Il libro degli Atti degli Apostoli crea un ponte essenziale tra la testimonianza della vita e degli insegnamenti di Gesù Cristo, contenuta nei quattro Vangeli, e gli scritti e le opere dei Suoi apostoli. Scritto da Luca come la seconda parte di un'opera in due volumi, probabilmente nella seconda metà del primo secolo d.C., gli Atti raccontano la nascita e la diffusione del cristianesimo, partendo da Gerusalemme, capitale della provincia giudaica, per giungere a Roma, la grande capitale dell'Impero.
Gli eventi descritti negli Atti si estendono per circa trent'anni (30-62 d.C.) e si concentrano principalmente sul ministero di Pietro (Atti 1-12) e Paolo (Atti 13-28). Senza questo libro, la nostra conoscenza dei primi anni di storia della Chiesa sarebbe limitata alle poche informazioni fornite dalle epistole del Nuovo Testamento. Gli Atti rappresentano la storia degli Apostoli che, superando paure e senso di inadeguatezza, portano al mondo la salvezza di Cristo.

La Ricostituzione del Collegio Apostolico
Dopo la morte, la resurrezione e l'ascensione al cielo di Gesù, i discepoli mossero i primi passi, interrogandosi: «ricostituirai il regno per Israele?». Gli Apostoli chiamarono Mattia, per ispirazione, a occupare la posizione vacante nel collegio dei Dodici.
Il primo atto compiuto dalla chiesa fu proprio la reintegrazione del collegio apostolico. Pietro, svolgendo la sua funzione di "capo" della comunità, rese noto ai suoi "fratelli" che ne avevano il dovere e l'autorità. In questo contesto, l'autorità nella chiesa è sempre un segno di obbedienza. La chiesa ha il potere di fare e di ordinare ciò che, in definitiva, è tenuta a fare per obbedire al suo Signore.
La necessità di sostituire Giuda Iscariota, che si era squarciato precipitando e le cui viscere si erano sparse in un luogo chiamato Akeldamà, cioè “Campo del sangue”, era evidente. Furono proposti due uomini: Giuseppe, detto Barsabba, soprannominato Giusto, e Mattia. La qualifica richiesta per il nuovo apostolo non riguardava titoli di studio o competenze particolari, ma essenzialmente quella di essere «testimone con noi della sua resurrezione (μάρτυρα τῆς ἀναστάσεως αὐτοῦ σὺν ἡμῖν γενέσθαι)».
Dopo la scelta di Mattia, il collegio apostolico tornò completo, con apostoli quali Bartolomeo, Matteo, Giacomo figlio di Alfeo, Simone lo Zelota e Giuda figlio di Giacomo, che dovevano essenzialmente "testimoniare" la verità del fatto di Cristo.
La Venuta dello Spirito Santo e la Nascita della Comunità
Come riportato in Luca 24:49, il Salvatore comandò ai Suoi apostoli di iniziare il loro ministero solo dopo che “dall’alto [fossero stati] rivestiti di potenza”. Gli Atti descrivono l'investitura di questo potere mediante lo Spirito Santo e i suoi effetti straordinari, a cominciare dalla conversione di migliaia di persone il giorno della Pentecoste.
Quando lo Spirito Santo riempì tutta la casa dove stavano, i presenti iniziarono a parlare in diverse lingue, ciascuno nella propria lingua nativa. Questa manifestazione sorprendente portò molti a chiedersi: «costoro che parlano non sono forse Galilei? Che significa questo?».
Pietro si levò in piedi e annunciò con coraggio: «Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Voi, per mano di pagani, l’avete crocifisso e l’avete ucciso». La sua predicazione toccò i cuori, e molti chiesero agli apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?» Pietro rispose: «Riceverete il dono dello Spirito Santo. Questo è per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro».
La neonata congregazione di Gerusalemme arrivò presto a contare 5.000 componenti. Sebbene fossero di diversa estrazione, i discepoli avevano “un solo cuore e una sola anima” ed erano “uniti nello stesso pensiero e nello stesso modo di ragionare” (Atti 4:32; 1 Cor. 1:10). Essi mettevano in comune le loro proprietà e sostanze, dividendole con tutti secondo il bisogno di ciascuno, lodando Dio e godendo del favore di tutto il popolo con semplicità di cuore.
Segni, Prodigi e la Sfiducia dei Sinedrio
Molti segni e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli, alimentando l'esaltazione e la speranza. Le persone portavano malati su barelle, fiduciosi che l'ombra di Pietro potesse guarirli.
