La Cattedrale di Alife: Storia, Architettura e la Devozione a Santa Lucia

La Cattedrale di Alife, dedicata a Santa Maria Assunta in Cielo e a Santa Lucia, rappresenta un fulcro storico e spirituale nella diocesi. La sua storia architettonica è ricca di trasformazioni, mentre la devozione a Santa Lucia, profondamente radicata nel territorio alifano, si manifesta in diverse forme, inclusi preziosi ex-voto custoditi nella sua sacrestia e significative testimonianze artistiche presenti nella diocesi.

Veduta esterna della Cattedrale di Alife in stile romanico

Santa Lucia: Vita, Martirio e Patrocinio

Nata a Siracusa nell’ultimo quarto del terzo secolo, Santa Lucia fu una giovane promessa in sposa a un pagano del luogo. Anni or sono, nell’indagare riguardo a storia e popolare tradizione medica nella diocesi di Alife prima dell’unione con quella di Caiazzo, si apprese e annotò che a Santa Lucia ha fatto riferimento due volte San Tommaso d’Aquino nella Summa Teologica del 1265-1274.

In occasione di un pellegrinaggio al sepolcro di sant’Agata, a Catania, per implorare la guarigione della madre, le apparve la santa e le predisse il martirio. Di ritorno a Siracusa, Lucia si votò al Signore e rinunciò al matrimonio. Fu allora che, intorno all’anno 303 e in piena persecuzione contro i cristiani, il fidanzato respinto la denunziò al proconsole Pascasio.

Circa il ruolo nella medicina popolare, i santi risultano classificati in medici certi, medici probabili, medici secondo la tradizione, non medici ma attivi in medicina, e protettori contro gli stati patologici. I taumaturghi vengono, inoltre, distinti in generici, contro tutte le malattie, e specialisti, contro un certo tipo di infermità. Nel secondo caso, la specialità è stata attribuita al nome del santo o al genere di martirio sofferto o al morbo patito o alla causa di morte.

Ebbene, Santa Lucia non fu medico, però è stimata protettrice e, per giunta, taumaturga d’elezione contro le affezioni degli occhi. Più di altre ha ricevuto onori, omaggi ed ex voto; un riconoscimento singolare è il collirio preparato dagli speziali del Medioevo e denominato “Santa Lucia”. L'attribuzione di questa funzione pare che l’opinione comune l'abbia ricondotta a episodi leggendari della vita: una versione racconta che Lucia compì, in merito, un prodigio terapeutico quando era ancora in vita; un’altra narra che durante il martirio le cavarono gli splendidi occhi; un’altra, invece, riporta che fu lei a strapparseli, per inviarli, in un vassoio, e così sottrarsi alle pretese del proconsole che degli stessi s’era invaghito. Da tanto hanno tratto origine anche le differenti raffigurazioni.

Iconografia medievale di Santa Lucia con gli occhi nel vassoio

La Devozione a Santa Lucia nella Diocesi di Alife

In ogni caso e più nel dettaglio, della devozione per Santa Lucia e della ricorrenza del 13 dicembre nella diocesi Alifana si trovano riferimenti, senza andare troppo indietro nel tempo, in documenti ecclesiastici del XIX secolo. Della diffusione del culto si rinvengono informazioni a stampa su storia e in tradizioni locali.

La Cattedrale di Alife e il Titolo di Santa Lucia

Ad Alife, già nel Medioevo, dopo che nel IX secolo i Saraceni distrussero la chiesa matrice, le funzioni religiose vennero celebrate in un piccolo tempio dedicato alla Santa. Agli inizi del XII secolo, sorse la Basilica di San Sisto che inglobò quel luogo di culto. Pertanto, l’odierna Cattedrale, oltre che di Santa Maria Assunta in Cielo, acquisì anche il titolo di Santa Lucia.

L'Affresco Bizantino di Sant'Angelo d'Alife

In Sant’Angelo d’Alife - Raviscanina, prova di venerazione non recente è la chiesa di Santa Lucia, una delle prime costruzioni nell’ambito del castrum, castello medievale, già abitato nell’XI-XII secolo. Fu arcipretale nel 1591 e lo rimase per alcuni anni fino a quando il titolo passò a Santa Maria della Valle, in Sant’Angelo. Col tempo, il primo edificio diventò un rudere nella cui abside rimaneva soltanto un affresco che, di tipo bizantino, riproduceva la Giovane Martire. In seguito, quei resti sono stati sottoposti a restauro.

Il rispetto per Santa Lucia era vivace tanto che i sacerdoti della zona e i devoti si recavano al castello nel giorno della ricorrenza. Anche dopo, in occasione della festa, la statua lignea della Santa, riconducibile al ‘700, è stata portata in processione dalla parrocchiale di Sant’Angelo fino alla cappella ristrutturata. Nel 2016, una seconda statua, recente, è stata collocata, a permanenza, nel luogo di culto al castello.

