La Cattedrale di Parma, il cui nome ufficiale è Cattedrale di Santa Maria Assunta, è il luogo di culto cattolico più importante della città e la chiesa madre della diocesi omonima. Consacrata nel 1106, da oltre 900 anni rappresenta un luogo di arte, storia e sacralità, simbolo della viva tradizione religiosa della città e monumentale testimonianza d'arte che, nel corso dei secoli, si è arricchita di inestimabili tesori. Qui l'essenzialità della scultura romanica convive con lo sfarzo della pittura rinascimentale, dando vita a uno dei più suggestivi luoghi di fede dell'Emilia.

Storia e Architettura della Cattedrale
Le Origini e le Ricostruzioni
L’edificazione della Cattedrale fu avviata a partire dal 1074 dal Vescovo-Conte Guibodo, a seguito del terribile incendio che distrusse la precedente basilica paleocristiana. Al vescovo Guibodo si deve anche l'istituzione del Capitolo della Cattedrale. La cattedrale voluta da Guibodo venne distrutta da un incendio nel 1055 o 1058. La ricostruzione, che diede origine all'attuale cattedrale, iniziò a opera del vescovo Cadalo, più tardi conosciuto come Onorio II (antipapa dal 1061), e terminò nel 1074. La cattedrale fu consacrata nel 1106 da Papa Pasquale II. Secondo alcuni studiosi, la facciata fu in parte ricostruita a seguito del terremoto del 1117, con lavori protrattisi fino al 1178. L'intero edificio a tre navate fu rivisto e ricostruito successivamente da Benedetto Antelami.
L'Esterno: Facciata, Portali e Campanile
La Facciata Principale
La facciata della Cattedrale di Santa Maria Assunta dà su piazza Duomo, sul lato opposto rispetto al Palazzo vescovile. Fu costruita, come tutta la chiesa, dopo l'incendio del 1055 o 1058 e terminata entro il 1074 dal vescovo Cadalo, anche se molte aggiunte si ebbero fino al 1178 e poi, successivamente, nel 1281. Esternamente è in stile romanico, con la facciata a capanna, tipica anche delle chiese di altre città del settentrione d'Italia. Essa è a capanna, con paramento murario in blocchi di pietra (arenaria) squadrati. La parte inferiore è liscia e vi si aprono i tre portali. I due laterali sono più piccoli ed antichi di quello centrale, rifatto nel XIII secolo, e tutti sono leggermente strombati e sormontati da una lunetta chiusa a vetrate. Nella parte superiore della facciata, si aprono tre logge, disposte su livelli differenti.
Il Portale Centrale e i Leoni Stilofori
Il portale centrale è preceduto da un protiro, opera di Giambono da Bissone (1281), con arco a tutto sesto, poggiante su due colonne corinzie ognuna delle quali a sua volta sorretta da un leone stiloforo. Il protiro e la loggia centrale della facciata, così come la cornice a coronamento superiore della facciata, furono aggiunti nel 1281 da Giambono da Bissone. Il bordo esterno del sottarco è ornato da un ciclo di rappresentazioni scultoree dei mesi dell'anno, recuperato dal portale più antico. I battenti del portale centrale, finemente scolpiti in legno a rilievo, sono opera di Luchino Bianchino (1491). Due grandi leoni di marmo, scolpiti nel 1281 da Giambono da Bissone, sorvegliano l'ingresso della Cattedrale e sono uno dei simboli del Duomo. Osservando più da vicino i due leoni ci si rende conto che essi non sono perfettamente simmetrici: uno è di colore rosso, mentre l'altro è di colore bianco. Sembra che questa differenza possa essere interpretata come la duplice natura umana e divina di Cristo. I due leoni rappresentano il Signore e ne incarnano la forza, la capacità di sostenere la propria Chiesa e la vittoria sulla morte.

