Ain Karim (o Ein Karem in ebraico), un pittoresco villaggio inglobato nella municipalità di Gerusalemme, si trova a circa 6 chilometri a ovest della Città Vecchia, tra le verdi colline della Giudea. Le sue costruzioni in pietra chiara si innalzano sui fianchi di colline, dove boschi di pini e cipressi si alternano a coltivazioni terrazzate di viti e olivi. Il nome Ain Karim significa etimologicamente "sorgente della vigna", a testimonianza della presenza di uva buona e abbondante nella zona.
Secondo le tradizioni antiche, ai tempi del Signore, Ain Karim era una città riservata ai sacerdoti e ai leviti; la sua vicinanza al Tempio facilitava gli spostamenti per il turno di servizio che prestavano ogni sei mesi. Questa località è profondamente radicata nella narrazione biblica, essendo tradizionalmente identificata come il luogo di eventi cruciali nella vita di Maria e Giovanni Battista.

La Visitazione di Maria a Elisabetta
Il calendario liturgico ricorda la Visitazione di Maria, ovvero il viaggio della Vergine presso la casa della sua parente Elisabetta. Questo episodio, narrato nel capitolo primo del Vangelo di Luca, è di fondamentale importanza. Maria, allora incinta di Gesù, si recò presso l'anziana Elisabetta, anch'ella in gravidanza (e prossima a dare alla luce Giovanni Battista, essendo già al sesto mese), per aiutarla nelle faccende domestiche.
Il Vangelo restituisce un quadro delicatissimo dell'incontro tra le donne: Elisabetta, che nella sua vecchiaia disperava della possibilità di avere figli, salutò con commozione e gioia Maria, che recava in grembo Gesù. Luca narra che l'episodio accadde presso una "regione montuosa, in una città di Giuda" (Lc 1, 39). Sebbene il Vangelo non nomini specificamente la località, la tradizione, consolidatasi tardi, identifica Ain Karim come questa città.
La città non doveva essere molto lontana da Gerusalemme, dove fu annunciata a Zaccaria la nascita di suo figlio. Non doveva essere un centro molto grande, visto che Luca ci dice che per i primi cinque mesi Elisabetta "si tenne nascosta" (Lc 1, 23). Per i primi secoli dell’epoca cristiana non si avevano ulteriori informazioni sulla località. Solo nel VI secolo, un pellegrino di nome Teodosio, in visita in Terra Santa, affermò di aver trovato il luogo dove viveva Elisabetta a cinque miglia da Gerusalemme. Fu così che si affermò, molto tardi, la tradizione che Ain Karim fosse il luogo dove Elisabetta visse con il marito Zaccaria e il loro figlio Giovanni.
Nel momento del saluto di Maria, accadde un fatto straordinario. Appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta, piena di Spirito Santo, esclamò a gran voce:
«Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore» (Lc 1, 40-45).
È stupefacente pensare che la prima parte dell’Ave Maria, la preghiera mariana per eccellenza, l’abbia completata Santa Elisabetta con l’espressione: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo”. Questo fu il meraviglioso suggello del celestiale saluto che l’angelo fece qualche settimana prima nell’Annunciazione: “Ave (Maria) piena di grazia, il Signore è con te”. La seconda parte dell’Ave Maria, quella che sgorga dalle labbra imploranti dell’umanità peccatrice, è stata aggiunta invece da Papa Celestino I nel 431 a seguito della proclamazione della divina maternità di Maria nel concilio di Efeso.
Dopo il saluto, Maria pronunciò il celebre inno del Magnificat, un cantico di lode e gratitudine:
L'anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente
e Santo è il suo nome:
di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato a mani vuote i ricchi.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.
(Lc 1, 46-55)
L’atmosfera che pervade l’episodio evangelico della Visitazione è la gioia, il mistero della Visitazione è un mistero di gioia. Giovanni il Battista esulta di gioia nel grembo di Santa Elisabetta; questa, colma di letizia per il dono della maternità, prorompe in benedizioni al Signore; Maria eleva il “Magnificat”, un inno tutto traboccante della gioia messianica. La misteriosa, nascosta sorgente di tale gioia è Gesù, che Maria ha già concepito per opera dello Spirito Santo, e che comincia già a sconfiggere quella che è la radice della paura, dell’angoscia, della tristezza: il peccato, la più umiliante schiavitù per l’uomo.

Il Santuario della Visitazione
Oggi, a pochi chilometri a ovest di Gerusalemme, si può visitare la chiesa che ricorda proprio l'episodio della Visitazione. L'attuale santuario della Visitazione sorge sul sito dove, secondo una consolidata tradizione e ricerche archeologiche, duemila anni fa si trovava la casa di Zaccaria.
