Il Supporto Psicologico per Sacerdoti e Religiosi: Sfide e Risorse

Per i sacerdoti con gravi turbe psichiche, l'approccio a questo problema risente delle difficoltà intrinseche. Esistono diverse tipologie di difficoltà psicologiche che possono colpire sacerdoti e religiosi/e, con diverse modalità di gestione e supporto.

Classificazione delle problematiche psicologiche e approcci attuali

I problemi psicologici tra i sacerdoti e i religiosi possono essere classificati in diverse categorie, ognuna con le proprie sfide e risposte:

  • Disturbi lievi: Sacerdoti e religiosi/e possono soffrire di lievi disturbi psicologici come ansia, depressione o disturbi ossessivi. Questi vengono solitamente affrontati con la "buona volontà" e, in alcuni casi, intraprendendo un percorso di psicoterapia individuale. A tal proposito, sarebbe opportuno facilitare la nascita e la conoscenza di persone o centri che offrano assistenza psicoterapeutica con sana formazione umana e scientifica.
  • Disturbi medio-gravi: Religiosi "non anziani" con disturbi psicopatologici "medio gravi", come situazioni borderline, tendono a ricorrere fondamentalmente alla farmacoterapia.
  • Disturbi gravi: Religiosi "non anziani" con disturbi gravi (es. psicosi dissociative) sono una minoranza (uno o due percento). La mancanza di consapevolezza della propria malattia rende la gestione difficile. In genere, ci si prende cura di loro solo quando creano disturbo dal punto di vista sociale. Nei momenti di crisi, si fa riferimento alle strutture pubbliche, con i limiti ad esse legati. Si avverte il bisogno di instaurare con loro un "lavoro di psicoterapia a lungo termine".

La società non sembra avere chiarezza sulla molteplicità dell'interpretazione della malattia psicopatologica. Si dà per scontato che le gravi turbe psichiche, nei momenti di crisi, richiedano un ricovero per cure intensive e un accompagnatore. Per passare dalla semplice cura farmacologica a una cura di "sostegno fuori crisi", sarebbe necessaria una struttura che, superato il momento acuto, segua il paziente con una psicoterapia di sostegno, al fine di evitare il "frequente ricadere in crisi acute".

Comprendere la Malattia Mentale

La malattia mentale può essere vista da diverse prospettive:

  • È frutto di uno squilibrio organico, la cui natura non è ancora del tutto nota.
  • È una rottura del sistema di struttura della personalità individuale.
  • È un misto di patologia organica, intrapsichica e interpersonale.

I centri che curano le psicosi con la psicoterapia sono molto pochi, e "curare" la psicosi è un'idea in cui pochi credono e su cui pochi lavorano. La filosofia di alcune organizzazioni, come il settore religioso della SIPI, è di aiutare il malato mentale ad accettare la propria malattia, se non la si può sconfiggere. Per raggiungere questo obiettivo, la cooperativa gestisce una comunità terapeutica con dieci posti dove sacerdoti e religiosi/e possono essere ospitati nei momenti di crisi. Durante la permanenza, oltre alla cura farmacologica, si mira a creare la motivazione per un lavoro psicoterapico.

Seguire pazienti psicotici non è facile, e seguire religiosi psicotici può essere ancora più difficile, poiché la malattia psichiatrica è aggravata anche dal contesto sociale in cui si vive. A differenza dei pazienti con una famiglia di origine o acquisita, per i quali spesso si effettua una psicoterapia familiare, il sacerdote o il religioso/a non ha una famiglia a cui fare riferimento.

Foto di un religioso in un ambiente di riflessione, simbolo di cura e accompagnamento.

Sacerdoti e Religiosi: "Malati Speciali" e la Necessità di Prevenzione

La considerazione di "malati speciali" accompagna sacerdoti e religiosi alle prese con difficoltà psicologiche. Questo è un preconcetto diffuso tra le persone, che vedono il prete come una figura imperturbabile e refrattaria a ogni forma di disagio. Tale preconcetto si riscontra anche tra i formatori e tra coloro che, all'interno della comunità, hanno la responsabilità di selezionare i candidati al sacerdozio e di accompagnarli nel percorso di crescita.

