La regione del Vulture, situata nel Nord della Basilicata, precisamente nella provincia di Potenza, è un'area di straordinaria bellezza e ricco patrimonio storico-naturalistico. Essa prende il nome dall'antico vulcano dormiente Vulture, alto 1326 metri, la cui denominazione deriva dal latino "Vultur", che significa "Rapace". Questo territorio affascinante è il risultato di processi geologici millenari e di una storia umana profonda, che hanno plasmato un paesaggio unico, caratterizzato dai suggestivi Laghi di Monticchio e da importanti complessi monastici.
L'Area del Vulture e la Nascita dei Laghi di Monticchio
La nascita dei Laghi di Monticchio è una storia che affonda le sue radici a circa 750 mila anni fa. Essi si trovano nell’antica caldera del Vulture, considerato il vulcano più antico dell'Appennino Meridionale, spentosi circa 130.000 anni fa. Le colate laviche succedutesi in vari periodi hanno reso questa terra ubertosissima. I Laghi di Monticchio occupano le bocche spente del Vulcano Vulture, esattamente ubicate sulla sua falda Sud-Occidentale. La frazione di Monticchio, dalla quale prendono il nome, fa parte del Comune di Atella (PZ).
I Laghi di Monticchio: "I Gemelli del Vulture"
Comunemente chiamati "i Gemelli del Vulture", i laghi si distinguono in due specchi d'acqua:
- Lago Piccolo: Situato a 658 metri, ha un perimetro di 1800 metri e un'estensione di 16 ettari. È più frequentemente soggetto a fenomeni di intorbidamento e presenta un colore verdastro. Viene alimentato da sorgenti subacquee, per poi defluire, mediante un ruscello della portata di 57 litri al secondo, nel Lago Grande.
- Lago Grande: A quota 656 metri, il suo perimetro è di 2700 metri e l'estensione di 38 ettari, con un colore che tende al verde oliva.
Pur essendo intercomunicanti tra loro, nell’osservarli attentamente, si nota che il loro colore differisce. Entrambi i Laghi sono a forma ellittica, in alcuni punti raggiungono persino la profondità di 60 metri ed è noto che essi hanno la temperatura più elevata dei laghi d’Italia.

La Riserva Naturale e la Preziosa Biodiversità
Attorno al Lago Piccolo, sin dal 1971, è stata istituita la riserva naturale regionale, estesa per 187 ettari, con la specifica finalità di tutelare la Brahmaea europaea, una rara falena notturna di origine asiatica. Questa specie, scoperta nel 1963 dall’entomologo altoatesino Federico Hartig, ha qui il suo habitat e rappresenta l’unica specie europea della famiglia delle Brahmaeidae. La Brahmaea europaea è un vero e proprio fossile vivente, un relitto che ci giunge dal Miocene, miracolosamente scampato all'estinzione, e la sua presenza è unica in un piccolissimo bosco del Vulture.

