L'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore: Storia, Arte e Spiritualità nelle Crete Senesi

Nel Sud della Toscana, in provincia di Siena, si trova un’abbazia che merita di essere visitata: l’abbazia di Monte Oliveto Maggiore è una delle zone più affascinanti e ricche di storia dell’intero territorio nazionale. Nonostante esternamente il complesso non lasci a bocca aperta, l’atmosfera di estatica tranquillità che si respira tutt’intorno resterà a lungo tra le suggestioni indimenticabili.

Ubicazione e Panorama

L’Abbazia Benedettina di Monte Oliveto Maggiore si trova nel comune di Asciano (SI), più precisamente in località Chiusure, nel cuore delle Crete Senesi, adagiata in silenziosa armonia nel suo mozzafiato paesaggio. Il complesso, posto sulle pendici del Monte Oliveto, si scorge dalla strada e appare come un insieme di costruzioni di color mattone, semi nascoste in un verdissimo bosco dove spiccano, tra pini e querce, un gran numero di alti e slanciati cipressi. È incastonata tra le bellezze di una natura cupa e selvaggia, spicca per la suggestione mistica della sua storia e per l’imponenza della mole.

Veduta panoramica dell'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore immersa nel paesaggio delle Crete Senesi

La Storia della Fondazione e della Congregazione Olivetana

Il Beato Bernardo Tolomei e la Nascita dell'Ordine

Le radici del monastero benedettino affondano in piena epoca medievale. La costituzione di una comunità religiosa, chiamata Congregazione di Santa Maria di Monte Oliveto, si deve al beato Bernardo Tolomei (1272-1348), al secolo Giovanni, della nobile famiglia senese dei Tolomei. Egli, con altri due figli di illustri famiglie della città, Patrizio Patrizi e Ambrogio Piccolomini, abbandonò lussi e ricchezze mondane per dedicarsi a una vita di povertà e solitudine, passata nelle umili grotte di Accona, probabilmente nell’anno 1313. Sei anni dopo, la fondazione venne approvata ed inserita nella regola benedettina dal vescovo di Arezzo Guido Tarlati. Nel 1320 iniziò la costruzione del monastero. In questo luogo inospitale, che ben presto divenne meta privilegiata di eremiti e viandanti, nel 1319 fu fondata la congregazione dei monaci olivetani, che da allora in poi si sarebbe distinta per l’abito bianco, segno di purezza.

Statuto e Giurisdizione

Nell’Archivio storico dell’abbazia sono tutt’ora conservati sia una bolla del 18 gennaio 1765 con cui il papa Clemente XIII eresse in abbazia nullius Monte Oliveto Maggiore, sia un Libro Nullius del secolo XVIII in cui sono registrati tutti gli atti dell’abate. Sotto la sua giurisdizione ricadevano la chiesa, il monastero, le persone dimoranti a Monte Oliveto, i monaci, gli oblati e gli inservienti laici. Dal 1765 fino al 1947 l’Abbazia non ebbe parrocchie dipendenti. Solo nel XX secolo (1947, 1963, 1975) sono state aggregate all’abbazia alcune parrocchie rurali delle diocesi di Arezzo e di Chiusi-Pienza. Quest’abbazia è sempre stata protetta da uno statuto speciale ed è ancora una sede della Chiesa Cattolica direttamente soggetta al Vaticano, appartenente alla regione ecclesiastica Toscana. L'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore fu tra Quattrocento e Cinquecento una delle principali e più influenti sedi monastiche d’Italia.

Percorso di Visita dell'Abbazia

Il maestoso complesso monastico, realizzato prevalentemente in mattoni, si erge con una solennità che sembra fondersi con il fitto bosco che lo avvolge. Gli ambienti e i locali dell’Abbazia si snodano in armonia con la natura circostante, come se fossero parte integrante del paesaggio. L'Abbazia è ancora oggi abitata dai monaci olivetani, custodi di un'antica tradizione.