Ricostruzione o schema dell'affresco bizantino della Giovane Martire

Altre Testimonianze di Culto nella Diocesi

Anche in altre località della diocesi la devozione a Santa Lucia era tutt’altro che trascurabile:

  • In Ailano le fu intitolata la “Chiesa di Santa Lucia, alla pantana” - al pantano - in seguito, “loco Santa Lucia” - luogo Santa Lucia. Oggi, l’edificio di culto non è più.
  • A Piedimonte, nel rione San Giovanni, nel XIV secolo edificarono - forse Sveva Sanseverino, pronipote di San Tommaso d’Aquino - la piccola chiesa di Santa Lucia ad montes, interessante per “il portale, in travertino, ad arco acuto” e per le maioliche della lunetta le quali riproducevano un paesaggio con la Santa e gli episodi della condanna e della decapitazione. Il canonico Luigi Merolla la restaurò, in parte, nella seconda metà del XIX secolo, ed è probabile che in quella circostanza sia stata posta in opera la composizione, in ceramica cerretese, ancora visibile negli anni Venti dello scorso secolo. Si racconta che subì gravi danni da un bombardamento alleato nell’ottobre del ’43. Restarono le mura perimetrali e il campanile a vela.
  • Sempre a Piedimonte, la “Chiesa ossia Cappella della Trinità”, pur essa risalente al ‘300, fu poi dedicata a “Santa Lucia ad aquas”, a motivo del vicino torrente che ancora scorre a limite di Piazza Carmine. Due iscrizioni all’interno del tempio ricordano, rispettivamente, che lo stesso, ampliato e decorato, fu consacrato l’8 aprile del 1907 dal vescovo Caracciolo e che, distrutto nel 1943 dal furore della guerra, fu riedificato più capiente e consacrato nell’aprile del 1956 dal vescovo Dondeo. Una statua del 1906 - anno scolpito sulla base d’appoggio del piede sinistro - raffigura la Santa che tiene, nella mano sinistra, la palma del martirio con l’immagine, simile a maschera, della zona degli occhi.

In passato, in occasione della ricorrenza, prima dell’avvento della luce elettrica - e perciò delle luminarie - gioia dei ragazzi era il falò che riscaldava e faceva luce nello spazio antistante. Prima del triduo il simulacro è stato esposto di lato e davanti l’altar maggiore; nel giorno della festa i fedeli hanno assistito numerosi a tre messe ordinarie nella mattinata e ad una solenne nel tardo pomeriggio; al termine delle funzioni, hanno baciato il reliquiario di Santa Lucia.

La Sacrestia della Cattedrale di Alife e gli Ex-Voto

Nella sacrestia della Cattedrale di Alife, ventisei ex voto, quasi tutti simili ad artistiche maschere bioculari, sono custoditi in uno scarabattolo. Questi oggetti rappresentano una tangibile prova delle intercessioni implorate e, probabilmente, ottenute dai fedeli, in linea con il patrocinio di Santa Lucia per la vista.

Foto di ex voto oculari o maschere bioculari in una bacheca

Architettura e Storia della Cattedrale Normanna di Alife

L’edificio della Cattedrale di Alife venne costruito dal conte normanno Rainulfo di Alife fra il 1127 e il 1135, inglobando una precedente struttura religiosa, con orientamento sull’asse nord-sud. Nel corso dei secoli ha subito più volte dei rifacimenti e principalmente nel 1450 ad opera del vescovo Moretta e, in maniera importante, a seguito del terremoto del 5 giugno 1688. Nel 1757 fu completato l’ampliamento delle tre navate.

La cripta fa parte dell’edificio originale in stile romanico; è divisa in tre navate da dodici colonne in pietra e con quattro corpi avanzati costruiti successivamente per reggere la cupola della cattedrale, termina con tre absidiole semicircolari. All’estremità destra del transetto si trova la Cappella del Santissimo.

Nel 1984 Luigi R. Cielo pubblicava il volume dedicato alla cattedrale normanna di Alife, in cui affrontava sia le questioni relative all'originaria architettura del complesso cattedrale-cripta, sia quelle inerenti alla decorazione scultorea dell'edificio. A distanza di quasi un trentennio lo studio di Cielo rivela a pieno il rigore scientifico con cui è stato condotto, risultando ancora valido nella sostanza delle sue conclusioni in merito non solo alla supposta committenza del conte Rainulfo e, quindi, a una datazione della cattedrale al secondo quarto del XII secolo, ma anche relativamente all'ipotesi di ricostruzione dell'originaria architettura della chiesa, che doveva pertanto presentarsi come una struttura a tre navate, terminante con altrettante absidi, leggermente distanziate, e transetto allineato.

La Cattedrale di Valencia. Tra Storia, Arte e Mistero !

tags: #affresco #nella #sacrestia #della #cattedrale #di