La Guarigione dello Zoppo al Tempio
Un pomeriggio, mentre Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera delle tre, incontrarono un uomo storpio dalla nascita, che ogni giorno veniva posto presso la porta del tempio detta Bella per chiedere l’elemosina. Egli pregava Pietro e Giovanni, che stavano per entrare nel tempio, per avere un'elemosina.
Pietro, fissando lo sguardo su di lui insieme a Giovanni, disse: «Guarda verso di noi». L'uomo si volse a guardarli, sperando di ricevere qualcosa. Ma Pietro dichiarò: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do. Nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, àlzati e cammina!». Lo prese per la mano destra e lo sollevò. Subito i suoi piedi e le caviglie si rafforzarono, ed egli entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio. La folla, estasiata, accorse verso di loro al portico detto di Salomone.
Pietro colse l'occasione per predicare: «Perché ci fissate come se lo avessimo fatto camminare grazie a poteri nostri o alla nostra devozione a Dio? Dio lo ha risuscitato dai morti, noi ne siamo testimoni. Voi avete graziato un assassino e l'avete ucciso, appendendolo a una croce. Colui che vi aveva destinato come Cristo, cioè Gesù, doveva soffrire. Egli è la pietra scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo».
Pietro, pur condannando la complicità della folla nell’uccisione di Cristo, non covava rancore, sapendo che avevano “agito per ignoranza”. Si rivolse a loro chiamandoli “fratelli” e diresse l’attenzione sugli aspetti positivi del messaggio del Regno, offrendo l'opportunità di ricevere il perdono dei peccati e di essere ristorati da Dio se si fossero pentiti e avessero riposto fede in Cristo.
La Bibbia - Guarigione di uno zoppo (Atti 3:1-10)
Il Coraggio degli Apostoli di fronte alla Persecuzione
Dopo la guarigione, dato che ormai era sera, Pietro e Giovanni furono arrestati. I capi dei sacerdoti e gli anziani del senato dei figli d’Israele si domandavano perplessi cosa fosse successo. Essi li condussero davanti alla suprema corte giudaica e chiesero: «Con quale nome avete fatto questo? Che cosa dobbiamo fare a questi uomini? Questo fatto è diventato talmente noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme che non possiamo negarlo».
Nonostante la minaccia di essere lapidati dal popolo e l'ingiunzione di non parlare o insegnare più nel nome di Gesù, Pietro e Giovanni replicarono coraggiosamente: «Se è giusto davanti a Dio obbedire a voi invece che a Dio, giudicatelo voi. Noi non possiamo non parlare di quello che abbiamo visto e ascoltato».
Gli oppositori, infuriati, gettarono Pietro e Giovanni in prigione. Il giorno seguente, i capi dei sacerdoti si domandarono perplessi riguardo a cosa fosse successo, poiché trovarono il carcere aperto, ma gli apostoli non c'erano. Un uomo del tempio disse loro che gli apostoli stavano predicando nel tempio. Essi furono ricondotti davanti al Sinedrio, dove Gamaliele, un fariseo, li difese, dicendo: «Uomini d’Israele, badate bene a ciò che state per fare a questi uomini. Non occupatevi di questi uomini e lasciateli andare. Se infatti questo piano o quest’opera fosse dagli uomini, si distruggerà; ma se viene da Dio, non potrete distruggerli».
Nonostante fossero considerati “uomini illetterati e comuni” che non avevano studiato in prestigiose scuole religiose, la franchezza e la convinzione con cui parlavano meravigliarono la corte. Un motivo è che “erano stati con Gesù” (Atti 4:13).
La Comunità e le Nuove Sfide
Anania e Saffira
In quel periodo, Anania e sua moglie Saffira vendettero una proprietà e fecero una donazione. Essi finsero di donare l’intera somma, ma in realtà "[trattennero] segretamente parte del ricavato". Pietro disse ad Anania: «Perché hai pensato in cuor tuo a quest’azione? Non hai mentito agli uomini, ma a Dio». Anania cadde a terra e spirò, e una grande paura si diffuse in tutti quelli che ascoltavano. Più tardi, Saffira confermò il prezzo della vendita e Pietro le chiese: «Siete accordati per mettere alla prova lo Spirito del Signore? Ecco i piedi di coloro che hanno sepolto tuo marito: porteranno via anche te». Anche lei spirò.
Geova li punì con la morte non perché non avessero dato abbastanza, ma perché i loro motivi erano sbagliati ed erano ricorsi all’inganno. Proprio come gli ipocriti condannati da Gesù, Anania e Saffira ci tenevano di più a essere onorati dagli uomini che da Dio.
