Lo Spirito Santo abita in noi come una persona viva, energica e creativa, capace di trasformare a poco a poco la nostra personalità con i Suoi doni. La Chiesa ha sempre riconosciuto e elencato questi doni in ordine di eccellenza: Sapienza, Intelletto, Consiglio, Fortezza, Scienza, Pietà e Timor di Dio. Cercheremo di comprenderli meglio e di renderli utili per la nostra vita, scoprendo in pratica come vive il cristiano sotto l’influsso di Dio e quale può essere l’azione di Dio dentro di noi. Il primo dono che affrontiamo è la Sapienza, considerato il più importante e il più forte per vivere da credenti. Invochiamo sulla Chiesa e sull’umanità intera lo Spirito di sapienza per saper riconoscere la signoria di Dio nel tempo e nello spazio, quella Signoria che si identifica con l’Amore supremo, il quale ci rende salvati e liberi.

Il Vero Significato della Sapienza: Il Sapore di Dio
Il termine sapienza non significa propriamente "sapere" e tanto meno solo "scienza" o "intelligenza". Rifacendosi al verbo latino sapere, allude al gusto delle cose: sapio = io gusto. Pertanto, “sapienza” è sinonimo di sapore, il sapore di Dio. Istintivamente, tutti cerchiamo il sapore della vita e più sapori la vita ci offre, più ci piace. Questo è di fondamentale importanza, perché un Dio che non si gusta mai diventa un Dio insipido, facile da abbandonare.
È cruciale per noi credenti, che desideriamo un rapporto autentico con Dio, sapere che gustiamo Dio se gli siamo vicini. Quanto più gli siamo vicini, tanto più questa esperienza diventa comunicativa, poiché è capace di parlare convincentemente di Dio non tanto il teologo, quanto colui che conosce il gusto di Dio. I santi erano esperti del gusto di Dio. La sapienza è dunque il dono ottimo, come recita il Salmo 33,9: "Gustate e vedete quant’è buono il Signore!" Qui "buono" non è inteso in senso morale, ma proprio come una cosa buona che si mangia. Sarebbe bello se tutti noi fossimo capaci di pronunciare questa frase del salmo con grande convinzione, come qualcosa che scaturisce dal cuore.
I Sapori della Vita e il Sapore di Dio
I momenti forti della vita sono i più saporosi: pensiamo all’incontro con una persona che ci rende felici, un’esperienza che non dimentichiamo. Perciò, gustare il Signore è un’esperienza ottima, perché è Dio stesso che ci fa assaporare la vita e noi siamo fatti per Lui, cioè per il sapore che solo Lui sa darci. È diverso assaporare la vita attraverso i doni di Dio dall’assaporarla direttamente con Lui. La natura e le persone amabili sono doni di Dio, ma Dio è molto di più.
Nel Libro della Sapienza (Sap 13,1-9) si trova un rimprovero verso coloro che, avendo ammirato le bellezze del creato, le hanno trasformate nel loro unico scopo di vita, fermandosi nella ricerca. Essi sono rimasti entusiasti e incantati, ma non sono riusciti a risalire all’autore di tanta bellezza e bontà, che è ancora più bello e ancora più buono. È giusto entusiasmarsi per una cosa o una persona, ma non bisogna fermarsi lì; dai molti e buoni sapori della vita dobbiamo salire al sapore di Dio, di colui che li ha creati. Questa perfetta interpretazione della vita - "so cosa è la vita perché so prima di tutto gustare Dio" - appare particolarmente adatta alla nostra cultura, perché siamo ormai molto portati a non considerare Dio come un oggetto di sapore, di gusto, di gioia. Siamo, per una serie di ragioni, molto ripiegati sui sapori di quaggiù. Quante volte abbiamo esclamato di fronte a piccole o grandi cose: "questo sì che è vivere!"

I Punti Forti della Vita: Attrazione o Distrazione?
È importante discernere quali siano i punti forti della vita, poiché essi possono tanto condurci a Dio quanto distoglierci da Lui. Se il peccato non avesse un sapore, non lo commetteremmo mai. Inoltre, molto spesso la vita ci obbliga a separare, anche se non lo vogliamo, il sapore sognato delle cose dalla loro realtà, il sapore di vivere dal dovere di vivere. Pensiamo alle delusioni d’amore: all’inizio sembrava di aver trovato tutto, poi pian piano le cose cambiano, si atterra, sempre meno riusciamo ad afferrare e mantenere quel sapore provato, e si soffre. Il sapore del sogno e l’esperienza della vita si dissociano sempre di più, la vita diventa un dovere, una fatica. Spesso, più si avanza nella vita, più si tende a diventare disincantati.
