L'Abbazia di Montecassino, fondata nel 529 d.C. da San Benedetto e dai suoi monaci da Subiaco, è un simbolo della cristianità che ha subito numerose distruzioni e rinascite nel corso dei secoli. La sua storia è costellata di eventi drammatici e di magnifiche opere d'arte che ne hanno impreziosito gli interni.

La Storia Millenaria e le Distruzioni di Montecassino
Il grandioso monastero ha affrontato diverse distruzioni: la prima nel 577 d.C. ad opera dei Longobardi, poi nell’877 dai Saraceni, e un terribile terremoto nel 1349. L'ultimo e più devastante sfregio avvenne nel febbraio 1944, con la distruzione ad opera delle truppe alleate. I bombardamenti iniziarono il 15 febbraio e si protrassero incessantemente per tre giorni, dal 15 al 18 febbraio, giustificati dall’idea errata che all’interno dell’abbazia si trovassero armi automatiche.
La ricostruzione, iniziata repentinamente a causa dello sconvolgimento subito da uno dei luoghi simboli della Cristianità, fu un'impresa monumentale. Durante i lavori, che furono più propriamente di ricostruzione, vennero utilizzati anche i più piccoli frammenti di detriti lasciati a terra dalle bombe. Le sublimi decorazioni di marmi policromi furono ricollocate, così come le altre parti in pietra e il coro ligneo, mentre sui soffitti delle navate vennero poste delle cupolette intervallate da pennacchi e lunette, il tutto impreziosito da pregevoli cornici barocche intagliate e dorate.
L'Eredità Pittorica di Luca Giordano e la sua Perdita
Prima della distruzione del 1944, l'abbazia ospitava importanti opere del pittore napoletano Luca Giordano. Tra queste, un grande dipinto su muro di controfacciata dedicato alla "consacrazione della basilica del 1071", andato distrutto con il bombardamento. Di esso si conserva un bozzetto del 1677 presso il Museo dell’Abbazia di Montecassino. Anche la pala d'altare della cappella di S. Vittore era stata affrescata da Luca Giordano nel XVII secolo.
Luca Giordano, soprannominato "Luca fa presto" per la sua straordinaria velocità esecutiva, è annoverabile tra i più acclamati e prolifici artisti del Seicento, con oltre tremila dipinti realizzati nel corso della sua vita. La sua pittura è ricca, piena di ispirazione e di poesia, caratterizzata da forti contrasti. Tra i tanti bozzetti custoditi ed esposti nella Sala dei Bozzetti del Museo dell’Abbazia di Montecassino, vi è un frammento di affresco di Luca Giordano dal titolo San Benedetto piange la distruzione di Montecassino, un'opera che prefigura profeticamente gli eventi tragici subiti dal monastero.
La sua prolificità si estese anche a Napoli, dove affrescò la navata e la cupola delle chiese di San Gregorio Armeno e di Santa Brigida, oltre alla decorazione di San Pietro ad Aram. Già settantenne, nella città partenopea, realizzò il suo ultimo grande capolavoro: il Trionfo di Giuditta, sul soffitto della Cappella del Tesoro della Certosa di San Martino.

La Rinascita Artistica del Dopoguerra: Pietro Annigoni
Dopo la ricostruzione post bellica del complesso abbaziale, l'opera del pittore Pietro Annigoni ha caratterizzato la fase tardo novecentesca della decorazione della chiesa, con l'obiettivo di colmare i vuoti lasciati dalla distruzione. Annigoni è annoverabile tra i più importanti artisti figurativi del Novecento, uno dei pochi al mondo in grado di eseguire la tecnica dell’affresco sublimandola, studiando fedelmente i modelli dei grandi Maestri del Rinascimento. Era consapevole dei propri mezzi espressivi e amava ripetere: “I miei affreschi, i miei grandi olii, le mie acqueforti, resteranno in chiese, musei per i secoli a venire. Le invenzioni pittoriche tanto di moda oggi, sono invece destinate a finire nel niente, soprattutto se sono realizzate con la colla, pezzi di pane secco, lembi di stoffa…”
Le sue commissioni a Montecassino inclusero:
- La pala d'altare della cappella di S. Vittore (1972), sostituendo quella già affrescata da Luca Giordano. Costituita da una tavola, raffigura "l'abate Desiderio (papa Vittore III) che riceve la Regola e il pastorale da San Benedetto".
- Gli affreschi della cupola (1979-1980).
- Il grande affresco di controfacciata (1979), un'opera di 50mq intitolata "La Gloria di San Benedetto", che venne a sostituire il dipinto su muro del pittore napoletano dedicato alla "consacrazione della basilica del 1071".
L'affresco di controfacciata, "La Gloria di San Benedetto", mostra il santo circondato da monaci, monache, vescovi e figure fondamentali per la storia del monastero. Tra i personaggi raffigurati si riconoscono papa Vittore III, già abate Desiderio, artefice dello splendore di Montecassino nel secolo XI, San Gregorio Magno, primo biografo di San Benedetto, e papa Paolo VI che nel 1964 riconsacrò la basilica e proclamò San Benedetto Patrono Principale d'Europa. Uno studio preparatorio dell'affresco di Annigoni relativo al volto di San Benedetto, conservato nel Museo dell'Abbazia di Montecassino, mette in evidenza le sue capacità ritrattistiche, confermate dai volti espressivi dei personaggi nel dipinto.

