Il Battesimo di Gesù: Significato Profondo e Rivelazione Divina

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Introduzione al Battesimo di Gesù

Il tempo del Natale non è terminato, ma la nostra riflessione continua tramite la festa del Battesimo di Gesù. Giovanni, nel suo Prologo, ci ha donato una bellissima definizione di Dio: “In principio era il Verbo”. Prima della creazione, e ai primordi di tutto, Dio è parola. All’interno del brano odierno, Gesù è riconosciuto dal Padre tramite la sua Parola, che squarcia nuovamente i cieli e, rimbombando nella creazione, viene udita dall’umanità. Dio è fondamentalmente relazione, non solitudine o disinteresse nei confronti dell’uomo: la sua parola diventa carne. Il battesimo, dunque, acquista una prospettiva nuova, che non consiste esclusivamente nell’essere lavati dai peccati per farci così divenire persone nuove, ma in Gesù, il battesimo sarà in “Spirito Santo e fuoco”. Ogni uomo e donna, quindi, sarà in tal modo immerso in questa relazione, che non tocca solo l’esterno della persona ma penetra nel suo interno, tanto da conformarlo come figlio di Dio. Questo evento è un momento cruciale nella vita di Gesù e un evento fondamentale nella fede cristiana, segnando l'inizio del suo ministero pubblico e offrendoci un modello di umiltà e fede da seguire.

Il Contesto e la Datazione Liturgica

La Festa nel Calendario Cristiano

La Festa del Battesimo di Gesù conclude il ciclo delle feste natalizie nel calendario liturgico e ci immette nella quotidianità dell’anno, in cui ciò che abbiamo celebrato durante il Natale vuole essere messo in pratica. Questa Festa è il ponte tra il tempo del Natale e il tempo ordinario della Chiesa e contiene dunque un importante segnavia per noi come Chiesa e anche per la nostra responsabilità ecumenica. Nel calendario liturgico della Chiesa cattolica romana, questa festa si svolge la domenica successiva all'Epifania. La solennità dell’Epifania, se non può essere celebrata il 6 gennaio, viene spostata alla domenica tra il 2 e l’8 gennaio, e la festa del Battesimo al lunedì seguente l’Epifania. Già nel 300, il 6 gennaio la Chiesa d’Oriente celebrava l’Epifania e il Battesimo di Gesù, mentre nella Chiesa d’Occidente di questa festa se ne parlava nella Liturgia delle Ore. Con la riforma liturgica del 1969, la festa fu fissata nella domenica dopo l’Epifania. Nelle Chiese ortodosse, il battesimo di Gesù viene spesso celebrato lo stesso giorno dell'Epifania, il 6 gennaio (o il 19 gennaio per chi segue il calendario giuliano); questa festa è chiamata Teofania e sottolinea la rivelazione della Trinità al battesimo di Gesù: la voce del Padre, la presenza del Figlio e la discesa dello Spirito Santo sotto forma di colomba.

Luogo e Circostanze del Battesimo

Gesù è stato battezzato da Giovanni Battista nelle acque del Giordano, segnando una svolta nel suo percorso. Il testo del vangelo inizia con un’annotazione geografica: Gesù dalla Galilea si reca al Giordano per farsi battezzare da Giovanni Battista. Questo suo giungere Gesù non si dichiara Messia, non predica ma si pone accanto, volendo farsi battezzare e manifestandosi solidale con il popolo peccatore. L'evangelista Marco (Mc 1,9-11), Matteo (Mt 3,13-17) e Luca (Lc 3,21-22) narrano questo episodio. Il Vangelo di Giovanni presenta la testimonianza del Battista della discesa dello Spirito Santo su Gesù, ma non del Battesimo nel Giordano.