Il complesso odierno si compone di una chiesa e della cripta, dove, secondo la tradizione, si sarebbe trovata la casa di Zaccaria e di Elisabetta. L’edificio superiore, la chiesa, si sviluppa bruscamente verso l’alto, un'idea brillante per sottolineare lo slancio che trasmettono le parole del Magnificat. La cripta, collocata al piano inferiore, proietta immediatamente il pellegrino in uno spazio domestico. Un pozzo centrale rimanda alle necessità quotidiane, mentre lo spazio raccolto invita a immaginare la quiete e la pace in cui vivevano le due parenti, custodendo i doni che il Signore aveva portato loro. All'interno, tre gradevoli affreschi, di stile italiano, ricordano gli episodi connessi alla nascita di Giovanni Battista: l’apparizione dell’angelo Gabriele a Zaccaria presso Gerusalemme; la Visitazione vera e propria; la strage degli Innocenti a cui Elisabetta ha premurosamente sottratto il piccolo Giovanni.
Gli scavi archeologici hanno mostrato che il culto cristiano nel luogo risale al periodo bizantino. La chiesa della Visitazione, terminata nel 1940 dall'architetto Antonio Barluzzi, si innalza sopra la cripta, nello stesso spazio prima occupato da quella costruita dai crociati nel XII secolo. Barluzzi recuperò il complesso architettonico a partire, probabilmente, dalla struttura medievale; anche allora alla cripta era sovrapposta una chiesa. Durante l’epoca crociata, accanto a questo insieme fu edificato anche il convento ancora oggi visibile attraverso l’ombreggiato cortile interno alla cinta. Con la cacciata dei crociati dalla Terra Santa, nel 1187, il santuario della Visitazione presso Ain Karim sprofondò nell’oblio e, dopo una breve dominazione armena, passò in mani musulmane entro il XVI secolo. La Chiesa della Visitazione appartiene dal XVII secolo alla Custodia della Terra Santa.
L’entrata usuale alla Chiesa della Visitazione è attraverso una scalinata esterna che raggiunge il cortile e attraversa una zona a giardino. Si arriva alla Chiesa della Visitazione salendo un'alta scalinata, da cui si dominano Ain Karim e i suoi dintorni. Alla fine della salita, il recinto è delimitato da un'artistica cancellata, da cui si entra in un ampio cortile: a sinistra, in una parete del santuario, un mosaico rappresenta la Madonna in viaggio da Nazareth, in groppa a un asino e circondata da angeli; a destra, accanto alla porta, un gruppo scultoreo rappresenta l’incontro delle due donne; dietro, sul muro, c’è il Magnificat, l’inno che Maria pronunciò, scritto in varie lingue. All’interno la decorazione pittorica mostra l’esaltazione della Madonna lungo i secoli, con scene come Maria mediatrice alle nozze di Cana, la Santissima Vergine che accoglie i fedeli sotto il suo manto, la proclamazione della sua maternità divina al Concilio di Efeso, la difesa dell’Immacolata Concezione da parte del beato Duns Scoto e l’intercessione in aiuto dei cristiani nella battaglia di Lepanto.
Si può sostare anche, non lontano dalla chiesa della Visitazione, presso il cosiddetto “Pozzo di Maria”. Si tratta di una sorgente naturale, posta ai piedi del rilievo su cui sorge il santuario, a cui, si dice, Maria attingesse acqua per portarla a Elisabetta. Poco più su, verso la strada che piega verso il complesso cristiano, svetta un minareto.

La Nascita di San Giovanni Battista
Secondo le antiche tradizioni, in questa località si trovava la casa di Zaccaria e di Elisabetta, e tre mesi dopo la Visitazione, quando giunse per Elisabetta il tempo del parto (Lc 1, 57), qui sarebbe nato San Giovanni Battista.
Il Vangelo di Luca narra dettagliatamente l'evento:
Per Elisabetta intanto si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva esaltato in lei la sua misericordia, e si rallegravano con lei. All'ottavo giorno vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo col nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne:
«No, si chiamerà Giovanni».
Le dissero:
«Non c'è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta, e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati (Lc 1, 57-63).
All'istante, a Zaccaria si sciolse la lingua e profetò dicendo il Benedictus, noto anche come il Cantico di Zaccaria, che la chiesa recita ogni giorno alle Lodi mattutine:
Benedetto il Signore Dio d'Israele,
perché ha visitato e redento il suo popolo,
e ha suscitato per noi una salvezza potente
nella casa di Davide, suo servo,
come aveva promesso
per bocca dei suoi santi profeti d'un tempo:
salvezza dai nostri nemici,
e dalle mani di quanti ci odiano.
Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri
e si è ricordato della sua santa alleanza,
del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre,
di concederci, liberati dalle mani dei nemici,
di servirlo senza timore,
in santità e giustizia
al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.
E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell'Altissimo
perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,
per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza
nella remissione dei suoi peccati,
grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio,
per cui verrà a visitarci dall'alto un sole che sorge
per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre
e nell'ombra della morte
e dirigere i nostri passi sulla via della pace.
(Lc 1, 68-79)
In questo inno emergono due profezie: quella sulla missione di Giovanni Battista: “E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade”.
La Potente Storia Di GIOVANNI BATTISTA: Il Profeta Che Preparò La Via A Gesù! Storia Biblica
La Chiesa di San Giovanni Battista
Il ricordo di questi fatti narrati da San Luca si conserva attualmente, oltre che nella Chiesa della Visitazione, anche nella Chiesa di San Giovanni Battista, considerata il luogo in cui egli ha visto la luce. Questo santuario si innalza al centro del paese ed è costruito in un luogo che la tradizione identifica come la casa di Zaccaria ed Elisabetta, e, quindi, dove sarebbe nato il Precursore.
Il santuario attuale ha mantenuto la struttura della costruzione crociata del XII secolo, che a sua volta doveva rispettare la precedente, di origine bizantina. I restauri richiesti tra i secoli XVII e XX, oltre a consolidare l’edificio, servirono ad arricchirlo e ad effettuare notevoli studi archeologici. Si tratta di una chiesa a tre navate e cupola a crociera, con una grotta scavata nell’abside sul lato nord, che senza dubbio faceva parte di un’abitazione ebrea del I secolo: secondo la tradizione, la casa di Zaccaria. Sotto l’altare una scritta in latino indica che lì nacque San Giovanni Battista: Hic Præcursor Domini natus est.
Come nel santuario della Visitazione, le pareti esterne sono ricoperte dall’inno che risuonò qui per la prima volta, il Benedictus, scritto in diverse lingue. Nella chiesa, sono presenti numerose rappresentazioni di San Giovanni, figura importante nell’economia della vicenda di Gesù. In quello stesso luogo, il piccolo Giovannino venne tenuto nascosto dentro una grotta, per salvarlo dalla strage dei bambini ordinata dal re Erode. Segni di quella grotta che salvò il piccolo Giovanni Battista sono visibili nella cripta, dove è stata posta anche una stella marmorea che ricorda il luogo della nascita del Battista.

L'Eremo di San Giovanni al Deserto
Un terzo santuario associato ad Ain Karim è l’Eremo di San Giovanni al Deserto, che fa memoria del luogo dove il Precursore trovò rifugio scampando alla strage degli Innocenti. Questo eremo si trova a ‘Ain el-Habís, a circa 3 Km da Ain Karim, e fa memoria del luogo dove San Giovanni Battista visse la sua infanzia e gli anni della preparazione al ministero pubblico.
La figura del Battista è strettamente associata al deserto, luogo di vita ascetica e, alla luce della storia di Israele, luogo dove si incontra la grazia di Dio. Le testimonianze scritte che conosciamo - relativamente tarde - ne sostengono la storicità basandosi sul nome e sulle rovine. ‘Ain el-Habìs significa "fonte dell’eremita": una definizione che ben richiama la figura del precursore, prototipo degli eremiti. La prima testimonianza scritta è di un Anonimo del XII secolo che ci lascia un breve cenno alla cappella nel Deserto.
Giovanni Zuallardo, disegnando le rovine nel 1586, le descrisse: “Uscendo dalla Visitazione, ci venne voglia di seguitare due o tre miglia più innanzi, per visitare il Deserto, dove san Giovanni Battista, guidato e confortato dallo Spirito Santo, visse la sua infanzia fino al giorno della sua apparizione in Israele, predicando il Battesimo di penitenza. L’antro o caverna dove il Santo dimorava, celebrata nell’inno che si canta in chiesa e che inizia: Antra deserti…, è incavata nella rupe nel mezzo e all’inizio del pendio di una montagna piena di cespugli, che diventa subito un precipizio, o sbalzo, guardando la profondità della Valle che ci è di fronte. L’entrata ad esso è assai difficile e stretta, ma qui giunti c’è una fontanella d’acqua buonissima, cui si può attingere sia in alto che in basso.” Nel 1626 padre Quaresmi parlò di una chiesa dedicata a San Giovanni in questo luogo.
Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Come descritto nel Vangelo di Luca, “nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconitide, e Lisania tetrarca dell’Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Voce di uno che grida nel deserto: ‘Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate.’ Vedendo Gesù venire verso di lui, disse: ‘Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: ‘È avanti a me, perché era prima di me’’.”