I Portali Laterali
Il portale sinistro risale presumibilmente al XII secolo. Su ogni lato, due dei tre capitelli sono decorati con figure animali e fantastiche. La sirena, con sguardo ieratico che tiene senza sforzo e saldamente nelle mani la sua coda bi-caudata, dove una coda reca tralci vegetali e l’altra si è trasformata in mostro, rappresenta l’uomo giusto che riesce a governare le forze del male. I due grifoni sul lato opposto tengono con il loro arto e il becco una preda bloccata e sono simbolo di Gesù Cristo Giudice che nel suo dualismo salva e punisce, e in questo caso imprigiona un’anima ribelle maligna. Si tratta di due anime contrapposte, una giusta, vincente e libera e la seconda peccatrice, perdente e punita. Sugli altri due capitelli, i due leoni e i due uccelli (o grifoni) che fondono le loro teste in una sola rappresentano il Cristo Salvatore, ancora nel suo dualismo di “punitore” e “salvatore”. La posizione più interna e vicina all’entrata della chiesa di queste due coppie indica il passaggio del fedele dal mondo esterno fatto di lotta tra il bene ed il male a quello interno rassicurante della chiesa, dove il Cristo ha definitivamente vinto il male. Il portale destro coevo ha un peggiore stato di conservazione. I due leoni stilofori tengono sotto le zampe un drago (a sinistra) ed un bue (a destra) e rappresentano il Cristo Giudice che condanna e salva, rispettivamente, le anime peccatrici e benigne.
Il Campanile
Il campanile, realizzato in stile romanico lombardo, fu costruito tra il 1284 e il 1294 in sostituzione di una torre più antica. Solo la cuspide e l'angelo posto sulla sommità furono realizzati più tardi, in data imprecisata dopo il 1336. Il paramento murario è in mattoni scuri a vista, ad eccezione degli angoli, rivestiti con blocchi di marmo. Il campanile è suddiviso orizzontalmente in quattro fasce da cornicioni decorati con archetti ciechi ogivali in marmo, di sapore gotico. Nella cella campanaria, si trovano sei campane in si bemolle maggiore, intonate secondo il tipico accordo cremasco. La più grande, detta Bajon, fusa per la prima volta nel 1287, è stata rifusa più volte, l'ultima nel 1962. L'ultima campana aggiunta al concerto è la seconda piccola (in nota Do4), realizzata nel 2006 dalla fonderia Allanconi di Bolzone (CR). Nella notte fra il 21 e il 22 ottobre 2009 il campanile della cattedrale venne raggiunto da un fulmine che colpì la copia dell'Angelo d'Oro, in particolare la grande croce che la scultura regge con la mano destra.

L'Interno: Un Dialogo tra Romanico e Rinascimento
Internamente l'impianto romanico della Cattedrale di Santa Maria Assunta è rimasto, sebbene gran parte degli interni (navata centrale, cupola, transetto) siano dovuti a successivi interventi rinascimentali. L'interno è a croce latina, con tre navate di sette campate ciascuna, transetto costituito da due bracci gemelli con absidi e profondo coro, con campata quadrangolare e abside semicircolare. La navata centrale è larga il doppio delle due laterali ed è, come queste ultime, coperta con volta a crociera. Lo schema di ciascuna delle due pareti laterali di ogni campata prevede, dal basso, l'arco a tutto sesto di comunicazione con la navata laterale; sopra di questo, la quadrifora con archetti sorretti da colonnine, che dà sul matroneo; in alto, una monofora che dà sull'esterno.
La "Romanicità Nascosta" Sotto gli Affreschi Rinascimentali
Eppure la cattedrale di Parma, con il suo interno completamente invaso da figurazioni rinascimentali, è più profondamente romanica di quanto possa apparire. Come osserva Sergio Stocchi, la prima impressione entrando non è quella di un monumento romanico, poiché è il colore degli affreschi cinquecenteschi a dominare la scena, ricoprendo pareti, volte, archi e costoloni. Tuttavia, la grande cattedrale di Parma conserva, nascosta sotto il rivestimento pittorico tardo, una purissima struttura romanica. Le campate sono regolari, l'alzato elegantissimo, con un matroneo continuo che cammina lungo la navata dialogando con i dipinti. Perfettamente romanica è anche la copertura a crociere continue. Il Duomo parmense, per la sua struttura, parla un linguaggio romanico tra i più puri. L'idea di una chiesa romanica spoglia è uno stereotipo, e le basiliche del tempo erano spesso intonacate e completamente affrescate, con un effetto cromatico d'insieme non molto diverso da quello che gli affreschi cinquecenteschi danno oggi al duomo di Parma.
Architettura romanica: le cattedrali
I Capolavori Pittorici
La Cupola del Correggio: L'Assunzione della Vergine
La Cattedrale di Parma è universalmente nota per la Cupola del Correggio, un assoluto capolavoro del Rinascimento italiano. L’Assunzione della Vergine di Antonio Allegri detto il Correggio (realizzata tra il 1526 e il 1530) è una grandiosa opera prospettica, dove luce, composizione e movimento si fondono in un capolavoro di illusionismo visivo. A cavallo tra il linguaggio pittorico rinascimentale e l’audacia dell’arte barocca, questa cupola venne ben presto definita “scandalosa” da alcuni critici contemporanei per la sua posa incredibilmente innovativa. La cupola “più bella di tutte” si disvela progressivamente agli occhi del fedele, invitato a compiere un cammino di scoperta e di indagine, partendo dall’ingresso della chiesa.
Ciò che più colpisce l’osservatore è indubbiamente l’Ascensione di Maria in cielo: un vorticoso intreccio di figure che accompagnano la Vergine verso il cerchio dei beati. Dal fondo sono visibili i patroni della città affrescati nei pennacchi. Nel tamburo della cupola è rivelata una prima parte del soggetto iconografico, il funerale della Vergine, tramite le figure degli apostoli convenuti intorno al suo feretro. Giunti ai piedi della scalinata si assiste all’episodio centrale della raffigurazione: l’Assunzione di Maria in cielo, trasportata da un turbine di angeli festanti verso il cerchio dei beati. Al centro della cupola vi è il Cristo, che discende dalla luce con una posa plastica e per l'epoca incredibilmente innovativa, per incontrare la madre. Secondo Maddalena Spagnolo, docente di storia dell’arte, gli affreschi della cupola rappresentano il vertice della capacità inventiva del Correggio, opera capace di attrarre artisti e viaggiatori da tutta Europa.