Durante il tempo di Natale abbiamo adorato il Bimbo di Betlemme adagiato in una mangiatoia, incontrato la santa Famiglia di Nazaret, venerato Maria, Madre di Dio e riflettuto sulla manifestazione di Gesù ai Magi. Gesù venne da Nazaret di Galilea. “Nazaret”, è un paese piccolo, senza tradizioni e citato in forma dispregiativa: “Può mai venire qualcosa di buono da Nazaret?”, domandò Natanaele (Gv 1,46). Eppure qui Gesù ha vissuto 30 anni, anni di silenzio, di crescita e presa di coscienza, di lavoro, di famiglia, di ordinarietà. La “Galilea” era una regione squalificata dal punto di vista religioso, perché ritenuta contaminata da genti pagane. Questi particolari essenziali che l’evangelista usa per aiutarci a capire che Gesù entra nella storia “pubblica” non come un “privilegiato”, piuttosto si potrebbe dire da una “porta di servizio”. Dei suoi 30 anni sappiamo dai vangeli che Gesù è cresciuto in “età, sapienza e grazia” (Lc 2,52), ed è questa maturità che lo porta a farsi “solidale” con gli ultimi, con i peccatori.

Mappa che evidenzia la Galilea, Nazaret e il fiume Giordano

Il Dialogo con Giovanni Battista e la Solidarietà di Gesù

Il Ruolo di Giovanni Battista

Il battesimo di Gesù accade al termine della missione di Giovanni Battista, durante la quale tanti uomini sono entrati in quelle acque per essere lavati dai propri peccati. Il ruolo di Giovanni Battista era di chiamare le persone al pentimento e di preparare la venuta del Messia. In quel tempo, Giovanni proclamava: “Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo”. Il testo del vangelo inizia con l’evangelista Luca che annota che il battesimo di Gesù fu un’esperienza di popolo: “Mentre tutto il popolo veniva battezzato”.

L'Umiltà e la Giustizia di Gesù

Anche Gesù vi fa il suo ingresso. Non per compiere il medesimo rito, in quanto Lui, Figlio del Padre, è senza peccato, ma per lasciarsi bagnare da quelle acque inquinate dai peccati; ovvero, per caricare su se stesso i limiti di ogni uomo e donna, atteso che la sua missione è proprio quella di entrare in relazione con tutti e sanare ognuno di noi. Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: "Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?". Ma Gesù gli rispose: "Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia". Allora egli lo lasciò fare. In questo farsi accanto, Gesù manifesta una profonda solidarietà con il popolo peccatore dando fin dall’inizio il “timbro” della sua missione. Gesù è colui che svela di essere venuto per “sporcarsi le mani”, per caricarsi i peccati dell’umanità.

Ci troviamo di fronte allo sconcerto del profeta, che giusto qualche versetto prima, così si era espresso: “Colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali…” (Mt 3,11). La reazione del Battista fa emergere il disagio nel vedere Gesù così debole, arrendevole. C’è un momento in cui è importante “lasciar fare”. Ciò che può apparire fuori del normale, a tal punto da far sentire in imbarazzo i suoi più stretti interlocutori, rientra comunque in un piano di Dio che mira a “dare compimento” ad ogni giustizia, dato che Gesù - come dichiarerà lui stesso - non è venuto ad abolire la legge e i profeti (cfr Mt 5,17), ma appunto a portare ogni cosa “a compimento” la giustizia di Dio, che non umilia, non separa, non giudica ma unisce, abbatte le barriere, risponde al bisogno di tutti nel rispetto di tutti. La giustizia di Dio è superiore a quella degli uomini: non usa il metro del “tanto quanto”, tanto hai offeso e tanto pagherai, ma usa il metro dell’amore, della misericordia, del perdono. Il solo metro capace di colmare le distanze e curare i cuori feriti, perché è dall’interno che nascono i propositi malvagi (cfr Mc 7,1-23).

