Abbazia di Monte Oliveto Maggiore e Pienza: Tesori d'Arte e Spiritualità in Toscana

L'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, incastonata tra le bellezze di una natura selvaggia, spicca per la suggestione della sua storia e per l'imponenza della sua mole. Incastonata tra le bellezze di una natura cupa e selvaggia, l’abbazia, situata in provincia di Siena, spicca per la suggestione mistica della sua storia e per l’imponenza della mole.

Le Origini e la Fondazione della Congregazione Olivetana

Le radici del monastero benedettino affondano in piena epoca medievale. Il beato Bernardo - al secolo Giovanni, della nobile famiglia senese dei Tolomei - abbandonò lussi e ricchezze mondane per dedicarsi a una vita di povertà e solitudine, trascorsa nelle umili grotte di Accona. In questo luogo inospitale, che ben presto divenne meta privilegiata di eremiti e viandanti, nel 1319 fu fondata la congregazione dei monaci olivetani, che da allora in poi si sarebbe distinta per l’abito bianco, segno di purezza.

La storia del complesso monastico ha inizio nel 1313, quando il nobile senese Giovanni de’ Tolomei, insieme a Patrizio Patrizi e Ambrogio Piccolomini, decise di ritirarsi a vita monastica in uno sperduto possedimento della famiglia Tolomei, a trentasei chilometri a sud di Siena, noto con il nome di Accona. Nel 1319, alla presenza di illustri testimoni, la fondazione ricevette l'approvazione dal vescovo di Arezzo Guido Tarlati, nel cui territorio diocesano rientrava Monte Oliveto, imponendo ai religiosi la regola benedettina. Nacque così la Congregazione benedettina olivetana che da allora ha in Monte Oliveto Maggiore la sua casa madre. Nel 1344 la Congregazione ricevette la conferma pontificia da papa Clemente VI e i monaci olivetani si diffusero rapidamente in tutta Italia.

La struttura di Monte Oliveto Maggiore ricalca la classica impostazione delle abbazie benedettine: una chiesa, un chiostro principale e altri più piccoli, un’aula capitolare e un refettorio.

Vista aerea dell'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore immersa nel paesaggio toscano

L'Architettura e la Struttura del Monastero

Ancora oggi, la casa degli Olivetani mantiene la sua configurazione originaria: vi si accede attraverso un’esile lingua di terra posta tra balze ripide e fossi. La parte esterna del monastero è dominata da una grande torre, costruita alla fine del XIV secolo. Superata questa costruzione, ci si avventura lungo un sentiero fiancheggiato da alberi di cipresso, al cui centro si trova una peschiera cinquecentesca. In passato, i monaci utilizzavano questa vasca per ricavare alimento nei periodi in cui la “regola” vietava il consumo di carne.

Si accede al monastero tramite un palazzo medievale in mattoni rossi, raggiunto percorrendo un ponte levatoio e sovrastato da una massiccia torre quadrangolare dotata di barbacani e merlature. La costruzione di questo edificio, adibito a porta d'ingresso fortificata del monastero, fu iniziata nel 1393, per terminare nel 1526 ed essere poi seguita da un restauro nel XIX secolo. Superato il palazzotto si imbocca un lungo e suggestivo viale di cipressi, lungo cui sono posti l'orto botanico della vecchia farmacia, distrutta nel 1896, una peschiera risalente al 1533 e alcune cappelle isolate nel bosco di cipressi: quella della Madonna dell'Onigo, quella di San Benedetto, quella di San Bernardo Tolomei, quella della Santa Croce, quella di Santa Francesca Romana e quella di Santa Scolastica.

Alla fine della strada si scorge l’austero e maestoso profilo dell’abbazia gotico-romana, la cui costruzione fu avviata nel 1401. Il maestoso complesso monastico, realizzato prevalentemente in mattoni, si erge con una solennità che sembra fondersi con il fitto bosco che lo avvolge. Gli ambienti e i locali dell’Abbazia si snodano in armonia con la natura circostante, come se fossero parte integrante del paesaggio.

