Nell'Alto Medioevo, la Longobardìa Minor rappresentava una vasta area dell'Italia meridionale, comprendente territori occupati dai Longobardi fin dal VI-VII secolo, estendendosi su buona parte della Campania, alcune zone della Calabria e della Puglia. Esisteva inoltre il Thema di Longobardìa, che corrispondeva ai territori sotto il controllo diretto o indiretto di Bisanzio.
In queste regioni si diffuse ampiamente il culto per l'Arcangelo Michele, introdotto dai Bizantini ma prontamente accolto anche dai Longobardi. Nonostante fossero spesso nemici e feroci antagonisti per il dominio del Meridione, Bizantini e Longobardi trovarono un punto di convergenza nel comune culto per San Michele.
La presente analisi si propone di esaminare e ricostruire i luoghi di culto dedicati all'Arcangelo Michele, sia nella sua forma canonica di Michele Arcangelo sia in quella ridotta di S. Angelo, nella Langobardìa Minor e nel Thema di Longobardìa, tra Longobardi e Bizantini, nei secoli IX e XII.
Origini e diffusione del culto micaelico
La ricerca storica e archeologica prende le mosse da Montecassino e, in particolare, dalla basilica desideriana, eretta tra il 1066 e il 1071 dall'abate Desiderio. Per la sua costruzione furono impiegate maestranze amalfitane e longobarde, come documentato dal cronista Leone Ostiense. La cappella di S. Michele, situata nell'atrio della basilica, presentava volte a crociera archiacuta, un'innovazione architettonica derivata dal mondo arabo nordafricano e spagnolo, introdotta in Occidente dagli amalfitani. Questi ultimi avevano già impiegato tali volte nella cattedrale di S. Andrea Apostolo e nell'arsenale (1059).
La notizia cronachistica fornisce un'ulteriore prova a sostegno dell'ipotesi che gli amalfitani abbiano utilizzato volte incrociate di botti acute molto prima di quanto tradizionalmente attribuito dalla storia dell'architettura (XII-XIII secolo).

I luoghi di culto dedicati all'Arcangelo Michele erano prevalentemente situati presso o all'interno di castelli e fortificazioni, oppure in prossimità di grotte, antri o anfratti naturali. La ricerca documentale e archeologica ha individuato numerosi siti cultuali, tra cui monasteri, chiese, cappelle e insediamenti eremitici.
Luoghi di culto nei ducati romanico-bizantini e nel principato longobardo di Salerno
Analizzando i ducati romanico-bizantini della Campania altomedievale e il principato longobardo di Salerno, si osserva una netta prevalenza di luoghi di culto micaelici tra i Longobardi rispetto ai Bizantini meridionali.
Napoli e dintorni
Nella città di Napoli, nel 924, esisteva una chiesa di S. Michele Arcangelo, situata sotto il muro pubblico a Porta Novense.
Gaeta e il suo territorio
A Gaeta, fin dall'899, era presente il monastero di S. Michele in Planciano. A Sperlonga si trovava un altro cenobio omonimo nell'anno 976, mentre a Traetto, nel 1084, si documenta la chiesa di S. Angelo de Traguazzano.
Salerno e il suo principato
La città longobarda di Salerno ospitava il monastero dei Ss. Michele e Stefano nel 1039, situato nel rione Orto Magno. La chiesa di S. Michele nella platea che conduceva a Porta Elina, fondata nel 991, e un'altra chiesa nel vico della chiesa di S. Trofimena, nel quartiere degli Atranesi. La chiesa dei Ss. Sofia e Angelo divenne monastero nel 1040.
Nella località costiera di Fonti, confinante con il ducato amalfitano, alcuni abitanti di Atrani possedevano la chiesa di S. Arcangelo nel 980. Gli Atranesi erano proprietari anche della chiesa di S. Angelo a Tirisino, presso Agropoli (1074). Una chiesa dedicata all'arcangelo si trovava nella località lucana Duo Flumina, venduta loro nel 977 dal vescovo di Paestum.
Nell'ambito del principato salernitano, si annoverano altri luoghi di culto micaelici:
- Sul Monte Cilento, nel 1031, esisteva il monastero maschile di S. Arcangelo.
- Sul Monte Coraci, presso Ancilla Dei e al confine con la Lucania, nel 1038 era attivo il monastero di S. Michele.
