La Diciottesima Domenica del Tempo Ordinario

Il Tempo Ordinario nel Calendario Liturgico

Concluso il tempo di Natale, il calendario liturgico della Chiesa cattolica di rito romano-latino indica alle comunità e ai singoli il periodo denominato, con indicazione latina, "Per annum", tradotto con l'espressione "Tempo ordinario". Il valore di questo tempo liturgico è dato dal fatto che non viene celebrato un evento particolare del mistero di Cristo, ma viene celebrato tale mistero nella sua globalità.

calendario liturgico cattolico, evidenziando il Tempo Ordinario

La rilevante sottolineatura dei "Tempi forti" - Avvento, Natale, Quaresima e Pasqua - fa considerare, talora, questo periodo come meno significativo e di poca rilevanza. L’anno liturgico ha invece il suo significato pieno nella celebrazione, nel corso di un anno, dell’intero mistero di Cristo e dell’opera della salvezza. Il periodo dell’anno liturgico che porta questo nome è molto esteso comprendendo ben 34 domeniche e relative settimane con i singoli giorni feriali.

Una prima parte di questo tempo liturgico inizia nella settimana dopo la festa del Battesimo del Signore e termina il mercoledì delle Ceneri, comprendendo sei domeniche. La ripresa del Tempo Ordinario avviene il giorno seguente la domenica di Pentecoste, con la settima settimana. Dopo le due domeniche dedicate alla Santissima Trinità e del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, si riprende con la decima domenica. La lunga sequenza si conclude con la 34a domenica, nella quale si celebra la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo.

La costruzione della Liturgia della Parola delle domeniche del Tempo Ordinario ha la sua centralità nel brano del Vangelo proposto. In quest’anno, denominato "Anno C" per il ciclo evangelico, i brani sono tratti dal Vangelo secondo Luca, come quello della diciottesima domenica. Viene proposta, di domenica in domenica, una lettura semicontinua. In relazione al brano del Vangelo è stato scelto, come prima lettura, un brano dell’Antico Testamento, un collegamento colto dal compilatore e richiamato dal titoletto del brano stesso, riportato dal Lezionario, ma non letto nella proclamazione. La seconda lettura di queste domeniche è presa dalle lettere dell’apostolo Paolo o dell'apostolo Giacomo, senza un collegamento diretto, se non occasionale, con le altre due letture.

Per i giorni feriali delle settimane del Tempo Ordinario la struttura della Liturgia della Parola di Dio nelle Messe è data da una prima lettura e da un brano del Vangelo. La prima lettura propone, alternativamente, periodi con la proclamazione di libri di uno dei due Testamenti. L'anno liturgico è denominato anno II (o anno pari). I brani del Vangelo proclamati sono dei tre evangelisti sinottici, con lettura semicontinua, nell’ordine: Marco, Matteo e Luca, dedicando a ognuno di loro una decina di settimane.

Il colore verde è caratteristico del Tempo Ordinario e lo richiama nei paramenti dei ministri sacri, nel drappo del leggio all’ambone e nella tendina del tabernacolo. Per il lezionario festivo viene utilizzato per tutto il periodo il volume corrispondente al ciclo liturgico (ad esempio, volume "C" per l'Anno C).

Il termine "ordinario" non significa qualunque, ma indica la celebrazione del mistero di Cristo che nel ritmo originario della domenica ordina e dà sistemazione misterica al tempo della Chiesa.

Le Letture della Diciottesima Domenica

Le letture di questa domenica ci invitano a riflettere sulla transitorietà delle ricchezze terrene e sull'importanza di orientare la nostra vita verso beni che non periscono. Attraverso il Qoèlet, la Lettera ai Colossési e il Vangelo di Luca, emerge un chiaro messaggio sulla vanità dell'accumulo materiale e sulla vera ricchezza che risiede nella relazione con Dio.

Prima Lettura: Dal Libro del Qoèlet (Qo 1,2; 2,21-23)

«Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità: tutto è vanità. Chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare la sua parte a un altro che non vi ha per nulla faticato. Anche questo è vanità e un grande male. Infatti, quale profitto viene all’uomo da tutta la sua fatica e dalle preoccupazioni del suo cuore, con cui si affanna sotto il sole? Tutti i suoi giorni non sono che dolori e fastidi penosi; neppure di notte il suo cuore riposa.»

Il Qoèlet, con la sua incalzante affermazione "Vanità delle vanità: tutto è vanità", pone l'accento sulla futilità di ogni sforzo umano e dell'accumulo di beni materiali se considerati come fine ultimo. La saggezza, la scienza e il successo non assicurano la permanenza dei frutti del proprio lavoro, destinati a passare ad altri. Questo interrogativo sulla mancanza di profitto e sulla perenne fatica dell'uomo sotto il sole, che culmina in dolori e notti insonni, prepara il terreno per la successiva riflessione evangelica sulla ricchezza.

Seconda Lettura: Dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Colossési (Col 3,1-5.9-11)

«Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio!»