La Sfida della Cultura Postmoderna e il Rischio del Cristianesimo Insipido
Viviamo in una cultura - il postmoderno - che ha lasciato indietro le grandi idee. Siamo immersi in una ostinata ricerca di tutti i sapori che l’esistenza può offrire, senza regole né limiti. Il nostro modo di vivere è caratterizzato dall’immediatezza, dal "subito adesso", dal "tocca e gusta". Non basta più nemmeno vedere il mondo; ciò che conta è il "lecca e gusta". Ci troviamo in quella che si definisce una sensual society, improntata alla sensualità. Cerchiamo continuamente il sapore delle cose, il sapore più a portata di mano, che è quello fisico.
Essendo parte di questa "sensual society", in nome di piccoli sapori possiamo perdere il Sapore vero. Siamo costantemente di fronte a mini scelte che, sommandosi l’una all’altra, possono trasformarsi in una maxi scelta di tiepidezza. Il nostro pericolo più reale è cadere in un cristianesimo che diventa insipido. Un cristianesimo insipido non resiste all’assalto dei piccoli o grandi sapori esistenziali, specialmente quando questi, per essere gustati, richiedono la trasgressione, l’allontanamento da Dio, lo stacco dalla Sua volontà. Non sarà mai un cristianesimo insipido a difenderci dal peccato, anche perché il senso del dovere oggi è debolissimo e regge finché regge, come evidenzia l'espressione ricorrente "Chi te lo fa fare?".
Ad esempio, "chi te lo fa fare di essere prete?" Se oggi non si giustifica la propria vocazione, la scelta di ieri non serve più, soprattutto in quest’epoca in cui tutto è sempre diverso, la durata è in crisi e si vive l’attimo, la situazione presente. Non si vive più di abitudini: è necessario che il proprio cristianesimo abbia il sapore di Dio. Altrimenti, si ha il dovere di dubitare di sé stessi; non si garantirebbe la propria fedeltà a Dio né a sé stessi, se Dio non sostenesse con il Suo profondo sapore.
Parola e immagine nella cultura postmoderna
Come Crescere nel Dono della Sapienza
Ora potremmo dire: la sapienza è davvero bella, vorrei averne di più. Come si fa a crescere in questo dono? Gesù nel Vangelo usa una bella parabola per insegnarci come fare: "Il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!" (Lc 11,13). Vuoi la sapienza? Chiedila! "Padre dammi la sapienza": se dette con sincerità, Dio prende molto sul serio queste parole e ci si accorgerà che qualcosa cambia, le stesse cose di prima si vivono in modo diverso.
Per prima cosa, chiedi, e poi prega. Se si prega bene, si percepisce Dio, e se si percepisce Dio, Lui ci dona la Sua gioia. Con "prega" non si intende recitare delle preghiere, ma trovare un momento tutto proprio dove incontrare Dio, stare un po’ con Lui. Lui c’è, ti ama, ti accoglie. Si è sicuri di essere con un amico che ti vuole bene. Poi, prendi la Parola e incontra Gesù nel Vangelo, dialoga con Lui. Essenzialmente la preghiera, prima di qualsiasi altra cosa, è incontro. Questa piccola abitudine renderà a poco a poco felici, si saprà sempre dove andare per trovare un po’ di pace.
Spesso non facciamo così, ci limitiamo a preghiere scorrevoli, chiediamo molto, parliamo molto, e questa lacuna impedisce di incontrare colui che ci ama. Lui non chiede altro che incontrarci. La disgrazia della vita è l’incontro mancato con chi ti dà la gioia; guai se l’incontro mancato è quello con Dio. E poi, insisti finché tu possa dire di tuo, proprio con il tuo cuore, che con Dio si sta bene. Se quando soffriamo non facessimo l’errore di chiuderci in noi stessi, di isolarci come se fossimo solissimi, se ricordassimo quel Signore che dice "Vieni, io ti darò pace", tutto sarebbe diverso, conosceremmo il sapore della consolazione di Dio. Non priviamoci di questo.
I Frutti della Sapienza: Vivere i Sentimenti di Cristo
Allora lo Spirito a poco a poco non è più solo quello che si incontra nella preghiera. Nella 2 Cor 3,18 sta scritto che noi siamo davanti a Cristo come in uno specchio, ci trasformiamo a poco a poco in Lui di gloria in gloria mediante l’azione dello Spirito. Lo Spirito perciò ha un programma molto concreto. È stato scritto anche: "abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo". L'accettazione del regno esige semplicità; cercare di imitare Gesù nella sua povertà e umiltà di cuore significa mettersi nelle disposizioni che rendono capaci di ricevere e comprendere la sapienza di Dio manifestata in Gesù.
- Il gusto di essere umili: l’umiltà è una parola scomparsa nella nostra cultura e la percepiamo come un’umiliazione che ci fa stare male. Ma non è vero: se si è umili si è molto sereni, si è liberi da tante cose. Anzi, Cristo stesso dice: "Impara da me che sono mite e umile di cuore."
