La vita della comunità parrocchiale si nutre della partecipazione attiva di tutti i suoi membri, in uno scambio reciproco di doni e carismi. L'annuncio del Vangelo e il servizio della carità sono al centro di ogni attività pastorale, promossa, sostenuta, coordinata e verificata dal Consiglio Pastorale.
Il Ruolo del Consiglio Pastorale nella Comunità
Il Consiglio Pastorale è espressione della comunità parrocchiale e segno di comunione e collaborazione tra sacerdoti e laici. Esso promuove, sostiene, coordina e verifica tutta l’attività pastorale della parrocchia al fine di suscitare la partecipazione attiva all’annuncio del Vangelo e al servizio della carità. Ha valore consultivo e durata quinquennale.
Membri del Consiglio Pastorale
I membri attuali del Consiglio Pastorale includono:
- Mons. Carlo Faccendini
- Mons. Norberto Gamba
- Don Alberto Rivolta
- Mons. Paolo Cortesi
- Mons. Biagio Pizzi
- Padre Robert Popa
- Suor Patrizia Grata
- Ponzetta Calastri
- Gusella Marco (segretario)
- Cito Maria Luisa
- Clementi Andrea
- Costantini Francesco
- De' Donato Filippo
- Dessy Orietta
- Dotti Pozzi Alessandra
- Jannon Marco
- Lecis Giacomo
- Morabito Danilo
- Morabito Maraschi Maria Pia
- Paron Fabio
- Plescia Michele
- Radice Fossati Aline
- Sacher Edda
- Zullino Alessandra
Il Consiglio Affari Economici Parrocchiali
Anche il Consiglio Affari Economici Parrocchiali è fondamentale per la gestione della comunità. Tra i suoi membri figurano l'Arch. Capponi Carlo, Mons. Faccendini Carlo e l'Ing. Radice Fossati Giovanni.

La Formazione in una Chiesa Sinodale Missionaria
Un'occasione importante per riflettere sulle esigenze formative di oggi e del futuro è stata la serata di venerdì 14 novembre, all’auditorium San Pio X, in cui è intervenuto padre Giacomo Costa, gesuita e consultore della Segreteria generale del Sinodo dei Vescovi. Il tema a lui affidato è stato: “Per una formazione ‘integrale, continua e condivisa in una Chiesa sinodale missionaria’”.
Salvezza Attraverso le Relazioni
“Vivendo il processo sinodale abbiamo preso nuova coscienza che la salvezza da ricevere e da annunciare passa attraverso le relazioni” ha ricordato p. Costa, sottolineando che ogni vocazione, carisma e ministero esiste in relazione agli altri, in uno scambio reciproco di doni nella Chiesa, popolo di Dio.
Sinodalità e Missione
“Valorizzando tutti i carismi e i ministeri, la sinodalità consente al Popolo di Dio di annunciare e testimoniare il Vangelo alle donne e agli uomini di ogni luogo e di ogni tempo, facendosi «sacramento visibile» (LG 9) della fraternità e dell’unità in Cristo, voluta da Dio. Sinodalità e missione sono intimamente congiunte: la missione illumina la sinodalità e la sinodalità spinge alla missione”. Padre Costa ha evidenziato come questa missione richieda la partecipazione di tutti i membri della comunità, basata su una corresponsabilità differenziata, in particolare nei processi decisionali.
Il Discernimento Ecclesiale in Comune
Padre Costa ha approfondito il significato del discernimento ecclesiale in comune, un metodo riconosciuto in questi anni come proprio di una Chiesa sinodale, volto a riconoscere e accogliere la volontà di Dio riguardo ai passi da compiere. Questo discernimento utilizza anche la conversazione nello Spirito, una consuetudine che permette di dare spazio agli altri e all'Altro, attraverso l'ascolto reciproco e la preghiera.
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Crescita in Stile Sinodale e Competenze Necessarie
Per crescere in uno stile sinodale, è importante attivare processi di discernimento ecclesiale che riguardino sia l’individuazione delle priorità della missione, sia la definizione di procedure di “governance” adeguate a una Chiesa sinodale. Servono persone competenti, capaci di accompagnare tali processi, e una formazione specifica alla sinodalità, anche attraverso la preparazione di facilitatori.
