La Gestione delle Finanze Pontificie: Struttura, Riforme e Sfide

La gestione delle finanze della Santa Sede è un tema complesso e in continua evoluzione, caratterizzato da riforme significative e sfide persistenti. Con l'istituzione di specifici organismi, la Santa Sede si allinea alla "comunità internazionale che si sta sempre più dotando di principi e strumenti giuridici che permettano di prevenire e contrastare il fenomeno del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo". La Santa Sede approva questo impegno e intende far proprie queste regole nell'utilizzo delle risorse materiali che servono allo svolgimento della propria missione e dei compiti dello Stato della Città del Vaticano. L'Autorità di Informazione Finanziaria (A.I.F.) è stata istituita da papa Benedetto XVI con la lettera apostolica in forma di motu proprio del 30 dicembre 2010 per la prevenzione e il contrasto delle attività illegali in campo finanziario e monetario.

La Riforma della Finanza Vaticana sotto Papa Francesco

La grande riforma della finanza vaticana avviata da Papa Francesco nel 2014, tuttavia, sembra aver perso forza propulsiva. Travolto dallo scandalo riguardante l’investimento della Segreteria di Stato vaticana in un palazzo nel centro di Londra, Papa Francesco ha, passo dopo passo, smantellato e ricostruito le finanze vaticane, introducendo nuovi riferimenti e cambiamenti strutturali.

Lo Scandalo di Londra e le Sue Conseguenze

Vale la pena ricostruire alcuni passaggi della vicenda che ha portato alla situazione attuale. Nel 2018, la Segreteria di Stato aveva deciso di investire in un palazzo di lusso a Londra. Due broker si sono succeduti nella gestione dell’investimento, finché la Santa Sede, per evitare ulteriori perdite e riprendere in mano il controllo delle operazioni, ha deciso di rilevare il palazzo. Nell’uscire dalle operazioni in corso, la Santa Sede ha dovuto pagare, da contratto, gli intermediari. Ha chiesto quindi all’Istituto per le Opere di Religione (IOR) un prestito per poter concludere l’investimento. Sebbene lo IOR abbia messo in chiaro nel suo ultimo rapporto annuale che non può dare prestiti, si deve ricordare che l’Istituto è lì per sostenere la Chiesa nella sua missione. Può dare anticipazioni, e lo ha fatto, intervenendo anche in aiuto di diocesi disastrate. E infatti, lo IOR aveva inizialmente accettato la richiesta della Segreteria di Stato, salvo cambiare idea pochi giorni prima che tutto fosse definito, riferire tutto al Papa, e far così partire l’indagine dei Promotori di Giustizia.

Lo stesso è successo con un provvedimento effettuato in Inghilterra su Gianluigi Torzi, uno degli intermediari dell’affare di Londra, cui erano stati congelati i conti. Non solo il giudice inglese Baumgartner ha revocato il provvedimento, ma ha anche contestato l’operato dei pm vaticani, sottolineando come la ricostruzione dei fatti fosse oggetto di "mischaracterization" o "misinterpretion" (errata caratterizzazione o incomprensione). La settimana scorsa, un giudice istruttore italiano ha spiccato dei mandati di cattura per lo stesso intermediario e altri soci per auto-riciclaggio e fatturazione fraudolenta. I giudici vaticani lamentavano anche di un uso improprio dell’Obolo di San Pietro, che dovrebbe essere destinato alla carità del Papa. Sono dettagli, e molto tecnici, che dimostrano come il sistema finanziario della Santa Sede stia perdendo l’equilibrio generale precedentemente raggiunto.

Cambiamenti ai Vertici e Strutture di Controllo

A questo punto, Papa Francesco ha provveduto a cambiare profondamente i vertici delle finanze vaticane: Tommaso Di Ruzza, direttore dell’Autorità di Informazione Finanziaria, non è stato rinnovato nel suo incarico, sostituito da Giuseppe Schlitzer; prima di lui, René Bruelhart, presidente della stessa autorità anti-riciclaggio, non era stato rinnovato, sostituito da Carmelo Barbagallo. La Segreteria di Stato ha anche perso la possibilità di gestire fondi propri, in favore dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica.