Raffigurazione artistica di Giovanni Battista che battezza Gesù

La Rivelazione Trinitaria e il Significato Teologico

Cieli Aperti e Voce del Padre

La scelta di Gesù viene a Lui confermata con i cieli aperti, col dono dello Spirito e la voce del Padre che sigilla la missione di Gesù. Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: "Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento" (Matteo 3:17). Questo evento è una rivelazione divina. Lo Spirito Santo scende sotto forma di colomba, confermando la divinità di Gesù e l'inizio della sua missione salvifica. In questo aprirsi dei cieli, la “giustizia” cancella la separazione tra l’uomo e Dio, riportando l’uomo agli albori della creazione, quando lo Spirito aleggiava sulle acque. In Gesù, Dio Padre indica l’uomo nuovo, l’amato, il suo compiacimento. Come se dicesse: “In te io sono felice, sono fiero”.

Gesù Modello del Figlio Amato

Gesù non si isola, ma si fa incontro agli uomini, pur segnati dalla ferita del peccato e per loro si compromette, come si è compromesso facendosi Uomo nel grembo di Maria. C’è dunque un disegno coerente in questo “muoversi” di Gesù, in questo suo “itinerario di salvezza”. L’evangelista Luca ci ha ricordato questa verità già nel racconto della nascita di Gesù a Betlemme, allorquando Maria, come prima azione, avvolge in fasce il corpicino del Bambino, coprendolo con quelle bende che manifestano i dolori dell’umanità e le ferite apertesi con l’allontanamento dell’uomo da Dio. La venuta di Gesù chiude il cammino del precursore Giovanni e quello di tutti i profeti. Termina così l’Antico Testamento, in quanto la Storia della Salvezza viene inaugurata dalla buona notizia che il cielo si è aperto, che non c’è separazione tra Dio e l’uomo, che la Sua Parola potrà essere ascoltata, ma che Colui, che era al principio di tutto, ora è visibile. La sua venuta dice che noi interessiamo a Lui. Con te desidero dare inizio a una nuova storia di salvezza, un nuovo principio”.

Una felicità di Dio c’è in ognuno di noi, perché comunque sia ciascuno di noi è e rimane fatto “a sua immagine e somiglianza” (Gn 1,26) e il suo compiacimento per quanto fatto nessuno potrà cancellarlo: “E vide che era una cosa molto buona/bella!” (Gn 1,31). Nella sua discesa Lui dice a ciascuno di noi: “Tu mi interessi e io mi prendo cura di te, mi sta a cuore la tua esistenza, mi importa di te. Con te desidero dare inizio a una nuova storia di salvezza, un nuovo principio”. Gesù si fa solidale con gli uomini e si mette in fila tra i peccatori, Lui che è senza peccato. Si pone a fianco, è il Dio-con-noi, l’Emanuele.

Il battesimo di Gesù

Il Battesimo di Gesù e la Vita del Cristiano

L'Importanza del Nostro Battesimo

Il battesimo di Gesù ci ricorda anche il nostro stesso battesimo, che è il fondamento della vita cristiana, e ci pone davanti alla domanda molto personale di cosa significhi realmente essere battezzati. Come il battesimo di Gesù nel Giordano, anche il nostro battesimo è un evento che ci impegna profondamente. La pericope del battesimo di Gesù risponde innanzitutto alla domanda relativa alla sua identità. La risposta proviene dal cielo che si apre e dal quale una voce dice: “Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto” (Lc 3, 22). Una voce simile ha parlato anche a noi nel momento del nostro battesimo: “Tu sei il mio figlio prediletto, tu sei la mia figlia prediletta, e in te mi sono compiaciuto”. Queste magnifiche parole risuonano all’inizio della nostra vita e costituiscono l’ouverture di tutta la nostra esistenza. A proposito del significato che una tale consapevolezza può assumere nella vita di una persona, il teologo protestante Wolfhart Pannenberg fornisce un’eloquente testimonianza. Egli fu battezzato da bambino, ma non ricevette un’educazione cristiana. Di fatti, il battesimo si estende alla vita nella sua interezza e si spinge addirittura oltre la morte e l’oscurità del futuro fino alla vita eterna presso Dio, nella quale Dio ci accoglierà e ci riconoscerà definitivamente come il suo “figlio prediletto” e la sua “figlia prediletta”.