“In Italia, questa prospettiva della formazione è veramente centrale, è stata scelta come uno degli assi portanti del Cammino sinodale, ed è una formazione a livello personale, comunitario e a livello strutturale, perché dobbiamo crescere anche nel dare forma alle strutture attraverso cui viviamo nella Chiesa”.
La Scuola Diocesana di Formazione Teologica: 50 Anni di Servizio
La serata del 14 novembre, moderata da don Antonio Mensi, vicario per le Collaborazioni pastorali, ha visto anche gli interventi del direttore della Scuola di formazione teologica, don Virgilio Sottana, e del vescovo, mons. Michele Tomasi. Il Vescovo, sia nel saluto iniziale che nel suo intervento conclusivo, ha messo in luce il prezioso servizio della Scuola fin dai suoi inizi, e di recente l’impegno per il percorso formativo offerto agli organismi di partecipazione di tutta la diocesi.
Le Origini e la Passione Duratura
Cinquant’anni fa, il 19 ottobre 1975, usciva nel settimanale diocesano La Vita del Popolo un breve articolo - a firma dell’allora “Ufficio Diocesano di Pastorale” - dal titolo “Scuola di teologia per tutti”, in cui si annunciava l’imminente avvio di un “Corso triennale di teologia”. Queste parole, rilette oggi a distanza di tanti anni - mentre molte cose sono cambiate, nella società, nella Chiesa, e quindi anche nella nostra Scuola diocesana - non solo ci riportano all’entusiasmo e alla freschezza degli inizi, in quella stagione di Chiesa vivacissima che furono gli anni del post Concilio, ma sono parole in cui si avverte anche una passione e una sete che non sono mai venute meno nel corso degli anni.
Una passione e un desiderio che hanno sempre motivato le tante persone - alcune migliaia! - che in questi decenni hanno frequentato le attività della Scuola. Sono loro che, con la propria presenza attiva e costante, con la personale ricerca interiore e le proprie attese, “hanno reso possibile” la Scuola, così come continua ad essere oggi. È a questa passione e generosità che la Scuola in questi decenni ha offerto il proprio servizio per una formazione biblica e teologica, un servizio al cammino di fede personale, sempre in qualche modo in ricerca.

Contributo alla Formazione degli Insegnanti di Religione
Occorre ricordare che per parecchi anni la Scuola ha anche contribuito alla formazione di chi si preparava a diventare insegnante di religione nella scuola primaria e secondaria.
Ringraziamenti e Gratitudine
Vogliamo esprimere sincera gratitudine a tante persone che nel corso degli anni hanno dato il loro personale contributo, con generosità di tempo e di energie, al servizio della Scuola. Si ringraziano anzitutto i tanti docenti che si sono succeduti in passato e a quelli che tutt’ora mettono a disposizione le loro competenze e la loro passione; in particolare si ricordano quei docenti che sono stati anche direttori della Scuola, a partire dai “padri fondatori”, don Antonio Marangon e don Piero Fietta, ai quali tutti noi dobbiamo molto; e poi dal 1998 al 2004 don Leone Cecchetto, e dal 2004 al 2016 don Stefano Chioatto, al quale sono personalmente grato per la vicinanza manifestatami in questi anni. Un pensiero va poi al personale di segreteria, di oggi - la cooperatrice Laura - e di ieri, a partire dall’immancabile Maria Concetta (per tanti anni segretaria: anche a lei la Scuola deve molto) e tante altre persone che negli anni hanno dato una mano, in modi diversi, per un servizio che ancora oggi rimane fondamentale per le attività della Scuola. Si ringraziano anche gli Uffici diocesani e il Seminario diocesano, che continua generosamente a mettere a disposizione i suoi ambienti. Infine, un grazie particolare - e anche personale - va al Vescovo Michele, al vicario per le CoPas don Antonio Mensi e al delegato Andrea Pozzobon, per l’attenzione riservata alla Scuola in questi ultimi anni, con un contributo di riflessione e di prospettiva che - si è certi - potrà dare continuità a questa lunga tradizione, secondo le esigenze che il nuovo contesto ecclesiale richiede.