La rigogliosissima foresta che avvolge i due Laghi fornisce un patrimonio ambientale e botanico veramente ricco e di grande interesse, offrendo lo spunto per tante emozionanti ed istruttive escursioni naturalistiche. La flora vanta una biodiversità straordinaria, con tantissimi alberi, arbusti, piante erbacee, officinali, medicali e rare che arricchiscono i tanti habitat presenti sulle pendici del vulcano. Alcune pagine dell'Erbario del Vulture sono consultabili su leggii dedicati.
Le acque dei due laghi sono ricche di specie ittiche quali anguille, triotti, persici reali, carpe, carassi, gambusie, tinche, persici trota e le alborelle appenniniche, quest’ultima segnalata come specie indigena. Durante un viaggio da Salerno al Monte Vulture, due botanici partenopei trovarono interessante nei Laghi di Monticchio anche un piccolo pesce, successivamente denominato "Alborella Vulturina".
Storia e Insediamenti Umani nel Vulture
Il territorio intorno ai Laghi di Monticchio ha origini antiche e una storia ricca. Quel che è dato di conoscere con sicurezza è che i Normanni furono tra i primi popoli che l’abitarono; la loro presenza è storicamente attestata presso il castello esistente nella frazione limitrofa di Monticchio Sgarroni, comunemente indicato come "Castrum Monticuli". Quest'ultimo era in realtà una torre di guardia sull’Ofanto, forse già parte della linea difensiva bizantina contro i Longobardi, ma documentato a partire dall’epoca normanna.
In epoca medievale, il Vulture fu continuamente feudo di vari signori. Nel 1072, Abelardo, figlio del conte normanno Umfredo d’Altavilla, giunse fin sull’Ofanto per occupare il Castello di Monticchio, l’intero Vulture e la valle di Vitalba. Con i Normanni, inoltre, arrivò nel Vulture il culto latino e, con esso, le abbazie benedettine. Dal Vulture, Federico II di Svevia trasse ispirazione per la scrittura del "De Arte venandi cum avibus", catturando rapaci da addestrare alla caccia tra i boschi e le radure.
Nel trascorrere dei secoli, non si ha notizia di accadimenti di un certo rilievo, eccetto per la parentesi del triste fenomeno del Brigantaggio che nell’Ottocento interessò fortemente diverse zone della Basilicata. I Briganti, a Monticchio, data la presenza di fittissime boscaglie, trovarono il luogo idoneo dove nascondersi a seguito delle loro scorribande, e si narra dell'ospitalità concessa al famoso "Generale" dei Briganti Carmine Crocco.
I Complessi Monastici del Vulture
L’insediamento monastico di Monticchio è formato da due siti distinti ma collegati tra loro: in alto il santuario micaelico rupestre o Abbazia di San Michele, e in basso il monastero tra i due laghi, che controlla il santuario.
L'Abbazia di San Michele Arcangelo
L'Abbazia benedettina di San Michele Arcangelo è un tempio sorto attorno a una grotta basiliana, la quale era ubicata su un luogo di culto frequentato già dal IV-III secolo a.C. La badia fu edificata nell'VIII secolo d.C. intorno a questa grotta scavata nel tufo, abitata da monaci basiliani, dove sono stati ritrovati depositi votivi risalenti al IV-III secolo a.C.
Dapprima appartenuta ai Monaci Basiliani di rito orientale, che realizzarono una "Laura" eleggendo la Grande Grotta a Santuario di San Michele, passò nelle mani dei Benedettini, che vi rimasero fino al 1456. In quell'anno, un terremoto la danneggiò gravemente, causando il suo abbandono. Nel 1059, Papa Niccolò II giunse a Monticchio e, in occasione di un Concilio tenutosi a Melfi, consacrò al culto latino lo stesso Santuario con la sua piccola edicola dagli ornamenti bizantini.
Successivamente, nel XVII secolo, si insediarono nell'Abbazia i Cappuccini, che diedero inizio alla sua costruzione tra il Seicento e l'inizio dell'Ottocento, realizzandovi una biblioteca e un lanificio. Essi vi rimasero fino al 13 agosto 1886, giorno in cui furono soppresse le corporazioni religiose e tutte le loro proprietà furono avocare dallo Stato. Infine, il complesso passò all'Ordine Militare Costantiniano, che lo governò dal 1782 sino al 1866. Solo con il Concordato una parte della Badia (la chiesa ed alcuni locali ad essa annessi) venne restituita alla chiesa. Oggi la proprietà del complesso è suddivisa tra la Curia, il Demanio e la Provincia di Potenza.
Il complesso abbaziale si compone di un monastero con diversi piani e di una chiesa settecentesca, a tre navate, con soffitto a finte capriate lignee. Dopo i recenti restauri, si presenta bella e solenne, priva di opere d'arte in esuberanza. La parte presbiteriale è la stessa grotta che, un tempo, era il romitorio per i Monaci Basiliani e che conserva ancora ora affreschi bizantineggianti della metà dell’XI secolo. Nella chiesa è possibile visitare "l’alta caverna del Vulture a piombo sul cratere", nella quale nel IX secolo i Monaci Basiliani si dedicarono al culto micaelico. Essi stessi, probabilmente, inserirono nella grande laura un'edicola con la "Deesis" (la preghiera) affrescata sulla parete di fondo. La rappresentazione pittorica mostra rigorosamente al centro il Cristo, di dimensione maggiore rispetto alla Madonna e a San Giovanni. La facciata e una scala che porta all'edicola presentano ancora resti dell'antico mosaico a disegni geometrici, composto di pietre bianche e pezzi di lava.
La Chiesa abbaziale di San Michele, fra gli altri motivi d’interesse nel visitarla, si specchia direttamente sul Lago Piccolo, consentendo di godere di un panorama meraviglioso su entrambi i Laghi e su tutto il circondario.

