La Vita e la Carriera Ecclesiastica del Beato Cardinale Andrea Carlo Ferrari
Le Origini e la Formazione
Il Beato Andrea Carlo Ferrari nacque a Lalatta, località nel comune di Palanzano, diocesi di Parma, il 13 agosto 1850. Primogenito dei quattro figli di Giuseppe Ferrari, un umile calzolaio, e di Maddalena Longarini, fu battezzato il giorno seguente con il nome di Andrea. In un momento critico della sua infanzia, creduto in fin di vita, la madre lo portò al Santuario mariano di Fontanellato, ottenendo la guarigione del piccolo infermo, il quale si rivelò dotato di grandi doni spirituali.
Accolto presso il seminario di Parma, fu ordinato diacono il 15 dicembre 1872 e presbitero il 20 dicembre 1873 da Monsignor Domenico Villa, vescovo di Parma. Fin dai suoi primi anni di ministero, Monsignor Ferrari fu un uomo di grande operosità: "Non lo vidi mai un istante inoperoso: o pregava o scriveva o parlava". Le sue prerogative erano la proprietà in tutto, l'ordine in ogni cosa e la celerità dei mezzi.

I Primi Incarichi e l'Episcopato a Guastalla e Como
L'anno seguente la sua ordinazione sacerdotale, Monsignor Ferrari venne nominato parroco, e successivamente vice-rettore al seminario di Parma. Nel 1878 fu nominato professore di teologia dogmatica e nel 1879 fu promosso canonico ordinario.
Il 23 giugno 1890 fu nominato vescovo di Guastalla da papa Leone XIII. La consacrazione avvenne il 29 giugno dello stesso anno nella Chiesa delle religiose del Sacro Cuore di Gesù a Villa Lante a Roma, per opera del cardinale Lucido Maria Parocchi, vescovo di Albano e vicario generale di Roma, assistito da Vincenzo Leone Sallua, arcivescovo titolare di Calcedonia e commissario generale del tribunale dell'Inquisizione, e da Giovanni Maria Majoli, vescovo di Urbania e Sant'Angelo in Vado.
Un anno dopo, il 29 maggio 1891, divenne vescovo di Como. Anche in questa diocesi intraprese una intensa attività di visite pastorali. Monsignor Ferrari non si diede pace per sé stesso e non ne diede al suo clero nei tre anni in cui diresse la Diocesi di Como. Si ritiene che sia stato l'unico vescovo di quella diocesi ad aver visitato ogni parrocchia, ogni borgata o chiesa, tra monti e burroni, andando a cavallo o a piedi dove il cavallo non poteva arrampicarsi. Non si lasciò vincere dalla stanchezza, dormendo talvolta malamente nella casa sguarnita di un povero curato, mangiando con lui alla meglio e levandosi la mattina di buon'ora per riprendere l'apostolico cammino. Dappertutto effettuava visite minuziose alle chiese, offrendo consigli e ammonizioni secondo il caso. Era noto per la sua capacità di discorrere bene, con buona voce, senza enfasi e senza abbandonarsi alle volgarità dei predicatori comuni, arrivando a fare fino a quattro prediche al giorno per poi tornare a casa esausto, ma pronto a riprendere la stessa vita il giorno dopo.
L'Arcivescovato di Milano: Sfide e Visioni Pastorali
La Tutela della Fede e la Catechesi
A Milano, il Cardinale Ferrari si preoccupò, sulla scia di San Carlo Borromeo, di "conservare la fede" attraverso la predicazione, ma soprattutto attraverso la catechesi. Sotto la sua guida, nel 1896, si giunse alla preparazione del testo unico di catechismo dell'Episcopato Lombardo-Piemontese, che rappresentò l'ultima tappa del percorso che portò alla pubblicazione del Catechismo di Pio X.
A causa del forte clima culturale anticattolico che all'epoca pervadeva gli ambienti di governo del Regno d'Italia, fortemente influenzati dalla massoneria, il 24 giugno 1896, il Cardinale Ferrari si trovò fuori Milano per non dover essere presente all'inaugurazione della statua del re Vittorio Emanuele II. Durante i fatti del 1898 era ad Asso e la sua assenza dalla città fu criticata da alcuni ambienti che sostennero che avesse lasciato senza difesa il suo popolo. Il 7 maggio, infatti, il Generale Bava Beccaris, autorizzato dal primo ministro Di Rudinì, usò i cannoni contro la folla che protestava a Milano per la mancanza di pane, causando una carneficina.
Attenzione al Laicato e Incomprensioni con la Curia Romana
Sul piano pastorale, il Cardinale Ferrari prestò una particolare attenzione ai problemi del laicato e al suo ruolo nella Chiesa. In un'epoca in cui ciò era estremamente innovativo, suscitò molte diffidenze negli ambienti della Curia Romana, che formularono un'esplicita accusa di modernismo. Per cinque anni non fu ricevuto da papa Pio X, con un parziale riavvicinamento finale.
Solo la nomina di papa Benedetto XV e il clima di emergenza sorto dallo scoppio del conflitto mondiale tolsero il cardinal Ferrari dall'isolamento all'interno della Chiesa, in cui il gruppo di cardinali a lui avverso l'avevano confinato. Nel 1912, promosse la fondazione di un nuovo quotidiano che sostituisse L'Unione.
Colpito da un tumore alla gola, morì nel 1921. Uno degli ultimi atti ufficiali, già sul letto di morte, fu l'approvazione degli statuti dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Fu esposto nella cattedrale metropolitana di Milano e sepolto nella cappella Virgo Potens, sotto l'altare del Sacro Cuore di Gesù.

