Abbazia di San Pietro a Perugia

L'Abbazia di San Pietro è un monastero benedettino situato a Perugia nel quartiere di Borgo XX giugno, sviluppatosi fuori Porta San Pietro e inglobato nel XV secolo nell'ampliamento delle mura civiche. Da oltre mille anni i monaci benedettini sono il cuore pulsante di questo complesso e non abbandonarono mai la loro storica dimora. La basilica cattolica, con il suo grande campanile alto 70 metri, rappresenta la costruzione più alta di Perugia ed è uno dei simboli più significativi della città.

Storia e origini del complesso benedettino

Le origini dell'abbazia vanno ricercate molto indietro nel tempo. Il luogo sul quale sorse il monastero è ricordato dalle fonti come Monte Capraro, un rilievo affacciato sulla valle del Tevere. Il complesso venne fondato intorno al 996 dal nobile perugino Pietro Vincioli, che ne fu anche il primo abate, su un'area funeraria etrusco-romana e su una preesistente chiesa paleocristiana del VII secolo, che si vuole essere stata la prima cattedrale e sede vescovile di Perugia.

Sin dall’origine, San Pietro godette di autonomia rispetto alle gerarchie religiose locali in quanto dipendente direttamente dalla Chiesa di Roma, come confermò la bolla di Gregorio VI del 1045. I primi documenti scritti che ricordano il cenobio sono datati al 1002. Nei secoli seguenti l'abbazia accrebbe enormemente il proprio potere economico e politico, raggiungendo l'apice tra il XIII e XIV secolo.

Tuttavia, la sua storia è segnata anche da eventi drammatici: nel 1398 l'abbazia fu messa a fuoco dai perugini, che rimproveravano all'abate Francesco Guidalotti di aver preso parte alla congiura contro Biordo Michelotti, capo della fazione popolare dei Raspanti. Un nuovo slancio alla comunità fu offerto dall’unione alla congregazione di Santa Giustina di Padova, avvenuta il 19 maggio 1436 per volere di papa Eugenio IV.

Mappa storica dell'espansione dell'Abbazia di San Pietro rispetto alle mura di Perugia nel XV secolo

Dalle soppressioni napoleoniche all'Unità d'Italia

L'abbazia fu temporaneamente soppressa dai francesi nel 1799 e l'edificio venne utilizzato per alcuni anni come ospedale civile. Durante l'occupazione, la chiesa fu soggetta a diverse spoliazioni napoleoniche: diverse opere vennero inviate in Francia e non fecero più ritorno dopo il Congresso di Vienna. Secondo la tradizione storica, i monaci dettero riparo il 20 giugno 1859 ad alcuni patrioti che si scontrarono con i soldati svizzeri dello Stato della Chiesa durante le cosiddette "Stragi di Perugia".

Dopo l'Unità d'Italia, il nuovo governo permise ai Benedettini di rimanere nell'abbazia, concedendo una proroga al decreto Pepoli sulla demanializzazione dei beni ecclesiastici. Nel 1591 iniziò inoltre un trentennio di lavori diretti da Valentino Martelli che portarono il complesso alla conformazione architettonica attuale.

Architettura esterna e il campanile

Situata nell’omonima piazza dalla quale si ammira uno splendido panorama sulla valle umbra, la chiesa presenta una facciata rettangolare tipicamente romanica, realizzata nella caratteristica pietra rosa del Monte Subasio. La facciata è caratterizzata da tre rosoni che si sviluppano in corrispondenza dei portali d’ingresso. Resti della facciata dell'antica basilica sono visibili ai lati del portale quattrocentesco, dove sono tornati alla luce affreschi del XIV secolo attribuiti al Maestro Ironico, tra cui una rara Trinità trifronte.

