Chi Sono gli Apostoli Oggi?

Sfogliare le pagine di pietra dell’arte romanica ci offre frequentemente l'occasione di incontrare gli Apostoli a tu per tu. Purtroppo, quando capita di trovarli tutti e dodici, riuniti e vicini - come nell’abside di Saccargia, nella Càmara Santa di Oviedo o nel magico “apostolato” di Alba de Tormes - non siamo più in grado di riconoscerli e distinguerli l’uno dall’altro, come invece tutti sapevano fare nel Medioevo. Eppure loro, i Dodici, anche se muti e scolpiti sul marmo, si qualificano e dicono, a modo loro, ciascuno il proprio nome.

Gli Apostoli Originali: Identità, Simboli e Successioni

Gli Apostoli, che Gesù stesso scelse tra i tanti discepoli che lo accompagnavano, sono dodici, almeno all'inizio. Lo dicono i Vangeli, che in alcuni passi precisi ne fissano il numero e ne elencano i nomi. Nell'elenco degli Apostoli, dopo la sparizione di "Giuda di Giacomo" (un secondo apostolo chiamato Giuda, nome scomodo), al suo posto si cita, e la tradizione terrà conto di questa sostituzione, un apostolo di nome Taddeo. Rimane quindi un solo Giuda, anche se in origine erano due. Due sono anche gli apostoli che portano il nome di Giacomo: abbiamo tra i Dodici un Giacomo “maggiore” e un Giacomo “minore”. Possiamo anche sottolineare che ci sono due coppie di fratelli consanguinei: Pietro e Andrea, e Giacomo (il “maggiore”) e Giovanni.

Un passo l'abbiamo fatto: mettere insieme dodici nomi, uno per ciascuno degli Apostoli. Ce n’è uno - questo lo sappiamo tutti - che dice il suo nome mostrando una grande chiave: “Tu sei Pietro - gli ha detto a suo tempo il Maestro - e su questa pietra edificherò la mia chiesa (…). A te darò le chiavi del regno dei cieli…”. Giovanni si presenta come l’apostolo giovane: se state guardando un “apostolato”, cercatelo tra quelli senza barba. Il suo simbolo più noto poi è l’aquila, poiché è anche uno degli evangelisti.

Siamo così a undici: il dodicesimo apostolo è Giuda, il traditore, che nel tempo romanico è rappresentato al momento del suicidio, appeso al cappio; nell’Ultima Cena, è spesso seduto da solo di fronte agli altri, e spesso intinge il boccone nel piatto con Gesù. Quando l’Iscariota se n’andò, a rifare la dozzina, arrivò Mattia, scelto per estrazione a sorte, che poi morì a sua volta decapitato con un’alabarda, a cui è associato. E infine giunse Paolo, l'”Apostolo delle genti”: arrivato dopo la conclusione della vicenda terrena di Gesù, e dopo l’ingresso di Mattia al posto di Giuda, porta a tredici il numero degli Apostoli. Poiché spesso Paolo è presente negli “apostolati” romanici composti da dodici figure, come accade nel notevolissimo pannello del chiostro di Silos, di norma scalza dal gruppo Mattia, l’ultimo arrivato.

Mosaico o affresco romanico degli Apostoli con i loro simboli distintivi

È importante frenare gli entusiasmi eccessivi riguardo alla rappresentazione simbolica, perché in verità scultori e pittori romanici utilizzeranno questi “simboli”, questi attributi dei vari apostoli, molto meno dei colleghi delle epoche successive. Qualche chiave, qualche spada, qualche conchiglia appaiono là dove gli artisti romanici hanno scolpito o dipinto gli Apostoli… ma non molto di più; non certo il florilegio di croci, alabarde, animali di compagnia che invece si diffondono nei secoli successivi e che accompagnano, nei secoli successivi, ogni rappresentazione dei Dodici.

Oltre ai due apostoli che sono anche evangelisti - Giovanni, ricordiamolo, ha scritto anche l’Apocalisse - alcuni altri apostoli possono essere rappresentati con un libro in mano in quanto autori di Lettere apostoliche. Hanno scritto questi ulteriori testi accolti come canonici nel Nuovo Testamento, redatti in forma epistolare, Pietro, Giovanni (sempre quello), Giacomo il “minore” e Giuda (quello “buono”). E poi c’è Paolo che, come abbiamo detto, diventa “apostolo” dopo la morte e la Resurrezione di Gesù, ed è l’autore di una nutrita serie di “Lettere apostoliche”. Le storie della Bibbia hanno ispirato e guidato gli artisti romanici, trasformandosi in un viaggio delle meraviglie.

Le Sepolture Tradizionali degli Apostoli

Molti sanno che San Pietro riposa nel più grande tempio della cristianità a Roma, e San Giacomo il Maggiore nella basilica di Santiago de Compostela in Spagna. Ma dove si trovano i luoghi consacrati a San Tommaso, Sant'Andrea, San Filippo, e in breve, a tutti gli altri apostoli? Forse non ci si aspetterebbe di sapere che quasi tutte le tradizioni legate alle loro sepolture si trovano in Italia.

È fondamentale premettere che le storie associate a questi luoghi di culto sono quasi sempre avvolte nella leggenda, ed è praticamente impossibile avanzare pretese di verità storica su dove siano effettivamente conservati i resti di santi vissuti così tanto tempo fa. Si pensi al caso delle reliquie di San Bartolomeo, che sono ancora oggi contese tra la basilica di San Bartolomeo all'Isola, situata a Roma, e la basilica di San Bartolomeo Apostolo a Benevento; a complicare ulteriormente la questione, c'è il fatto che la Cattedrale di Francoforte rivendica anch'essa la reliquia della testa di Bartolomeo.