Ci auguriamo che possa crescere sempre più nelle nostre comunità la sensibilità circa il valore della formazione biblica e teologica, per una presenza e testimonianza cristiana sempre più limpida e luminosa di fronte alle sfide di questo nostro tempo.
Nomine e Avvicendamenti Pastorali
In un contesto di continui cambiamenti e nuove esigenze pastorali, la Diocesi annuncia regolarmente avvicendamenti e nomine per garantire un servizio efficace alle comunità. Le decisioni, circa i trasferimenti e le nuove nomine, non sono mai facili, tanto meno sono prese in maniera superficiale. Esse sono precedute da riflessione, preghiera, incontri e dialoghi e, alla fine, da decisioni che è necessario prendere e che cercano di mettere insieme il bene della persona, della comunità e della diocesi, ma che possono talvolta creare fatica e resistenza.
Sfide del Ministero Pastorale Oggi
Tra i fattori che intervengono in queste decisioni vi sono il numero ridotto di presbiteri, l’età che avanza per un numero sempre più alto di sacerdoti, lo scarsissimo numero delle vocazioni e il desiderio di assicurare alle comunità la celebrazione dei sacramenti, in modo particolare l’Eucaristia. La Chiesa non inizia e non termina nelle nostre parrocchie, che non possono essere vissute e concepite come realtà a sé stanti; le parrocchie non sono altro che articolazioni territoriali di una Chiesa che non è solo diocesana, ma universale.
In Cristo siamo tutti uniti, in cammino verso la Gerusalemme celeste, insieme e non separati secondo quel principio di sinodalità che, a volte, fatichiamo ad attuare. Se, da una parte, è legittimo avere a cuore la propria comunità parrocchiale, questo sentimento non può però trasformarsi in un muro che ci rinchiude in noi stessi. Lo sforzo di creare collaborazione, condivisione di progetti e anche spesso di dover condividere lo stesso sacerdote con altre comunità, ci deve aiutare a pensarci come una Chiesa in cammino.
Il Ruolo dei Laici e la Corresponsabilità
Dobbiamo sentirci parte di una comunità più ampia dove le fatiche di uno solo sono percepite e vissute da tutti. Una parrocchia non inizia e non finisce col proprio parroco, per quanto la figura e il ministero di guida del presbitero sia fondamentale; ogni comunità parrocchiale, se è riuscita a crescere nella fede e nell’amore, al di là di una normale fase di assestamento dovuta al cambio di parroco, resterà in piedi. I parroci cambiano, la parrocchia in tutte le sue componenti invece resta e prosegue il suo cammino. In questo i laici hanno un ruolo importante che richiede tempo, pazienza, studio, buona volontà. Delegare tutto al parroco potrebbe sembrare più facile, in realtà potrebbe mortificare la vocazione di ciascuno.
A questo si aggiunge la necessità di puntare sempre sulla corresponsabilità. Ricordiamoci tutti che, per quanto ci possiamo affezionare ai parroci o ai fedeli delle comunità, la nostra radice è in Cristo: non andiamo a Messa per il parroco, ma per Gesù, come non celebriamo l’Eucarestia per far piacere a qualcuno; non svolgiamo un servizio per il parroco né guidiamo la parrocchia per cercare consensi, ma perché ci sentiamo chiamati dal Padre a un atto d’amore.
I fedeli ricordino che il nuovo parroco, pur con l’impegnativo compito di guidare la comunità e di fare Eucaristia, è un uomo anche lui in cammino con i suoi limiti, la sua crescita, i suoi errori, le sue cadute e ha bisogno di sostegno e accompagnamento spirituale.
La Comunione Presbiterale e l'Obbedienza
I presbiteri sono chiamati ancora di più a quella comunione presbiterale che si deve tradurre in concrete forme di collaborazione pastorale diocesana. La fatica e la resistenza, che vi può essere nel creare tale comunione, andrebbe a discapito non solo della dimensione sacramentale del ministero presbiterale, poiché la grazia sacramentale non è privata e non riguarda il singolo presbitero, ma è strutturalmente e ontologicamente comunionale e riguarda, essenzialmente, l’intero Presbiterio diocesano, che agisce sempre in comunione e collaborazione col Vescovo.
