Questo studio biografico su S. Giovanni Bosco vide la luce nel 1937 per il prossimo cinquantenario dalla morte del glorioso Fondatore dei Salesiani. Esaurita in breve l'edizione e continuando a giungere richieste, si è proceduto alla ristampa; esaurita anche questa, si è fatta una seconda edizione riveduta. Ogni capo è un panorama a sè. La successione dei panorami sviluppa una visione d'insieme continua e progressiva, in cui si muove la figura centrale, presentandosi e ripresentandosi nella cangiante varietà dei suoi atteggiamenti. Tutti gli atteggiamenti non sono che i riflessi di un'unica luce, di quella ficies quae per caritatem operatur (Qal. V, 6).
Come sacerdote, come educatore e come cittadino Don Bosco tutto operò nel campo della carità ispirandosi ai principii della fede e mostrò col suo esempio come anche in tempi difficili sia possibile stare attaccati alla Chiesa e fare un bene grande nella civile società. A impreziosire l'edizione viene l'arte del Qalizzi di Bergamo, l'insuperato illustratore del Manzoni. Torino, 24 novembre 1948.

L'Uomo e la Nascita dell'Opera
Don Bosco è nome di un Uomo e di un'Opera. L'Uomo, venuto su dal nulla, riempì il mondo della sua fama; l'Opera principiò umile granello di senapa, che germogliato crebbe in albero. Gli alberi, si sa, non vivono solo carezzati da brezzoline e vellicati da tepori primaverili, ma stanno esposti a tutte le ingiurie del tempo e dei mortali. Vampe e geli, turbini e grandini, diluvi e siccità, morsi di bestie e colpi di uomini ne travagliano e minacciano di continuo l'esistenza. L'albero di Don Bosco tallì, profondò le radici nel suolo, spinse in alto e invigorì il tronco, ramò, come tutti gli alberi, vincitori delle forze avverse. Ma colui che lo trasse dal terreno ebbe sempre, dal cielo benigno, tanto sole, tanta pioggia, tanta protezione che né inclemenze di stagioni né assalti di esseri viventi arrivarono a schiantarlo o ad arrestarne lo sviluppo.
Il Sogno Profetico a Nove Anni
Fanciullo di nove anni, fece un misterioso sogno. Gli parve di essere in mezzo a una moltitudine di fanciulli, che si trastullavano in un grande cortile presso la sua casetta. Non pochi giocando bestemmiavano; le loro bestemmie lo accesero di santo sdegno, sicché, slanciatosi in quella turba di monelli, voleva con pugni e invettive costringerli a tacere. Ed ecco apparirgli un uomo venerando, in età virile, nobilmente vestito, con una faccia così luminosa che gli occhi non potevano sostenerne la vista. Il personaggio lo chiamò come lo chiamava la mamma, Giovannino; gli ordinò di mettersi alla testa di quella marmaglia e gli disse:
- Non con le percosse, ma con la mansuetudine e la carità dovrai guadagnare questi tuoi amici. Fa' dunque loro subito un'istruzione sulla bruttezza del peccato e la preziosità della virtù.
- Ma io, rispose, sono un povero ragazzo, ignorante e incapace di fare questo!
Risse, schiamazzi e bestemmie allora cessarono di botto e i giovanetti si raccolsero intorno a colui che parlava. Venivano forse perché egli cominciasse la lezione? Sbigottito a questo pensiero e insieme animoso, domandò allo sconosciuto:
- Chi siete voi che mi comandate l'impossibile?
- Appunto perché è cosa che ti sembra impossibile, devi renderla possibile con l'obbedienza e con l'acquisto della scienza.
- Dove, come acquisterò la scienza?
- Ti darò io la maestra. Sotto la sua disciplina potrai divenire sapiente; senza di essa, ogni sapienza diventa stoltezza.
- Ma chi siete voi che parlate così?
- Io sono il figlio di Colei che tua madre ti ha insegnato a salutare tre volte al giorno.
- Mia madre mi dice di non mettermi, senza il suo permesso, con chi non conosco. Perciò ditemi il vostro nome.
- Il mio nome domandalo a mia madre.
Subito dopo, il fanciullo vide accanto al personaggio una maestosa Signora, ammantata di splendore e dall'aspetto incoraggiante. Essa gli fece cenno di avvicinarsi e, presolo con bontà per mano:
- Guarda, - gli disse indicando con l'altra mano il luogo occupato dai fanciulli. Egli guardò, ma i fanciulli erano spariti e ne aveva preso il posto un'eterogenea mescolanza di capretti, cani, gatti, orsi e altri animali.