Chi è, dunque, a gestire le finanze del Vaticano? Prima di tutto, la Segreteria per l’Economia. L’organismo fondato nel 2014 dal Cardinale George Pell ha ora in padre Juan Antonio Guerrero Alves un prefetto molto attivo. Ha presentato il bilancio della Santa Sede dello scorso anno e anche il budget previsto per l’anno prossimo. È stato presente sui media vaticani per spiegare il senso di quello che ha chiamato "bilancio di missione". La Segreteria per l'Economia ha preso, dunque, quel ruolo di controllo e di indirizzo che dovrebbe permettere alle finanze vaticane di migliorare la loro gestione, riducendo al minimo i rischi di errori. Supervisiona i bilanci, fornisce linee guida di spesa e razionalizza i costi. Il Prefetto della Segreteria per l'Economia è anche membro della Commissione per le questioni riservate, che stabilisce quali atti di natura economica devono essere riservati. Il Segretariato per l'economia era in passato la Prefettura per gli affari economici, riformata nel 2012 e quasi equiparata a un Ministero delle finanze.

Organigramma delle principali istituzioni finanziarie vaticane

Poi, c’è l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA), che è chiamata sempre più a diventare una sorta di “banca centrale” e ad avere la centralità del controllo degli investimenti. Per portare avanti questo processo, è stato chiamato per la prima volta come segretario generale un laico, Fabio Gasperini, con un lungo curriculum internazionale e una giovanile esperienza nel governatorato. Ad oggi, però, l’unico ente da cui ha ricevuto la gestione dei fondi, per decisione papale, è proprio la Segreteria di Stato coinvolta nello scandalo. L'APSA sta quindi assumendo sempre più il ruolo di una banca centrale e nel 2013 ha subito una piccola riforma che ha modificato il ruolo dei consiglieri, rendendoli parte di un consiglio di vigilanza. Come "banca centrale", l'APSA ha anche la gestione del patrimonio immobiliare della Santa Sede. "È anche grazie agli affitti di mercato praticati sui prestigiosi immobili di proprietà a Parigi e a Londra, che è possibile concedere all'Ospizio Apostolico un comodato d'uso gratuito di una struttura come Palazzo Migliori, a due passi dal colonnato di San Pietro, per l'accoglienza dei senzatetto accolti dai volontari della Comunità di Sant'Egidio."

L'Autorità di Supervisione e Informazione Finanziaria (ASIF)

L’Autorità di Informazione Finanziaria, l'organismo di intelligence finanziaria vaticano, al momento, sta raccogliendo i frutti del lavoro precedente. Vertici nuovi, persino nuovo nome, ora definito in Autorità di Supervisione e Informazione Finanziaria (ASIF), fino ad ora la nuova autorità ha soprattutto affrontato problemi e riforme. Problemi come quelli della gestione dei partner internazionali, preoccupati dalla deriva giustizialista che aveva portato alle perquisizioni negli uffici di una autorità indipendente. L'Autorità di vigilanza e di informazione finanziaria si tratta di un'autorità di intelligence che ha solo un'entità sotto diretta osservazione, lo IOR. L'Autorità ha il compito di indagare sulle transazioni finanziarie sospette che le vengono segnalate e di presentare le relazioni al Promotore di Giustizia, che deciderà se proseguire o meno l'indagine. Questo dato, sottovalutato, crea un piccolo cortocircuito, perché l’Autorità di intelligence finanziaria ha la supervisione solo dello IOR, ma questo mantiene la sua autonomia, anche sul fronte del Regolamento di Curia. C’è, dunque, un ente di controllo che ha meno autonomia dell’ente controllato. Il cambio di nome dell’AIF in ASIF sarà ben accolto, o ne saranno rilevate le criticità? Il regime delle segnalazioni sospette sarà giudicato affidabile? E, se sì, come sarà considerato l’operato del Tribunale?