La Preghiera come Fondamento

A ciò si collega la seconda osservazione del Vangelo odierno, che si trova espressa esplicitamente soltanto in Luca. L’evangelista inizia appositamente il racconto del battesimo di Gesù con le parole: “mentre Gesù […] stava in preghiera” (Lc 3, 21b). Luca è solito ritrarre Gesù come il Figlio di Dio che prega incessantemente, che ha a cuore, nel suo più intimo, il dialogo con il Padre e che a Lui si rivolge nella preghiera durante il suo operare terreno. Per questo, la preghiera è parte del battesimo di Gesù. Ciò vale anche per il nostro battesimo. Esso è l’inizio di un dialogo orante con Cristo, che va approfondito per tutta la vita. Di fatti, la preghiera non è semplicemente una pia attività più o meno isolata, ma è il comportamento di fondo dell’essere cristiani e della vita della Chiesa. La preghiera ci incoraggia a non comportarci in maniera vana e superba, per porre come cristiani e come Chiesa la nostra vita davanti a Dio, così come essa è. Se siamo onesti con noi stessi, dobbiamo riconoscere che la condizione fondamentale della nostra esistenza è quella di dipendenza, di bisogno e quindi di mendicità. La nota di fondo primordiale della preghiera è l’invocazione d’aiuto, l’appello di S.O.S., nel suo senso originario: “Save our Souls!” Pregare non significa altro che riconoscere la nostra povertà ed affidarci completamente a Dio. Nella preghiera, diventa visibile nella sua forma più evidente ciò che è avvenuto nel battesimo.

Battesimo, Chiesa ed Ecumenismo

Il battesimo non segna soltanto il passaggio di un individuo alla fede cristiana, ma anche la sua entrata nella comunità della Chiesa. Il passaggio esistenziale del battezzato a Cristo è inscindibile dal suo incorporamento nella Chiesa come Corpo di Cristo. Infatti, “essere in Cristo” come dono del battesimo è una realtà ecclesiale. Non è possibile separare l’appartenenza a Cristo dall’essere membro della Chiesa, come vorrebbe uno slogan che è diventato di moda alcuni decenni fa e che dice: “Gesù sì, Chiesa no”. Non può esserci contraddizione tra Cristo e la Chiesa, e questo nonostante i molti peccati degli uomini e delle donne che costituiscono la Chiesa. Lo slogan “Gesù sì, Chiesa no” non è conciliabile con l’intenzione di Cristo e non è dunque cristiano. Battesimo e Chiesa sono inseparabili fin dall’inizio. È di fatti il battesimo che mostra in modo più chiaro ciò che la Chiesa è, ovvero ek-klesia. È la comunità di coloro che sono stati chiamati da Dio e che da Dio sono stati “aggiunti” alla Chiesa, come raccontano gli Atti degli Apostoli a proposito della Pentecoste. Con la Pentecoste si compie la promessa di Giovanni Battista, secondo il quale dopo di lui che battezza soltanto con acqua verrà uno che “battezzerà in Spirito Santo e fuoco” (Lc 3, 16).

Il battesimo è la porta d’entrata nella Chiesa e, dunque, anche la porta d’entrata nell’ecumenismo. Il battesimo ed il suo mutuo riconoscimento sono il dato fondamentale di ogni sforzo ecumenico e quindi anche il motivo dell’appartenenza di tutti i battezzati alla Chiesa, come ha ricordato il Decreto sull’ecumenismo del Concilio Vaticano Secondo: “Coloro infatti che credono in Cristo ed hanno ricevuto validamente il battesimo, sono costituiti in una certa comunione, sebbene imperfetta, con la Chiesa cattolica.” (Unitatis redintegratio, n. 3) Il mutuo riconoscimento del battesimo costituisce il fondamento dell’ecumenismo ed anche la base del nostro lavoro nel Comitato Cattolico per la Collaborazione Culturale.