Il clima di ostilità degli ambienti curiali romani, parzialmente perdurato anche in seguito, trovava contrapposto il tributo di ammirazione della Chiesa ambrosiana, in una dicotomia di giudizi che si venne a sciogliere solo con il nuovo clima del Concilio Vaticano II, dove emerse quanto il cardinal Ferrari aveva anticipato i temi della riforma della Chiesa.
Le Visite Pastorali
Le visite pastorali impegnarono il cardinal Ferrari per gran parte del suo mandato sulla cattedra ambrosiana, dal 1895 fino all'aggravarsi del male che lo avrebbe portato alla morte nel 1921. Un contributo specifico dedicato alla visita della parrocchia di Leggiuno descrive il quadro sociale e religioso di una tipica realtà rurale dell'alta Lombardia di fine Ottocento, offrendo, al contempo, interessanti spunti di analisi sulla figura del beato arcivescovo e sull'importanza da lui attribuita alla visita pastorale, non solo come strumento indispensabile per il governo della diocesi, ma, ancor più, come eccezionale momento di contatto tra il pastore e il suo gregge. In appendice a tale contributo viene pubblicata la cronaca coeva dell'evento, stesa dal prevosto leggiunese Giuseppe Biancardi.
La Nascita e lo Sviluppo della Parrocchia di San Maurizio al Lambro
L'Iniziativa di Don Luigi Tagliabue e l'Approvazione del Cardinale Ferrari
La chiesa di San Maurizio al Lambro fu una delle tante opere, forse la più bella e significativa, che intraprese il primo parroco don Luigi Tagliabue. Fu lui a prendere atto che la vecchia cappella, le cui rovine resistono tutt'ora poco lontane dalla chiesa, era diventata ormai troppo piccola per le pie pratiche della popolazione del Malnido e che urgeva la costruzione di un nuovo edificio sacro. Il Cardinale Ferrari approvò questa idea nella sua visita pastorale del 18 ottobre 1904, auspicandone in futuro anche l'elevazione a Parrocchia. Il terreno scelto per la nuova edificazione fu quello messo a disposizione dalla famiglia Verga, confinante con quello dei Branca che avrebbe dovuto fungere da sagrato. Le prime pratiche non furono facili, ma i diversi problemi vennero accomodati in breve tempo e senza malumori.
La Costruzione e la Benedizione della Prima Chiesa (1905-1906)
La direzione dei lavori fu affidata all'ingegnere Ronconi, che non solo prestò la sua opera gratuitamente, ma elargì anche offerte in materiale. I lavori edili iniziarono il 19 marzo 1905 con lo scavo delle fondamenta, che vide anche una grande partecipazione di manodopera volontaria da parte dei Malnidesi. Poco più di un mese dopo, venne solennemente posata la prima pietra, la quale "è del peso di 5 quintali; in essa fu posto e suggellato un tubo di vetro nel quale furono messe due grosse medaglie di Pio X e Vittorio Emanuele III, un ritratto del defunto Verga Francesco e una pergamena". La prima pietra si trova sotto la colonna principale "in cornu epistolae".
I lavori durarono poco più di un anno, e dopo questo lungo ed intenso lavoro la chiesa venne benedetta il 10 agosto 1906, festa della Madonna della Neve. La cerimonia venne officiata proprio dal Cardinale Ferrari. La chiesa si presentava parecchio diversa da come la si vede oggi: la sua lunghezza era ridotta e aveva la particolarità di avere la facciata aggettante e più bassa del resto del corpo di fabbrica. Questa, in tale configurazione, non ebbe mai una decorazione definitiva, rimanendo a nudi mattoni a vista.

