Il nome "San Bernardo" evoca immagini di passi alpini maestosi, secolari istituzioni di accoglienza e, più recentemente, una rinomata birra trappista. Questa esplorazione ci condurrà attraverso le origini del venerato santo, l'illustre storia dell'Ospizio del Gran San Bernardo e l'emergente Abbazia di Mount St. Bernard nel Regno Unito, con il suo innovativo birrificio.
Le Origini: San Bernardo di Menthon e il Suo Luogo Nativo
Menthon-Saint-Bernard è un suggestivo villaggio dell'Alta Savoia, nella regione Rodano-Alpi. Con circa 1.889 abitanti, si trova a circa dieci chilometri a sud-est di Annecy. Il villaggio si estende lungo la riva destra del lago di Annecy, a est del lago, a sud del Mont Veyrier e a nord del Roc de Chère, strategicamente posizionato ai piedi delle pendici del massiccio del Bornes.
Il Castello di Menthon-Saint-Bernard
In un primo castello, costruito due secoli prima, nacque intorno al 1008 Saint-Bernard-de-Menthon, fondatore dell’Ospizio di Grand-Saint-Bernard e canonizzato nel 1220. La famiglia de Menthon, tuttora proprietaria del castello, arrivò nel 1190 dalla Borgogna. L'attuale struttura del castello, che domina il comune sulla strada per il Col de Bluffy, iniziò a essere edificata nel XIII secolo, ma le sue origini risalgono al Medioevo (XII secolo). È stato rimaneggiato nel XV e XVI secolo e ha subito importanti miglioramenti nel comfort a partire dal 1740. Si dice che abbia ispirato Walt Disney per la creazione del castello della Bella Addormentata.

L'Ospizio del Gran San Bernardo: Accoglienza e Carità Alpina
L'Ospizio del Gran San Bernardo è un complesso architettonico dove forestieri e pellegrini possono trovare temporaneamente alloggio e assistenza. È situato sull'omonimo passo alpino a 2.473 metri di altitudine ed è attualmente gestito dai Canonici agostiniani.
Fondazione e Sviluppo Storico
Nel IX secolo un primo ospizio retto da religiosi fu eretto ai piedi del colle sul versante svizzero, a Bourg-Saint-Pierre, menzionato per la prima volta intorno all'815. Questo monastero si chiamava San Giovio (in latino Abbatia montis Jovis Sancti Petri), poiché il colle al tempo portava questo nome. Secondo la tradizione, San Bernardo di Menthon (1020 ca. - 1081), canonico e arcidiacono di Aosta, assieme alla regina Ermengarda di Moriana, decise di edificare attorno al 1050 un ospizio con annessa cappella dedicata a san Nicola di Mira. L'obiettivo era agevolare e dare rifugio ai pellegrini e ai viandanti che attraversavano questo passo alpino, e riorganizzare il traffico commerciale sul territorio, ostacolato nel X secolo dai Saraceni e dai potentati locali.
Le testimonianze per l'XI secolo sono assenti e quelle per la prima metà del XII estremamente frammentarie, non permettendo di comprendere pienamente la prima fase storica dell'ospizio. La prima comunità religiosa e la sua regola sono incerte: presumibilmente vi si insediò dapprima una confraternita laica sotto la guida spirituale di un hospitalarius, seguita, al più tardi dalla prima metà del XII secolo, da ecclesiastici guidati da un preposito.
L'ospizio possedeva un complesso di pertinenze situate lungo le principali vie di transito, dall'Inghilterra alla Sicilia, che nel 1177 contava 78 fra ospizi, case, priorati e chiese, accresciuti ad 86 nel 1286. Inoltre, i sovrani europei, fra cui gli imperatori Federico Barbarossa ed Enrico VI di Svezia, così come il re Enrico II d'Inghilterra, in lotta per il controllo strategico dei passi alpini occidentali, praticarono verso l'ospizio una politica di protezione e donazioni. Il principale organo amministrativo della congregazione era il capitolo generale, attestato dal 1145/1159.
Sfide, Riforme e Amministrazione
Nel tardo Medioevo l'ospizio affrontò più volte problemi disciplinari ed economici, che i prepositi, come Jean d'Arces (1370 - 1454), tentarono di risolvere, adottando i cosiddetti statuti di Etoy (1437). L'amministrazione della prepositura da parte di commendatari vicini ai Savoia (1438-1586) ebbe inizialmente riflessi positivi: la struttura fu ampliata nel 1469 e, dopo la perdita dei possedimenti inglesi (1391), alle proprietà esterne furono incorporate quelle dell'ospizio sul passo del Piccolo San Bernardo (1466).
Ne seguì uno scontro, che si protrasse per tre secoli fra Vallese e Savoia per il controllo dell'elezione del preposito e dell'ospizio stesso, la cui posizione strategica era di fondamentale importanza. Il conflitto s'intensificò durante le guerre di Borgogna (1475-1476), quando le sette decanie vallesane annetterono il basso Vallese e l'ospizio stesso. All'inizio del XVIII secolo, sotto il preposito riformatore Louis Boniface, una disputa sull'osservanza riguardante le costituzioni del 1438 e in particolare la libera elezione dei prepositi, divise la congregazione in sostenitori del Vallese e della Savoia. Nel 1735, i canonici vallesani chiesero la separazione, concessa da papa Benedetto XIV (1752), che secolarizzò le proprietà savoiardo-piemontesi dell'ospizio unendole, ad eccezione delle parrocchie, all'Ordine dei cavalieri dei Santi Maurizio e Lazzaro. Nel 1753 il primo preposito vallesano, François-Joseph Bodmer, trasferì la sua residenza a Martigny.
Nel 1801, Napoleone Bonaparte affidò la direzione del nuovo ospizio del Sempione ai canonici del Gran San Bernardo, che lo completarono a proprie spese (1831-1835). Coinvolto nei tumulti del Sonderbund sotto il preposito François-Benjamin Filliez (1847), l'ospizio fu sottoposto a un'amministrazione controllata dal governo vallesano radicale (1848). L'apertura della strada del passo al traffico motorizzato (1903-1905) ha portato la presenza di nuovi e ulteriori fruitori, modificando le dinamiche di frequentazione del luogo.
Architettura, Museo e i Famosi Cani San Bernardo
Il modesto riparo edificato da san Bernardo di Menthon fu ampliato nel corso dei secoli per poter assicurare ospitalità gratuita a tutti i viandanti e pellegrini. Altre costruzioni furono nel tempo rinnovate e aggiunte: l'obitorio nel 1476, la nuova chiesa (consacrata nel 1689 e in stile barocco, eretta sull'edificio primitivo del XIII secolo che oggi ne costituisce la cripta), l'ospedale di San Luigi (a nord dell'ospizio) completato nel 1786, l'edificio conventuale nel 1823 (rialzato di un piano) e la Casa Nuova costruita nel 1899, che è divenuta l'Hotel de l'Hospice dal 1925.
Il Museo dell'Ospizio, istituito nel 1987, ha lo scopo di documentare la vita e la storia del luogo, conservarne e valorizzarne il patrimonio storico-artistico e illustrare la fauna e la flora del sito. Un tesoro nel cuore delle montagne, l'Ospizio del Gran San Bernardo apporta da secoli pace e conforto ai viaggiatori e oggi non è solamente un luogo di passaggio ma anche un'oasi di pace che invita alla spiritualità.
La celebre razza canina San Bernardo fu creata nell'ospizio, da incroci di esemplari probabilmente donati ai religiosi dalle famiglie vallesane negli anni 1660-1670. L'allevamento era inizialmente destinato a fornire cani da guardia e difesa all'ospizio; successivamente, i San Bernardo furono allevati e addestrati anche per il soccorso in montagna, poiché si erano dimostrati cani sufficientemente forti da attraversare profondi cumuli di neve e capaci di rintracciare con il proprio olfatto i viaggiatori dispersi sulla montagna.