Simbolo ecumenico raffigurante l'unità dei cristiani

Vivere da Battezzati

Ecco che il cerchio si chiude: siamo battezzati per tutta la vita; siamo battezzati nel nome di Gesù Cristo e siamo chiamati ad una relazione personale di amicizia con Lui; siamo battezzati nella Chiesa come Corpo di Cristo ed è nostro compito ritrovare l’unità di questo Corpo. Questi sono i tre segnavia che ci offre la Festa del battesimo di Gesù e che noi possiamo riassumere come segue per la nostra vita personale e per la vita nella comunità della Chiesa: vivere come cristiani e come Chiesa significa soprattutto vivere da battezzati. Il battesimo è l’arcobaleno di Dio sulla nostra vita, la promessa del suo grande Sì, la porta della speranza e il segnavia che ci mostra cosa significa vivere da cristiani: nella concordia all’interno della nostra famiglia, nella comunione con la Chiesa di Dio, nel cammino personale e vitale a fianco di Gesù Cristo, percorrendo la sua stessa via, sempre consapevoli delle parole riconfortanti di Dio che instillano gioia profonda in noi come cristiani e nella vita della Chiesa: “Tu sei il mio figlio prediletto; in te mi sono compiaciuto”.

Egli si fa carico della sorte di ciascuno, e così anche noi siamo chiamati - ancor più perché battezzati, immersi nel suo amore - a saperci prendere cura di quanti condividono l’esperienza della vita, a cominciare dagli ultimi (peccatori), dagli esclusi (Nazaret), dagli etichettati (Galilea). Ogni giudizio o pregiudizio va smontato nella verità perché ciascuno di noi è “l’amato del Signore”, nel quale Dio ha posto “il suo compiacimento”, la sua gioia. Questo vale per me, ma vale per tutti i fratelli e le sorelle, per i Fratelli tutti. Indipendentemente dalla nostra condizione di peccatori. Nel battesimo si rinnova l’Avvenimento del Natale: Dio scende, entra in me affinché io rinasca in Lui, nuova creatura. Ma questa “vita nuova” (cfr Is 43,19) chiede di essere testimoniata affinché, come Gesù disse di sé, “Chi ha visto me ha visto il Padre” (Gv 14,9), così anche quanti ci incontrano possano dire “in te, vedo Gesù”. Umanamente impossibile, certo, ma “nulla è impossibile a Dio” (Lc 1,37).

Iconografia del Battesimo di Gesù

Per quanto riguarda l’iconografia della scena, il Battesimo di Gesù appare molto presto nell’arte cristiana: ne è esempio l’affresco dell’area di Lucina, nel complesso delle Catacombe di San Callisto, datato ai primi decenni del III secolo. Dalla semplice scena che vede il Battista e il Cristo presso il Giordano nel momento evangelico della discesa della colomba dello Spirito, la raffigurazione si diffonde nei cubicoli dei sacramenti, sempre nell’area callistiana e nei sarcofagi romani coevi. È costante la presenza di determinati tipi figurativi, come pure eccezioni derivate dall’influenza dei testi apocrifi e delle leggende sviluppatesi intorno all’episodio sacro. Presto l’immagine si diffonde poiché esemplifica la capacità che la raffigurazione ha di fungere da tramite per la comprensione delle tematiche cristiane. Il tema è variamente rappresentato: si mostra Giovanni mentre aiuta Cristo ad uscire dall’acqua; Gesù ritratto nella posizione dell’orante o con l’inserimento della scena all’interno di un ciclo iconografico. Il modello più diffuso tuttavia vede la rappresentazione frontale di Cristo e del Battista, ritratto nell’atto dell’impositio manuum, e nell’inclusione della colomba dello Spirito Santo. Secondo le fonti evangeliche, viene inserito il luogo in cui avviene il battesimo, il fiume Giordano, e la presenza della folla riunita per ascoltare le parole di Giovanni.

Affresco antico raffigurante il Battesimo di Gesù con Giovanni Battista

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