Il Duomo di Agrigento, o Cattedrale di San Gerlando, rappresenta una straordinaria testimonianza della sovrapposizione di diversi stili architettonici, frutto di nove secoli di trasformazioni, ampliamenti e restauri. Imponente ed elegante, essa domina il centro storico, custodendo opere d'arte, misteriosi oggetti e antiche leggende.

Storia e Fondazione
L’area su cui sorge la Cattedrale era considerata sacra già dai primi abitanti della città antica. Secondo alcuni studiosi, in questa zona sorgeva il Tempio di Zeus Atabirio, o di Zeus Polieo, oppure addirittura il tempio dedicato ad Athena, con fondamenta greche scoperte negli anni ’70. Altri, tuttavia, considerano una "vera favola" la credenza che la chiesa sia stata eretta sopra un antico tempio greco dedicato a Giove.
Dopo la conquista normanna della città (1086) e la nomina di San Gerlando di Besançon a suo vescovo (1088), inizialmente fu cattedrale di Agrigento la chiesa di Santa Maria dei Greci. Il Conte Ruggero, normanno, dopo aver debellato i Saraceni ed espugnato Agrigento, chiamò Gerlando dalla Borgogna, suo congiunto, e lo designò Capo della Chiesa Agrigentina, facendole delle concessioni con suo diploma del 1093. Nel 1096, su consiglio di Gerlando, il Conte Ruggero dispose che la celebrazione avvenisse con il rito Latino anziché con il rito Greco. Nell’anno 1099, Urbano II con sua bolla ratificò quanto fatto dal Conte Ruggero e diede a Gerlando e ai suoi successori la dignità di Vescovo.
San Gerlando, poi, in sei anni edificò la nuova cattedrale con l'episcopio. La costruzione dell’edificio risale al periodo tra il 1096 e 1102 per volere di Gerlando di Besançon, anche se alcuni testi indicano un inizio nel 1099 e completamento nel 1105. Molto probabilmente essa venne consacrata dal Santo verso gli anni 1093-95 e fu dedicata da San Gerlando alla Beata Maria Vergine Assunta in Cielo, a San Giacomo Maggiore (perché Agrigento era tornata cristiana il 25 Luglio del 1086) e a tutti gli altri apostoli.
Il Venerdì Santo della Cattedrale di San Gerlando Agrigento
Trasformazioni e Restauri nei Secoli
Nel corso dei secoli la Cattedrale ha subito continue trasformazioni ed aggiunte che ne hanno modificato sia l’aspetto esterno che quello interno, a causa di eventi naturali come frane e terremoti, sia per vicende storiche come la conquista della Sicilia da parte dei musulmani e le guerre di Federico II. L’edificio originario era in stile arabo-normanno, sopravvissuto solo nella zona del transetto e nella torre dell’orologio.
Nel XIV secolo i Chiaramonte, la famiglia nobile che governava Agrigento, fece ricostruire il Duomo nella forma attuale. Il vescovo Matteo II de Fugardo (1363-1388) la trovò in cattive condizioni e ottenne dal Papa Urbano VI una bolla per un’indulgenza a coloro che avessero contribuito al restauro. Il vescovo Agatone (1389-1392) espresse il desiderio che essa venisse dedicata a San Gerlando. Il vescovo Giuliano Cibo (1506-1537) fece eseguire diversi lavori di restauro ed ampliamento. Nel secolo XV si aggiunse, per opera di Giovanni Montaperto, l'attuale torre campanaria, costruita come baluardo per la chiesa e la città.
Tra la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo, per dare alla chiesa uno stile unitario, tutte le colonne vennero arrotondate e gli archi resi a tutto sesto, coprendo ogni cosa di gesso e di stucco. Il Vescovo Francesco Maria Rhini provvide a restaurare ed abbellire la Cattedrale nell’anno 1688.
La Frana del 1966 e i Lavori Recenti
L’orografia del terreno è particolare, in quanto la costruzione è avvenuta su una collina piena di infiltrazioni idriche. Il 19 Luglio 1966, infatti, un'improvvisa frana abbassò il piano della navata sinistra e ne fece crollare il tetto. Questo evento portò alla chiusura della Cattedrale fino al 1980. Successivi restauri consolidarono il costone a est tra il 2018 e il 2019, rendendo nuovamente accessibili e valorizzati i monumenti della zona, inclusa la Biblioteca Lucchesiana, la chiesa di S. Alfonso e il Museo Diocesano.
Architettura e Struttura
La Cattedrale di Agrigento è oggi una straordinaria testimonianza della sovrapposizione di diversi stili architettonici. Si presenta come un'ampia costruzione a croce latina con tre navate e tre absidi sul lato est, dal transetto poco allungato.