Viale di cipressi che conduce all'ingresso dell'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore

Tesori d'Arte all'Interno dell'Abbazia

L’interno dell'abbazia, rivisitato in stile barocco, presenta un particolare rilievo al leggio ligneo di Raffaele da Brescia e al coro ligneo intarsiato da fra’ Giovanni da Verona, che occupa tutta la navata. La chiesa, ha una navata a croce latina, presenta un interno molto luminoso. È stata rinnovata in forme barocche nel 1772 da Giovanni Antinori. La maggiore opera d'arte presente è il coro ligneo intagliato e intarsiato di fra Giovanni da Verona, realizzato nel 1503-1505. Altre opere degne di nota sono il leggio di frà Raffaele da Brescia e la tela di Jacopo Ligozzi, raffigurante l'Assunta e sempre dello stesso autore anche la Natività di Maria (1598) posta dietro l'altare maggiore.

Dal transetto si accede alla Cappella del Sacramento che contiene un Crocifisso in legno policromato della prima metà del XIV secolo.

Il Chiostro Grande e il Ciclo di Affreschi di San Benedetto

L’attenzione dei visitatori, però, è concentrata soprattutto sul chiostro grande, un gioiello ornato da uno dei cicli più importanti dell’arte rinascimentale: le Storie di san Benedetto. Sono 36 grandi scene, iniziate nel 1497 da Luca Signorelli e terminate tra il 1505 e il 1508 da Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma.

Il chiostro grande, il primo dopo l'ingresso, è a pianta rettangolare e venne realizzato tra il 1426 e il 1443. Presenta, al centro, una statua marmorea di San Benedetto e, in un angolo, una vera di pozzo, anch'essa in marmo, costruita nel 1439. Le pareti delle quattro gallerie al pian terreno sono interamente dipinte con gli affreschi delle Storie di San Benedetto, realizzati da Luca Signorelli e Antonio Bazzi detto Il Sodoma. Gli affreschi del Signorelli sono otto e vennero realizzati nel 1497-98. Si accede dal chiostro grande attraverso un passaggio sulla cui sinistra è posto l'affresco Gesù che porta la croce, uno dei capolavori del Sodoma. Sempre dello stesso artista sono anche l'affresco posto sulla destra (Gesù alla colonna) e anche San Benedetto che dà la regola ai fondatori di Monte oliveto.

Dettaglio di un affresco delle Storie di San Benedetto nel Chiostro Grande dell'Abbazia

Altri Ambienti e Tesori Nascosti

Il monastero ha anche una ricchissima biblioteca, che custodisce circa 40mila volumi, opuscoli e incunaboli (ancora oggi i monaci sono impegnati nel restauro di pergamene e di carte antiche), e un’antica farmacia, dove i frati continuano a produrre miele e liquori a base di erbe.

Il chiostro di mezzo venne realizzato nel XV secolo ed è circondato da un porticato con archi a tutto sesto poggianti su pilastri ottagonali. Il refettorio fu costruito nel 1387-1390. È costituito da un unico grande ambiente coperto con volta a botte ribassata e lunettata illuminato da grandi finestre rettangolari che si aprono sulla parete sinistra. Le pareti e la volta sono decorate dagli affreschi di frà Paolo Novelli che li realizzò nel 1670.

Dalla prima rampa di scale che si accede dal chiostro di mezzo è posto l'affresco del Sodoma dell'Incoronazione di Maria; sulla seconda rampa l'affresco di ignoto raffigurante la Deposizione. La biblioteca. La sala della Biblioteca, voluta dall'abate Francesco Ringhieri nel 1515, venne disegnata da fra Giovanni da Verona, che ne scolpì anche i capitelli in pietra serena, intagliò il portone di ingresso, l'armadio per i corali sulla parete di fondo e il candelabro ligneo del 1502, collocato in mezzo alla sala. Da un grande arco che si apre nella parete di fondo, tramite una doppia scalinata, si accede alla Farmacia, anch'essa del XVI secolo. La Farmacia accoglie in vasi di ceramica bianca ed azzurra contrassegnati dallo stemma olivetano (XVII secolo) una ricca collezione di erbe medicinali.

