L'amore di Cristo è una forza che ci costringe e ci possiede, spingendoci a una profonda trasformazione interiore ed esteriore. Come afferma la Scrittura in 2 Corinzi 5:14-15: "infatti l'amore di Cristo ci costringe, perché siamo giunti a questa conclusione: che uno solo morí per tutti, dunque tutti morirono; e ch'egli morí per tutti, affinché quelli che vivono non vivano piú per sé stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro." Questo è il fulcro di una vita cristiana autentica: un desiderio di perseguire il vero bene degli altri, un impegno che spesso richiede sacrificio personale e non è né comodo né facile.
Questo amore è la forza motrice dell'apostolato e porta a una "novità" che trasforma l'esistenza. Chi si lascia afferrare da questo fuoco d'amore, che è Cristo, diviene una nuova creatura, capace di conformare la sua vita alle esigenze della morale evangelica.

Una Nuova Prospettiva: Non Più Alla Maniera Umana
Conseguentemente a questa morte e risurrezione, non guardiamo più nessuno alla maniera umana. 2 Corinzi 5:16 dichiara: "Cosicché non guardiamo più nessuno alla maniera umana; se anche abbiamo conosciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così." Questo significa che il nostro metro di valutazione non è più quello del mondo, ma quello di Dio. Non dobbiamo tenere conto dei vecchi peccati di una persona, perché in Cristo, le cose vecchie sono passate.
Un esempio vivido di questa trasformazione si trova nella storia di una donna che si ravvide e credette in Cristo Gesù, abbandonando anche la prostituzione. Divenne parte attiva della chiesa e, dopo qualche anno, insegnava ai bambini. Quando cominciò a progettare il matrimonio con un credente, sorsero problemi. Gli argomenti tra le persone divennero duri, e la ragazza soffrì molto, sentendo che si parlava ancora dei suoi vecchi peccati. Il suo futuro marito intervenne, spiegando che il suo passato non era più il passato della sua fidanzata, perché il sangue di Cristo aveva pagato completamente il peccato. Questo illustra come i peccati passati, confessati e perdonati, non esistano più per chi è in Cristo. Non dobbiamo disprezzare il sangue di Cristo, perché il suo sacrificio è stato totalmente efficace.
La Realtà della Nuova Creatura in Cristo
L'apostolo Paolo prosegue in 2 Corinzi 5:17 affermando: "Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove." Questa è una realtà incredibile e profonda. Quando Dio salva una persona, non la rinnova solo in parte, ma la rende una creazione completamente nuova. I peccati e i fallimenti del passato vengono presi e caricati su Cristo, e allontanati per sempre dalla persona, non esistono più. Questa creazione è opera di Dio stesso, che attraverso Cristo, crea nuove creature tramite la salvezza. Noi che siamo stati salvati dobbiamo credere a quello che Dio ci dichiara, non a quello che la carne o il nemico ci sussurrano.
Ogni persona, prima di Cristo, ha alle spalle una montagna di peccati, di sbagli e di fallimenti, che spesso portano a vergogna e senso di colpa. Ma il sacrificio di Cristo ha il potere di liberare la coscienza da questo peso. La separazione da Dio, la conseguenza più terribile del peccato, è stata annullata per chi crede in Cristo. Dio, nella sua immensa bontà e ira contro il peccato, ha offerto la soluzione perfetta in Gesù Cristo, che ha vissuto una vita senza peccato e ha pagato totalmente la nostra condanna.

Liberati dalla Condanna del Peccato
Romani 6:1-4 ci spiega che non dobbiamo continuare a vivere nel peccato, perché siamo stati battezzati nella morte di Cristo. Chi è morto con Cristo è libero dal peccato. Galati 2:19-20 dichiara: "Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me!". L'ira di Dio non ci viene più imputata, perché Cristo ha tolto totalmente quella condanna. I nostri peccati sono stati gettati "lontano da noi come l’oriente dall’occidente!" (Salmo 103:12). Non ci sono più, non esistono più. Romani 8:1 afferma: "Non c’è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù!"
