Il Messaggio Profetico di Don Tonino Bello ai Giovani

«Cari ragazzi... sembra proprio che don Tonino Bello voglia parlare direttamente a voi, ragazzi e giovani di oggi, a te che sfogli queste pagine.» Venticinque anni fa la sua vita terrena si spegneva, consumata di amore e di sofferenza, offerta per la Chiesa e per il Mondo intero, lasciandoci un patrimonio immenso di parole e gesti che hanno reso unica la sua testimonianza di uomo e di vescovo. Questo patrimonio non è di quelli da custodire gelosamente come una santità di vita inaccessibile, ma al contrario: ogni giorno e ogni anno che passa scopriamo quanto sia attuale, anzi profetica la sua testimonianza, e per questo, lo ammettiamo, ci manca.

Un Vescovo Vicino ai Giovani: Eredità e Attualità

Nel corso della sua vita, don Tonino è stato essenzialmente un uomo nel senso più alto del termine. Ha vissuto appieno ogni istante donato da Dio, ha gioito, ha pianto, ha riso e ha sopportato con onore la sofferenza. Ma soprattutto ha servito gli ultimi, i diseredati, i senzatetto, i respinti, gli abbandonati. Nato da una famiglia salentina, studiò presso i seminari di Ugento e di Molfetta, capendo fin da subito che il messaggio evangelico non era stato concepito per i dotti e per i sapienti, ma per coloro che non potevano facilmente attingere alla Parola del Salvatore perché schiacciati dagli affanni quotidiani e da mille debolezze. Così don Tonino, il vescovo umile col grembiule, ha sempre annunciato messaggi di pace e di speranza, sempre attento a non “vendere fumo” o false illusioni.

Ritratto di Don Tonino Bello sorridente con i giovani durante un incontro

L'Appello all'Audacia e all'Entusiasmo

Don Tonino Bello, con la sua inconfondibile audacia, invitava i giovani a vivere la vita in modo denso, perché «non tornerà più». Era convinto che non si dovesse avere paura di entusiasmarsi per le cose. Molti, infatti, hanno timore che la Storia, o il loro futuro, possa ridacchiare sul loro presente; hanno paura di esporsi e, per non correre il rischio di subire il contraccolpo tra i sogni di oggi e la realtà di domani, preferiscono non sognare. Questo, per don Tonino, significa «dare le dimissioni dalla Vita». Aver paura di entusiasmarsi alla vostra età significa suicidio. «Un giorno vi scalderete alla brace divampata nella vostra giovinezza.»

Il vescovo esortava a non accantonare i giorni, le ore, le tristezze con malinconici affidi ai diari, a non coltivare pensieri di afflizione, di chiusura, di precauzioni. «Mandate indietro la tentazione di sentirvi incompresi. Non chiudetevi in voi stessi, ma sprizzate gioia da tutti i pori. Bruciate... perché quando sarete grandi potrete scaldarvi ai carboni divampati nella vostra giovinezza. Incendiate... non immalinconitevi. Perché, se voi non avete fiducia, gli adulti che vi vedono saranno più infelici di voi.» Don Tonino invitava a coltivare le amicizie e a incontrare la gente, a innamorarsi e a incantarsi adesso, a essere stupiti e a guardare troppo in alto adesso, a sognare adesso. «Cambierete il mondo e non lo lascerete cambiare agli altri. Appassionatevi alla vita perché è dolcissima. Mordete la vita.»

Giovani che si abbracciano e sorridono, simboleggiando amicizia ed entusiasmo per la vita

Il Cristiano Sovversivo e la Coscienza Critica

Il pensiero di don Tonino era chiaro: il cristiano deve essere sempre sovversivo, capace di andare controcorrente, senza mai fermarsi in superficie. Egli poneva l’urgenza di scavare la Parola, farla propria, serbarla nel proprio cuore, perché agendo in questo modo anche gli smarriti potevano trovare in Cristo una guida autentica che non tradisce mai. Invitava i giovani a diventare la coscienza critica del mondo, a diventare sovversivi, e a non fidarsi dei cristiani "autentici" che non incidono la crosta della civiltà.

Don Tonino ricordava che Gesù Cristo ha disarmato per sempre gli eserciti quando ha detto: «rimetti la spada nel fodero, perché chi di spada ferisce, di spada perisce.» Egli profetizzava tempi in cui non ci sarebbero state più né spade né lance, né tornado né aviogetti, né missili né missili-antimissili. Citando i versi di Neruda che si chiede cosa sia la vita - «Tunnel oscuro tra due vaghe chiarità o nastro d'argento su due abissi d'oscurità?» - don Tonino suggeriva che anche la vita dei giovani potesse essere così, un percorso da affrontare con coraggio e senza paura.

La Chiesa non cessa mai di proclamare la verità che la pace nel mondo affonda le sue radici nel cuore degli uomini, nella coscienza di ogni uomo e di ogni donna. La pace può essere soltanto il frutto di un cambiamento spirituale, che inizia nel cuore di ogni essere umano e che si diffonde attraverso le comunità, prima tra tutte la famiglia.