Gli Allievi di Annigoni: Romano Stefanelli e Silvestro Pistolesi
A partire dallo stesso periodo, con Pietro Annigoni lavorarono i suoi allievi Romano Stefanelli e Silvestro Pistolesi. A Romano Stefanelli venne affidato, a partire dal 1984, il soffitto della zona absidale, sul coro, e alcune porzioni sopra il grandioso affresco in controfacciata.
Silvestro Pistolesi è l’unico ad aver lavorato nell’Abbazia anche in epoche successive. Risale ai primi anni Novanta il grandioso affresco nel Refettorio, raffigurante la Cena in Emmaus, alto 3,5 metri per 9 di lunghezza. Sempre al Pistolesi si deve la decorazione di un'intera cappella nella navata sinistra, con tre grandiose pale d'altare (3 metri di altezza per 1,70 di larghezza). Sulla parete sinistra un meraviglioso chiaroscuro lascia intravedere solo la figura di San Paolo che scrive le lettere, mentre nell’opera sulla destra è rappresentato San Pietro in carcere, cui appare l’Angelo. Lo stupore nel volto accomuna il tema ai grandiosi esempi dei secoli precedenti, e l’attenzione dello spettatore è catturata primariamente dal rosso intenso dell’abito del Santo. Entrambe le pale furono realizzate nello stesso periodo dell’affresco del Refettorio, mentre nel 2009, in epoca più recente, fu posta nella parete centrale la pala d’altare con l’Incontro tra i due Santi.
Negli stessi anni, precisamente nel 1993, veniva inaugurata, nelle immediate adiacenze del centro di Cassino, la prima sede della Galleria d’Arte “La Fenice”. Il titolare Luigi Attanasio, avendo avuto modo di conoscere di persona Pietro Annigoni ed i suoi allievi mentre lavoravano nell’abbazia, scelse proprio loro per dare inizio alle esposizioni, come testimonia la prima mostra inaugurale, una personale di Silvestro Pistolesi, seguita immediatamente da una di Romano Stefanelli.
Il Nuovo Ciclo Pittorico: Sergio Favotto per la Volta della Basilica
La basilica, ricostruita e consacrata da papa Paolo VI nel 1964, rimase per anni senza gli affreschi originali di Luca Giordano, irrimediabilmente perduti. Per colmare i vuoti della volta, nel 2003, l’allora abate di Montecassino, Fabio Bernardo D’Onorio, incaricò Sergio Favotto, pittore nato a Musano (Treviso) nel 1945 e non nuovo alla decorazione di edifici ecclesiastici, di eseguire gli affreschi per la basilica. Si tratta di un lavoro ciclopico, un ciclo di teleri, come nella tradizione veneta.
Il progetto decorativo, ancora in attesa di completamento, è un'opera monumentale che, oltre ai quattro affreschi già posizionati nel presbiterio, comprende altre 51 imponenti tele commissionate all’artista per la volta della basilica (non ancora collocate), per un totale di 450 metri quadrati di superficie dipinta. A questi si aggiungono oltre 300 disegni, bozzetti e affreschi preparatori prodotti dal maestro nell’arco di un ventennio di lavoro.
La vicenda umana e artistica vissuta da Favotto è un caso senza precedenti di committenza e stalli, dovuti a difficoltà burocratiche e procedurali. Un volume d'arte intitolato "San Benedetto. Affreschi, dipinti e bozzetti per l’abbazia di Montecassino", scritto dallo stesso Sergio Favotto e pubblicato da Edizioni Chartesia, è stato presentato in occasione dell'80° anniversario del bombardamento del monastero. Il libro, che si propone di “dare un nuovo cielo” all’abbazia, svela in anteprima assoluta l'inedito progetto decorativo, con un ricchissimo apparato iconografico di oltre 150 immagini e un testo bilingue in italiano e inglese. Le tele di Favotto sono descritte come un’opera immersiva, risultato stilistico dell'esperienza pittorica dell'artista, e rappresentano un'occasione per restituire luce alla volta dell’abbazia stessa.