La lista sottostante, pertanto, identifica dove i santi sono sepolti secondo la tradizione, diventando così mete di pellegrinaggio per i fedeli:

  • San Pietro - Roma, Basilica di San Pietro.
  • San Giacomo il Maggiore - Santiago de Compostela, Spagna.
Mappa delle sepolture tradizionali degli Apostoli in Europa e nel Mediterraneo

La Natura della Chiamata Apostolica nella Scrittura

Il termine “apostolo” significa “delegato”. L’apostolo è colui che viene inviato. Un quorum è un gruppo di persone a cui viene conferita l’autorità del sacerdozio e la responsabilità di svolgere l’opera di Dio. Si noti cosa dice Atti 13:1-4:

«1 Nella chiesa che era ad Antiochia c’erano profeti e dottori: Barnaba, Simeone detto Niger, Lucio di Cirene, Manaem, amico d’infanzia di Erode il tetrarca, e Saulo. 2 Mentre celebravano il culto del Signore e digiunavano, lo Spirito Santo disse: “Mettetemi da parte Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati”. 3 Allora, dopo aver digiunato, pregato e imposto loro le mani, li lasciarono partire.»

Questo passaggio, che serve da esempio, dice che lo Spirito Santo (Dio) parlò, dicendo che aveva scelto Paolo e Barnaba per un’opera. Questo ci fa capire che Dio disse che aveva scelto questi uomini come apostoli. La Scrittura ispirata da Dio dice che i primi dodici apostoli furono scelti da Dio, tramite Gesù (Marco 3:13-19); e riguardo a Mattia dice che fu Dio a sceglierlo (Atti 1:24). Gli apostoli erano solamente quegli uomini che Dio scelse come tali parlando in modo diretto o in modo indiretto. Se Dio non parla (in modo diretto o in modo indiretto), dicendo che ha scelto un determinato uomo come apostolo, non si può affermare che tale uomo è un apostolo.

Essere Apostoli Oggi: La Visione della Chiesa Cattolica

Gesù Cristo chiama gli apostoli a rappresentarLo ai nostri giorni proprio come faceva nella Bibbia. Essi si lasciano alle spalle il lavoro e dedicano la loro vita al servizio a tempo pieno per la Chiesa. Supervisionano la crescita della Chiesa globale e viaggiano per il mondo per condividere l’amore di Dio con i Suoi figli e per invitare tutti a venire a Cristo, a imparare e a seguirLo.

All’inizio dell’udienza di mercoledì 15 marzo, Papa Francesco ha specificato: «proseguiamo le catechesi sulla passione di evangelizzare: non solo su “evangelizzare” ma la passione di evangelizzare e, alla scuola del Concilio Vaticano II, cerchiamo di capire meglio che cosa significa essere “apostoli” oggi». Il Papa ha ricordato che «la parola “apostolo” ci riporta alla mente il gruppo dei Dodici discepoli scelti da Gesù. A volte chiamiamo “apostolo” qualche santo, o più generalmente i Vescovi: sono apostoli, perché vanno in nome di Gesù», come i primi dodici.

Il Pontefice ha poi aggiunto una domanda cruciale: «Ma siamo consapevoli che l’essere apostoli riguarda ogni cristiano? Siamo consapevoli che riguarda ognuno di noi?». Molti cattolici, ha sottolineato Papa Francesco, non sono consapevoli del fatto che “apostolo” «significa essere inviato per una missione» con l’aiuto costante dello Spirito Santo, pertanto «un altro aspetto fondamentale dell’essere apostolo è la vocazione, cioè la chiamata».

L'Udienza di Papa Francesco del 2 settembre 2015: La famiglia protagonista dell'evangelizzazione

La dimensione vocazionale dell’apostolato risalta particolarmente in san Paolo, dato che «san Paolo nelle sue lettere si presenta così: “Paolo, chiamato a essere apostolo”, cioè inviato, (1 Cor 1,1) e ancora: “Paolo, servo di Gesù Cristo, apostolo inviato per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio” (Rm 1,1)». «L’esperienza dei Dodici apostoli e la testimonianza di Paolo interpellano anche noi oggi», benché molto spesso ci sentiamo sconfitti in partenza e ci dimentichiamo del fatto che la grazia divina continua ad agire in noi e in coloro che ascoltano il nostro annuncio.

«È una chiamata che riguarda sia coloro che hanno ricevuto il sacramento dell’Ordine, sia le persone consacrate, sia ciascun fedele laico, uomo o donna, è una chiamata a tutti» i fedeli cattolici, affinché il seme che in loro ha fruttificato dia frutto anche nelle anime dei nostri contemporanei. Essere apostolica è un attributo che appartiene in solido alla Chiesa cattolica nella sua interezza, perciò «nel quadro dell’unità della missione, la diversità di carismi e di ministeri non deve dar luogo, all’interno del corpo ecclesiale, a categorie privilegiate: qui non c’è una promozione, e quando tu concepisci la vita cristiana come una promozione, che quello che è di sopra comanda gli altri perché è riuscito ad arrampicarsi, questo non è cristianesimo», ma paganesimo allo stato puro! Il Pontefice domanda chi sia più importante nella Chiesa: il vescovo, il prete o il laico? «No … tutti siamo cristiani al servizio degli altri. Chi è più importante, nella Chiesa: la suora o la persona comune, battezzata, il bambino, il vescovo …?

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