Esterni: Torri e Facciate
L'aspetto attuale del Duomo è il frutto di secoli di stratificazioni. La torre dell’orologio, risalente al XII secolo, nacque come luogo di avvistamento di epoca normanna. La prima Cattedrale, infatti, era concepita come "ecclesia munita", una chiesa fortificata con imponenti mura e torri difensive, rappresentando un centro di potere temporale e spirituale. La sua struttura, con numerose feritoie, suggerisce questa funzione militare. La torre campanaria del XV secolo, costruita dal canonico Montaperto e ricoperta di pietra bianca di Comiso, presenta quattro ordini sovrapposti con finestre cieche, lo stemma dei Montaperto, archi a sesto acuto e monofore corrispondenti alla cella campanaria.
Il portale d’ingresso ad arco in marmo bianco è in stile rinascimentale, mentre le decorazioni del presbiterio e la sezione centrale della chiesa sono barocche.
Interni: Navate, Soffitti e Stili
Anche all’interno della chiesa sono visibili i diversi interventi fatti nel corso dei secoli. Il gotico-chiaramontana si può notare nella parte iniziale della chiesa, con le sue colonne a base ottagonale che sorreggono gli archi a sesto acuto. L’originario stile arabo-normanno è sopravvissuto nel transetto.
Il soffitto è diviso in tre sezioni:
- La prima, in corrispondenza della navata centrale, è a capriate di legno con pitture che riproducono santi e risale al Cinquecento (più precisamente, al 1518, eseguito sotto il vescovo Giuliano Cybo e dipinto da Masolino da Floregia tra il 1511 e il 1514). I puntoni sono decorati con figure di Santi, mentre le decorazioni delle catene vennero eseguite nel secolo seguente (XVII secolo) durante i restauri del 1688.
- La seconda sezione, in stile spagnolo, è a cassettoni dorati ed ha al centro un’aquila bicipite, lo stemma degli Asburgo.
- La terza sezione, in corrispondenza dell’abside, ha un soffitto a cassettoni con stucchi bianchi e vari affreschi.

Opere d'Arte e Tesori
Il Duomo di Agrigento custodisce numerose opere d’arte collocate sugli altari, lungo le pareti delle navate e nella Cappella del Crocifisso.
Il Soffitto Ligneo: Un Capolavoro del XVI Secolo
Il tetto ligneo della Cattedrale agrigentina venne eseguito nel 1518. È composto da 12 capriate con catena, senza monaco. Ai lati delle catene stanno mensole riccamente scolpite, con un rosoncino pendulo. Nel centro di esse v’è una parte pendente con foglie scolpite e stemmi di alcuni Vescovi; fra le capriate si trovano cassettoni con 4 rosoni scolpiti per parte, e nella parte centrale altri rosoni. I puntoni sono decorati con figure di Santi, due per ogni trave, così come le catene. Nei puntoni dipinti nel XVI secolo si vedono figure di S. Apollonio, S. Nicolò, S. Giuliana, S. Agostino, S. Gregorio, ecc., con decorazioni a tinte calde relativamente ben conservate.
Nei primi mesi del 1685, come misura preventiva per il pericolo che presentava il soffitto ligneo, venne disposto il puntellamento delle capriate. I lavori di restauro, eseguiti nell’Agosto 1688 e ultimati il 10 Settembre dello stesso anno, comportarono la sostituzione di otto catene delle capriate e la rifazione di un tratto di soffitto cadente, con una spesa rilevante per l'epoca. Le travi sostituite nel 1688, come la 4ª e la 6ª, recano la data di quell'anno, mentre altre (2ª, 5ª, 6ª, 7ª, 8ª, e 12ª) recano lo stemma del Vescovo dell'epoca. In queste otto travi, le figure dei Santi e le decorazioni floreali sono state dipinte ex novo nel 1688; in alcune altre sono state restaurate, mentre in altre ancora sono rimaste intatte quelle del 1518.
La Cappella di San Gerlando
Nella navata destra del Duomo di Agrigento si trova la Cappella di San Gerlando, dove è custodita l’urna con le reliquie del santo. L’opera, realizzata nel 1639, è del maestro argentiere palermitano Michele Ricca. In occasione della Festa di San Gerlando, che ad Agrigento si festeggia il 25 febbraio e il 16 giugno, l’urna viene portata in processione per le vie della città.