- Ecco il tuo campo, - ripigliò la Signora, - ecco dove hai da lavorare. Renditi umile, forte e robusto, e quello che ora vedrai succedere di questi animali, tu dovrai farlo per i miei figli. Che singolare mutamento di scena! Invece di bestie più o meno feroci, correvano saltellando intorno e belando tanti mansueti agnelli. Il povero fanciullo, tutto confuso, ruppe in pianto. Quel vedere tante novità e non capirne nulla lo disanimava e gli stringeva il cuore. Pregò la Signora di spiegargli le cose che succedevano. Ella, posatagli maternamente la mano sul capo, gli disse in tono pacato e fermo:
- A suo tempo capirai tutto.
In quell'istante un rumore lo svegliò; ma per le rimanenti ore della notte non poté più chiudere occhio, tanto aveva la mente occupata dalle cose viste e udite.
Interpretazione del Sogno e Primi Segni della Vocazione
Al mattino, candidamente, come l'antico Giuseppe il casto, raccontò il sogno in famiglia. Seguirono le interpretazioni. Il fratello Giuseppe, che aveva un paio d'anni più di lui, contadinotto semplice e buono, disse: - Diverrai pastore di greggi. - E sua madre: - Chi sa che tu non divenga prete. - Ma il fratellastro Antonio rudemente: - Sarai forse capo di briganti. - Ultima la nonna sentenziò: - Non bisogna badare ai sogni. Il fanciullo diede ragione alla nonna. Tuttavia non si poté mai più togliere quel sogno dal capo. L'impressione era stata troppo forte. Ma per trentaquattro anni non ne riparlò a nessuno. Soltanto nel 1858 lo raccontò a Pio IX, perché il Papa volle sentire da lui tutte le cose occorsegli, le quali avessero pur semplice apparenza di comunicazioni superiori. Allora il Santo Padre gli comandò di scrivere tutto. Così fu che per obbedienza ci lasciò scritto il sogno dei nove anni e altro ancora. Dio, che è onnipotente, può ben suscitare nell'immaginazione di chi dorme ordinate successioni di fantasmi, i quali contengano velati prenunzi di eventi futuri.
San Giovanni Bosco: il suo insegnamento e i luoghi della sua vita
Precocemente, già prima, si era svegliato nel fanciullo il senso del soprannaturale, che è l'elevazione della natura umana, mediante la grazia, alla partecipazione della natura divina. L'uomo, rimanendo uomo, vive propriamente della vita di Dio. Il battesimo opera questa elevazione. Ma come i bambini vivono la vita fisica senza che ne abbiano coscienza, così vi è un'infanzia spirituale che dura più o meno a lungo, inconscia di quell'altra vita. Giovannino ne ebbe presto la percezione distinta. Lo dimostrava il gusto che sentiva delle cose di Dio. Erano una manna per lui piccino i racconti sacri, che sua madre veniva facendo in famiglia. La sua animuccia si volgeva quasi sitibonda alle verità della fede, man mano che le udiva dalle labbra materne. Sembrava che scorgesse ognora Dio presente, tanta compostezza serbava negli atti usuali della vita, financo nel modo di ridere.
Appena imparò a leggere, non sapeva staccarsi dal libretto della dottrina cristiana, dove apprendeva a conoscere Dio. Anzi non aveva che cinque anni, com'egli scrive, e della dottrina sacra possedeva solo le elementari nozioni orali comunicategli dalla sua genitrice; eppure ardeva già del desiderio di radunare i fanciulli per insegnar loro chi è Dio. "Ciò, scrive, sembravami l'unica cosa che dovessi fare sulla terra". Era soprattutto rivelatore il suo spirito di preghiera. Pregava volentieri, pregava spesso, pregava bene. La preghiera egli la assaporava. Venuta l'ora di pregare in comune, se non ci si badava, la voce di lui, il più piccolo di tutti, ne dava l'avviso. Gli era cara la solitudine del praticello, perché ivi, guidando la mucca al pascolo, si sentiva più libero di elevare la mente a Dio, e nel pensiero di Dio s'immergeva a segno, che a taluno sembrò d'avervelo sorpreso qualche volta in estasi. Dalla madre imparò pure senza sforzo a far le cose per piacere puramente al Signore. Progredendo in questo esercizio, che a dieci anni parve già superare la maestra. Ne diede prova in una puerile circostanza. Aveva allevato e ammaestrato nel canto un bellissimo merlo, che formava la sua delizia. Un giorno, mentr'egli rientrava, il canoro uccello non rispose al suo solito richiamo. Le unghie e i denti del gatto attraverso le gretole della gabbia ne avevano fatto scempio. Pianse inconsolabile il ragazzo, e il pianto si rinnovò più volte nei dì seguenti, finché, riflettendo, prese la risoluzione di non attaccare mai più il suo cuore a cosa terrena.
