L'Abbazia di San Donato, situata in località Scozola, appena fuori Sesto Calende, rappresenta un significativo complesso storico-artistico che affonda le sue radici nel IX secolo. Originariamente concepita come abbazia benedettina, dominava vasti campi agricoli e sorgeva in prossimità di un importante porto commerciale. La sua fondazione, di matrice pavese, ha segnato un lungo periodo di contese con Milano per la sua giurisdizione, fino al 1820, quando rientrò definitivamente nell'orbita ambrosiana.

Cenni Storici e Evoluzione
La chiesa sorse nel IX secolo, fondata tra l'830 o l’841 e l'864 dal vescovo di Pavia, Liutardo. Inizialmente l'abitato di Sesto Calende era già noto per il suo fiorente mercato nell'892. La scelta di erigere un cenobio nei confini dell'influenza milanese, all'epoca in fase di consolidamento, è stata oggetto di dibattito storiografico.
Eventi come l'interramento del porto commerciale, avvenuto a causa di una piena del Ticino nel 1203, le aspre contese con Milano (spesso sostenute da falsi precetti divenuti proverbiali e sbandierati persino davanti al Papa) e la perdita, nel 1199, dell'autorità pavese sull'abitato di Sesto, portarono a un progressivo ridimensionamento del cenobio. L'abbazia fu infine soppressa nel XVI secolo.
Trasformazioni Architettoniche
Della chiesa coeva alla fondazione rimangono solamente frammenti di lastre scolpite con motivi spiraliformi, murate all'interno. L'edificio attuale è principalmente il risultato di una costruzione dell'XI secolo, successivamente integrata da un nartece. Modificata a più riprese, l'abbazia fu radicalmente restaurata entro il 1752, assumendo la veste che ancora oggi ne caratterizza sostanzialmente l'interno.
Oggi, giungendo all'abbazia e lasciando la periferia moderna di Sesto Calende, si è accolti da un prato verde (già area cimiteriale) e dal sagrato. La mole severa dell'edificio e del campanile offrono un quadro ancora in grado di risarcire le trasformazioni prodotte dalla recente urbanizzazione dell'area.

Struttura e Architettura del Complesso
L'impianto strutturale dell'abbazia si basa su strutture verticali di sostegno costituite in parte da muratura continua a sezione regolare (muri d'ambito) e in parte da elementi puntuali di scarico (pilastri e colonne) per le volte interne del nartece, delle navate della chiesa e della cripta. Le coperture interne presentano un articolato sistema di volte, ad eccezione della cappella in capo alla navata destra, delimitata da un soffitto ligneo orizzontale. La copertura del fabbricato è con tetto sorretto da un ordito ligneo, che si articola con una falda unica sopra le navate laterali, raccordata alla falda del nartece; sopra la navata centrale il tetto è a due falde, mentre le due absidi sono coperte da falde di tetto raccordate al vertice.
Il Nartece (Avancorpo)
L'avancorpo, o nartece, è un parallelepipedo che precede la chiesa vera e propria, nascondendone la facciata. Vi si aprono tre porte, ricavate nel tamponamento degli archi originari (quando l'ambiente era aperto), le cui ghiere falcate sono risaltate dall'alternanza cromatica delle pietre dei conci.
L'interno del nartece è suddiviso da due colonne in sei campate disallineate rispetto all'asse longitudinale della retrostante chiesa. Le colonne, con rozzi capitelli figurati, sostengono una serie di volte cupoliformi. Sulla parete destra, un ricco ciclo affrescato dedicato a S. Caterina (inizi del XVI sec.) è stato a lungo variamente attribuito a noti pittori lombardi, ma rimane ancora anonimo.
La Chiesa e le Navate
Dal nartece si accede alla chiesa scendendo due gradini. Questa è impostata con un impianto basilicale, a tre navate diseguali e senza transetto. Le navate sono scandite da archi a tutto sesto sostenuti da pilastri a sezione rettangolare, secondo le riforme settecentesche. La navata centrale termina con un profondo coro, innalzato di due metri sul pavimento e ideato per corrispondere alle esigenze della comunità monastica.
