La Disposizione a Tavola di Gesù e degli Apostoli nell'Ultima Cena

Le rappresentazioni dell’Ultima Cena nel mondo cristiano sono state impostate dalla maggior parte degli artisti, attraverso i secoli, prevalentemente con Gesù al centro e gli apostoli ai suoi lati, spesso in atteggiamento di tensione per la notizia del tradimento di uno di loro. Tuttavia, l’impostazione originaria del “banchetto” prende forma e spunto da quanto in uso nell’antichità classica pagana.

Il Contesto Storico e Culturale del Banchetto

Le Usanze del Banchetto nell'Antichità

Il modello della disposizione a tavola nell'Ultima Cena è di diretta derivazione romana, partendo dal convito nel triclinio delle residenze patrizie. Negli ambienti ebraici del tempo di Gesù, e più ampiamente nella Palestina del I secolo d.C., era comune mangiare sdraiati su cuscini o divani, una pratica condivisa con Greci e Romani. Questa usanza differisce notevolmente dall'immagine moderna di una tavola rettangolare con commensali seduti.

Secondo lo storico e biblista protestante Rudolf Bultmann, la presenza di un vassoio comune in tavola, invece di singoli piatti, è un elemento che si allinea con le usanze dell'epoca, anche se da lui considerato non coerente con una tradizionale cena di Pasqua ebraica, suggerendo che la descrizione di Giovanni faccia riferimento a tradizioni più antiche rispetto ai sinottici.

La Preparazione e il Luogo

Secondo quanto dicono i vangeli sinottici, il giovedì mattina i discepoli si presentarono a Gesù e gli chiesero in quale luogo egli volesse celebrare la Pasqua ebraica. Gesù mandò due discepoli (Luca specifica Pietro e Giovanni) in città dicendo loro che avrebbero incontrato lungo la via un uomo con una brocca d'acqua, diretto verso la casa del suo padrone. Il segno dato ai due apostoli era singolare, essendo l'ufficio di attingere l'acqua riservato ordinariamente alle donne. Diverse le ipotesi riguardo al proprietario della casa, senza dubbio un simpatizzante di Gesù. Il luogo dove oggi si ricorda l'Ultima Cena è il Santo Cenacolo, situato sul Monte Sion, oltre le mura dell'odierna città vecchia di Gerusalemme. Verso il 530 d.C., l'arcidiacono Teodosio, descrivendo la sua visita a Gerusalemme, parlando della chiesa della Sancta Sion, ritenuta come il luogo dell'Ultima Cena, affermò: "Ipsa fuit domus sancti Marci evangelistae" (Questa fu la casa di San Marco evangelista).

In base a ricerche storico-archeologiche, l'Ultima Cena si sarebbe svolta nella stanza superiore di una casa di Gerusalemme, probabilmente un pasto di natura pasquale per commemorare l'esodo degli ebrei dall'Egitto, benché alcuni studiosi propendano per una cena d'addio.

Ricostruzione grafica di un triclinio antico con divani a semicerchio e tavola centrale

La Disposizione a Tavola: Dalle Fonti Evangeliche alle Ricostruzioni

I Posti d'Onore e la Prossimità a Gesù

Terminata la lavanda dei piedi, riportata dal solo Vangelo secondo Giovanni, Gesù riprese posto a tavola. Egli occupava il posto più onorifico, e gli apostoli avevano dibattuto su chi dovesse sedersi nel posto più vicino a lui. Essendo la tavola a semicerchio, secondo una moda dell'epoca, i divani erano disposti radialmente all'esterno del semicerchio. Gesù occupava dunque il posto centrale al vertice del semicerchio e, a quanto dicono i vangeli, Pietro, Giovanni e Giuda Iscariota erano i commensali più vicini a lui.