La Badia di Sant'Ippolito
La Badia di Sant’Ippolito, attualmente nello stato di rudere, è un altro importante e florido Monastero basiliano databile all'XI-XII secolo. Situata in posizione intermedia tra il Lago Piccolo e il Lago Grande, fu in seguito trasmessa ai Benedettini, in buona parte distrutta dal terremoto del 1456 e poi abbandonata. Dai pochi resti che oggigiorno si conservano si riesce ad evincere che essa era composta da una sola navata e si possono osservare i pilastri e le absidi. È ben noto, oltretutto, che durante l’epoca della presenza della dinastia sveva all’interno del Vulture, la badia abbia subito anche rifacimenti e restauri in stile svevo. Precedentemente, nella lingua di terra tra i due Laghi, i Benedettini avevano costruito l'Abbazia di Sant'Ippolito in originalissimo modulo bizantino. Era divenuta, tra il XIII e XIV secolo, un complesso monumentale al centro di un sito dalla grande valenza economica, causa inevitabile di discordie e contrasti nella vita della stessa comunità abbaziale.
Gli scavi più recenti, del 2011, hanno messo in luce quasi completamente il chiostro occupato da un cimitero di cui sono state indagate otto sepolture, tutte in fossa terragna, di forma antropomorfa, spesso destinate a deposizioni plurime con individui in posizione supina, con le braccia piegate sui fianchi o all’altezza del torace e piedi incrociati. Le sepolture erano prive di corredo. Sono stati inoltre rintracciati i resti di una piccola chiesa ad aula unica con un solo abside, in una posizione totalmente fuori asse rispetto al triconco, ma coerente con le altre fabbriche del monastero. Il muro di fondazione dell’abside è stato costruito a una quota superiore rispetto al triconco, contro la faccia vista del perimetrale sud del nartece, quindi in una fase successiva.
Il Museo di Storia Naturale del Vulture
A partire dal 20 dicembre 2008, i locali dell’ex-convento dell'Abbazia di San Michele ospitano il Museo di Storia Naturale del Vulture, oggi considerato un’eccellenza culturale dell’area e dell’intera regione. Nato da un’idea del professor Renato Spicciarelli e gestito dalla Provincia di Potenza, il museo si prefigge l’importante fine di interpretare la storia del Vulture, raccontando 750 mila anni di storia del vulcano pleistocenico spentosi 130.000 anni fa.
Il museo occupa i primi due livelli e parte del terzo dell'Abbazia di San Michele, mentre al quarto (e ultimo livello) è presente la chiesa con la Grotta dell’Arcangelo Michele. Gli allestimenti sono stati immaginati e realizzati pensando ad un percorso a ritroso nel tempo: parte dall’oggi per arrivare ai terremoti ed alle esplosioni che contribuirono a costituire il primordiale cono vulcanico, circa 750.000 anni fa. In questo cammino, i visitatori sono guidati idealmente dalle muse della natura: Fauna, Flora e Gea. Qui si racconta della presenza dell’Uomo nel Vulture, la storia del vulcano e degli ambienti naturali che si sono formati negli ultimi 100.000 anni, a vulcano quiescente. Al centro degli avvenimenti vi sono certamente anche il cenobio, il culto e la devozione a San Michele Arcangelo.

Nel Museo sono esposte parti delle ricche collezioni e i pannelli approfondiscono temi come l’inversione delle fasce fitoclimatiche e la storia raccontata dai pollini depositatisi sui fondali del Lago Grande. Un touch-screen permette di conoscere gli habitat e le specie rare e significative da tutelare. Un’area ampia e attrezzata del museo è a disposizione di scuole e associazioni per partecipare ai laboratori. Un spazio esclusivo è riservato alla Brahmaea europaea, la falena a cui è dedicato l'intero museo.
Nella "Via di Gea" si racconta l’origine e le eruzioni del vulcano, con un piccolo campionario di rocce del Vulture, due tombe e una grotta basiliana. Nell’acquario sono presenti piante acquatiche e pesci che albergano nei due Laghi. Il museo offre un panorama mozzafiato dei due laghi vulcanici.
Scoperti Archeologici
L'area archeologica del Vulture è estremamente interessante, in quanto presenta una continuità di insediamenti umani dall'età preromana (probabilmente una fattoria lucana collocabile intorno al V secolo a.C.) sino all'età federiciana (probabilmente una fattoria occupata da Saraceni nel 1200 d.C.). Grazie alla dedizione e alla passione del professore Richard Fletcher, che ha guidato le principali campagne di scavo tra il 2004 e il 2012 all'interno di un progetto più ampio denominato "Vulture Archeological Project", è stato possibile rintracciare quattro fasi costruttive fondamentali.
Durante la II e III fase l'insediamento era una ricca villa romana, dotata di terme e molto estesa (un latifondo oppure una residenza senatoria). Le ricognizioni archeologiche hanno dimostrato che nell'antichità classica e medioevale il Vulture non fosse un territorio desertificato, al di là della colonia di Venosa. È, inoltre, probabile che la Villa si trovi sull’antico tracciato della Via Herculia, importante arteria costruita agli inizi del IV secolo d.C. per volere dell’imperatore Massimiano Erculio per connettere la Lucania al Sannio. Molti orsi utilizzati nei circhi romani provenivano da quest’area naturale, incrocio della Via Herculea e della Via Appia.

Alcuni scavi archeologici hanno portato alla luce numerosissimi fossili che offrono un panorama diversificato e interessante di una fauna ormai scomparsa. Dei cervi vengono rappresentati da un cacciatore mesolitico nel sito denominato "Serra Pisconi". Proviene da Atella il sarcofago rinvenuto in passato ed oggi esposto temporaneamente presso il Museo Nazionale di Melfi grazie ad un prestito del Museo Archeologico Nazionale di Napoli dove è custodito.
Itinerari Enogastronomici
Nel territorio di Monticchio, e più in generale del Vulture, anche dal punto di vista gastronomico, c’è tanto da scoprire e da assaggiare. Iniziando dal vino Aglianico, all’olio extravergine prodotto con l’oliva "Ogliarola", poi, i salumi, fra i quali primeggiano salsiccie e pancette, e i formaggi, tra cui il ben noto Pecorino di Filiano, un vero e proprio must per gli amanti della buona cucina locale.