Il Ciclo Affrescato di Lattanzio Gambara nella Navata Centrale
Un imponente ciclo affrescato che accompagna il cammino del fedele lungo tutta la navata centrale è il racconto dipinto della Vita di Cristo e di episodi tratti dal Vecchio Testamento, realizzato da Lattanzio Gambara tra il 1567 e il 1573. Sia la parete di destra, sia la parete di sinistra sono completamente occupate da affreschi, che seguono una precisa organizzazione tematica. Nei quadri sono raffigurati episodi del Nuovo Testamento, nei sovrarchi si trovano immagini tratte dal Vangelo, mentre nelle lunette sono riportate raffigurazioni di personaggi allegorici. Con questa imponente opera, Lattanzio Gambara testimonia la propria formazione presso i Campi, ma anche l’influsso della pittura di Giulio Romano. Il percorso verso la rivelazione del catino absidale e della cupola è ritmato dall’opera di Gambara. Unico ciclo religioso firmato dall’artista, ripropone in ogni singola campata lo stesso schema: nel registro superiore figure monocrome allegoriche nella lunetta ed episodi della vita di Cristo nel riquadro centrale posto sopra il matroneo; in quello inferiore episodi monocromi del Vecchio Testamento, affiancati da meravigliose figure di profeti.
Alle loro spalle si affacciano intensi ritratti maschili in abiti cinquecenteschi da identificare, secondo gli studiosi (come Maria Cristina Chiusa), con i notabili della città, committenti del Gambara. Giunti alla fine della navata si ammira in controfacciata la conclusione del ciclo con l'Ascensione di Cristo, dipinta da Lattanzio Gambara tra il 1571 e il 1573.

Il Cristo in Gloria dell’Abside di Gerolamo Mazzola Bedoli
Affrescato da Gerolamo Mazzola Bedoli (dal 1538 al 1544), questo affresco restituisce in immagini l’intensità del mistero eucaristico e domina dall’abside l’intera cattedrale. Al centro della rappresentazione è il Cristo, che mostrando ancora i segni del proprio sacrificio, ascende al cielo tra un tripudio di angeli e santi. La scena è dominata da un’intensa luce celeste e vede raccolti in un’unica composizione i simboli della passione, accompagnando il fedele in un cammino spirituale che procede dalla sofferenza terrena alla gloria divina. Il pittore, principale prosecutore della maniera di Parmigianino, in questa importante committenza rinnova il suo repertorio figurativo alla luce del linguaggio di Correggio e di Giulio Romano.

