La Crocifissione e gli Affreschi nelle Chiese della Provincia di Bergamo: Storia e Analisi

Il mistero della Crocifissione ha da sempre affascinato pittori e scultori di ogni tempo, dando vita a capolavori straordinari. Anche sul territorio bergamasco, un percorso tra le opere che rappresentano la Crocifissione e altri cicli affrescati può riservare emozioni inaspettate, significative per la bellezza esecutiva, la storia che le circonda e la profonda venerazione.

affresco Crocifissione in chiesa antica

Crocifissi e Sculture Lignee: Testimonianze di Fede e Arte

Il Crocifisso della Basilica di Santa Maria Maggiore: Un'Opera dalla Storia al Femminile

Con la sua aura arcaica, sofferente e potente, il Crocifisso appeso sopra l’altare maggiore della Basilica di Santa Maria Maggiore è di certo una delle opere più commoventi e ammirate della città. Grazie alle ricerche della storica Maria Teresa Brolis, oggi sappiamo che questa scultura nasconde una storia di inaspettata intraprendenza femminile in quelli che, forse non del tutto a ragione, siamo abituati a chiamare i “secoli bui” del Medioevo. È infatti nella primavera del 1350, nel pieno furoreggiare della peste, che la bergamasca Belfiore, sola e pure un poco avanti negli anni, decide di affrontare il pellegrinaggio verso la Città Eterna. Prima di partire, com’era consuetudine, predispone il suo testamento, destinando una bella somma perché venisse scolpito e dipinto un Crocifisso per l’altare della Basilica. Questo spaccato apre una finestra sulle figure delle donne committenti d’arte, non solo regine e principesse ma, come dimostra la vicenda di Belfiore, anche donne benestanti appartenenti al ceto medio-alto.

Il Misterioso Crocifisso di Rosate nella Cattedrale di Bergamo

Basta entrare nella Cattedrale in Città Alta, nella Cappella del Crocifisso, per individuare al primo colpo d’occhio ciò che tanto intriga del misterioso “Crocifisso di Rosate”: il Cristo porta capelli veri e ha una mano priva del chiodo che lo dovrebbe aggrappare alla croce. Intorno a questo crocifisso - approdato in Duomo nel 1810, a seguito della chiusura del monastero di Rosate all’epoca delle soppressioni napoleoniche - da sempre, secondo la tradizione, sono fioriti miracoli, tant’è che la venerazione è ancor oggi viva più che mai. Se la presenza dei capelli veri è facile da ricondurre alle cure delle suore del monastero, la mancanza del chiodo è avvolta in una leggenda: si narra che una suora, accusata ingiustamente dalla superiora, si sfogò inconsolabilmente parlando a tu per tu con il crocifisso e chiedendo cosa mai avesse fatto per meritarsi tali accuse. Fu allora che la mano sinistra si staccò dalla croce per abbracciarla. Da quel momento fu stabilito che la mano del Cristo non venisse più inchiodata e così ancora oggi è un nastro che la tiene fissata al legno della croce.

Il Grande Crocifisso Ligneo nella Basilica di Sant'Alessandro in Colonna

Qualche mese fa è stato ricollocato nella Basilica di S. Alessandro in Colonna, dopo un complesso intervento di restauro, un grande Crocifisso ligneo a grandezza naturale, che sino ad oggi era stato custodito nella Domus attigua alla chiesa. Ora è stato sospeso in alto, a dominare non a caso quella Cappella del Crocifisso che in passato, grazie alla devozione dell’omonima confraternita, doveva essere affollata di dipinti, sculture e fregi, dalla “Pietà” di Lorenzo Lotto al presepe e ai bassorilievi in terracotta di Jacopino Scipioni. Se la mano dello scultore del Crocifisso non è ancora stata identificata, ammirarlo da sotto in su svela la sua bellezza carica di pathos e raffinatezza esecutiva: un volto allungato e scavato, il corpo affilato, il legno combusto a segnare le piaghe della Passione. Il prezioso perizoma originale, riaffiorato soltanto a seguito del restauro eseguito da Antonio Zaccaria, era nascosto sotto una spessa coltre di rigessature e ridipinture che per secoli ci avevano mostrato un Crocifisso dalle fattezze completamente diverse.