L'Ingresso: Torre Merlata e Ponte Levatoio

Si percorre una stradina che, attraversando il bosco, arriva a un ponte levatoio sovrastato da una massiccia torre merlata. Questa porta d’ingresso fu costruita tra il 1393 e il 1526, poi restaurata nel XIX secolo. Ad abbellire l’arco d’ingresso è posta una terracotta robbiana raffigurante La Madonna col Bambino. L'architettura evoca quell’unione fra cielo e terra che vuole essere Monte Oliveto.

Foto della torre merlata con ponte levatoio dell'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore

La Chiesa Abbatiale: Architettura e Tesori Artistici

Stile e Ristrutturazioni

Poco più avanti rispetto all'ingresso si raggiunge il campanile, di stile romanico-gotico, e l’abside della chiesa che presenta una facciata gotica. La chiesa, caratterizzata dalle imponenti dimensioni, fu costruita tra il 1400 e il 1417 in stile romanico-gotico, ma l'interno ha una navata a croce latina che purtroppo è stato rinnovato in stile barocco nel 1772 dall’architetto neoclassico Giovanni Antinori. Ancor oggi ospita matrimoni e cerimonie religiose. L'architettura evoca quell’unione fra cielo e terra che vuole essere Monte Oliveto e che è richiamata anche dal chiostro, simbolo della radicalità monastica che è comunione con Dio e con i fratelli.

Opere d'Arte Principali

Anche nella chiesa sono custodite varie opere d’arte di grande valore. Tra queste spiccano:

  • Il coro ligneo intagliato e intarsiato da fra Giovanni da Verona tra il 1503 e il 1505, che rappresenta uno dei più importanti esempi di opere d’intarsio al mondo. Questo capolavoro occupa tutta la navata.
  • La tela raffigurante la Natività di Maria di Jacopo Ligozzi (1598).
  • Il pregiato leggio di fra Raffaele da Brescia (1520).

I Chiostri: Cuore Pulsante della Vita Monastica

Il Chiostro Grande: Il Capolavoro Affrescato

Varcando una porta, situata a destra dell’ingresso della chiesa, si accede alla portineria e al Chiostro Grande. Questo chiostro, a pianta rettangolare, fu costruito tra il 1426 e il 1443 ed è il centro dell’abbazia. Al centro spicca la statua marmorea di San Benedetto e, in un angolo, una vera di pozzo, anch’essa in marmo, costruita nel 1439. La parte più antica è caratterizzata da un doppio loggiato retto da colonne in mattoni con capitelli in pietra. Il chiostro è il centro del monastero, ed è da esso che si accede a tutti i locali.

Gli Affreschi di Signorelli e Sodoma

Le pareti dei quattro lati del chiostro celano un mirabile ciclo di affreschi, tra i più importanti del nostro Rinascimento, che raccontano le Storie di San Benedetto. Si tratta di 36 grandi scene, iniziate nel 1497 (o 1495) da Luca Signorelli e terminate tra 1505 e 1508 da Antonio Bazzi, meglio noto come il Sodoma. Queste preziose opere costituiscono una delle massime testimonianze della pittura italiana del Rinascimento.

Particolarità e Dettagli Artistici degli Affreschi

Tra le particolarità degli affreschi si segnalano:

  • L’autoritratto del Sodoma nella scena “Come San Benedetto risalda lo capistero che era rotto”.
  • Il ritratto di Luca Signorelli e di due giovanissimi Leonardo e Botticelli nella scena “Come San Benedetto riceve li due giovinetti romani Mauro e Placido”.
Dettaglio degli affreschi di Sodoma e Signorelli nel Chiostro Grande

Il Chiostro di Mezzo

Attraverso una porta situata sul lato Sud del chiostro grande, si accede al Chiostro di Mezzo, in gran parte riservato alla clausura. Realizzato nel XV secolo, è composto da un porticato ad archi a tutto sesto retti da colonne ottagonali.