Opere Scultoree e Dettagli Interni
La Deposizione dell’Antelami
Custoditi nella Cattedrale di Parma vi sono anche i bassorilievi di Benedetto Antelami, tra cui spicca la Deposizione. È la prima grande opera nota di Benedetto Antelami, realizzata nel 1178, ma anche un capolavoro d’arte gotica. Faceva parte dell’ambone, luogo dal quale un tempo veniva proclamata la Parola di Dio. Volendo osservare con attenzione la composizione ci si rende conto della modernità e dell’umanità che l’autore è riuscito a scolpire nel marmo. La scena ha un forte impatto drammatico: al centro vi è il Cristo, il cui corpo ormai inerme è sostenuto da Giovanni. Alla sinistra della Croce vi sono i centurioni, intenti a giocarsi a dadi le vesti del figlio di Dio. Lo stile dell'Antelami, pur realizzando quest’opera nel 1178, anticipa con notevole lungimiranza alcuni elementi della scultura gotica.

L'Antica Cattedra Episcopale
La cattedra episcopale è il simbolo della presidenza del Vescovo in occasione delle assemblee liturgiche all’interno della Cattedrale, che proprio da questo seggio prende il suo nome. L'antica cattedra è molto antica e consiste in un seggio di età medievale, adornata da un gruppo marmoreo particolarmente denso di simbolismi, dove le scene delle Scritture si intrecciano con figure antropomorfe e vicende tratte dai racconti agiografici. I braccioli sono simmetrici e sono composti da due figure umane che, schiacciate da due leoni, incarnano l’allegoria della vittoria del Cristo sulla morte. Ai lati sono rappresentati altri episodi, come la battaglia tra San Giorgio e il drago e la conversione di Paolo.
I Capitelli Medievali
Un’enciclopedia per immagini scolpite nella pietra: così possono essere descritti gli innumerevoli capitelli medievali che si scoprono camminando per le navate della cattedrale. Per la maggior parte si tratta di capitelli di tipo corinzio, con decorazioni vegetali e naturali. Ma non mancano capitelli diversamente decorati: è il caso ad esempio delle scene di caccia, delle narrazioni mitologiche, dei racconti biblici e delle scene tratte dalla vita quotidiana. Un tempo si presentavano come capitelli policromi, mentre oggi prevalgono la pietra nuda o le dorature cinquecentesche.

Il Ciborio e l'Altare Maggiore
Il ciborio, realizzato da Alberto di Moffeolo tra il 1486 e il 1488, si trova accanto alla cattedra episcopale. Presenta al centro il tabernacolo affiancato da due angeli. Ai lati si trovano alcune nicchie con statue di Santi. Infine, la statua di Cristo Risorto è posta in alto all’interno di un’altra nicchia. La base che regge l’altare maggiore è formata da due gradini in bronzo decorati con rilievi incisi di passi del Vangelo in varie lingue. I lati dell’arca presentano bassorilievi con personaggi religiosi, tra cui dieci apostoli scolpiti nel lato anteriore e posteriore, e Santo Abdon e San Sennen sul lato destro.
Le Cappelle della Cattedrale
La Cripta
Al di sotto della Cattedrale si estende la cripta, un fitto intrecciarsi di colonne e volticelle a crociera, che può essere paragonato ad un “giardino di pietra”. Qui sono conservate le reliquie di San Bernardo degli Uberti, patrono della Diocesi. Si ipotizza che le colonne impiegate in questa cripta siano state recuperate dall’antica città romana, andando così ad instaurare un’ideale continuità tra la città antica e la Cattedrale. Da notare la statua che rappresenta San Bernardo e che si trova al centro della cappella a lui dedicata e rimaneggiata nel corso dei secoli. Dalla cripta si accede inoltre a due preziose cappelle rinascimentali: la Cappella Rusconi e la Cappella Ravacaldi.

Cappelle Rinascimentali della Cripta
Cappella Rusconi
È la cappella laterale di destra della cripta e conserva gli eleganti affreschi voluti dal Vescovo Giovanni Rusconi nel 1398. Magnifico è l’affresco votivo che domina la cappella, rappresentante il Vescovo inginocchiato accanto al trono della Vergine e raccolto in preghiera. Il resto della cappella è dominato dalle raffigurazioni dei profeti, attribuite a botteghe padovane, e dalle immagini degli Evangelisti racchiuse in eleganti cornici. Di particolare interesse è la raffigurazione della Trinità, che consiste nella sovrapposizione dei tre volti divini e che all’epoca venne considerata una scelta poco ortodossa.