Crocifisso ligneo restaurato

Il Rito della Deposizione a Vertova: Un Cristo dalle Braccia Snodabili

Dal 1725, anno in cui i fabbriceri della chiesa commissionarono ad Andrea e Gian Bettino Fantoni la statua in legno del Cristo Crocifisso, ogni anno una vera e propria folla raggiunge Vertova il Venerdì Santo per assistere al rito della Deposizione del Cristo dalla Croce e della processione per le vie del paese, con attori in costume che mettono in scena il racconto evangelico. La singolarità di questa scultura processionale, uscita dalla bottega dei Fantoni di Rovetta - una delle più straordinarie “officine” di intaglio ligneo nella storia dell’arte lombarda - sta nell’essere dotata di braccia snodabili proprio in funzione della sacra rappresentazione. Ciò permette che la statua possa essere deposta dalla croce e adagiata sul baldacchino da portare in processione. Nella cerimonia della Deposizione, rimasta sostanzialmente invariata da allora, figuranti in costume rappresentanti i Giudei raggiungono in alto il Crocifisso, fanno passare un lenzuolo bianco dietro il capo di Gesù, ne fasciano il braccio destro e asciugano con delicatezza le ferite alla mano e al costato. Ai colpi di martello che riecheggiano in chiesa, le braccia snodabili sono liberate dai chiodi e, con un realismo impressionante, ricadono abbandonate lungo il corpo del Cristo che a questo punto viene calato e deposto sulla lettiga.

2020-04-25_10e30, Io mè, Deposizione corona al monumento ai caduti, Semonte di VERTOVA BG

Affreschi e Cicli Pittorici: Narrazioni Murali della Spiritualità Bergamasca

La Chiesetta di San Martino a Brusaporto: Un Trittico del Quattrocento

La chiesetta di S. Martino è un piccolo gioiello romanico. Recentemente restaurata, è affrescata con un trittico del 1400 di notevole imponenza, raffigurante al centro la Madonna miracolosa sul trono con il Bambino che sorregge l’usignolo, ai lati due Santi: Martino e Giovanni Battista. Sul manto della Madonna vi è una scritta in latino di cinque righe che ricorda il passaggio da Brusaporto nell’anno 1527 di seimila Lanzichenecchi avviati alla presa di Roma (il famoso sacco di Roma).

Gli Affreschi dell'Ex-Chiesa di Sant'Antonio in Foris a Bergamo

Sulla lunetta del portale laterale della ex-chiesa di S. Antonio in Foris, seppure sbiadita è ancora visibile la decorazione e un affresco rappresentante una Madonna in trono col Bimbo, affiancata dai santi Antonio abate e Tommaso di Canterbury. Tutt’intorno, sull’arco di pietra intonacato che chiude la lunetta, appare un motivo decorativo formato da quindici tondi accostati l’uno accanto all’altro, racchiudenti teste di Santi di tono grigio roseo, in parte consunti e in parte anche mancanti. Ritenuti da Angelini di pregio non comune sia in senso artistico che per la loro rarità, l’affresco è stato assegnato da L. Angelini alla scuola bergamasca dell’inizio del XIII secolo, ritenendolo eseguito subito dopo il 1208, anno in cui un documento attesta la scelta del luogo di edificazione della chiesetta e dell’ospedale di S. Antonio. Le tre figure bizantineggianti aureolate denotano nella loro ieratica rigidità il carattere tipico della pittura duecentesca. Angelini trovava conferma all'antichità del dipinto nella vicinanza stilistica ad affreschi, anch’essi frammentari, nella cripta di S. Michele al Pozzo Bianco e nei riquadri dell’arcone della Curia antistante alla facciata di S. Maria Maggiore. La Vergine con S. Giuseppe e il Bambino proveniente dalla chiesa di S. Antonio in Foris è oggi esposta al Museo dell’Affresco di Bergamo ed è assegnata all’inizio del XIII secolo. In questa antica sede si conservano molti altri lacerti o porzioni smunte e sbiadite dallo scorrere del tempo, provenienti da edifici sacri e profani della città (come il monastero di S. Marta). Gli affreschi della chiesetta di Sant’Antonio in Foris fanno capo al secondo e terzo gruppo affisso alla parete nord del palazzo, e ci restituiscono numerose immagini di Sant’Antonio abate, della Vergine con Bimbo, apostoli e Santi vari tra cui Bartolomeo.

