L'Arco Incompiuto della Vita di Gesù: Tra Cronologia Storica e Riflessione Teologica

La comprensione della vita di Gesù e degli eventi storici che l'hanno preceduta e seguita dipende in larga misura dalla precisione della datazione e dalla correlazione tra i diversi sistemi calendariali in uso nelle varie epoche e culture. Queste sfide cronologiche si intrecciano con una profonda riflessione teologica sull'esistenza umana, spesso descritta come un "arco incompiuto" che trova il suo compimento nel divino.

La Sfida della Datazione Antica

Sistemi Calendari Pre-Cristiani

Prima che Gesù abitasse la terra, gli uomini contavano già gli anni, chi seguendo i cicli lunari e chi osservando i movimenti del sole e le stagioni, come solstizi ed equinozi. L’ateniese Metone già nel V secolo avanti Cristo vide che 235 cicli lunari corrispondevano (quasi) a 19 anni solari. Quando fu introdotto ed accettato il calendario giuliano (dal 45 a.C.), si appurò che ogni 28 anni solari la successione dei giorni della settimana torna a corrispondere con quella dei giorni del mese. Nel corso dei secoli ci sono stati molti criteri per scandire il tempo. Gli Ebrei hanno contato i cicli di sette anni (di riposo il settimo), punteggiati ogni sette sabbatici dall’anno giubilare.

Dal 776 a.C. (come lo contiamo noi oggi) ogni quattro anni, a luglio, cambiava l’anno olimpico. Molto più tardi i Romani introdussero dei cicli da 15 anni, noti come indictiones. Intanto altri calendari hanno preso spunto da eventi politici molto importanti: per esempio, il calendario seleucidico iniziava dall’ascesa al potere di uno dei generali di Alessandro Magno. Ogni riforma dei calendari aggiungeva un criterio fin lì mancante: Giulio Cesare fu il primo ad introdurre l’anno bisestile, uno ogni quattro.

Ognuno di questi conteggi riguardava principalmente un’area geografica ed una tradizione, ma già allora le vicende storiche rimescolavano a sufficienza i popoli da permettere di correlare due calendari. Perciò le datazioni di un calendario, pur relative ad un inizio incerto, diventano “quasi” assolute nel loro incastrarsi secondo documentate corrispondenze con quelle di un altro calendario. Il “quasi” si deve alle imprecisioni nel seguire gli orologi cosmici (gli astri) che nell’arco di una vita umana sono trascurabili, ma in capo a qualche secolo possono portare ad errori non da poco. Il ciclo di Metone di 235 lune rivela che l’equivalenza con 19 anni solari è sbagliata di 2 ore e 5 minuti (in più) ogni 19 anni. In quattro secoli si concretizza già un errore di un paio di giorni. L’anno solare giuliano accumula invece un errore medio di 11 minuti l’anno (peggio del ciclo metonico, che sbaglia mediamente di 6 minuti e 35 secondi l’anno). L’anno solare gregoriano, introdotto nel 1572, accumula un errore (rispetto al movimento reale del sole) di appena 26 secondi l’anno.

infografica sui diversi sistemi di calendario antichi (giuliano, ebraico, olimpico, seleucidico)

Affidabilità delle Fonti Storiche e Metodologie Moderne

Quanto fin qui esposto ci consente di fidarci di sette affermazioni fondamentali per la ricostruzione storica:

  1. Gli scritti degli storici antichi ci comunicano precise correlazioni tra calendari differenti.
  2. Il sole e la luna, nell’alternarsi dei giorni, scanditi nei nomi che hanno nella settimana, ci permettono verifiche ogni qual volta è nominato un evento astronomico o un giorno della settimana.
  3. Oggi i computer permettono di ricostruire precisamente i movimenti degli astri, potendo attribuire una data, nel calendario voluto, a lunazioni, solstizi, equinozi ed eclissi avvenuti secoli fa.
  4. Chi nel corso dei secoli ha messo mano ai calendari era tutt’altro che uno sprovveduto, né mancava di dettagliate informazioni.
  5. Malgrado ciò non era per niente facile essere precisi come lo può essere oggi un computer (tanto più se aggiungiamo alla disamina sin qui esposta la mancanza della nozione del numero zero) per la differente modalità di conteggio degli anni in cui si verificava l’evento iniziale, che per alcuni comprendeva l’anno (considerato il primo) del fatto, mentre per altri lo considerava “anno di accesso”, assegnando il numero 1 a quello immediatamente successivo.
  6. In aggiunta moltissimi storici conteggiano il numero di anni con i numeri ordinali anziché con i numeri cardinali e questo comporta un potenziale errore nel confrontare le informazioni disponibili.
  7. Infine, l’inizio degli anni non avviene necessariamente per tutti nello stesso mese e confrontando calendari differenti bisogna tenerne conto (vedi l’esempio dei due libri dei Maccabei nella Bibbia).