- Il sapore di essere puri di cuore: un’altra parola quasi tramontata. La castità dona una gioia, una libertà, una grandezza di cuore, una trasparenza di vita.
- Il sapore di essere poveri: distaccati e non affannati dal denaro, dall’avere o non avere. Ci si rende conto che si è in pace, si diventa uno che dona.
Se si gusta Dio, si inizia a fare cose buone. Fare il bene significa farlo esistere: se non ci fossi tu, quel bene, quella gioia non si manifesterebbe. Come ci sono i "facitori" del male, ci devono essere i "facitori" del bene. Ogni volta che fai qualcosa di bello e di buono per amore, stai certo che ti rimarrà nel cuore un gioiello di gioia, una luce buona. Sarai contento perché hai fatto esistere il bene, proprio come Dio, con una parola, un gesto, un sorriso, una cordialità, fino a dare la vita. Chi non fa mai esistere il bene perché è egoista, non solo non conosce il sapore di Dio, ma indietreggia molto rapidamente e sicuramente cade nel peccato.
La Sapienza in Comunità: Orizzonti per i Giovani
Contrariamente a queste indicazioni, troppo spesso la vita cristiana è tributaria ai sapori dell’esistenza terrena, molto meno a quelli del cielo, perché si trascura una parte costitutiva della Sapienza, che è la gioia di essere insieme. Avanza nello Spirito per la tua gioia, ma anche per la gioia di molti altri che, incontrandoti, scopriranno un Dio diverso. "Fatti domandare: come mai sei sempre così tranquillo, non ti disperi? Dai ragione della tua speranza." Vedere una persona che, per questo gusto interiore di Dio, ha un’altra pace, interroga: "Ma perché ha pace?"
L’ultimo segreto è che il sapore di Dio non è mai un sapore privato. Si cerca il proprio rapporto con Dio, ma poi, per assaporare Dio, bisogna ricordarsi di immergersi nel prossimo. Il cristianesimo o è comunità o non è. Il cristianesimo è quando si vive in liturgia. Una bella liturgia allarga il cuore, fa sentire più fratelli di prima; lo Spirito qui è molto forte, una piccola pentecoste. Mai individualismo: ricordiamo il Salmo 132,1: "Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme!" Naturalmente, il primo nucleo dove dovrebbe realizzarsi questo è la famiglia. Allora, c’è da chiedere che lo Spirito venga in mezzo a noi, che le nostre diversità e i nostri limiti inevitabili non diventino muri, divisioni, conflittualità. La carenza di Spirito spezza tutto. Ecco perché la sapienza è davvero indispensabile.

Il Libro della Sapienza e la Tradizione Sapienziale
Le domande fondamentali che riguardano l’esito della vita, le gioie e le esperienze positive che offre, gli ostacoli che fatalmente incontra, l’insuccesso, il dolore e la morte che la minacciano, così come i mille problemi che il vivere con gli altri comporta, segnano l’esistenza di ogni uomo nel mutare dei tempi e dei luoghi. Dall’antichità ci sono giunte testimonianze di questa sapienza popolare: dal mondo della Mesopotamia, dall’Egitto, dalla Grecia, sotto forma di raccolte di massime, detti e proverbi. Alcune esprimono esperienze di vita, altre sono insegnamenti di saggi che si propongono di educare l’uomo, il giovane, per indirizzarlo sulla via del giusto, del vero, del bene, aiutandolo a valutare le proprie esperienze.
Anche Israele ha percorso questa strada dell’esperienza, in dialogo con le riflessioni dei popoli vicini, illuminato da una particolare assistenza di Dio. Uomini ispirati da Dio hanno fatto comprendere a Israele che attraverso il mondo che ci circonda, attraverso le vicende e le esperienze della vita è Dio stesso che parla. Il frutto di questa sapienza è presente in tutta la Bibbia, ma soprattutto nei libri chiamati appunto “sapienziali”: Giobbe, Proverbi, Qoèlet, Sapienza, Siracide. In questi testi, che raccolgono l’antica riflessione e sapienza di un popolo, è Dio che si rivela, insegnandoci a leggere la vita e ad interpretarla. Guidati dallo Spirito, i saggi di Israele cercano risposte alle domande fondamentali della vita: come vivere per essere felici? perché la sofferenza e il dolore? dove va la vita? Essi si interrogano anche su come vivere con gli altri e aiutano a renderci più consapevoli delle nostre relazioni.
Catechesi e Orizzonti per i Giovani
I giovani sono pochissimo aiutati a questi orizzonti, e la nostra stessa catechesi è spesso un po’ povera; ha invece bisogno di ampiezza. I giovani devono trovare orizzonti degni di loro, non si fiorisce dentro un "bugigattolo"; bisogna avere orizzonti grandi, capire Dio davvero.
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