Altri Organismi e Autonomie Finanziarie

Oltre all'amministrazione della Segreteria di Stato, esistono altre entità autonome. Il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, ad esempio, dispone di un proprio bilancio e di proprie risorse, che però non sono state rese note dal 2015. Da tempo è stato previsto un bilancio consolidato che includa quello della Curia, cioè degli organi della Santa Sede, e quello dello Stato, ma non è ancora stato realizzato. Resta da vedere, tuttavia, se il Dicastero per l'Evangelizzazione erediterà la libertà finanziaria della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli. Quando il dicastero missionario fu effettivamente istituito con il nome di Propaganda Fide nel 1622, si pensò di dargli autonomia finanziaria, in modo che il denaro potesse affluire direttamente alle missioni. Va anche ricordato che, in realtà, tutti i dicasteri godevano di autonomia finanziaria, entro certi limiti, perché ricevevano donazioni personali e per scopi personali. Quando il cardinale George Pell, in qualità di Prefetto delle Finanze, parlava di centinaia di milioni di euro nascosti, cioè occultati, in vari conti, parlava proprio delle risorse personali dei dicasteri che potevano amministrare liberalmente.

La Valutazione di MONEYVAL e le Sfide del Sistema Giudiziario

Il comitato del Consiglio d’Europa MONEYVAL valuta l’aderenza alle norme internazionali di trasparenza finanziaria dei Paesi. Un suo rapporto sui progressi, atteso il prossimo 26 aprile, delineerà con precisione le cose positive e negative della finanza vaticana, e in particolare del modo in cui il sistema giudiziario vaticano applica le leggi. La valutazione si concentrerà sull’efficacia del sistema giudiziario, ovvero quanti processi nascono dalle segnalazioni sospette. A rappresentare la Santa Sede ci sarà anche Roberto Zannotti, promotore di giustizia vaticano, a capo della sezione speciale del Tribunale contro i crimini economici e finanziari dal 2016, e dal 2019 consulente delle strutture previste dall’Ordinamento Giudiziario nello Stato della Città del Vaticano in materia economica, tributaria e fiscale. La valutazione sarà su quello che è successo negli anni precedenti, dunque non si riferirà agli ultimi cambiamenti. Al rapporto sui progressi del 2017, MONEYVAL descrisse come “modesti” i risultati del tribunale. Fino al 2016 non c’erano segnalazioni, poi alle segnalazioni non è stato spesso dato seguito. Diventa dunque evidente che il problema della Santa Sede non è solo economico. Il primo rapporto di MONEYVAL del 2012 leggeva che il cammino della Santa Sede verso la trasparenza finanziaria era un percorso "coerente con la sua natura e il suo carattere internazionale", oltre che con "la sua missione religiosa e morale". È un impegno importante per essere credibili nel mondo. Vale la pena ricordare che tutte queste decisioni seguono l'adesione della Santa Sede alla Convenzione di Merida, che è la Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione.