L'Elezione dei Sette Diaconi e il Martirio di Stefano
Mentre la parola di Dio cresceva, si pose il problema di servire alle mense, per cui gli apostoli decisero: «Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola». Furono così scelti sette uomini, tra cui Stefano, un uomo pieno di sapienza e di Spirito. Tuttavia, alcuni iniziarono a parlare contro di lui, dicendo: «Lo abbiamo udito pronunciare parole blasfeme contro Mosé e contro Dio». Lo condussero davanti al sinedrio, accusandolo di "non fare che parlare contro questo luogo santo e contro la Legge".
Stefano, prima di essere lapidato, fece un lungo discorso ripercorrendo la storia d'Israele, da Abramo che obbedì a Dio lasciando la sua terra, fino a Mosè, che era "molto bello" e fu chiamato da Dio. Ricordò come i loro padri avevano perseguitato i profeti e come avevano disubbidito a Mosè, che aveva ricevuto "parole di vita da trasmettere a noi". Disse: «Duri di cervice e incirconcisi di cuore e d’orecchi, voi opponete sempre resistenza allo Spirito Santo. Come i vostri padri, così siete anche voi. Chi dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato?». Poi aggiunse: «Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio».
La folla, udendo queste parole, si infuriò e lo lapidò. I testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane chiamato Saulo. Dopo la sua morte, si fece un grande lutto per Stefano. La persecuzione che seguì la morte di Stefano portò i discepoli a disperdersi nelle regioni della Giudea e della Samaria.

La Diffusione del Vangelo oltre i Confini di Gerusalemme
Filippo in Samaria e l'Eunuco Etiope
Filippo, sceso in una città della Samaria, predicò loro Cristo e molti storpi furono guariti. La gente della Samaria lo ascoltava con attenzione, anche se prima si erano lasciati ingannare da un certo Simone, che si spacciava per un grande personaggio. Filippo battezzò molti uomini e donne nel nome di Gesù Cristo. Pietro e Giovanni furono poi inviati a loro per imporre le mani e far sì che ricevessero lo Spirito Santo. In un altro episodio, Filippo incontrò un eunuco etiope sulla strada che scendeva da Gerusalemme a Gaza, mentre questi leggeva il profeta Isaia. Filippo gli spiegò la Scrittura, annunciandogli Gesù, e lo battezzò nell’acqua. L'eunuco, pieno di gioia, proseguì la sua strada.
La Conversione di Saulo
Saulo, intanto, era un persecutore accanito dei seguaci di Cristo, che si facevano chiamare "appartenenti a questa Via". Egli si recava a Damasco per arrestare uomini e donne di questa fede. Ma mentre era in viaggio, una luce dal cielo lo folgorò, e udì una voce che gli disse: «Saulo, Saulo, perché mi perséguiti?». Lui chiese: «Chi sei, o Signore?», e la voce rispose: «Io sono Gesù, che tu perséguiti!». I suoi compagni, sentendo la voce ma non vedendo nessuno, si fermarono ammutoliti. Saulo, aperti gli occhi, non vedeva nulla.
A Damasco, c'era un discepolo di nome Anania, a cui il Signore disse di andare da Saulo affinché recuperasse la vista. Anania esitò, ricordando quanto male Saulo avesse fatto ai fedeli a Gerusalemme e i mandati che aveva dai capi dei sacerdoti per arrestare chiunque invocasse il nome di Gesù. Ma il Signore rispose che Saulo avrebbe dovuto soffrire per il Suo nome. Anania andò, impose le mani su Saulo, che subito recuperò la vista, e fu riempito di Spirito Santo. Saulo fu battezzato e cominciò subito a predicare che Gesù è il Figlio di Dio, con coraggio e apertamente nel nome del Signore, a Gerusalemme come ad Antiochia.
Nel libro degli Atti, la figura di Pietro passa gradualmente in secondo piano per lasciare il posto a quella di Paolo, il quale andava e veniva in Gerusalemme, predicando apertamente nel nome del Signore, nonostante alcuni tentassero di ucciderlo.
Pietro e l'Apertura ai Gentili
Pietro continuò il suo ministero, compiendo miracoli come la guarigione di Enea, un paralitico a Lidda, e la risurrezione di Tabità a Giaffa, donna che abbondava in opere buone ed elemosine.
A Cesarea, un centurione di nome Cornelio, uomo pio e timorato di Dio, ebbe una visione in cui un angelo gli disse che le sue preghiere e le sue elemosine erano salite dinanzi a Dio e che doveva mandare a chiamare un certo Simone, detto Pietro, che alloggiava a Giaffa in casa di un conciatore di pelli.