Applicazione Pratica: Esempi di Correlazione Cronologica

Le Olimpiadi Antiche e la Fondazione di Roma

Applichiamo ad alcuni eclatanti casi concreti la teoria. Tutti gli studiosi concordano nel definire il 776 a.C. del nostro attuale calendario l’anno in cui si tennero le prime olimpiadi antiche. Il ciclo olimpico è quadriennale, dall’inizio di un luglio alla fine del giugno di quattro anni dopo. Questa data fa sì che dall’inizio luglio del 776 al giugno del 772 si fosse nella prima olimpiade. Infatti, Terenzio Varrone (morto novantenne nel 27 a.C.) ci dice che Roma fu fondata il 21 aprile del secondo anno della sesta olimpiade: l’anno non può che essere il 754 a.C. (una prova: Giuseppe Flavio, che visse oltre un secolo dopo Varrone, mette la profanazione del tempio nella 153ª olimpiade e la sua riconsacrazione tre anni dopo nella 154ª). Diodoro Siculo, contemporaneo di Varrone, ci lascia altre regole per le corrispondenze: a) 408 anni (407 interi ed uno incompleto) dalla presa di Troia alla prima olimpiade; b) Giulio Cesare noto alle cronache nel primo anno della 180ª olimpiade.

Nel 697 AUC Giulio Cesare iniziò a farsi notare militarmente in Lusitania, meritandosi l’anno successivo il primo “trionfo” a Roma: il primo anno della 180ª olimpiade in effetti ha inizio con la seconda parte del 60 a.C., già da sette mesi nel 698 AUC. Abbiamo quindi una corrispondenza tra numero di olimpiade antica, anno di fondazione di Roma e nostro calendario.

linea del tempo cronologica con eventi chiave: prime olimpiadi, fondazione di Roma, Giulio Cesare

Discrepanze e Fattori di Errore

Eppure non è così semplice: Censorino, nel nostro attuale 238 d.C., proponendosi lo stesso intento, nel suo “De Die Natali Liber” ci informa che l’anno in cui scriveva era il 991° dalla fondazione di Roma ed il 1014° dalla prima Olimpiade (la differenza tra le due date sembrerebbe di 23 anni, mentre tra il 776 a.C. ed il 754 ne trascorsero 22). Varrone colloca la morte di Cesare (44 a.C.) 709 anni dopo la fondazione di Roma. Giulio Cesare muore a marzo: dal marzo del 44 a.C. all’aprile del 754 ci sono meno di 710 anni, anche se la morte di Giulio Cesare è notoriamente nel 710 AUC. Tutto è chiaro assumendo che Censorino conta come anno 1 AUC il 753 a.C., escludendo l’anno di accesso, essendo i natali di Roma nel 754 a.C.

Questo caso è esemplare per spiegare l’effetto dell’utilizzo dei numeri ordinali: il 991° anno secondo il calendario romano va dal 1/1/238 d.C. al 31/12/238 d.C., mentre il 1014° anno secondo il computo olimpico va dal 1/7/238 d.C. al 30/6/239. Un anno è un intervallo di tempo: non è un punto, ma un segmento. Ogni intervallo si completa quando inizia il successivo. Quando inizia l’anno ordinale successivo è finito quello precedente, ma il secondo durerà un anno. Ogni punto all’interno dell’intervallo (in cui può accadere o continuare ad accadere un fatto) identifica l’anno. C’è la possibilità di contare 1 o “primo” l’anno in cui avviene un fatto (contando tutto quell’anno come “primo”), oppure si possono contare solo gli anni interi, successivi a quello in cui c’è il fatto, per cui il “primo” anno ordinale è in effetti quello successivo all’anno espresso in numero cardinale, in cui il fatto è avvenuto. Ogni epoca e cultura ha seguito l’uno o l’altro dei due criteri e bisogna identificarli correttamente per non sbagliare le correlazioni.