Logo di MONEYVAL e bandiera del Vaticano

L'Affidamento "In House" e i Rischi Associati

Anche il Vaticano si è accorto che l’affidamento "in house" sottintende gravi pericoli per la gestione, in questo caso finanziaria (ma non solo), dei beni della Chiesa. Una lettera apostolica in forma di “motu proprio” sulle attività di investimento finanziario della Santa Sede, ad opera di Papa Francesco, toglie allo IOR gli investimenti finanziari in esclusiva. L’affidamento "in house" concede la possibilità, generalmente per un ente pubblico o religioso, di affidare direttamente un’attività a una società da esso controllata, in via esclusiva. Ciò viene giustificato per semplificare e mantenere il controllo pubblico, o dello stesso Ente. Spesso si tratta di una procedura sconsigliabile. Nel caso dello IOR vaticano, nato per sviluppare i beni della Chiesa destinati ad attività religiose e di misericordia, i guai arrivano da lontano, come dimostra il caso del Banco Ambrosiano. L’introduzione della nuova normativa sugli investimenti è arrivata durante il processo che riguarda il Cardinal Becciu per la gestione di fondi riservati della Segreteria di Stato. Chi pensava che l’esclusiva assicurasse un maggiore controllo e trasparenza nelle questioni finanziarie vaticane è stato smentito. Le aziende "in house" (completamente pubbliche) non hanno lo stesso incentivo a innovare o a contenere i costi come un’azienda scelta attraverso l’appalto pubblico. Il rischio di inefficienze gestionali delle società "in house" che lavorano in condizioni di monopolio sono portate a sviluppare inefficienze tipiche delle strutture burocratiche. L’ente pubblico affidante avrebbe oneri maggiori di regolazione (di obiettivi e di controllo) che necessitano di competenze e trasparenza nell’attività di regolazione.

Il problema economico, per la Santa Sede, resta grande, e la pandemia ha messo a dura prova le casse vaticane. Mentre enti come lo IOR mantengono una loro autonomia, una politica di contenimento degli stipendi ha previsto un decurtamento per gli ufficiali ecclesiastici e per i cardinali, e il blocco degli scatti di anzianità per i dipendenti. L’ASIF è in questi tagli. Ma anche questo provvedimento è tutto da verificare all’atto pratico. Per i dirigenti verrà applicato solo sullo stipendio base, mentre non vengono intaccati i compensi aggiuntivi da contratto a margine. Le costose consulenze resteranno e potranno essere ancora fatte. Sono questi dettagli che dimostrano come il sistema finanziario vaticano non abbia, in questo momento, una chiara direzione.

Evoluzione Storica delle Finanze Vaticane

La storia delle moderne finanze vaticane inizia poco dopo la morte di Pio XI. Il 10 febbraio 1939, monsignor Angelo Pomata si presentò a un banco delle "Opere di Religione". Il cassiere era Massimo Spada. Pomata si trovava lì per ordine di Eugenio Pacelli, che aveva assunto la carica di Camerlengo alla morte del Papa. Spada aprì un conto, sotto il nome di "Segreteria di Stato - Obolus New Accounts". Attraverso questo conto corrente, e poi attraverso la piena autonomia dell'"Istituto di Opere di Religione" - la cosiddetta "banca vaticana", che in realtà è più simile a un fondo fiduciario - i fondi potevano essere messi a disposizione del Papa a sua discrezione, sia per rimpinguare il bilancio della Santa Sede, sia per destinarli in beneficenza.

L’Istituto per le Opere di Religione è stato fondato qualche anno prima che la Santa Sede iniziasse a dotarsi di strumenti finanziari. Dal 1870 al 1929, dopo che Roma fu invasa dal Regno d'Italia, la Santa Sede non ebbe alcun territorio. Il governo italiano aveva anche accettato di trasferire una somma alla Santa Sede per compensare il "male" causato dalla perdita dello Stato Pontificio. Cosa fare di questo patrimonio? Bernardino Nogara ha portato il concetto di azionariato in Vaticano. Gli fu affidata la Sezione Speciale dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, e da quella postazione - analoga a una banca centrale - acquistò azioni, con investimenti cospicui e di successo. Era l'epoca della Grande Depressione del 1929, che permise a Nogara di acquistare azioni di diverse società, permettendogli di far parte dei consigli di amministrazione di innumerevoli aziende italiane, e accrescendo il suo prestigio internazionale. Il percorso dello IOR per essere riconosciuto dalle istituzioni estere come controparte affidabile è stato particolarmente lungo, come per tutte le istituzioni finanziarie del mondo. Spesso, il problema sulle finanze della Santa Sede è di tipo comunicativo. In molti casi si confonde Santa Sede con Città del Vaticano con le amministrazioni ecclesiastiche.