L'archeologo Generoso Urcioli sostiene che la disposizione dei partecipanti alla cena prevedeva di stare alla destra e alla sinistra dell'ospite principale. Citando il Vangelo di Giovanni, Urcioli evidenzia che Giuda era molto vicino a Gesù, probabilmente alla sua sinistra, ed era colui che immergeva il pane nella ciotola comune dalla quale attingeva lo stesso Gesù. Le raffigurazioni artistiche tendono ad attribuire l'identità di Giovanni al personaggio seduto più vicino a Cristo, poiché nel Vangelo di Giovanni (13, 35) è scritto che egli reclinò la testa sul petto di Gesù. Mentre gli apostoli continuavano la cena, Gesù rivelò che uno di loro l'avrebbe presto tradito. I discepoli, entrati in confusione, chiesero al maestro chi di loro fosse il traditore e per ultimo Giovanni, su consiglio di Pietro, avvicinatosi a lui, gli chiese di mostrarglielo.

Ai tempi in cui viveva Gesù si era soliti mettere sul tavolo alcuni vassoi comuni nei quali si intinge il pane o le erbe amare. Gesù, secondo il Vangelo di Giovanni, intinse dunque un boccone di pane e lo porse a Giuda Iscariota dicendo: «Quello che devi fare, fallo presto»; nessuno dei commensali comprese il significato di tale gesto e Giuda ebbe la possibilità di alzarsi e di andare via.

Il Menù e i Simboli Pasquali

Il menù dell'Ultima Cena, in quanto pasto probabilmente pasquale, comprendeva: vino aromatizzato, pane azzimo, erbe amare, una salsa di pesce, olive, agnello e stufato di fagioli. Tra gli altri alimenti molto probabilmente presenti in questo evento legato alla figura di Cristo vi furono anche: lo cholent (un tradizionale stufato della cucina ebraica); l'issopo (un'erba simile alla lavanda), usato per condire le olive; lo charoset, fatto con i datteri. Questi elementi rimandano ai simboli collegati all'esodo: carne di agnello, erbe amare per ricordare la schiavitù in Egitto, pane azzimo per ricordare la fretta nell'uscita dall'Egitto, e diverse coppe di vino rituali.

Gesù, in quanto ebreo, conosceva perfettamente la Legge ebraica e parlava a ebrei con continui e precisi riferimenti alla Torah, in particolare al rito del Sacrificio Espiatorio.

La Rappresentazione Artistica dell'Ultima Cena

Le Tradizioni Iconografiche: dal Triclinio alla Tavola Rettangolare

Le rappresentazioni artistiche dell'Ultima Cena hanno attraversato diverse fasi storiche, riflettendo sia le usanze dell'epoca della creazione dell'opera che le interpretazioni teologiche. Inizialmente, il modello di banchetto romano del triclinio influenzò profondamente le prime raffigurazioni.

  • Il mosaico di S. Apollinare Nuovo (VI secolo d.C.)

    L’immagine a mosaico del VI secolo d.C., che si trova all’interno della chiesa di S. Apollinare Nuovo a Ravenna, di puro stile bizantino, è la più antica e importante testimonianza di Ultima Cena. Qui si vedono i personaggi tutti togati e distesi alla romana, dove Gesù è a sinistra in atto benedicente e riconoscibile dalla diversa colorazione della veste e dalla grande aureola; a destra prende posto Giuda e dietro, nel semicerchio, gli altri apostoli.

    Mosaico bizantino dell'Ultima Cena nella Basilica di Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna, con commensali distesi alla romana
  • L'affresco dell'Abazia di Sant'Angelo in Formis (IX secolo d.C.)

    Un affresco all'interno dell’Abazia Benedettina di Sant’Angelo in Formis (Capua) del IX secolo d.C., in piena età medievale, mantiene ancora l’impostazione di tipo classico romano. Gli apostoli sono sdraiati nel semicerchio del divano, Gesù è a sinistra anche qui in atto benedicente, riconoscibile dalla veste colorata e dalla grande aureola. Si nota uno degli apostoli che indica il centro della tavola dove al posto del vino, è presente in un vassoio rialzato un agnello arrostito, simbolo del sacrificio pasquale. La tavola è a semicerchio, Gesù è il primo a sinistra e Pietro il primo a destra. Tutti i discepoli sono sdraiati su divani e cuscini come Gesù e solo Pietro è seduto su uno sgabello, davanti alla tavola, ad anticipo della scena seguente della Lavanda dei piedi.