- Ancora in Lucania, sulla via che conduceva al castello Mitilla, nel 994 si trovava una chiesa dedicata a S. Arcangelo.
- Presso il castello di Capaccio, è documentata una chiesa di S. Angelo nel 1050.
Agro Nocerino e il territorio di Cava de' Tirreni
Nell'Agro Nocerino si trovavano ulteriori luoghi di culto:
- A Lanzara, presso il castello, sorgeva la chiesa di S. Angelo nel 982.
- Nel territorio di Cava de' Tirreni si annoverano il monastero maschile dei Ss. Michele e Martino (1063), situato sul monte di Passiano, e a Mitigliano, nel 1034, la chiesa di S. Arcangelo, che diede il nome al monticello su cui sorgeva.
Particolare rilievo assume la chiesa in grotta di S. Arcangelo, attestata fin dal 1035 sul Monte Aureo di Olevano sul Tusciano. Il suo ciclo di affreschi dell'XI secolo, di stampo bizantino, è considerato un prototipo fondamentale per lo studio della pittura altomedievale mediterranea. In questo sito trascorse i suoi ultimi giorni Ildebrando da Soana, futuro papa Gregorio VII, che vi giunse esiliato nel 1085 sotto la protezione di Roberto il Guiscardo.

Luoghi di culto in Puglia
La Puglia, terra di aspra contesa tra Longobardi e Bizantini, ospitava numerosi luoghi di culto micaelici:
- A Bitetto, nel 959, era attiva una chiesa intitolata all'Arcangelo.
- La chiesa di S. Michele in Tillizzo si trovava presso un castello nel territorio di Giovinazzo (1073).
- La cattedrale di Terlizzi, nel 1150, era dedicata a S. Michele e vantava un magnifico chiostro.
- Altre chiese micaeliche pugliesi includono: S. Michele a Barletta (1102); S. Angelo sul Monte Ioannacio e presso la via per Ioa e il suo castello nel tenimento di Bari (1087); Ss. Maria, Michele e Tutti i Santi di Castellano (Brindisi); S. Michele di Biccaro (1144); S. Angelo de Costa a Troia (1182); S. Michele in loco Moleniano ad Oria (1092).
Tra i monasteri pugliesi dedicati all'Arcangelo si annoverano quello di Medugno (1071), S. Angelo de Ursaria di Troia (1125) e S. Angelo sul Gargano, che diede il nome alla città sviluppatasi nelle sue vicinanze. La porta di bronzo del santuario, fusa a Costantinopoli e incisa da artisti bizantini, fu donata dal mercante amalfitano Pantaleone de Comite Maurone nel 1076.
Il monastero divenne un importante santuario, meta di innumerevoli fedeli ogni anno tra l'8 e il 9 maggio. Il cardinale amalfitano Pietro Capuano, nel tentativo di deviare questi pellegrini verso Amalfi, decise di effettuare l'ultima fase della traslazione di S. Andrea Apostolo da Costantinopoli nella cripta della cattedrale di Amalfi proprio l'8 maggio del 1208. Da Monte Sant'Angelo salpavano le navi dirette in Terra Santa.

Luoghi di culto nel ducato di Amalfi
Il ducato di Amalfi presenta una notevole diffusione del culto micaelico, a conferma delle strette relazioni politiche tra gli Amalfitani romanico-bizantini e i Longobardi salernitani.
Atrani
Ad Atrani esisteva la chiesa di S. Michele ai confini settentrionali del tessuto urbano, nota come de Porta e documentata fin dal 1105. Nata come eremo altomedievale, nel corso dei secoli moderni ha funzionato come cimitero. Nel 1062, Giovanni, discendente del comes Giovanni, fondò il monastero femminile benedettino di S. Michele ad Mare sulla spiaggia di Atrani. Questo monastero fu chiuso nel 1269, e le ultime monache si trasferirono al cenobio di S. Maria Dominarum.
Scala
A Scala si trovava la chiesa di S. Angelo de Petralena nel 1191.
Ravello
Ravello ospitava il maggior numero di luoghi di culto micaelici nel ducato amalfitano, tra cui le chiese di S. Angelo del Toro (1231), S. Michele Arcangelo a Peperone (1096), S. Michele in Tirrinio (1033), S. Angelo de Ponticeto (1039). Le più significative erano la parrocchiale di Torello, con un impianto del XII secolo a tre navate, e S. Angelo dell'Ospedale, accanto alla quale fu costruito il primo ospedale del territorio amalfitano nel 1170.