Illustrazione stilizzata con simboli di pace e unità tra popoli, con un cuore al centro

La Fede nella Sofferenza: La Croce con le Ali

Tutt’altro che fautore del memento mori - che considerava terrorismo spirituale -, don Tonino era uomo del Tabernacolo, appassionato della vita. Invitava ad una esistenza fino in cima. Il suo sguardo spesso si posava sugli ultimi e sui malati, ai quali mai faceva mancare sostegno e con i quali ne ha condiviso la condizione. Tante le lettere, pubblicate sul giornale diocesano Luce e Vita, di incoraggiamento e di vicinanza nella sofferenza, da infermo a infermo.

Le sue parole risuonano vere più che mai: «Coraggio ce la faremo. Un figlio di Dio si riconosce nell’ora della sofferenza e della morte.» Don Tonino Bello nella malattia e nell’agonia mostrava la sua credibilità di discepolo. Provato dal cancro, non era mai disperato, ma rimaneva saldo nella fede e vicino a Maria, le cui icone riempivano la stanza, permettendogli di contemplare il volto della Vergine in qualsiasi posizione.

Di fronte alla domanda di un uomo di scienza: «Come puoi continuare a credere nella bontà di un Dio che ti perseguita con tanta crudeltà?», don Tonino rispondeva: «Dio non perseguita nessuno. Semmai persegue dei fini. È una tentazione comune quella di credere in un Dio che si diverte a dispensare punizioni, infliggendo dolori a seconda dei meriti e dei demeriti. Il Dio di don Tonino non tratta le sue creature con severo e austero distacco, “non prova gusto a vederci dondolare sull’altalena dei dolori”. Gesù è il capo dei sofferenti! E gli uomini, nella malattia, diventano “contestatori stabili del mito dell’efficienza”.» Alla cultura utilitaristica dello scarto che pretende di eliminare il dolore ad ogni costo, anche arrivando a sopprimere il sofferente, considerato inutile perché non produttivo, don Tonino proponeva una prospettiva audace, propria di chi è intimo del Padre.

Se da un lato don Tonino suggeriva di non vergognarsi della malattia che fa rassomigliare di più a Gesù Cristo, dall’altro incoraggiava a non rassegnarsi. Abbracciare il mistero della propria sofferenza, trasformando la condizione di limite in occasione, senza lasciarsi andare al desiderio della morte, con la consapevolezza che la croce è segnaletica verticale, indica la speranza del Cielo. È croce con le ali, come quella raffigurata nel suo stemma vescovile. «Una croce senza peso», è una promessa con cui il Signore invita, «nonostante il dolore e le stroncature dei nostri programmi, ad avere fiducia nella sua misericordia.»

Stemma vescovile di Don Tonino Bello con la croce alata

La Speranza Indistruttibile e l'Impegno per il Futuro

All'inizio del suo ministero episcopale, don Tonino si presentò come fratello e amico, oltre che Padre e Pastore, dichiarando: «Di mio non ho molte cose da darvi. Però nella mia valigia ho due cose buone. La prima me l’ha messa il Signore ed è la sua Parola, perché la dispensi lungo la strada a voi, miei nuovi compagni di viaggio, in modo che cambi il vostro povero cuore e affretti la cadenza dei vostri passi. E poi c’è un’altra cosa. Ed è la tenerezza, la sofferenza, la fede, l’amore, la speranza indistruttibile.»

È incredibile quanto queste frasi siano attuali adesso: don Tonino ci dice chiaramente che per tutti noi, per i giovani in particolare, è necessario coltivare una speranza indistruttibile e affrettare la cadenza dei passi, adesso e nell’ora presente della storia e della nostra esistenza. Con un impegno e un coinvolgimento massimo, carico di entusiasmo e di un fuoco come quello che don Tonino ha acceso nei cuori di chi l’ha conosciuto e di chi oggi si abbevera ai suoi scritti.

Per realizzare ciò, occorre considerare i giovani una risorsa, valorizzarli, lanciare loro proposte importanti e significative. Occorre incoraggiarli ad uno stile di vita caratterizzato da sobrietà di atteggiamenti, coraggio di scelte audaci, progettualità di intenti, studio dei problemi, passione nei propri interessi. Sull’esempio di don Tonino, siamo chiamati a «spalancare la finestra del futuro», ad aiutare «l’aurora a nascere».

In un mondo dove gli antichi valori sembrano svanire, non basta più enunciare la speranza: occorre organizzarla, come ci ha insegnato don Tonino Bello. Egli rimane un testimone, un maestro, che ha esercitato senza sosta la sua capacità di vedere frammenti di bene ovunque. «È difficile che i giovani possano trovare un parente stretto, un compagno di viaggio, migliore di don Tonino Bello.» Noi abbiamo tanti dubbi, ma abbiamo anche una certezza: che don Tonino Bello sarà sempre compagno di viaggio dei Giovani, ogni qualvolta danzeranno la vita.

Don Tonino Bello, la testimonianza del medico-amico

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