L'apostolo Paolo esorta i credenti a vivere la loro nuova realtà di risorti con Cristo. Ciò implica un radicale cambiamento di prospettiva: non più rivolti alle cose terrene e periture, ma a quelle di lassù, dove si trova Cristo. L'affermazione "siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio" sottolinea il distacco dalle passioni carnali e il primato della dimensione spirituale, in netto contrasto con l'attaccamento ai beni materiali criticato nel Qoèlet e nel Vangelo.

Vangelo Secondo Luca (Lc 12,13-21): La Parabola del Ricco Stolto

«In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: “Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità”. Ma egli rispose: “O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?”. E disse loro: “Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede”. Poi disse loro una parabola: “La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così - disse -: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”.»

Il Vangelo di Luca presenta un episodio emblematico. Alla richiesta di un uomo di intervenire in una disputa ereditaria, Gesù rifiuta di farsi giudice e rivolge ai presenti un severo monito contro la cupidigia. La parabola del ricco stolto illustra in modo vivido il pericolo dell'attaccamento ai beni materiali: l'uomo, pur avendo un raccolto abbondante, è preoccupato solo di accumulare per sé, dimenticando che la vita stessa è un dono precario e non dipende da ciò che si possiede. Il suo egoismo e la sua mancanza di lungimiranza spirituale lo portano a una tragica fine, con la sua ricchezza che si rivela inutile al momento della morte.

illustrazione della parabola del ricco stolto

Salmo Responsoriale e Alleluia

Il Salmo Responsoriale di questa domenica è tratto dal Salmo 39 (40):

R. Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.

  • Ho sperato, ho sperato nel Signore, ed egli su di me si è chinato, ha dato ascolto al mio grido. Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo, una lode al nostro Dio.
  • Sacrificio e offerta non gradisci, gli orecchi mi hai aperto, non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato. Allora ho detto: «Ecco, io vengo».
  • «Nel rotolo del libro su di me è scritto di fare la tua volontà: mio Dio, questo io desidero; la tua legge è nel mio intimo».
  • Ho annunciato la tua giustizia nella grande assemblea; vedi: non tengo chiuse le labbra, Signore, tu lo sai.

Il Salmo esprime la fiducia nel Signore e la disponibilità a compiere la sua volontà, ponendosi in contrasto con l'autosufficienza e l'attaccamento ai beni materiali, richiamando piuttosto a una vita orientata all'obbedienza divina.

L'acclamazione al Vangelo è:

Alleluia, alleluia.
Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; a quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio.
Alleluia.

Riflessioni sui Temi della Domenica

Le letture della diciottesima domenica del Tempo Ordinario convergono potentemente sui temi della vanità delle ricchezze terrene e dell'importanza di una gerarchia di valori che orienti l'esistenza. Qoèlet ci mette di fronte alla dura realtà della transitorietà di ogni profitto umano, evidenziando come la fatica e le preoccupazioni legate all'accumulo non portino vera pace né duratura soddisfazione. La vita, con i suoi dolori e fastidi, non trova riposo nella mera possessione.

In questo contesto, l'esortazione di San Paolo ai Colossési risuona come un invito radicale al distacco: "cercate le cose di lassù, dove è Cristo". Essere risorti con Cristo significa essere "morti" alle cose della terra, cioè liberarsi dall'attaccamento che ci lega ai beni materiali e alle preoccupazioni mondane. La nostra vera vita è celata in Dio, suggerendo che la nostra sicurezza non può derivare da ciò che abbiamo, ma da Colui che ci ha creato e ci sostiene.

Vanità delle vanità - Ecclesiaste 1:1-11 (Mark Oden)

Il Vangelo di Luca, con la parabola del ricco stolto, mette in scena in modo drammatico l'illusione di una vita basata sull'accumulo. L'uomo ricco, pur avendo abbondanza, è schiavo della sua cupidigia, un desiderio insaziabile che lo porta a pensare solo a sé stesso ("Che farò... demolirò i miei magazzini... dirò a me stesso"). La sua cecità spirituale gli impedisce di vedere oltre la dimensione materiale e di comprendere che la vita non dipende da ciò che si possiede. La condanna divina ("Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita") sottolinea la precarietà dell'esistenza e l'inutilità dei beni accumulati di fronte all'eternità.

Queste letture ci sollecitano a non accontentarci di una vita mediocre, affossata in desideri bassi e un mero accumulo di beni. Al contrario, Gesù ci invita ad "alzare l’asticella dei nostri sogni, guardando in alto, allargando gli orizzonti vitali", non temendo di spenderci per alti ideali. È fondamentale avere una gerarchia di valori e una scala di priorità che guidino il nostro discernimento, affinché la nostra esistenza raggiunga il fine cui aneliamo. Questo significa una fede più profonda, credere che Dio ci ama e che gli stiamo a cuore, avendo fatto esperienza del Suo amore. Chiediamo a Gesù di essere portatori di misericordia, perché chi vede le nostre opere buone possa dar lode a Dio.

Antifona alla Comunione:

Davanti a me tu prepari una mensa; il mio calice trabocca. (Sal 22,5)
Oppure:
Abbiamo conosciuto e creduto l'amore che Dio ha in noi. (1Gv 4,16)

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