Gli Ambienti Monastici: Dalla Vita Quotidiana alla Conservazione del Sapere

Il Refettorio

Dal chiostro di mezzo si passa quindi in un vasto ambiente coperto da una grande volta a botte ribassata: si tratta del refettorio. Qui, il silenzio si fa eco di preghiere e riflessioni. Le sue pareti sono decorate da affreschi rappresentanti fatti del Vecchio e Nuovo Testamento, sibille e figure allegoriche, eseguiti da fra Paolo Novelli nel XVII secolo (1670). Di notevole pregio è la tela di Lino Dinetto raffigurante l’Ultima Cena (1948) posta sulla parete di fondo. Nella parte sud del monastero è collocato solitamente il refettorio.

La Biblioteca: Custode di Antichi Volumi

Sempre dal chiostro di mezzo, tramite una scala si accede al primo piano, qui si apre un vestibolo dipinto ad encausto da Antonio Muller nel 1631 con personaggi e fatti della Congregazione Olivetana. Una doppia scala, di recente costruzione, dà accesso alla biblioteca. La biblioteca fu costruita in stile rinascimentale tra il 1515 e il 1516 su progetto di fra Giovanni da Verona, del quale si conservano anche il candelabro per il cero pasquale e l’armadio intarsiato per i libri corali (1502).

Si tratta di una lunga sala divisa in tre navate: quella centrale ha la volta a botte, le due laterali hanno le volte a crociera. Le colonne sono inclinate in modo da scaricare il peso sui muri portanti, i capitelli sono stati scolpiti in pietra serena sempre da fra Giovanni da Verona. L’attuale patrimonio librario (risalente ai secoli XVI - XVIII) proviene dal soppresso Monastero di Santa Maria di Monte Morcino Nuovo di Perugia, mentre quelli originalmente presenti andarono dispersi nel 1809 con la soppressione dell’Ordine. Qui sono contenuti circa 40.000 libri, opuscoli e incunaboli. Ancora oggi i monaci sono impegnati nel restauro di pergamene e di carte antiche.

La Farmacia

Coeva alla biblioteca è la farmacia a cui si accede da una doppia scalinata tramite un grande arco. Qui è conservata una importante collezione di vasi in ceramica del XVI secolo (e del XVII secolo, in bianco e azzurro) e diverse erbe medicinali. Qui i frati continuano a produrre miele e liquori a base di erbe.

Il Definitorio (o Sala del Capitolo) e il Museo

Si visita per ultimo il definitorio, o Sala del Capitolo, risalente al 1498. In quella che fu l’aula capitolare è stato allestito un piccolo museo che raccoglie le testimonianze artistiche del monastero e delle chiese sottoposte alla giurisdizione dell’abate vescovo. Allestito a museo di arte sacra, contiene una serie di dipinti, rivelando altre meraviglie e un sorprendente arricchimento.

La Spiritualità e la Funzione del Monastero

Il Significato degli Spazi Monastici

Gli spazi di un monastero sono legati ad una prospettiva di lettura della realtà molto diversa da quella della nostra epoca, caratterizzata da due coordinate principali: il “consumo” del provvisorio che non servirà e “l’utile” che garantisca una vita piacevole e facile. L’ambito monastico, invece, ha soprattutto due parametri speculari rispetto a quelli evidenziati sopra: la “stabilità” che “rimane” nel tempo e il “simbolo” che “rimanda” ad altro, anche se è presente una valenza funzionale alla vita concreta, che in qualche modo rimanda all’utile. È su questi tre elementi, “stabilità”, “simbolo” ed “utile”, che si focalizza la struttura del monastero.

La Preghiera Corale e i Canti Gregoriani

La chiesa mostra quale sia l’attività principale del monaco: la preghiera corale, chiamata opus Dei, opera di Dio. Durante alcune liturgie è possibile ascoltare gli antichi canti gregoriani, ancora in uso presso i monaci olivetani. Qui, oggi come ieri, pace e tranquillità regnano sovrane.

I 700 anni dell'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore

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