Un esempio contemporaneo si trova nel calendario copto, che oggi è al 1728° anno. Questo conteggio parte dal 28 agosto 284 d.C., in memoria della persecuzione di Diocleziano, sebbene Diocleziano prese il potere nel 283 d.C. Anche in questo caso, non fu fatto riferimento “all’anno di accesso”, ma al primo successivo. Significativamente a Diocleziano fa riferimento anche Dionigi il Piccolo, il monaco al quale dobbiamo l’attuale datazione degli anni dall’incarnazione di Cristo facendo corrispondere l’Anno Domini 1 con il 754 AUC. È importante sottolineare che l’errore attribuibile ad ogni possibile confusione nel numerare gli anni non può comunque determinare un’imprecisione maggiore ai due anni nella combinazione più sfavorevole, in quanto potrebbero sommarsi lo sbaglio sull’anno di accesso con l’errore di computo tra numeri ordinali e cardinali. In ogni caso il riferimento agli anni olimpici limita i possibili errori all’interno di un quadriennio.

L'Arco Incompiuto: Significato Teologico e Filosofico

Al di là delle complesse questioni cronologiche, la riflessione sulla "vita di un uomo (bìos) [che] è un arco (biòs) e non un cerchio" offre una profonda prospettiva filosofica e teologica. L'arco, in questo contesto, è un simbolo della nostra finitudine di creature, una chiara indicazione che "siamo un cerchio spezzato, un “arco” incompiuto". Questo stato di incompletezza genera in noi un "desiderio di andare oltre", di raggiungere quella "pienezza circolare" che da soli non possiamo conseguire.

In una prospettiva cristiana, è "ancora Lui a “portare a compimento l’opera buona” (Fil 1,6)", facendo riferimento alla "grazia" salvifica divina. Attraverso questa grazia, l'esistenza "Incompiuta" diverrà un’armonia piena e perfetta, orientata all'incontro con il Padre nei secoli dei secoli. Amen. Ci si interroga: chi è Dio, se non il Signore, le cui mani dell'Altissimo hanno teso quest'arco? Queste riflessioni ci portano a considerare la vita umana non come un percorso chiuso e autosufficiente, ma come un'apertura verso un compimento trascendente.

illustrazione simbolica di un arco incompiuto che tende verso un cerchio o una figura divina

Il Verbo di Dio: Guida e Sostegno dell'Universo

Il Padre del Signore nostro Gesù Cristo, nella sua bontà infinita, è di gran lunga superiore a tutte le cose create. Ottimo sovrano qual è, con la sua sapienza e con il suo Verbo, cioè con il Signore nostro e Salvatore Gesù Cristo, governa, ordina e crea in ogni luogo tutte le cose, secondo che si addice alla sua giustizia. Infatti è giusto che le cose siano fatte così come lo sono, e che si compiano come noi le vediamo compiute. Poiché è lui che ha voluto che tutto accada in questo modo e nessuno può avere un motivo ragionevole per negarlo. Infatti se il movimento delle cose create avvenisse senza ragione e il mondo girasse alla cieca, non si dovrebbe più credere nulla di quanto è stato detto.

È lui il solo e proprio Verbo del Padre, lui che ha ordinato l’universo e lo ha illuminato con la sua provvidenza. È lui il Verbo buono del Padre buono. È lui che ha dato ordine a tutto il creato, conciliando fra loro gli opposti elementi e componendo ogni cosa armonicamente. Dopo aver fatto tutte le cose per mezzo del Verbo eterno e aver dato esistenza alla creazione, Dio Padre non lascia andare ciò che ha fatto alla deriva, né lo abbandona a un cieco impulso naturale che lo faccia ricadere nel nulla. Ma, buono com’è, con il suo Verbo, che è anche Dio, guida e sostenta il mondo intero, perché la creazione, illuminata dalla sua guida, dalla sua provvidenza e dal suo ordine, possa persistere nell’essere. Anzi il mondo diviene partecipe del Verbo del Padre, per essere da questi sostenuto e non cessare di esistere. Ciò certamente accadrebbe se non fosse conservato dal Verbo, perché egli è «immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura» (Col 1, 15); poiché per mezzo di lui e in lui hanno consistenza tutte le cose sia quelle visibili che quelle invisibili, poiché egli è il capo della Chiesa, come nelle Sacre Scritture insegnano i ministri della verità.

L’onnipotente e santissimo Verbo del Padre, penetrando tutte le cose, e arrivando ovunque con la sua forza, dà luce ad ogni realtà e tutto contiene e abbraccia in se stesso. Non c’è essere alcuno che si sottragga al suo dominio. Tutte le cose da lui ricevono interamente la vita e da lui in essa vengono mantenute: le creature singole nella loro individualità e l’universo creato nella sua globalità.

illustrazione concettuale del Verbo divino che ordina e sostiene l'universo

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