Padre Giuseppe Crea, psicologo e psicoterapeuta missionario comboniano, esperto nel campo della cura del disagio psichico nella vita religiosa e sacerdotale e autore del volume "Tonache ferite", è risoluto nell'affermare che "la psicologia non fa differenza tra chi è malato e chi è sano. Benessere e malessere fanno parte della vita". Sottolinea che la Chiesa ha le strutture per garantire la prevenzione e l'accompagnamento delle persone in difficoltà, e le comunità sono un luogo eletto di formazione.

Relazioni e Comunità

Padre Crea osserva che le percentuali di consacrati in difficoltà sono minime e che la stragrande maggioranza non rientra in dinamiche disfunzionali. Tuttavia, alcune forme di disagio sono caratteristiche della vita religiosa, "soprattutto quelle a livello relazionale. Gli affetti sbilanciati portano a essere troppo centrati su se stessi o sugli altri. I religiosi possono faticare a riconoscere la propria identità". La capacità di una sana dedizione agli altri permette invece di ricaricarsi ed essere equilibrati nella comunità. Cattive modalità relazionali verso l'esterno si ripercuotono anche all'interno della comunità, potendo sfociare in dipendenza o aggressività.

Selezione dei Seminaristi e Ruolo della Psicologia

"Occhi aperti sulla missione nei seminari" è l'appello lanciato da Papa Francesco, che ha invitato a prestare attenzione nella selezione dei giovani che vogliono diventare preti. Il rischio è che la carenza di vocazioni porti ad abbassare il livello di guardia. Padre Crea evidenzia che la mancanza di persone con cui discernere alimenta l'incertezza, e "se i candidati sono pochi, prima di dire no a una persona ci si pensa centinaia di volte".

Spesso, la cura del malessere psicologico non è affidata a un esperto ma demandata al direttore spirituale. "Quante volte ho sentito dire: ‘Speriamo che Dio intervenga, speriamo che possa stringere i denti e andare avanti…’". In tal modo, si rimanda soltanto l'escalation del problema. Le "categorie spiritualizzanti" fanno parte della malattia e, pur potendo apparire una risorsa salvifica, nascondono il malessere che provocano nell'individuo e nell'istituzione. Per padre Crea, "spiritualizzare il problema significa dilazionarlo nel tempo. Nelle nostre comunità siamo pieni di queste situazioni".

Il percorso per gli aspiranti al ministero sacerdotale e religioso è periglioso. Le moderne indicazioni all'orientamento vocazionale insistono sull'importanza della psicologia. Il supporto psicologico dovrebbe inserirsi sia prima dell'ammissione al seminario, per una valutazione diagnostica, sia lungo il percorso formativo. Il contributo più significativo è aiutare l'individuo nella propria crescita personale, affinché raggiunga una piena conoscenza di sé, consapevolezza dei propri punti deboli e di forza, sviluppando qualità umane e relazionali indispensabili per il ministero.

Distinguere Vocazione Autentica e Falsi Sé

Una vocazione è autentica quando la persona ritiene di poter ritrovare il senso della propria esistenza solo rispondendo all'amore di Dio e servendo gli altri, non per gloria personale. A volte si può intraprendere questo cammino attratti da dettagli secondari, come il prestigio sociale, la fuga da difficoltà relazionali o l'approvazione familiare. Un'eccessiva idealizzazione della figura sacerdotale può portare a sviluppare un "falso sé", reprimendo difficoltà e sentimenti negativi. Valutare l'autenticità della vocazione permette di evitare delusioni successive.

