dichiarate da Dio saranno così, anche quando non possiamo vederle ancora.
Per avere più fede, è importante ricordare la fedeltà di Dio nel passato, i tanti credenti che hanno già camminato per fede, oltre all'esempio perfetto di Gesù Cristo. Dobbiamo deporre ogni peso e il peccato che ci sta sempre attorno, e correre con perseveranza la gara che ci è posta davanti, tenendo gli occhi su Gesù, autore e compitore della nostra fede.
Il peccato ci fa cadere. Non possiamo correre quando siamo a terra. Il peccato ci fa cadere a terra. La perseveranza fa parte della vera salvezza. Riconoscendo il peccato come peccato, confessandolo e abbandonandolo, possiamo correre con perseveranza la gara che ci è posta davanti.
Gesù: L'Esempio Perfetto di Fede
Gesù Cristo è l'autore e il compitore della fede. La parola “autore” indica chi va avanti agli altri, chi mostra la strada per primo. Gesù è l'autore della vita, l'autore della salvezza, l'inizio della fede. Gesù è anche il compitore della fede, colui che la perfeziona e la rende completa. Egli è l'esempio di fede perfetta.
Gesù ha sofferto la croce e il vituperio volontariamente, per fede, guardando oltre le sofferenze, alla gioia che sarebbe seguita: la risurrezione, la vittoria sulla morte e l'acquisto della salvezza di coloro che il Padre Gli aveva dato. La gioia che Gli era posta davanti ha fortificato la fede di Gesù, permettendogli di passare la valle della croce.

L'Aiuto del Signore e la Nostra Parte
Molte persone non sanno come ricevere l'aiuto del Signore, pensando che le loro invocazioni spesso non abbiano risposta. Questo accade o per non seguire la Sua legge spirituale per ottenere un aiuto, o per mancato riconoscimento dell'aiuto quando ci viene dato. Il Signore intende che noi facciamo la nostra parte.
La legge spirituale per ottenere aiuto richiede fede: “chiedi con fede”. Se siamo purificati e nettati da ogni peccato, possiamo chiedere qualsiasi cosa nel nome di Gesù, e sarà fatta. Il Signore ci aiuta anche mediante le benedizioni del sacerdozio, che possono confortarci grandemente. Tuttavia, non c’è garanzia della loro realizzazione senza uno sforzo da parte nostra.
Il corretto uso dell’autorità del sacerdozio apre una via per la quale può venirci un aiuto, se il fine è coerente con la volontà del Signore. Il miglioramento avviene mediante passi successivi, dandoci la possibilità di imparare le lezioni che il Signore vuole insegnarci. Dobbiamo sforzarci di essere degni, di esercitare la fede necessaria e fare ciò che siamo capaci di fare.
Non tutte le preghiere saranno esaudite nella maniera che desideriamo. Non è sempre facile conoscere la volontà del Signore; tuttavia, possiamo esser certi che Egli non ci chiederà mai di fare qualcosa che non sia in armonia con i Suoi insegnamenti. Le nostre sincere preghiere vengono esaudite quando si adeguano alla volontà del Signore. Poiché non possiamo conoscere perfettamente la Sua volontà, dobbiamo camminare per fede.
