Nel panorama contemporaneo, caratterizzato da una profonda trasformazione socioculturale, il concetto di fede adulta emerge come una necessità imprescindibile. Non si tratta di una questione cronologica, bensì di una maturità interiore che permette al credente di superare il "cristianesimo convenzionale" per approdare a una scelta consapevole, libera da abitudini stanche o ripetizioni inconsce.

La fede nel tempo dell'Esodo
Avere fede oggi significa comprendere che siamo in cammino, in un Esodo costante. Come sottolinea don Alessandro Deho’, vivere la fede in questo tempo implica imparare che la vera libertà non è solo affrancarsi da un "faraone" esterno, ma liberarsi dalla paura che l'avventura umana sia una drammatica truffa che finisce nel nulla. La fede è la consapevolezza di essere nomadi e pellegrini, chiamati a scoprirci bisognosi d’amore e capaci di cura, poiché nel deserto si sopravvive solo confidando nell'altro.
Il perdono come atto di resistenza
Il perdono non è un dovere generico, ma un miracolo e un atto di grande liberazione. Gesù in croce insegna che solo la vittima può perdonare. È un atto di resistenza contro il risentimento e la sete di vendetta; un gesto di fede nell'uomo, speculare a quello che Dio compie verso i suoi figli. Perdonare significa mantenere la memoria di quando siamo stati noi stessi perdonati, riabilitando così il fratello alla vita.

La risurrezione: oltre la spiegazione
La risurrezione è il cuore della fede cristiana, ma non è una teoria spiegabile razionalmente. Essa si manifesta attraverso gesti di cura, nell'impotenza di fronte al dolore e nella certezza che ogni segno d'amore è simbolo dell'Amore infinito. Credere nella risurrezione significa accettare di essere chicchi di grano che perdono la loro forma per nascere definitivamente. Non è un'esperienza solo soggettiva, ma un incontro reale con il Risorto che, pur non essendo più vincolato dalle dinamiche fisiche, resta umanamente presente nella sua Parola e nei sacramenti.
Sfide educative: giovani e adulti
Il mondo moderno, spesso segnato dall'indifferenza o dal consumismo religioso, interroga profondamente la Chiesa. I giovani non hanno "errori di fabbrica"; la fragilità che mostrano deriva spesso da una mancanza di visione profetica da parte degli adulti. Educare significa:
- Aiutare a fare i conti con il limite spaziale, temporale e relazionale.
- Superare la logica del "basta che tu sia felice" per accogliere la fatica della crescita.
- Passare dal "come" della sessualità e dell'identità al "perché" profondo della vita.
Sinodo dei Giovani, Papa Francesco: "La trasmissione della fede"
L'identità del credente
Diventare adulti significa portare alla massima espressione la sfera affettiva, relazionale e spirituale. La fede matura non è narcisistica - non cerca Dio solo per risolvere i propri bisogni - ma diviene collaboratrice del desiderio di Dio per l'umanità. In un'epoca di frammentazione, il cristiano è chiamato a essere sale e luce, testimoniando che la vita ha senso solo se ancorata al Signore risorto, vivendo non secondo i criteri del mondo, ma secondo la forza umanizzante del Vangelo.
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