Maiori e i monti del ducato
Maiori contava le chiese di S. Michele de Alliola (1060), S. Michele de Ponte Primaro (1343), S. Angelo de lu Tisitu (1252), S. Angelo de Pinello (1484). Vi era inoltre il monastero di S. Angelo di Vecite (1272).
Sui monti del ducato si distribuivano altri luoghi di culto:
- Agerola presentava la chiesa di S. Angelo de Iubo (1306).
- Tramonti era interessata dalle chiese di S. Angelo de la Plancolella (1138), S. Michele di Paterno Maggiore (1423), S. Angelo di Paterno Minore (1326).
- Particolare importanza riveste la chiesa rupestre di S. Angelo de Gradu di Gete (1181), che conserva una pregevole architettura con archi acuti e volte a crociera.
- Sui monti confinanti col territorio cavese esisteva il monastero dei Ss. Maria e Michele in Duliaria (972).
Amalfi e i suoi casali
Il centro urbano di Amalfi presentava le chiese di S. Michele a Capo di Croce (XI secolo) e S. Angelo de Intus Muro (1238), una delle nove parrocchiali cittadine, distrutta dalle tempeste marine.
Nei casali occidentali della città si trovavano altre testimonianze cultuali:
- A Conca dei Marini era ubicata la chiesa di S. Angelo de Penna (1424).
- A Praiano si trovava una chiesa di S. Angelo (1132).
- A Vettica Maggiore una chiesa di S. Arcangelo (1416).
- A Pogerola la chiesa di S. Michele ad Ortello, fondata tra il 1179 e il 1181 dal mercante Orso Castellomata e impostata su una pianta centrale di tipo armeno.
La Chiesa di San Michele Arcangelo a Vettica Minore
La chiesa parrocchiale di Vettica Minore, oggetto di studio, sarebbe stata documentata per la prima volta nel 1208, secondo lo storiografo Matteo Camera, quando il suo patronato apparteneva alla nobile stirpe dei de Comite Orso. Compare nelle fonti documentarie nel 1321 sotto l'intitolazione all'Arcangelo Michele, contenente una cappella di proprietà di Marino Casanova. Una fonte seicentesca sostiene che la chiesa fu fondata dalla famiglia Sarcaja di Conca.
La presenza del culto micaelico a Vettica Minore, insieme alle testimonianze a Vettica Maggiore e Vecite di Maiori, può essere spiegata dal fatto che queste tre località amalfitane erano luoghi di confine, punti di accesso a configurazioni urbane meglio definite. Il toponimo Vettica potrebbe derivare dal latino "vectigal", una tassa pagata per l'ingresso in città.
L'interno di S. Michele di Vettica Minore è a navata unica, orientata con l'altare principale verso est, con quattro cappelle per lato e un'abside rettangolare voltata a botte lunettata. Ha subito rinnovamenti e trasformazioni nei secoli, presentando elementi architettonici cinquecenteschi e una trasformazione tardo-settecentesca. È affiancata da un campanile quadrato con calotta emisferica rivestita di embrici maiolicati.

La Chiesa rupestre di San Michele Arcangelo Fuori le Mura ad Atrani
La chiesa rupestre di San Michele Arcangelo Fuori le Mura, nota agli Atranesi come "Camposantino", è un gioiello nascosto incastonato nei vicoli che conducono a Ravello. La chiesetta, costruita direttamente nella roccia, non presenta pareti distinte; perimetro e copertura sono costituiti dalla cavità naturale. La grande apertura della grotta/cappella offre una vista panoramica sulla valle di Atrani e sul mare.
Il sito ha rappresentato un luogo spirituale per gli Atranesi, fungendo da sepolcreto per i loro avi fino alla costruzione dell'attuale cimitero negli anni '30. La cavità inferiore era adibita a cimitero con fossa comune per le vittime della peste del '600, mentre la parte superiore era dedicata a San Michele. La dedicazione a San Michele potrebbe essere legata alla presenza ad Atrani di San Saba, monaco siciliano del X secolo, devoto all'Arcangelo.
La chiesa, risalente all'XI-XII secolo, è ricavata da una cavità del Monte Civita. L'accesso avviene tramite una rampa di scale, sormontata dal campanile. L'interno, di forma trapezoidale, presenta pareti rocciose inclinate con tombe. Fino al 1927, la chiesa fu utilizzata come cimitero e fossa comune, guadagnandosi il soprannome di "Camposantino". Sull'altare barocco è collocato un dipinto del Cretella del 1930 raffigurante San Michele Arcangelo.