Il campanile poligonale raggiunge un'altezza di 70 metri ed è caratterizzato da una cuspide affusolata. La sua costruzione originale risale alla seconda metà del XIII secolo e, secondo la tradizione, fu eretto sopra una tomba etrusca. All'interno della cella campanaria si trovano quattro campane, tra cui la maggiore dedicata a San Benedetto, realizzata nel 1928, e una dedicata a San Pietro Abate fusa nel 1800.

Dettaglio del campanile poligonale di San Pietro con la cuspide affusolata e la vallata umbra sullo sfondo

Il patrimonio artistico della Basilica

L’interno conserva l’originaria struttura architettonica di impianto basilicale, con la navata articolata da arcate poggianti su 18 colonne databili tra la fine del III e gli inizi del IV secolo d.C. Nonostante le spoliazioni, resta la chiesa più ricca della città, ospitando la più grande collezione di arte di Perugia dopo la Galleria Nazionale dell'Umbria.

Le decorazioni della navata

La parte alta è decorata da imponenti tele con scene dall'Antico e Nuovo Testamento, realizzate a Venezia da Antonio Vassillachi, detto l'Aliense, tra il 1591 e il 1611. Di particolare rilievo è la grande tela collocata nel muro ad ovest, il Trionfo dell'ordine dei Benedettini. Sulla seconda colonna a sinistra si trova l’immagine dell’Abate Pietro, nota come la "colonna del miracolo": la tradizione vuole che l'Abate l'abbia fermata miracolosamente mentre stava precipitando sopra le maestranze.

L'altare maggiore e il coro ligneo

L’altare maggiore raccoglie le spoglie del fondatore, l'Abate Pietro, ed è impreziosito con marmi policromi da Valentino Martelli (1592). Una delle opere più importanti è il coro ligneo intarsiato, iniziato nel 1525 e completato da Stefano di Antoniolo Zambelli da Bergamo, considerato uno dei più belli d'Italia. La porta centrale conduce a un balconcino situato dietro l'altare, che offre una vista sulla valle umbra verso il Subasio; sul muro del balconcino si trova la firma di Giosuè Carducci datata 1871.

Opera Autore Periodo
Scene Antico e Nuovo Testamento Antonio Vassillachi (l'Aliense) 1591-1611
Coro ligneo intarsiato Bernardino di Luca Antonini e Zambelli 1525-1535
Nozze di Cana Giorgio Vasari 1566
Adorazione dei Magi Eusebio da San Giorgio XVI secolo

La Sacrestia e i tesori del Perugino

La sacrestia, edificata nel 1451, è satura di opere. I dipinti più importanti sono i cinque quadretti del Perugino raffiguranti Scolastica, Ercolano, Costanzo, Pietro Abate, Mauro e Placido. Queste opere facevano parte della predella della grande pala dell'Ascensione (1496), requisita dalle truppe napoleoniche e oggi esposta al Museo di Lione. Si conservano inoltre opere attribuite al Parmigianino e al giovane Raffaello.

I chiostri e l'Orto Medievale

L'abbazia dispone di tre chiostri principali:

  • Primo Chiostro: settecentesco, opera di Valentino Martelli, posto all'ingresso.
  • Chiostro Maggiore: costruzione rinascimentale attribuita a Guido da Settignano, impostato su tre piani con un pozzo centrale di Galeotto di Paolo di Assisi.
  • Chiostro del Pozzo: dove si affacciano le aule scolastiche, a testimonianza dell'impegno intellettuale dell'ordine.

Dai chiostri si accede all’Orto medievale allestito nel 1996, una riproposizione simbolica dell’Hortus conclusus. È un giardino ideale che funge da percorso dell’evoluzione dell’uomo. Nell'orto è inglobata l'antica porta medievale posta sull'itinerario giacobeo per Roma; una pietra con una conchiglia scolpita indica ancora oggi la distanza da Roma e da Santiago di Compostela.

Attualmente, parte del complesso ospita la Facoltà di Agraria e la galleria "Tesori d’Arte", che conserva opere provenienti dal patrimonio della Fondazione per l’Istruzione Agraria.

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