Bernardino Nogara, l'architetto delle finanze vaticane moderne

Il Rapporto tra Chiesa e Finanza nel Corso dei Secoli

La relazione tra religione e denaro, cioè la ricchezza tanto cercata quanto vituperata, è un tema ricorrente. L’uso sinonimico corrente di denaro e moneta distrae dalla differenza insita nei due termini, e si preferisce utilizzare il termine finanza, che significa tutte le diverse attività che per mezzo, ma non esclusivamente, dell’intermediazione bancaria consentono di acquisire e/o distribuire risorse monetarie e creditizie. La finanza non ha mai goduto, nel passato, di grande stima, essendo legata a pratiche monetarie e creditizie sottoposte invariabilmente ai vincoli della religione, ma indispensabile per le attività economiche. Per molti secoli finanza e religione hanno costituito le due facce di una stessa medaglia e, ancor oggi, le riflessioni sulle regole che devono muovere i mercati finanziari ritornano a interrogarsi sul possibile ruolo della religione e, in modo particolare, del cristianesimo. La Chiesa fu ed è, ancor più dopo il 1870, uno Stato capitalistico per eccellenza. L’impegno e le attività dei cattolici nel settore finanziario durante il periodo unitario non possono prescindere dalla presenza e dagli insegnamenti della Chiesa, come gerarchia e come guida spirituale e sociale, poiché nell’arco di due millenni le attività economiche sono state costantemente sotto la lente del cristianesimo, un controllo sicuramente non sempre benevolo, attento ai risvolti morali delle pratiche commerciali, bancarie e finanziarie.

La Chiesa si installa ovunque trova possibilità di vita, moltiplicando le fondazioni che garantiscono la sua missione spirituale e la sua potenza, configurandosi come un "impero" religioso-finanziario di non scarsa rilevanza. Ai contenuti finanziari delle rivoluzioni comunale e industriale la Chiesa si è opposta nella teoria, ma non nella prassi. La Santa Sede, ancorché minuscola per estensione, rappresenta pur sempre l’elemento temporale, mentre la sua vocazione religiosa è universale. Gli studi hanno ampiamente sottolineato il rapporto della Chiesa con le varie forme di capitalismo, anche se non sempre tutto si è svolto per il meglio. Le necessità finanziarie determinarono esigenze e urgenze, spesso drammatiche, riassumibili nelle parole che sul letto di morte papa Bonifacio IX sembra abbia pronunciato: «Se avessi denaro mi sentirei meglio». Con le perdite territoriali, la Chiesa si è trovata proiettata nell’unica dimensione possibile di capitalismo: quella finanziaria. Priva di un’adeguata base fiscale ed economica, la Chiesa può contare quasi esclusivamente su entrate provenienti da investimenti mobiliari, da rendite immobiliari e dalle offerte dei fedeli. I costi dei servizi religiosi rappresentano una porzione poco significativa.

La solidità e la continuità della presenza della Chiesa nella storia sono supportate dalla sua linea politica, articolata in tre forme principali. La prima - denominata costantiniana-eusebiana - prevede che lo Stato cristiano si avvalga della forza del potere dell’imperatore, in qualità di vicario di Cristo, per l'universalizzazione dell'impero cristiano. La seconda si rifà a Gelasio I e diverrà il fondamento della teocrazia medievale, con la teoria delle due spade alla base di lunghi scontri tra potere politico e potere religioso. La terza forma è la conseguenza delle due città di Agostino, dove Chiesa e Stato sono incarnazioni storiche i cui scontri sono la norma, data una separazione solo formale e simbolica. Con opportuni adattamenti, i tre schemi sono stati utilizzati dalla Chiesa ben oltre l’Ottocento. La storia unitaria, da Pio IX a Benedetto XVI, è segnata da pontefici di grande forza che hanno inciso, e incidono, con maggior o minor vigore, anche nelle vicende finanziarie. Di contro, l’apporto dei cattolici alla costruzione politica dello Stato unitario ha subìto vincoli religiosi che hanno impedito una loro presenza organica nelle aule parlamentari per circa mezzo secolo. Nella formazione del sistema bancario e finanziario italiano non si distingue l’apporto di cattolici organizzati deliberatamente per queste finalità. Solo l’ala intransigente dell’Opera dei congressi si occuperà specificatamente di casse rurali, banche popolari e altri istituti di minor peso con esiti sicuramente positivi.