Questi insegnamenti ci chiamano a riconoscere il nostro peccato quando non amiamo e quando vediamo gli ostacoli legati alla nostra carne ("non ho tempo", "non sono bravo", "non so cosa dire"). Questo non significa che non peccheremo più, ma che quando pecchiamo, possiamo riconoscere il nostro peccato e confessarlo a Dio. A quel punto, Dio ci perdona completamente e ci purifica, e non siamo più colpevoli. Non piangiamo su peccati che non esistono più, ma viviamo in una piena consapevolezza del perdono di Dio.
Il Ministero della Riconciliazione
2 Corinzi 5:18-20 prosegue: "E tutto questo viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo e ci ha affidato il ministero della riconciliazione. Infatti Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo, non imputando agli uomini le loro colpe, e ha messo in noi la parola della riconciliazione. Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; vi supplichiamo nel nome di Cristo: siate riconciliati con Dio." Questo testo ci parla di riconciliazione non solo tra l'essere umano e Dio, ma anche tra noi e il nostro prossimo.
Il Signore Gesù Cristo è l'unico tramite per il perdono e la salvezza. Questo capitolo di 2 Corinzi ci stimola a esortare gli altri a cercare Cristo finché c'è tempo, senza sprecare le verità che Dio ci dona. Siamo chiamati a essere ambasciatori di Cristo, portando il messaggio di una riconciliazione che chiude definitivamente con un passato tenebroso e segnato dal peccato. Questo è un compito che oggi è affidato a noi, cristiani del XXI secolo, non per piangere su una società in decadimento, ma per operare per l'avvento del Regno di Dio.
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Il Sacrificio Vivente e il Servizio Disinteressato
Il credente è chiamato a presentarsi come un sacrificio vivente. Come esorta Romani 12:1-2: "Vi esorto dunque, fratelli, per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi, il che è il vostro ragionevole servizio, quale sacrificio vivente, santo e accettevole a Dio. E non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio." Questo sacrificio implica un costo, una sofferenza esteriore che genera un bene interiore, fatto per amore.
Il sacrificio non è fare ciò che è comodo, ma dare ciò che costa. Ad esempio, non è un sacrificio mangiare per sé e dare solo un po' agli altri, ma rinunciare al proprio cibo per nutrire chi ha più bisogno. Questo è il modo per vivere la vera vita cristiana, sacrificando i propri desideri carnali per aiutare gli altri a crescere. Come credenti che sono forti, dobbiamo sopportare le debolezze dei deboli e non compiacere noi stessi, ma cercare l'edificazione del prossimo, ad ogni costo, vivendo come Cristo che non ha compiaciuto se stesso, ma ha dato tutto per noi.
Ogni credente ha ricevuto dei doni spirituali, e 1 Pietro 4:10-11 comanda: "Ciascuno, secondo il dono che ha ricevuto, lo metta al servizio degli altri, come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio. Se uno parla, lo faccia come se annunciasse gli oracoli di Dio; se uno fa un servizio, lo faccia nella forza che gli è fornita da Dio, affinché in ogni cosa sia glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo." Non è una questione di "se abbiamo tempo", ma un imperativo: usare i doni per servire gli altri, poiché i nostri doni sono per loro e i loro per noi. Dio ci offre costantemente opportunità di servire.
Oltre gli Ostacoli: Focalizzarsi sulle Opportunità
La vita cristiana ci presenta costantemente delle opportunità di servizio, ma anche degli ostacoli. La nostra risposta rivela dove si trova il nostro cuore. Ci concentriamo sugli ostacoli ("non sono bravo," "non ho tempo") o sulle opportunità? Pensiamo all'esempio del genitore che vede il proprio figlio sommerso da una frana in montagna. Non si concentra sulla stanchezza, sul poco tempo, sulla mancanza di attrezzi o sulle zanzare. L'amore per il figlio lo spinge a un'azione immediata e disperata, non curandosi degli ostacoli.