La Prima Comunione e il Mandato
Sentiva gran brama di fare la prima comunione; ma per la rigida disciplina del tempo si stimava profanazione l'accostarvisi senz'aver toccati i dodici o quattordici anni. Egli ne contava solo dieci, quando fu presentato al suo parroco, perché lo ammettesse al catechismo dei comunicandi durante la prossima quaresima. Il buon pastore, colpito dal suo contegno e dalle nette e luminose risposte alle proprie interrogazioni, non si mostrò alieno dal fare uno strappo alla consuetudine. Nella classe il giovanetto si segnalava fra tutti, sicché il parroco, volendo stimolare gli altri, soleva ripetere: - Vedete come sa Bosco il catechismo! Non lo sa solamente, ma lo canta! Alla fine dunque non esitò a concedergli la inaudita eccezione, autorizzandolo a comunicarsi nella Pasqua del 1826, che cadeva il 26 marzo. "Mi pare che da quel giorno, scrive Don Bosco, vi sia stato qualche miglioramento nella mia vita".
Dove intervenne il miglioramento? Non certo in quelle cose che purtroppo appannano così spesso l'anima dei giovanetti. Pieno di Dio, non solo rifuggiva quasi per istinto da ogni alito impuro, ma paventava financo la dimestichezza di creature innocenti. Per questo gli stette bene il nome del più giovane Apostolo, prediletto da Gesù fra i Dodici a motivo del suo liliale candore. Tuttavia anche i Santi ereditano da natura la loro parte di quel d'Adamo. Giovanni Bosco portava in sé impulsività di temperamento sanguigno, monferrina tenacità d'idee e orgoglio di superiorità intellettuale. Il sogno stesso ne l'aveva in certo modo ammonito e premunito. Quel sogno fu più che sogno, poiché gli squarciò realmente il velo del futuro. Ma rivelazione è dir poco: bisogna dire missione. Al tenero fanciullo è affidata ivi un'opera, sono indicati i mezzi, si fa promessa di alta assistenza.
L'educazione cristiana della gioventù più bisognosa e più numerosa per mezzo di oratorii festivi, di laboratori, di scuole, e questo non solo in Piemonte o in Italia, ma nel vecchio e nel nuovo mondo, tanto nei paesi civili che in terre barbare, ecco l'impresa capitale, a cui dovrà accingersi per eseguire il mandato; due istituti religiosi, maschile uno e l'altro femminile, specializzati in novità di metodi, fiancheggiati da falangi di ausiliari d'ambo i sessi, ecco gli strumenti ch'ei dovette creare e mettere in azione al raggiungimento dello scopo. Oggi, dopo un secolo, davanti all'eloquenza delle statistiche, chi crede, dice che è stata la mano di Dio, e chi non crede, ammira il genio dell'uomo. La realtà è che il genio sorretto dalla Provvidenza e la Provvidenza secondata umilmente dal genio, coordinarono uomini, e cose per l'attuazione di sì vaste finalità. Un monito dovette sonare oscuro al piccolo veggente. Perché rendersi forte? L'esperienza glielo chiarì. Molto soffrire attende quaggiù gli eroi del bene.
L'Opera e le Sfide del Tempo
L'Opera di Don Bosco giunse provvidenziale, ma i tempi non volgevano propizi per accoglierla. Nel 1815, quand'egli nacque, il suo Piemonte, libero dalla tirannide di trilustre dominazione straniera, ricercava il suo assetto politico, economico e religioso sulla vecchia base, sotto la vecchia dinastia, secondo il vecchio spirito; nulla però valeva più a risuscitare il vecchio ambiente, quell'ambiente quasi casalingo del vecchio Piemonte: troppe cose i Francesi avevano innovato nell'amministrazione pubblica e nel vivere privato. In fondo il popolo continuava a essere buono e affezionato ai suoi Principi sabaudi; ma il liberalismo, maschera del razionalismo, scatenato dalla Rivoluzione francese nel mondo, si era fatto larga strada, dopo quindici anni di governo napoleonico, nella parte più intraprendente delle classi superiori, salendo fin presso ai gradini del trono e scendendo a poco a poco nelle sfere inferiori della società. Per buona sorte la famiglia si manteneva sana; tuttavia pendeva su di essa la minaccia di una scuola, che si andava allontanando gradatamente da Dio.