Supporto Continuo per Sacerdoti Maturi

Essendo il sacerdote prima di tutto una persona, la sua crescita non si esaurisce in alcune fasi della vita ma riguarda tutto l'arco della sua esistenza. Pertanto, sarebbe opportuno pensare a una "formazione permanente". I sacerdoti possono vivere situazioni di disagio legate alla quotidianità del loro operato, fino a sperimentare sintomi di stress. Come altre professioni d'aiuto, anche il sacerdote è soggetto al fenomeno del burnout, caratterizzato da perdita di entusiasmo, stanchezza e crisi, che possono portare a un indurimento emotivo. È importante riconoscere questi segni e ritrovare motivazioni e stimoli. In questi casi, è consigliabile aprirsi ai confratelli o ai formatori; se non fosse sufficiente, sarebbe auspicabile avvalersi dell'aiuto dello psicologo. Un supporto psicoterapeutico è di grande aiuto, soprattutto in situazioni particolarmente critiche.

Ricerca e Sfide nella Vita Sacerdotale

Carlos Chiclana, psichiatra, ha condotto uno studio sugli aspetti affettivi della vita sacerdotale. L'indagine, che ha coinvolto 128 partecipanti (principalmente sacerdoti con un'età media di 50 anni e 20 anni di vita sacerdotale), ha rivelato che le sfide più citate sono la vita spirituale, la solitudine, la missione, le difficoltà nel compito e il dare e ricevere affetto in modo sano ed equilibrato. Sono stati menzionati anche lo sviluppo di buone amicizie, la vita comunitaria e familiare e alcuni aspetti psicologici. Tra i rischi, la solitudine emerge nuovamente come importante, insieme ai limiti psicologici personali, le dipendenze emotive o i difetti morali.

I sacerdoti hanno indicato la necessità di una migliore formazione per il loro sviluppo personale. Le aree di maggiore interesse sono la vita spirituale, la solitudine, le relazioni interpersonali (rapporti con le persone, amicizie in generale e tra sacerdoti, dare e ricevere affetto) e la formazione (individuale guidata e comunitaria).

La solitudine è un aspetto ricorrente. Si suggerisce di continuare la formazione in questo ambito, affinché ogni sacerdote solo possa comprenderne l'origine, che potrebbe essere legata a ferite o mancanze infantili che hanno formato un attaccamento insicuro. Il Cardinale Lazzaro Tu afferma che la solitudine è spesso causata da una mancanza di radicamento della vita nel Vangelo e da una trascuratezza nella preghiera.

La responsabilità di accompagnare e prendersi cura dei sacerdoti ricade su tutti, in ogni comunità o parrocchia. La collaborazione nei progetti può aiutare il sacerdote a concentrarsi e ad avere tempo per la vita evangelica e la preghiera.

Il ruolo della solitudine in psicologia

Quando Ricorrere allo Psicologo

Un sacerdote dovrebbe ricorrere allo psicologo "come chiunque altro: quando ne ha bisogno". La devozione a Dio non protegge dalla patologia mentale né previene i problemi psicologici. Lo stesso Papa Francesco ha dichiarato di essere andato in psicoterapia quando ne ha avuto bisogno. A volte basta una consultazione con il medico di famiglia; altre volte, problemi come bassa autostima, uso disordinato della tecnologia, comportamento sessuale disordinato, ferite emotive del passato, dinamiche familiari complesse, abusi subiti o problemi nelle relazioni interpersonali richiedono l'aiuto di uno psicologo. Altri aspetti da trattare possono essere la paura sproporzionata di una situazione, l'evitamento del conflitto o il non saper trattare con le donne, l'eccessivo desiderio di sicurezza, potere, stima o controllo, le difficoltà nel mantenere le amicizie, la mancanza di progetti personali o le difficoltà di comunicazione e la visione del sacerdozio come un obiettivo o uno status.