Delle tre absidi, quella destra è stata distrutta nel 1822. La minore settentrionale, invece, recuperata nel 1959, conserva il catino e l'intera superficie affrescata. Al centro dell'abside, la cui dedicazione a S. Giovanni Battista, riproposta di recente, riprende l'intitolazione nota sin dal XIII/XIV secolo ('Liber Notitiae sanctorum Mediolani'), è stato ricollocato il fonte battesimale, documentato nelle prime visite pastorali. La testata dell'abside destra fu ricondotta nel 1565 circa a cappella rettilinea per la creazione della retrostante sacrestia. Dedicata al Crocifisso (in luogo della precedente invocazione a S. Pietro), fu sede di confraternita ed è rivestita di un ricco apparato di stucchi e affreschi.
Il Presbiterio e la Cripta
Il presbiterio è preceduto da una scalinata, ornata, come la piattaforma rialzata, di una balaustra in marmo, collocata nel 1772-53. La volta, le pareti delle tre campate del coro e l'abside sono rivestiti da una ricca decorazione affrescata a lungo attribuita a Biagio Bellotti e ora a una bottega vicina all'operato di Antonio Magatti. Sotto il presbiterio, e con accesso ai lati della gradinata centrale, si sviluppa la cripta, coeva (secondo Schiavi) alla chiesa (XI sec.).
La parte terminale esterna del complesso conserva due absidi antiche (centrale e settentrionale) e il paramento originario in ciottoli e pietre di medie dimensioni, apparecchiate con una certa regolarità.
Il Campanile
Il campanile dovrebbe essere stato innalzato qualche decennio dopo la fine del cantiere di ricostruzione dell'abbazia. Presenta una "decorazione che si avvia sopra un’alta porzione di canna liscia e si articola in tre registri sulla fronte occidentale e in due sole sugli altri lati". Questa particolare scansione dei registri inferiori a specchiature affiancate divise da una lesena centrale è un motivo decorativo che in Lombardia si ritrova quasi solo a Vimercate (S. Stefano) e registra l’influenza di fabbriche piemontesi (Schiavi). Nel 1964, all'interno della chiesa, è stata riportata in luce la porta d'accesso alla torre, con una "rozza lunetta in pietra e parte dell'antica muratura" (Tamborini), che contribuisce a una datazione ai primi decenni del XII secolo dell'intero manufatto.

Opere d'Arte e Cicli Affrescati
L'abbazia conserva numerosi e importanti cicli affrescati e opere d'arte che ne testimoniano la ricca storia e le varie fasi di abbellimento.
Altare Maggiore e Coro
Al centro del presbiterio si innalza l'altare settecentesco, coevo, si immagina, alla balaustra, opera meglio documentata e riferita al disegno dell’ing. Paolo Gerolamo Vanotti e all’opera di Pietro Rossi. Questo altare sostituisce quello costruito dopo il passaggio dell’abbazia ai beni dell’Ospedale Maggiore di Milano. Di questo manufatto più antico si conserva il tabernacolo ligneo. Nell’abside si dispiega il bel coro ligneo, suddiviso in quindici stalli, opera del 1587 e, forse, d’intagliatori provenienti da Angera (Trigari Monti, Rosalba - Bonini Rosini).
La Cripta e le Sue Decorazioni
L’ambiente della cripta è scandito in tre navate da otto colonne di differente fattura, con capitelli smussati, privi di qualsiasi decorazione scultorea. Al centro dell’abside, l’altare conserva l’antica dedicazione alla Madonna documentata nel ‘Liber Notitiae sanctorum Mediolani’ ed è preceduto, sulla volta, da sinopie di affreschi (XIV-XV sec.) con storie della vita di Maria.