Allo stesso modo, le persone intorno a noi sono spiritualmente sotto "tonnellate di roccia" del peccato e hanno bisogno di Cristo. Se ci tiriamo indietro pensando ai nostri limiti o alla nostra stanchezza, le stiamo lasciando morire spiritualmente. Quando l'amore è genuino, non si guardano gli ostacoli, ma solo le opportunità. Non ci si chiede se qualcun altro sarebbe più bravo, ma ci si butta nell'azione per amore.

Il Tribunale di Cristo e la Vita Fruttifera
Come credenti, non saremo giudicati per la salvezza, ma per come abbiamo vissuto. 2 Corinzi 5:10 ricorda: "Noi tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione delle cose fatte nel corpo in base a ciò che ha fatto, sia in bene che in male." Anche Romani 14:10-12 sottolinea che "ognuno di noi renderà conto di se stesso a Dio." Coloro che ascoltano la parola di Cristo e non la mettono in pratica, edificano sulla sabbia, come descritto in Matteo 7. L'apostolo Paolo esorta in Galati 6:7-10: "Non v’ingannate, Dio non si può beffare; perché ciò che l’uomo semina, quello pure raccoglierà... non perdiamoci d’animo nel fare il bene, perché, se non ci stanchiamo, raccoglieremo a suo tempo. Mentre dunque abbiamo l’opportunità, facciamo del bene a tutti, ma principalmente a coloro della famiglia della fede."
Gesù in Giovanni 15:1-5 spiega come avere piena gioia: "Io sono la vite, voi siete i tralci; chi dimora in me e io in lui, porta molto frutto, poiché senza di me non potete far nulla." La vita abbondante e la gioia completa si trovano nel dimorare in Cristo, portare molto frutto, seminare per fare il bene e cercare per primo il Regno di Dio. Questo richiede perseveranza nel fare il bene, una vita di sacrifici e fatica, ma è una vita di vera gioia, una gioia che non dipende dalle circostanze, ma dal fatto che abbiamo Cristo.
Gioia nella Sofferenza e Perseveranza
Le Scritture ci insegnano che le afflizioni e le prove sono parte integrante del piano di Dio per noi in questa vita. Non dovremmo avere aspettative false di una vita senza problemi. L'apostolo Paolo, nonostante le sue "grandi afflizioni," dichiarava di essere "pieno di consolazione e sovrabbonda di gioia" (2 Corinzi 7:4). Anche 2 Timoteo 3:12 ci avverte che "se noi viviamo piamente, ovvero in santità, saremo perseguitati."
Pietro in 1 Pietro 1:6-9 ricorda che è "necessario che siamo afflitti da varie prove," le quali producono un ottimo frutto, purificando la nostra fede e preparandoci per l'arrivo di Gesù Cristo. Perciò, possiamo "esultare di una gioia ineffabile". Anche Romani 5:3-4 afferma che "ci vantiamo anche nelle afflizioni, sapendo che l’afflizione produce perseveranza, la perseveranza esperienza e l’esperienza speranza." E Giacomo 1:2-4 esorta: "Considerate una grande gioia, fratelli miei, quando vi trovate di fronte a prove di vario genere, sapendo che la prova della vostra fede produce costanza." Questa prospettiva ci permette di non perderci d'animo, ricordando che "anche se il nostro uomo esteriore va in rovina, pure quello interiore si rinnova di giorno in giorno" (2 Corinzi 4:16).
Le afflizioni non sono piacevoli, ma sono necessarie. Comprendendo lo scopo delle prove, possiamo avere gioia e pace, sapendo che Dio le usa per fortificarci e completare la sua opera in noi. La gioia, infatti, è parte del frutto dello Spirito, e Paolo stesso dimostra con la sua vita che si può avere grande gioia anche in mezzo alle afflizioni, se la si cerca in Cristo.