Sarcofagi Greci e Romani
La visita alla Cattedrale consente anche l'accesso alla sala dei Sarcofagi, dove sono custoditi il celebre sarcofago di Ippolito e Fedra, oltre ad altri tre sarcofagi risalenti al V secolo a.C. e al III secolo d.C. Il sarcofago di Fedra, dopo essere stato temporaneamente spostato nella chiesa di San Nicola a seguito della frana del 1966, è tornato in Cattedrale 4-5 anni fa. Un tempo veniva usato come fonte battesimale, oggi è semplicemente esposto e narra una storia incestuosa.

Curiosità e Leggende
Il Fenomeno Acustico "Portavoce"
Nella cattedrale si verifica un particolare fenomeno acustico chiamato “portavoce”. Chiunque si trovi nel presbiterio può sentire ciò che viene detto, anche a bassa voce, da una persona posizionata all’ingresso della chiesa. Questo fenomeno è stupefacente, considerando che la distanza tra i due punti è di ben 85 metri.
La Misteriosa "Lettera del Diavolo"
Nella torre campanaria della Cattedrale di Agrigento è custodita una copia della cosiddetta Lettera del Diavolo. Si tratta di una lettera scritta, in caratteri apparentemente incomprensibili, da una monaca del Monastero benedettino di clausura di Palma di Montechiaro. La monaca, Maria Crocifissa della Concezione, si chiamava in realtà Isabella Tomasi e apparteneva alla stessa nobile famiglia dello scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa.
Secondo la leggenda, una notte del 1676, il Diavolo avrebbe fatto visita a Suor Maria Crocifissa, tentando invano la sorella con lusinghe e minacce. Alla fine, la costrinse a scrivere il contenuto della lettera, chiedendole di firmarla. La poveretta, invece di firmare, aggiunse di suo pugno soltanto “Ohimè!”. Satana infuriato la lasciò minacciando atrocità se non avesse adempiuto a quanto scritto sul foglio. A tutt’oggi indecifrata, la Lettera del Diavolo è esposta nella Torre Campanaria della Cattedrale.
Nel 2017 un gruppo di fisici e scienziati del Ludum Science Center di Catania è riuscito a fare chiarezza sul significato della lettera grazie ad un algoritmo. Gli studiosi sono partiti dagli alfabeti che potenzialmente potevano essere conosciuti da suor Maria Crocifissa. I caratteri utilizzati sono quelli dell’alfabeto greco, latino, runico e quello degli yazidi, un popolo considerato adoratore del diavolo che abitò il Sinjar iracheno prima della comparsa dell’Islam.

L'Altarolo e la Leggenda della Vera Croce
Negli ambienti della Cattedrale è stato gelosamente custodito per secoli l’Altarolo: un piccolo altare portatile con cui i Crociati celebravano messa nei campi di battaglia. Oggi esposto al MUDIA, su un lato dell’Altarolo sono raffigurati David e Salomone adoranti una Croce bizantina, motivo legato alla “Leggenda della Vera Croce”, nota a quel tempo solo in Oriente e di cui Gerlando fu il primo divulgatore. Resta il mistero se fosse suo o gli fu portato in dono dalla Terrasanta.
Il Santo e il Paladino: Un Enigma Irrisolto
Negli ambienti della Cattedrale si trova un’urna di vetro con un corpo imbalsamato, ufficialmente riconosciuto come San Felice Martire. Tuttavia, le inusuali vesti alimentano un’altra ipotesi, supportata da un’antica tradizione: che si tratti di Brandimarte, prode paladino di Carlo Magno. L’eroe morì lottando con Orlando e Oliviero contro tre cavalieri saraceni in un epico duello a Lampedusa. Ludovico Ariosto narra l'episodio nei canti XLII-XLIII dell’Orlando Furioso, dove Orlando volle che il corpo fosse traslato ad Agrigento e sepolto in Cattedrale. L’enigma sull’identità del corpo, se del cavaliere o del santo, resta irrisolto.
tags: #agrigento #cattedrale #spesa