L'amicizia fra un cane San Bernardo e dei castori.
L'Abbazia di Mount St. Bernard (Regno Unito): Birra Trappista e Spiritualità Moderna
Nel Leicestershire, nei pressi del comune di Coalville (170 km a nord di Londra), si trova Mount St. Bernard, un monastero cistercense della stretta osservanza. Questa abbazia è divenuta il dodicesimo produttore al mondo a fregiarsi del prestigioso esagono Authentic Trappist Product, grazie al suo birrificio.
Il Birrificio Trappista e la Birra "Tynt Meadow"
L’idea di costruire un birrificio all’interno dell’abbazia risaliva addirittura al 2013, ma è negli ultimi tempi che la vicenda ha subito un’evidente accelerata. Per la loro birra, i monaci non hanno potuto utilizzare lo stesso nome del monastero per evitare incompatibilità con il marchio belga St. Bernardus. Hanno scelto di produrre una Strong Ale, differenziandosi dagli altri birrifici trappisti che solitamente rimangono fedeli agli stili di origine belga, a eccezione dell'americano Spencer.
Il packaging della birra di Mount St. Bernard riesce a fondere elementi vintage ad altri moderni: la bottiglia ha un gusto old style che ricorda quelle di alcuni tradizionali Barley Wine anglosassoni, mentre il bicchiere è molto più in linea con quelli classici dei birrifici trappisti. L’etichetta, pur presentando richiami al passato, mostra un font moderno e un'impostazione decisamente al passo coi tempi, comunicando un'immagine della comunità e dell'abbazia con uno stile coerente e senza tempo. Sebbene l'etichetta non riporti ancora il famoso esagono dei prodotti trappisti, si tratta solo di una formalità in attesa del superamento del controllo di qualità e del lancio ufficiale della birra.

La Storia Vocazionale dell'Abate Erik
La ricerca di Dio per l'abate che ora guida il monastero di Mount Saint Bernard è stata un percorso profondo e inaspettato. Una sera, ascoltando da solo la "Risurrezione", la seconda sinfonia di Mahler, Erik fu colpito dalle parole del coro: «Non sei nato invano», «Non hai vissuto, sofferto, invano». Queste parole furono per il ragazzino, futuro monaco, come un fulmine. «Era come se il mio cuore, all’improvviso, si aprisse a una certezza, quasi istintiva, che Dio esiste davvero. E alla consapevolezza che portavo, dentro di me, qualcosa che mi superava», racconta. Dopo che la musica finì, Erik rimase paralizzato, e sebbene inizialmente pensasse che la sensazione sarebbe passata, la certezza di Dio e una "ferita sempre aperta" rimasero, portandolo a convertirsi al cattolicesimo.
Presso Mount Saint Bernard Abbey, non lontano dal college Saint John di Cambridge dove, nel frattempo, Erik era diventato insegnante ricercatore, il futuro abate decise di discernere la propria vocazione. Nel 2002, fece il suo ingresso in monastero come novizio e, alla fine di quell'esperienza, decise di rimanere, rinunciando alla carriera universitaria per abbracciare la vita monastica.