Contemporaneamente, Pietro ebbe una visione in cui una grande tovaglia, calata a terra per i quattro capi, conteneva quadrupedi, rettili della terra e uccelli del cielo. Una voce gli disse: «Coraggio, Pietro, uccidi e mangia!». Pietro rispose: «No davvero, Signore, perché io non ho mai mangiato nulla di profano o di impuro». La voce replicò: «Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo profano». Questo avvenne per tre volte. Quando gli uomini di Cornelio arrivarono, lo Spirito disse a Pietro di andare con loro senza esitare.
Pietro andò a Cesarea e, entrando nella casa di Cornelio, disse: «Voi sapete che a un Giudeo non è lecito unirsi o avvicinare uno straniero; ma Dio mi ha mostrato che non devo chiamare nessun uomo profano o impuro. Per questo, quando mi avete mandato a chiamare, sono venuto senza esitare». Pietro predicò la pace per mezzo di Gesù Cristo, il Signore di tutti, testimoniando che Dio era con lui. Mentre Pietro ancora parlava, lo Spirito Santo discese su tutti quelli che ascoltavano la Parola, anche sui pagani.
I credenti circoncisi che erano venuti con Pietro rimasero stupiti che il dono dello Spirito Santo fosse stato riversato anche sui pagani. Pietro allora comandò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo, aprendo così la strada all'inclusione dei Gentili nella Chiesa.
I Viaggi Missionari di Paolo
Paolo, spesso accompagnato da Barnaba e poi da altri, intraprese diversi viaggi missionari, diffondendo il Vangelo "fino all’estremità della terra". Questi viaggi furono caratterizzati da predicazione coraggiosa, miracoli e anche da significative opposizioni e persecuzioni.
Un esempio è il suo viaggio a Derbe e Listra, dove un uomo storpio dalla nascita, che aveva fede di essere salvato, fu guarito da Paolo che gli disse a gran voce: «Àlzati, ritto in piedi!». E subito l’uomo balzò in piedi e si mise a camminare. Questo portò la folla a voler offrire sacrifici agli apostoli, credendoli figure umane di divinità.
Durante i suoi viaggi, Paolo incontrò Giudei che contrastavano le sue affermazioni, ma molti Gentili divennero credenti. In diversi luoghi, come ad Antiochia e Iconio, si crearono divisioni, con alcuni schierati dalla parte dei Giudei e altri dalla parte degli apostoli. Nonostante le avversità, inclusa una lapidazione ad Antiochia che lo lasciò creduto morto, Paolo e i suoi compagni continuarono a proclamare la parola di Dio, rafforzando le chiese e istruendo molta gente.
Un momento cruciale fu il Concilio di Gerusalemme, dove i dirigenti della Chiesa si incontrarono per stabilire che i Gentili convertiti non dovevano essere circoncisi o continuare a osservare la legge di Mosè quando si univano alla Chiesa. Fu deciso di inviare una lettera ai pagani convertiti, raccomandando loro di astenersi dagli idoli, dalle unioni illegittime, dagli animali soffocati e dal sangue. Queste decisioni furono accolte con gioia e fortificarono le chiese.
Paolo continuò a predicare con coraggio, anche ad Atene sull’Areopago, dove dichiarò che noi siamo “progenie di Dio” (Atti 17:29). I suoi viaggi lo portarono attraverso l'Asia Minore, la Grecia e infine a Gerusalemme, dove fu arrestato. Nonostante le cospirazioni per ucciderlo e la prigionia a Cesarea, Paolo continuò a rendere testimonianza di Gesù Cristo davanti a Felice, Festo e Agrippa. Infine, fu condotto a Roma, anche se la nave su cui viaggiava naufragò.

L'Importanza della Semplicità e della Fede
Gli Apostoli erano uomini modesti, consapevoli che il bene che facevano nel ministero era dovuto al potere di Dio, non al loro. Essi non si attribuirono il merito dei miracoli, ma diressero sempre l'attenzione verso Dio.
Pietro, Giovanni e gli altri apostoli erano uomini illetterati e comuni. Non erano superuomini, ma letteralmente dei poveri uomini che ebbero il grande merito di affidarsi a Gesù, lasciandosi guidare dal Suo Spirito, dopo aver chiesto perdono per il loro tradimento, per la fuga e l’assenza sotto la croce.
Sotto la guida di Pietro, tenuti insieme da Maria e spinti dallo Spirito Santo, essi acquistarono un coraggio senza limiti. Questo dimostra che l'opera straordinaria della diffusione del Vangelo fu compiuta non tramite sforzi umani, ma grazie allo spirito di Dio. Come nel caso della guarigione del mendicante zoppo, l'efficacia della loro predicazione e dei loro atti non derivava dalla loro statura sociale o intellettuale, ma dalla loro fede e dall'unzione dello Spirito Santo.