affresco Madonna in trono con Bambino

La Crocifissione e la Danza Macabra nella Chiesetta di San Marco a Ponte San Pietro

La chiesetta di San Marco si trova in località Briolo, nel territorio di Ponte San Pietro (BG), in posizione isolata e campestre, sul ciglio del fiume Brembo. Il contesto è rurale e marginale rispetto al centro abitato, caratterizzato storicamente da campi e aree destinate alla sepoltura dei morti di peste. La chiesetta di San Marco ha origine nel XIV secolo come cappella campestre legata alla sepoltura delle vittime delle pestilenze. La più antica attestazione documentata è l'affresco della Crocefissione datato 1471. Nel 1575 san Carlo Borromeo ne ordinò la parziale demolizione, lasciando solo la cappella maggiore. Durante la peste del 1630-1632 l'area divenne luogo di sepoltura dei morti, come attestano i registri parrocchiali. Nel 1923 la chiesa fu decorata con nuovi affreschi in memoria delle vittime della peste e della Prima guerra mondiale. L'edificio presenta un aspetto esterno semplice e dimesso, tipico di una cappella rurale. L'interno, invece, è di grande impatto artistico e simbolico. Nell'abside è conservata la Crocifissione del 1471, riportata alla luce durante i restauri degli anni 1982-1984. Le pareti sono interamente affrescate da Aldo Lazzarini nel 1923, con un ciclo pittorico ispirato al tema della peste e della morte. Particolarmente significativa è la decorazione superiore con una singolare danza macabra, popolata da scheletri, serpenti, civette e figure umane di ogni condizione sociale. Le ossa e i teschi visibili all'interno testimoniano l'antica funzione funeraria del luogo, rendendo la chiesetta un unicum per valore storico, artistico e simbolico.

affresco Crocifissione e danza macabra

L'Affresco di San Cristoforo nella Chiesa di Sant'Agostino

Un notevole affresco, datato agli anni Ottanta del Trecento da Stella Malaton e Matteo Lampertico, si trova probabilmente nella Chiesa di Sant'Agostino, rilevando una certa affinità con altri affreschi presenti in loco. Questo affresco è diviso in due riquadri inseriti in cornice con motivi geometrici e impostato su una zoccolatura a finto marmo. L'iconografia qui adottata rende in immagini l'etimologia del nome Cristoforo, che dal greco significa "colui che porta Cristo". San Cristoforo è infatti rappresentato mentre porta sulla sua spalla destra Gesù Bambino e volge lo sguardo al piccolo Gesù, che ricambia lo sguardo. La leggenda diffusa in Occidente raccontava come il santo fosse stato un uomo di statura gigantesca. Un giorno egli aveva portato da una sponda all'altra di un fiume un bambino, che solo alla fine della traversata gli aveva rivelato di essere Cristo, facendo germogliare il bastone che egli aveva usato come aiuto. Gesù Bambino ha in mano un papiro di colore bianco e fissa con occhi amorevoli il santo, forse accarezzando i suoi capelli castani, poiché il suo braccio scompare dietro la sua nuca. Entrambi sono stati rappresentati con un'aureola ben visibile. Gesù, a cavalcioni sulle spalle del santo, indossa una tunica bianca mentre il santo porta una veste rosacea, aperta sul davanti e lunga fino alle ginocchia, con maniche lunghe che cadono in varie pieghe. La parte superiore dello sfondo della pittura è scura, risaltando le figure; la parte inferiore è invece più chiara.

affresco San Cristoforo con Bambino

tags: #affreschi #di #crocifissione #nelle #chiese #bergamasche