Celibato, Abusi e Valutazione Psicologica

Come altre professioni, i sacerdoti devono soddisfare determinate condizioni, richiedendo caratteristiche psicologiche e di personalità specifiche. Non si tratta di esaminare giudizialmente, ma di conoscere e comprendere il candidato, la sua storia personale, e aiutarlo a maturare nella sua vocazione personale e, se mostra segni di vocazione al sacerdozio, ad avere l'aiuto necessario per maturare nelle diverse dimensioni del suo essere, inclusa quella psicologica. Se necessario, bisogna curare tutto ciò che può ostacolare lo sviluppo armonico e integrale della sua personalità. Le buone intenzioni non sono sufficienti per diventare sacerdote; sono necessari i presupposti per una vita di fede (vita sacramentale intensa, preghiera, servizio nella comunità), sincerità, lealtà, sviluppo affettivo e predisposizione a vivere in comunità, capacità di amicizia e responsabilità, creatività.

È utile valutare gli stili di attaccamento sviluppati, conoscere lo stile educativo e le dinamiche della famiglia d'origine, che spesso condizionano il modo di intendere le relazioni interpersonali, l'espiazione, la fratellanza o la giusta stima dei valori dello stato civile. È essenziale conoscere l'ambiente da cui proviene il candidato e come il sacerdozio è inteso nel suo contesto.

Secondo la medicina e la psicologia, si parla di personalità sana quando la persona è coerente nel modo in cui conosce e comprende se stessa, si relaziona con gli altri e si adatta alla realtà. Il Cardinale Marc Ouellet ha sottolineato che "la vera causa degli abusi non è lo stato di celibato consacrato, ma la mancanza di autocontrollo e lo squilibrio emotivo". I dati della ricerca vanno in questa direzione: i sacerdoti che abusano sono quelli che non vivono il loro celibato in modo coerente. Un celibato ben integrato impedirebbe gli abusi.

Alcuni vedono il celibato sacerdotale come una malsana repressione degli impulsi sessuali, ritenendo che incoraggi la tendenza del clero ad abusare sessualmente. Tuttavia, la stragrande maggioranza degli abusi sessuali su minori avviene in famiglia e in casa, commessi da membri della famiglia. Non ci sono prove di una maggiore prevalenza di abusi sessuali nelle attività ecclesiastiche rispetto ad altri contesti istituzionali. Non si può affermare che celibato e pedofilia abbiano un rapporto di causalità. Quando un sacerdote abusa, la gravità è maggiore per la sua responsabilità e per le conseguenze del fatto che è un ministro di Cristo ad abusare.

Non è consigliabile ordinare qualcuno che abbia problemi abituali di controllo degli impulsi legati alla sessualità, all'uso della pornografia o a problemi simili. È responsabilità del candidato portare questo problema all'attenzione del vescovo o di una persona appropriata. Il direttore spirituale o il confessore dovrebbero incoraggiarlo a farlo. Spesso, candidati con questi problemi hanno buone intenzioni e desideri di santità, ma questo non basta. L'affetto dei formatori può rendere difficile aiutarli adeguatamente. Se un candidato con questi problemi procede come se nulla fosse, la sua vocazione potrebbe non maturare in modo sano o il suo sviluppo potrebbe essere impedito.

Si suggeriscono diversi approcci: l'uso adeguato e intenso di mezzi ascetici per chi ha problemi con la castità; formazione dei formatori nel campo della sessualità per distinguere situazioni sporadiche da quelle fuori dalla norma; formazione sulle nuove dinamiche familiari (famiglie spezzate, maltrattamenti, dipendenze); inclusione di argomenti sulla sessualità e affettività, spiegando cosa è normale e anormale; maggiore formazione sul senso del celibato. È necessario intervenire con fermezza fin dal primo momento con mezzi spirituali e psicologici, e riconoscere che un problema di comportamento sessuale è più complesso di una lotta per la castità, richiedendo accompagnatori spirituali specializzati.