Cappella Ravacaldi
È l’altra cappella laterale della cripta. Qui è conservato l’affresco dell’Annunciazione e il ciclo pittorico delle storie della Vergine, testimonianze del fine gusto narrativo attribuito alla bottega di Bertolino de’ Grossi. Anche in questo caso la cappella prende il nome dal suo committente, un canonico la cui figura sembra essere riconoscibile all’interno dell’affresco dell’Annunciazione.

Cappelle delle Navate Laterali
Nel corso del '400 furono aperte dieci cappelle (cinque per lato) nelle navate laterali, sfruttando i contrafforti esterni che diventarono le pareti laterali interne delle cappelle. Furono erette sia da famiglie nobiliari che da corporazioni e consorzi locali.
Cappella Valeri
Sulla navata di sinistra si apre la Cappella Valeri, di decorazione quattrocentesca. Qui si intrecciano le mani di due diversi pittori, che affrescano le storie della vita dei Santi Caterina, Cristoforo e Andrea tratte dalla Legenda Aurea. La cappella prende il nome dal suo committente, un importante membro della comunità cittadina, il conte Cristoforo Valeri, che scelse di farla affrescare per riabilitare la propria immagine a seguito di un esilio. La cappella si distingue per l’inconsueta forma esagonale e per l’eleganza dei decori. La mano più riconoscibile è quella di Bertolino de’ Grossi, un pittore di spicco del panorama artistico della Parma quattrocentesca. La cancellata quattrocentesca è uguale a quella della cappella Centoni che le sta di fronte, ma sopra la porta d'ingresso è stato aggiunto lo stemma della famiglia Benassi, che subentrò ai Valeri nel 1843. L'interno è completamente ricoperto dagli affreschi, tra cui una particolare crocifissione di Sant'Andrea, capovolta come quella di San Pietro ma con gli arti legati alla croce. La volta è divisa in sette spicchi che contengono in medaglioni la storia della Vergine, e che convergono al centro verso l'arma di Cristoforo Valeri.

Cappella del Comune (San Sebastiano)
Vi si accede dalla navata di destra e custodisce la storia di San Sebastiano, un arioso ciclo pittorico attribuito alla bottega di Bertolino de’ Grossi e voluto dal Comune in occasione di un’epidemia di peste. La scelta di dedicare la cappella alla storia di San Sebastiano è dovuta appunto al fatto che questo santo fosse invocato contro la morte improvvisa causata dall’epidemia. Gli affreschi si distinguono per il ritmo lento del racconto, per la particolarità della gestualità dei personaggi e per uno stile pittorico più leggero rispetto a quello della Cappella Valeri.

Altre Cappelle Notevoli
Tra le altre cappelle, la Cappella Aleotti, costruita per volere del Consorzio dei Vivi e dei Morti della cattedrale, e la Cappella Balliani (successivamente di San Gottardo) con un cancello in ferro battuto e ottone di Bartolomeo Mencacci e Francesco Civardi e un ricco altare di Alberto Oliva. Esisteva anche la Cappella Ardemani, risalente al 1422, che ospitava le lastre tombali di Giovanni Ardemani e del vescovo Giovanni Bernieri. La Cappella Baiardi, già esistente nel 1420, fu poi dedicata ai caduti della prima guerra mondiale, con affreschi di Biagio Biagetti raffiguranti la vittoria e il sacrificio.
Conservazione e Studi
Il Duomo di Parma, per il suo valore storico artistico e per la complessità dei contenuti architettonici, scultorei e decorativi, si configura come una vera e propria fabbrica in continuo divenire, dove ogni epoca storica ha lasciato sia i segni dell'opera di conservazione e di salvaguardia, sia l’arricchimento del patrimonio artistico e semantico. Negli ultimi decenni la Cattedrale di Parma è stata oggetto di un complesso e articolato programma di interventi di restauro dei fronti esterni, volto a salvaguardare una primaria testimonianza d'arte e di storia di epoca medievale. A queste attività partecipano enti come Arché Restauri SNC e lo Studio di architettura Bordi Rossi Zarotti, specializzati nel restauro e recupero dei beni culturali.

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