Con il nome di definitorio si intende la Sala del Capitolo (1498), sulla cui parete di fondo è posto l'affresco Madonna col Bambino e Santi di Matteo Ripanda (XVI secolo), in cui è stato allestito un piccolo museo di arte sacra. Il grande ambiente, dove si discutevano gli affari interni monastici e si esercitava potere giurisdizionale, presenta affreschi di Bartolomeo Neroni detto il Riccio, databili al 1535-40 circa: il soffitto è decorato a grottesche su fondo bianco con piccoli riquadri contenenti Allegorie e Virtù.

L'abbazia è ancora oggi abitata dai monaci olivetani, custodi di un'antica tradizione. Visitandola, potrai immergerti nella pace della meravigliosa chiesa, ammirare il grande chiostro decorato dal celebre ciclo di affreschi che narra le storie di San Benedetto, un capolavoro iniziato da Luca Signorelli e portato a compimento da Antonio Bazzi, detto il Sodoma. Potrai scoprire il refettorio, dove il silenzio si fa eco di preghiere e riflessioni, la biblioteca, che conserva da secoli tesori di conoscenza, la preziosa farmacia, con i suoi tipici recipienti, e un piccolo museo, sorprendentemente ricco, che ti svelerà altre meraviglie.

Monte Oliveto Maggiore (Vittorio Di Giacomo, 1954)

Pienza: La Città Ideale del Rinascimento

L'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore si trova in località Chiusure, a pochi chilometri dalla più nota Asciano. Per raggiungere l‘abbazia si possono scegliere due strade, entrambe panoramiche.

La visita all'Abbazia può essere splendidamente integrata con un'escursione alla vicina Pienza. Questa città, situata a breve distanza, rappresenta un esempio straordinario di urbanistica rinascimentale, concepita come "città ideale" da Papa Pio II (al secolo Enea Silvio Piccolomini, appartenente a un ramo della stessa famiglia dei fondatori dell'abbazia).

Il Centro Storico e i Capolavori Architettonici

Pienza, dichiarata Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO, conserva un centro storico armonioso e perfettamente proporzionato. Il suo cuore pulsante è la Piazza Pio II, su cui si affacciano importanti edifici:

  • Il Duomo (Cattedrale dell'Assunta), con la sua facciata in travertino e un interno ricco di opere d'arte.
  • Il Palazzo Piccolomini, residenza estiva di Papa Pio II, un capolavoro di architettura rinascimentale attribuito a Bernardo Rossellino, che offre una vista mozzafiato sulla Val d'Orcia dai suoi giardini pensili.
  • Il Palazzo Comunale (o Palazzo Pretorio).
  • Il Palazzo Vescovile (o Palazzo Borgia).
Piazza Pio II a Pienza con il Duomo e Palazzo Piccolomini

La Val d'Orcia e i Sapori di Pienza

Oltre alla sua bellezza architettonica, Pienza è celebre per il suo Pecorino di Pienza, un formaggio DOP rinomato in tutto il mondo. Passeggiando per le vie del borgo, è possibile degustare e acquistare le diverse stagionature di questo delizioso prodotto locale.

La visita a Pienza offre anche l'opportunità di ammirare i panorami unici della Val d'Orcia, un paesaggio iconico della Toscana, caratterizzato da dolci colline, cipressi e antichi casali, anch'esso riconosciuto dall'UNESCO come Patrimonio dell'Umanità.

Paesaggio tipico della Val d'Orcia nei pressi di Pienza

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