L'Istituzione dell'Eucaristia e la Rivelazione del Tradimento

Mentre la cena continuava, Gesù prese del pane e, dopo aver pronunciato la preghiera di benedizione, lo spezzò e dandolo ai discepoli disse: "Prendete e mangiate; questo è il mio corpo". Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: "Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati". Questo episodio è l'origine del rito eucaristico, un momento molto significativo per i cristiani.

Durante l'ultimo pasto, Gesù annunciò che uno di loro lo avrebbe tradito. Si è discusso a lungo se Giuda abbia partecipato o no all'eucaristia; i vangeli di Matteo e Marco inseriscono la rivelazione del suo tradimento prima dell'istituzione eucaristica, mentre Luca la inserisce dopo. Giovanni non parla dell'eucaristia.

La Comunità Ebraica e Roma

Discrepanze nelle Narrazioni Evangeliche

Esistono alcune importanti discrepanze tra le narrazioni dell'Ultima Cena di Gesù nei quattro vangeli, in particolare tra la narrazione del Vangelo secondo Marco (sulla quale si basano quelle di Matteo e di Luca) e quella del Vangelo secondo Giovanni. In tutti i vangeli canonici, la passione di Gesù avviene in occasione della festa della Pasqua ebraica, la Pesach.

In Marco si dice chiaramente che le preparazioni per l'ultima cena avvennero il giorno prima di Pesach, e che si trattava della cena di Pesach. Tuttavia, alcuni studiosi, come il biblista e sacerdote cattolico John Paul Meier, ritengono che l'Ultima Cena non sarebbe stata un banchetto pasquale, ma una cena d'addio, in cui Gesù avrebbe istituito un gesto rituale per ricordarsi di lui.

Il Vangelo secondo Giovanni, composto verso il 90-95 d.C. in greco, al di fuori della Palestina, dedica all'episodio dell'Ultima Cena i capitoli dal 13 al 17 e presenta, come in vari altri punti, delle "cuciture letterarie", ovvero incongruenze dovute allo stratificarsi di più fonti e autori nella stesura del testo.

Altre Rappresentazioni Artistiche e Varianti

Il celebre dipinto di Leonardo Da Vinci ha fortemente influenzato l'immaginario collettivo, presentando una tavola rettangolare, una disposizione che ricerche storico-archeologiche suggeriscono non essere stata quella reale. Molti artisti, nel corso dei secoli, hanno esplorato diverse composizioni:

  • Paolo Veronese con "La Convito in casa di Levi" (originariamente "Ultima Cena"), dovette cambiare il soggetto a seguito di una denuncia all'Inquisizione che riteneva il quadro si discostasse eccessivamente dalle rappresentazioni tradizionali.

  • Un'illustrazione descrive dodici personaggi raccolti intorno a una tavola rettangolare. Un uomo è seduto al centro di questa tavola e intorno a lui si dipanano raggi luminosi. Davanti a lui, quasi tra le sue braccia, un altro uomo sembra addormentato con le braccia incrociate sul tavolo, attribuibile a Giovanni che reclinò la testa sul petto di Gesù. Anche un'altra xilografia mantiene una struttura compositiva simile con Giovanni addormentato davanti a Cristo.

    Xilografia antica che raffigura l'Ultima Cena con tavolo rettangolare e Giovanni addormentato sul petto di Gesù
  • Livio Agresti realizzò un affresco con l’Ultima Cena nell’Oratorio del Gonfalone, scegliendo di posizionare gli apostoli intorno a un tavolo rotondo. Alle loro spalle, una sorta di propileo con colonne tortili fa da sfondo architettonico alla scena.

  • Federico Barocci, per il Duomo di Urbino (1590-1599), inserisce l’evento sacro all’interno di un luogo che richiama gli spazi architettonici della famiglia ducale, con Cristo come centro tematico. La sua tela rimanda alla tradizione dei teleri veneziani, come l’Ultima Cena di Tintoretto. Anche Giorgio Picchi commissionò un'Ultima Cena a Urbania nel 1586.

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