Distinzione tra Guida Spirituale e Psicoterapia

È bene tenere presente che il confessore e la guida spirituale hanno competenze diverse rispetto allo psicologo:

  • Il confessore è solo il sacerdote, mentre la guida spirituale può essere anche un laico o un religioso non sacerdote (es. Santa Caterina da Siena).
  • Lo psicologo conosce la psiche e aiuta a correggere comportamenti non necessariamente rilevanti sotto il profilo morale.
  • La guida spirituale conosce i meccanismi della grazia, delle tentazioni e del progresso nella vita spirituale.
  • In alcuni casi, la guida spirituale può chiedere al soggetto di farsi aiutare da uno psicoterapeuta per superare determinati ostacoli nel cammino spirituale, poiché la grazia, se sana ed eleva la natura, non la sostituisce.

Iniziative di Supporto e Integrazione

Il Servizio Psicologico e Psicoterapeutico VASI DI CRETA, coordinato dalla Prof.ssa Barbara Costantini e con il Prof. Tonino Cantelmi come Responsabile Scientifico, offre supporto alla vita consacrata e sacerdotale. Questo servizio, dedicato a consacrati, sacerdoti e persone in formazione, fornisce valutazioni della situazione psichica del candidato e aiuto per la sua crescita umana, in alcuni casi tramite il ricorso a esperti delle scienze psicologiche. VASI DI CRETA ha una sede a Roma.

Il tesoro di Cristo è custodito nella nostra fragilità, "nella nostra creta". È la vergogna, "quella che allarga il cuore perché entri la potenza di Dio, la forza di Dio. La vergogna di essere creta e non essere un vaso d’argento o d’oro".

Il rischio di una vita "abitudinaria" e la perdita di slancio, lo sviluppo dell'individualismo o forti crisi possono sopraggiungere a ogni età, sia per fattori esterni (cambio di posto, insuccesso, incomprensione, emarginazione) sia per fattori personali (malattia fisica o psichica, aridità spirituale, tentazioni, crisi di fede o sentimentali). È fondamentale riconoscere queste situazioni e intervenire.

A Roma si è svolta una tavola rotonda per sensibilizzare la comunità scientifica sulla malattia dello spirito. Lo psichiatra Walter Cascioli, organizzatore del convegno "Mali, malefici e disturbi preternaturali", ha evidenziato l'importanza di confrontarsi sulla realtà del male senza sostituirsi al sacerdote "in cura di anime" o all'esorcista. È fondamentale sensibilizzare gli operatori della salute mentale (psicologi, psicoterapeuti) e colmare la frattura tra dimensione spirituale e psichica. Come sosteneva Platone, "il grande errore dei medici del nostro tempo è tenere separata l'anima dal corpo".

L'obiettivo è veicolare nel mondo scientifico l'idea che possa esistere qualcosa che non sia associabile a una patologia psichiatrica ma vada ricondotto all'ambito spirituale. Per questo sono indispensabili umiltà (accettare che non tutto "appartiene" alla scienza) e competenza (dimostrare che non si tratta di patologia psichiatrica). Cascioli spiega che è una sfida da abbracciare, "perché va a favore di tutte quelle persone piagate dalla presenza di disturbi spirituali". Laddove il confessore si rendesse conto della presenza di veri e propri disturbi spirituali - che possono anche essere in larga parte psichici e ciò deve essere verificato attraverso una sana collaborazione con le scienze umane -, non dovrà esitare a fare riferimento agli esorcisti incaricati di questo delicato ministero.

La psicologia degli uomini e le tematiche spirituali caratterizzano l'esistenza dell'uomo. È necessario tornare a un'analisi tranquilla e a una riflessione spirituale per verificarne la qualità. Dio incontra l'uomo con questi bisogni, aprendo orizzonti di salvezza. Gesù consentiva di ritrovare un'identità profonda, non con la logica del "sono salvato", ma del "la tua fede ti ha salvato", invitando a camminare nella vita e ad avere accesso alla sua ricchezza e a Dio.

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