I Primi Arricchimenti e Ampliamenti (1906-1932)
Da questo momento in avanti, la chiesa venne arricchita con un gran numero di opere ad essa accessorie. Sempre nel 1906 venne costruita la canonica, mentre l'anno seguente venne ultimato il bel campanile, dotato provvisoriamente di sole 4 campane. Al medesimo anno risalgono i busti e le urne dei Santi che tutt'ora fanno bella mostra di sé intorno all'altare nelle principali solennità. Nel 1912 fu la volta della messa in opera del coro ligneo da parte dei Salesiani di Monza e dell'organo, costruito dai F.lli Aletti di Monza. Nel 1913 la municipalità provvide ad installare sul campanile un orologio.
Nel 1929 vennero iniziati i lavori per l'edificazione della cappella laterale della Madonna della Neve. Il piccolo ma grazioso altare era opera degli Artigianelli di Monza, come tutte le decorazioni della cappella. Nel 1931 venne ampliata la sagrestia e acquistato un fonte battesimale di seconda mano dai Salesiani di S. Agostino di Milano; inoltre fu costruito un ornatissimo baldacchino a copricielo da porre sopra l'altar maggiore, sempre per opera degli Artigianelli. Questa prima tappa della storia della chiesa venne coronata nel 1932 dal completamento del concerto di campane, con l'aggiunta della più piccola, e dalla costruzione, due anni dopo, della cappella di S. Giuseppe, posta di rimpetto e simmetrica a quella della Madonna della Neve.

L'Importante Ampliamento del 1939 e Ulteriori Miglioramenti
Verso la fine degli anni '30, anche la nuova chiesa iniziò a diventare di dimensioni forse troppo minute per la popolazione di S. Maurizio al Lambro, nel frattempo notevolmente aumentata fino a raggiungere le circa 1700 unità. Fu così che nel 1939 l'infaticabile don Tagliabue promosse un importante ampliamento, effettuato dalla ditta Beretta & Co. di Brugherio. Questi lavori portarono la chiesa alle sue dimensioni e forme attuali, passando dai precedenti 260 mq agli attuali 385. La chiesa venne ampliata demolendo la vecchia facciata-pronao e allungata con una copia identica del modulo della navata centrale già edificato nella sua prima costruzione nel 1905. Questa volta la nuova facciata venne arricchita anche da modeste ma pregevoli decorazioni, come il rosone cieco e gli archetti lungo gli spioventi. Vennero aperte anche due nuove porte laterali che si affacciano sulle due navate laterali.
Nonostante questo importante ed imponente lavoro, la chiesa con gli anni proseguì a migliorarsi e abbellirsi. Nel 1949, al termine del rimontaggio del vecchio organo sulla nuova controfacciata, venne installato un potente elettroventilatore che mandò in pensione il vecchio tiramantici manuale, la grande ruota con collo d'oca che, azionata dal sacrestano o da qualche chierichetto, forniva l'aria necessaria al suono dello strumento. Nel medesimo anno venne rifatto interamente tutto il pavimento in piastrelle. Nel 1950 venne pensionato anche il vecchio altare in legno, sostituito da uno in marmo della ditta Pagani di Milano per il costo di 800.000 Lire. Fu questo il fiore all'occhiello che completò l'ampliamento della chiesa, permettendone la riconsacrazione da parte di Sua Eminenza il Cardinale Schuster. Sei anni dopo l'abside venne decorata con una gigantesca rappresentazione del Buon Pastore, nello stile allora molto in voga del Beato Angelico.

I Rinnovamenti Post-Don Tagliabue e l'Opera di Don Mario Carabelli
Fu così che don Tagliabue terminò la sua infaticabile opera sulla chiesa, opera che lo riempiva di orgoglio e che gli suscitò imperitura gratitudine da parte dei Malnidesi. Ma la sua dipartita, avvenuta nel 1963, non fermò l'opera di abbellimento della chiesa. Negli anni in cui don Tagliabue divise i sacri compiti con don Melchisedecco Gazzi, venne ampliata l'area dell'altar maggiore, rifatti gli arredi sacri dell'altare, i banchi e i confessionali. Le due opere più importanti e appariscenti di questo periodo furono l'inizio del rinnovamento delle vetrate, con l'installazione di quelle inferiori pregevolmente istoriate, e la messa in opera della Via Crucis, a modello di quella del Beato Angelico, in bronzo e marmo. Entrambe queste opere sono tutt'ora ammirabili nella chiesa.
Nuove importanti opere vennero intraprese con il nuovo parroco di S. Maurizio, don Mario Carabelli, giunto nel 1964. Fu lui a concludere il lavoro di rifacimento delle vetrate della chiesa, con le 4 grandi vetrate dell'ordine superiore. Ma il suo lavoro più importante e caratterizzante fu il rinnovamento interno della chiesa, svoltosi in occasione dell'Anno Santo 1983. Questo imponente lavoro riconfigurò pesantemente l'aspetto interno della chiesa, portandola al suo aspetto attuale.
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