Papa Leone XIV ci ricorda che: Il presbitero è chiamato a essere l’uomo della comunione, perché lui per primo la vive e continuamente la alimenta. Sappiamo che questa comunione oggi è ostacolata da un clima culturale che favorisce l’isolamento o l’autoreferenzialità (…) vi chiedo uno slancio nella fraternità presbiterale, che affonda le sue radici in una solida vita spirituale, nell’incontro con il Signore e nell’ascolto della sua Parola. Nutriti da questa linfa, riusciamo a vivere relazioni di amicizia, gareggiando nello stimarci a vicenda (cfr Rm 12,10); avvertiamo il bisogno dell’altro per crescere e per alimentare la stessa tensione ecclesiale (Papa Leone, Discorso al Clero di Roma, 12.06.2025).
L’obbedienza non ha perso valore, certo andrebbe riscoperta da tutti. L’obbedienza, generata dall’ascolto e dal dialogo, è la disposizione d’animo per cui i presbiteri sono pronti a cercare non la soddisfazione dei propri desideri, ma il compimento della volontà di Dio (cfr. Gv 4, 34; 5, 30; 6, 38; PO 15; PDV 28). Si tratta di una virtù che va unita all’umiltà e che invita a riportare, sempre nuovamente, la propria esistenza a Cristo. L’obbedienza, unita all’umiltà, evidenzia che non siamo padroni, ma servi, amministratori dei misteri di Dio e strumenti di Cristo per la salvezza del mondo.
Le donne e gli uomini del nostro tempo ci chiedono non tanto di parlare loro di Cristo, ma di mostrarglielo con la nostra vita. La credibilità del prete è soprattutto una questione di trasparenza. Il massimo della trasparenza non si ha quando il sacerdote vive isolato, ma quando si relaziona e vive in comunione con il proprio Vescovo e con l’intero Presbiterio. Occorre vivere il Presbiterio per vivere il presbiterato. Nessun presbitero è in condizione di realizzare a fondo la propria missione se agisce da solo e per proprio conto (PO 8).
Il Cambiamento Come Parte della Vita di Fede
La vita non è mai uguale, è un’esperienza che muta continuamente: si cresce, si cambia città, si cambiano gli amici, si cambia lavoro. A volte si tratta di cambiamenti piacevoli, altre volte di cambiamenti meno belli o talvolta dolorosi. La vita ci spinge a non rimanere fermi e la Scrittura ce lo conferma: Abramo è chiamato a lasciare tutto e partire, Mosè deve andare contro i faraoni che lo avevano salvato, i profeti dicono il loro eccomi anche a costo della vita, Maria pronuncia il suo Fiat affidandosi pienamente a Dio; gli Apostoli seguono Gesù imparando nel cammino chi è il Signore e qual è il suo progetto. Ma cambiare è facile? No, cambiare è difficile: significa ricominciare da capo, essere pronti anche ad abbandonare alcune sicurezze, dover continuare a faticare. Però Dio ci chiama a questo perché anzitutto lo ha fatto lui: poteva rimanere beato nel suo essere totalmente altro e invece si è incarnato salvandoci con l’amore. Permettetemi di citare ancora papa Leone nel suo discorso al Clero di Roma: Dobbiamo avere uno sguardo alle sfide del nostro tempo in chiave profetica.
Sinodo sulla Sinodalità 2024: cosa devono sapere i cattolici
Gratitudine ai Presbiteri
A conclusione di questa riflessione, desidero esprimere la profonda gratitudine ai presbiteri coinvolti nei trasferimenti e nei nuovi incarichi, per la disponibilità dimostrata. Accogliere la nuova nomina come un dono, significa disporre il proprio cuore alla vera pace, per vivere il nuovo ministero come servizio e missione. Come ha detto papa Leone XIV al Clero di Roma: Vi ringrazio per la vostra vita donata a servizio del Regno, per le vostre fatiche quotidiane, per tanta generosità nell’esercizio del ministero, per tutto ciò che vivete nel silenzio e che, a volte, è accompagnato da sofferenza o da incomprensione. Svolgete servizi diversi ma siete tutti preziosi agli occhi di Dio e nella realizzazione del suo progetto. Ciò che veramente conta nel ministero sacerdotale, infatti, non è tanto quello che si fa, ma quello che si è.