In un regime avviato a sempre più effrenata libertà e a sempre più accentuata separazione dalla Chiesa, erano da aspettarsi sempre maggiori sconvolgimenti. Allorché nel 1841 Don Bosco prese a muoversi fuori dei sacri recinti, le cose erano già arrivate a tal punto, che gli sorgevano ostacoli a ogni passo, rendendogli oltremodo malagevole l'incamminarsi per la sua strada. Cominciato il movimento nazionale per l'indipendenza e l'unità d'Italia, ben diversi ne sarebbero stati gli sviluppi, se la setta massonica non se ne fosse tolte in mano le redini, sbalzando lungi gli antesignani, che per fare l'Italia non avevano giudicato necessario buttar a mare il loro credo religioso. Una volta afferrato il timone, quella gente nefasta manovrò per conto suo. In nome della ragione e della libertà inoculò il veleno dell'avversione al dogma e dell'odio alla Chiesa negli impiegati dello Stato per mezzo delle congreghe, nelle menti giovanili per mezzo della scuola e nel pubblica in genere per mezzo della stampa.
A miracolo che il pervertimento non sia stato così profondo da diventare irrimediabile. A produrre questo miracolo contribuì in misura eccezionale Don Bosco. Egli col fatto e con l'esempio suscitò da un capo all'altro della penisola una reazione crescente che, contrapponendo associazione ad associazione, scuola a scuola, stampa a stampa, preservò dal contagio migliaia di giovani e alimentò la fede in genti innumerevoli del popolo. Ma la sua carità inesausta e la sua rettitudine a tutta prova non salvarono lui da ripetuti attentati, che, fortunatamente falliti, ci fanno però vedere quanto l'efficacia della sua attività sconcertasse i piani degli avversari. Infatti il suo lavorio direttamente e indirettamente sortì l'effetto di preparare una riserva di elementi preziosi, che, scoccata l'ora della Provvidenza, si trovarono pronti alle esigenze dei tempi nuovi.

La Ristrutturazione della Chiesa: Un Esempio Antico
Abbiamo un'interessante descrizione di un esempio molto antico di ristrutturazione della chiesa, che presenta tutti gli elementi che ordinariamente si verificano:
- Fatiscente, o la condizione di essere fuori riparazione: In questo caso c'era stata profanazione, lesione intenzionale, spoliazione (Versetto 7); ma ci sarà sempre desolazione e decadenza anche nella "casa del Signore". Gli elementi della natura non risparmiano il santuario più sacro.
- Un leader energico: Ioas diede il segnale alla sua carriera, altrimenti ordinaria, prendendo molto a cuore la questione e prendendola in mano a fondo. Ha provocato lo stesso Ieoiada; incitava i sacerdoti esitanti (Versetti, 5-9); ha fatto appello all'energia del popolo stesso.
- Cooperazione: "Tutti i principi e tutto il popolo si rallegravano" quando erano zelantemente impegnati nel lavoro, e i muratori e i falegnami facevano la loro parte regolarmente e fedelmente (2 Re 12:15).
- Liberalità: Quando la cassa fu fatta, il popolo rispose liberamente; tutti "vi si gettarono dentro finché non ebbero finito", finché ci fu "molto denaro", "denaro in abbondanza". Quando si fa appello alla liberalità spontanea degli uomini cristiani, in una causa che viene riconosciuta come buona, di solito c'è una risposta. Se sotto la Legge c'era questa prontezza a dare, quanto più ci dovrebbe essere tale prontezza e consacrazione di sostanza sotto le influenze più restrittive e per i più alti privilegi del vangelo di Gesù Cristo!
- Perseveranza sotto lo scoraggiamento: Il re ordinò ai sacerdoti e ai leviti di "affrettare la questione. Ma i Leviti non si affrettarono" (Versetto 5). Ma l'entusiasta re non si lasciò scoraggiare; non avrebbe permesso che questa negligenza da parte di coloro che avrebbero dovuto essere ansiosi e diligenti costituisse un serio ostacolo. Ha usato il suo ingegno per escogitare altre misure più efficaci, e la sua determinazione ha prevalso, come prevarrà. Se permettiamo che un buon lavoro venga abbandonato perché alcuni dei nostri coadiutori vengono trovati carenti, non faremo che poco. Una santa perseveranza nello scoraggiamento è la condizione del successo. Come per i leader, così per quelli che seguono; gli operai devono continuare pazientemente fino a quando il lavoro non è perfezionato. Poi viene la circostanza culminante, cioè:
- L'uso: Questo punto conclude la lista degli elementi.
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