Cicli Affrescati Principali
- Nartece: Sulla parete destra dell’ultima campata, un ricco ciclo, dedicato a S. Caterina (inizi del XVI sec.), è stato a lungo e variamente attribuito a noti pittori lombardi, a partire dall’interessamento di Giuseppe Bossi che, nel 1810, l’attribuì a un seguace di Leonardo da Vinci. La composizione è articolata: al centro di una nicchia una serie di santi (Defendente, Lucia e Antonio da Padova); ai lati, un vescovo benedicente e S. Apollonia; sopra, nella lunetta, una ‘Disputa di S. Caterina coi filosofi’. La scena è interrotta da un modesto riquadro con il battesimo, a ricordo del fonte qui trasportato nel XVII secolo.
- Abside Sinistra: Conserva più antiche pitture, su diversi livelli, raccordate in basso da un velario decorativo. Al centro un battesimo (qui era il fonte in origine), a destra del quale una teoria di santi rappresenta, forse, il lascito di una fase precedente, del XIV-XV sec. Nella calotta, una Majestas Domini, con angelo musicante, S. Ambrogio e S. Nicola, è da riferire ai primi del XVI sec.
- Cappella del Crocifisso (Navata Destra): Trasformata dalla confraternita del SS. Sacramento, offre un soffitto decorato in stucco di ragguardevole fattura, con un Dio Padre ad altorilievo entro elaborata cornice circolare. Sulle pareti e sul soffitto, varie scene affrescate (1565-1581 ca.) con ‘Salita al Calvario’, scene dalla Passione e Natività. Nella medesima cappella, anche un profeta Isaia, del XIV-XV sec.
- Presbiterio: Il ciclo di maggior rilievo, anche per impatto visivo, è quello dispiegato nel presbiterio entro il 1752. Presenta una ‘Gloria di san Donato’ (sul cupolino), tra angeli, figure allegoriche e vedute architettoniche; sulle pareti laterali, pure incorniciati da ricca decorazione architettonica e decorativa, ‘San siro resuscita la figlia della vedova veronese’ e ‘San Gandolfo versa il denaro per il riscatto degli schiavi’. Il culto di S. Gandolfo rimanda alle presunte spoglie riconosciute nel XVI secolo, ma si trattò, forse, di un equivoco e dell’errata interpretazione della devozione a S. Arnolfo.
Altri Frammenti e Opere Sparse
Altri frammenti sono sparsi altrove: nell’intradosso dell’arco centrale d’ingresso al nartece campeggia un affresco di S. Cristoforo, del XV sec., recuperato nel Novecento. Al centro del catino absidale, avanza una porzione della Majestas Domini affrescata nel XV sec. dopo il rifacimento della calotta. Nel primo pilastro destro nella navata maggiore sopravvive una ‘Madonna del latte’, opera dell’ultimo quarto del XV sec.
Alle pareti interne sono appesi alcuni affreschi strappati. Tra i più imponenti: la ‘Madonna dei limoni’, rinvenuta nel 1959 nella cappella che occludeva la testata della navata settentrionale, successiva al 1565 e ora sulla parete sinistra della navata settentrionale; una copia dell’Ultima Cena di Leonardo, sulla parete sinistra della cappella del Crocifisso. L’opera, firmata e datata (1581) da Battista Tarilli di Cureglia, è giunta ai nostri giorni parzialmente conservata nonostante le evidenti integrazioni.
Sulla parete destra della navata minore, due recuperi provenienti dalla facciata: uno reca le effigi di S. Rocco e di S. Donato, ed è seicentesco; l’altro, una ‘Madonna in trono’ (XV sec.), destò l'interesse di Giuseppe Bossi che lo incluse nella ricognizione 'Del Cenacolo di Leonardo da Vinci'. Va segnalato, infine, che alcune opere andarono disperse, anche in anni relativamente recenti, come il "seggio a intagli e finte tarsie", opera lignea lombarda del XV sec., oggi nelle raccolte del Museo Bagatti Valsecchi di Milano.
Il ricco apparato scultoreo dei capitelli del nartece è stato di recente analizzato da Carlo Schiavi, che vi ha individuato una matrice piemontese e un parallelo con analoghi manufatti presenti nell’astigiano. Presentano scene allegoriche (serpenti intrecciati alternati a gigli; teste umane con animali mostruosi) alternati a càlati con sviluppo ‘classico’ a foglie.