Paolo VI intendeva affidare anche le finanze ad ecclesiastici perché, conoscendo molto bene la Curia e gli intrecci economici della Santa Sede, cercava di liberare sia la Santa Sede sia lo Stato di Città del Vaticano da questi intrecci, nei quali laici ‘romani’ avevano molti poteri. Ha pensato dunque di affidare formalmente questi poteri ad ecclesiastici anche con la creazione della Prefettura per gli affari economici, che Benz riteneva la riforma più rilevante, per quanto riguarda le finanze, della Costituzione Apostolica "Regimini Ecclesiae Universae" e che invece sembra destinata a scomparire. Ma la gestione è rimasta in mano a laici ‘romani’. Anche nella scelta degli ecclesiastici non si fu talora molto felici, come nel caso del Presidente dello IOR, scelto perché ‘americano’ e dunque bravo negli affari. Ma anche il Prelato gestiva lo IOR in modo molto ‘romano’.

Principi Comuni nella Gestione Finanziaria Pontificia

Ci si chiede se esista un principio comune al modo in cui sono state gestite le finanze della Santa Sede. Le circostanze hanno determinato la gestione finanziaria: l’introduzione dell’Obolo di San Pietro, la scelta di Pio IX (di passare dalla rendita agraria evanescente degli Stati pontifici al contributo libero dei fedeli); la grave penuria finanziaria tra il 1870 e il 1929; le risorse ingenti dopo il 1929 e fino al 1965; le notevoli difficoltà dei 20 anni seguenti; le migliori prospettive degli anni novanta del XX secolo e l’equilibrio ristabilito; le nuove difficoltà del periodo successivo. Senza entrate tributarie qualunque entità, oggi, fatica. In Svizzera, ad esempio, i circa 2,5 milioni di cattolici generano entrate tributarie (imposta ecclesiastica) annue di circa 1 miliardo di euro, gestite da laici, con i vescovi che ne hanno a disposizione l’1%. Una parrocchia come quella di Givisiez nel Cantone di Friburgo, con 2000 cattolici, ha un bilancio annuo di circa 3 milioni di euro, gestiti da laici.

L'Importanza della Trasparenza e della Comunicazione

Spesso, il problema sulle finanze della Santa Sede è di tipo comunicativo. In molti casi si confonde Santa Sede con Città del Vaticano con le amministrazioni ecclesiastiche. In altri casi, semplicemente non si capisce l'utilità delle finanze della Santa Sede. Ma come si può davvero comunicare il tema "le finanze del Papa"? La risposta è: trasparenza, trasparenza e ancora trasparenza. Nessuna paura. Dire le cose come stanno. Bilanci pubblici per tutti gli enti che fanno capo a Santa Sede e SCV, per la CEP, per i Dicasteri, per il personale, per gli investimenti mobiliari e immobiliari, sulle destinazioni del denaro, salari, pensioni, locazioni. C’era una cornice legale, portata avanti dai tempi di Benedetto XVI, che aveva garantito una certa considerazione internazionale. E questo si nota, in fondo, nella vicenda giudiziaria che ha coinvolto la Santa Sede in quest’ultimo anno e mezzo. Si è detto che è bene che i guai siano stati scoperchiati dall’interno. L'ultima riforma economica della Santa Sede ha visto dei passi avanti e poi passi indietro. Ora, in pratica, sembra si sia tornati allo status quo. Per questo, il giudizio di MONEYVAL è atteso per capire le criticità e il futuro del sistema finanziario vaticano.

I SOLDI Del VATICANO: Lo IOR

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