La chiesa, sebbene di grande valore storico e culturale, versa in cattive condizioni di conservazione a causa dell'età e della natura della costruzione. Le pareti rocciose, le tombe, il campanile e l'intonaco esterno necessitano di interventi urgenti. La chiesa non è aperta al pubblico per motivi di sicurezza.

La Chiesa di San Michele Arcangelo a Fabro
Nel piccolo centro storico di Fabro, verso la fine del '600, si contavano ben 6 chiese, tra cui San Michele Arcangelo, parte integrante del castello. La chiesa, sconsacrata da oltre un secolo, è attualmente utilizzata come magazzino.
Le visite pastorali a partire dal 1573 hanno permesso di raccogliere alcune informazioni. Il 28 febbraio 1627 fu istituito il Beneficio di San Michele Arcangelo, un diritto sulle rendite della chiesa, che perdurò fino alla fine dell'Ottocento. La chiesa si affaccia sulla piazzetta del castello, con una struttura in mattoni a navata unica. La facciata presenta un finestrone rettangolare e un ingresso sormontato da un timpano.
Il progetto di Antonio da Sangallo della prima metà del '500 indica che lo spazio occupato dalla chiesa era già destinato a un edificio definito "casa del frate". La prima citazione della chiesa si trova nelle volontà testamentarie della Baronessa di Fabro, Livia Capranica, datate 6 marzo 1627, che istituì il beneficio e l'elenco delle messe da celebrare al suo interno.
Le visite pastorali registrano la presenza della chiesa nel 1638, con il rettore D. Franciscus Adrianus. Le visite successive non forniscono ulteriori dettagli sulla struttura, ma riportano ordini di manutenzione. Nel 1687, la chiesa è descritta in buono stato di conservazione e di proprietà del Marchese Carlo Maria Lanci.
Il Santuario di San Michele Arcangelo sul Gargano
L'immensa caverna calcarea sul promontorio del Gargano, grazie alla fama acquisita per le apparizioni dell'Arcangelo, divenne un luogo di culto già in età greca e romana, forse dedicato al dio Calcante. Lo storico Strabone ne parla come di un tempio dove i fedeli accorrevano per chiedere responsi.
Tra il VI e il VII secolo, il santuario assunse una connotazione legata alla storia dei Longobardi, divenendo il loro sacrario nazionale. San Michele era venerato come guaritore e presentatore delle anime al trono divino. L'imperatore Ludovico intervenne nel IX secolo per il restauro della chiesa, danneggiata probabilmente da incursioni saracene.
Durante il periodo normanno, la Città di Monte Sant'Angelo ricevette il privilegio di "Signoria dell'onore". Federico II di Svevia dimorò spesso nel castello di Monte Sant'Angelo. Tra il XIII e il XIV secolo, i sovrani angioini promossero imponenti lavori di trasformazione, tra cui l'ampliamento della scalinata e la costruzione del campanile, opera degli architetti Giordano e Maraldo.
Nel XVII secolo, Monte Sant'Angelo divenne il centro più importante del Gargano. Il piazzale antistante la basilica prese il nome di "atrio della colonna". Alla "Celeste Basilica", non consacrata dagli uomini ma dall'Arcangelo stesso, è stato concesso il privilegio del Perdono Angelico.

La Chiesa di San Michele Arcangelo a Torino
La chiesa di San Michele presso Porta Palazzo a Torino fu concessa nel 1675 ai Trinitari Scalzi della Redenzione degli Schiavi, chiamati dalla duchessa Giovanna Battista di Savoia Nemours. La missione dei frati era riscattare i cristiani ridotti in schiavitù.
Tra il 1784 e il 1789, l'architetto Pietro Bonvicino costruì una nuova chiesa su progetto suo, su commissione dei Padri Trinitari. La chiesa, in stile barocco, fu edificata tra il 1784 e il 1788. È a pianta centrale, con un ambiente esagonale sormontato da cupola. Divenne parrocchia fino ai primi anni Quaranta del Novecento. Gravemente danneggiata durante la Seconda Guerra Mondiale, fu restaurata nel 1967 e concessa in uso ai cattolici di rito bizantino.