Il nome Santa Maria Maggiore evoca immagini di profonda spiritualità, storia millenaria e capolavori artistici. Questa denominazione si applica a due luoghi distinti e di grande rilevanza: la maestosa Basilica Papale di Roma, uno dei santuari mariani più importanti del mondo, e l'omonimo paese in Valle Vigezzo, custode di tradizioni e opere d'arte locali, riconosciuto come una "chiesa matrice" per la sua influenza storica.
La Basilica Papale di Santa Maria Maggiore a Roma
La Basilica Papale di Santa Maria Maggiore domina da sedici secoli la città di Roma, presentandosi come il tempio mariano per eccellenza e culla della civiltà artistica. Situata sulla sommità del colle Esquilino, è una delle quattro Basiliche Papali di Roma e il santuario mariano più importante e antico dell'Occidente. Unica tra le Basiliche Papali ad aver mantenuto intatto il suo aspetto paleocristiano, essa è stata arricchita con aggiunte successive, rispettando sempre la planimetria originale, per tradizione considerata frutto di un disegno divino.
La Fondazione Miracolosa e il Nome "Liberiana"
Secondo la tradizione, la Vergine Maria avrebbe indicato e ispirato la costruzione della sua dimora sull'Esquilino. Apparendo in sogno al patrizio Giovanni e a Papa Liberio, chiese la costruzione di una chiesa in suo onore, in un luogo che Essa avrebbe miracolosamente indicato. La mattina del 5 agosto del 358 (o 352, secondo altre fonti), in piena estate, sul colle dell'Esquilino, il più alto dei colli romani, fu visto il perimetro disegnato dalla neve. Da questo evento prodigioso, la Basilica è anche chiamata semplicemente Liberiana, poiché ritenuta fondata da Papa Liberio. Il 5 agosto di ogni anno viene rievocato, attraverso una solenne celebrazione, il Miracolo della Nevicata, con petali bianchi che, durante la liturgia, vengono fatti cadere dal soffitto della Basilica.

Architettura e Mosaici Paleocristiani
Tracce storiche più certe della Basilica risalgono al Papa Sisto III, tra il 432 e il 440, un anno dopo il Concilio di Efeso che aveva riconosciuto la Theotòkos, la divina Madre di Dio. La pianta attuale ricalca la fase più antica ed è tra le basiliche romane quella che per impianto si avvicina di più all'originale paleocristiana, con tre navate divise da colonne di spoglio e capitelli di stile ionico, originariamente illuminate da ventuno finestre per lato, poi tamponate. A questo periodo si deve l’importantissimo ciclo di mosaici con scene dall’Antico e Nuovo Testamento sulle navate laterali, dei quali, dopo i rifacimenti settecenteschi, se ne sono conservati solo ventisette. La loro importanza risiede nel filo rosso che lega temi stilistici più antichi di età imperiale con quelli paleocristiani. Sull’arco trionfale si dipanano altri mosaici splendidi nel loro fondo oro, che rappresentano scene dell’Infanzia di Cristo e, soprattutto, tratte dai popolarissimi Vangeli Apocrifi.

Tesori e Reliquie: La Salus Populi Romani e la Sacra Culla
La Basilica custodisce la più importante icona mariana, la Salus Populi Romani, traduzione dal latino di "Salvezza del popolo romano". Questa icona bizantina, comunemente datata tra il V e il XIII secolo, è stata oggetto di numerosi ritocchi che ne rendono difficile una datazione più precisa. Secondo il Pontificale romano, Elena, madre di Costantino, l’avrebbe trasferita da Costantinopoli a Roma, facendola risalire al IV secolo. All’inizio chiamata con l'appellativo di Regina Coeli, e molto presto ritenuta miracolosa - è anche considerata immagine acheropita, cioè non dipinta da mano umana e realizzata da San Luca - trovò l'attuale sistemazione nel 1613, nella Cappella Paolina o Borghese. La devozione per questa immagine è stata profondamente testimoniata da numerosi Papi, incluso Papa Francesco, che conclude qui ogni suo viaggio, e fu oggetto di preghiera in momenti di grave crisi, come la pandemia di Covid-19 o la peste del 590, scongiurata da San Papa Gregorio Magno.

Un'altra reliquia di inestimabile valore è la Sacra Culla, la mangiatoia in cui fu adagiato il bambino Gesù, che richiama l’importanza di Santa Maria Maggiore quale “Betlemme dell’Occidente”. La Basilica è anche il luogo dove si trova il primo presepe scultoreo della storia, quello di Arnolfo di Cambio, risalente al 1291, ora conservato nel Museo annesso. In questa basilica, l'assenza di un binomio tra vita e morte, tra nascita e rinascita, evidenzia un focus sulla vita, rendendo comprensibile la profonda devozione dei Romani.
Abbellimenti Successivi e Significato Spirituale
Agli abbellimenti paleocristiani seguirono interventi significativi nel corso dei secoli, come i pavimenti cosmateschi del XII secolo e il portico della facciata, poi distrutto e rifatto dal Fuga nel XVIII secolo. Per il Giubileo del 1300, sotto il pontificato di Niccolò IV, furono aggiunti il transetto e una nuova abside rivestita dai mosaici di Jacopo Torriti nel 1295. Questi mosaici raffigurano l'incoronazione della Vergine, che campeggia al centro in uno schema di matrice bizantina, inscritta in un cerchio sostenuto da angeli. Ai lati, santi come Pietro, Paolo e San Francesco a sinistra, e Giovanni Battista, Giovanni Evangelista e Antonio a destra, fanno da ala, mentre figure più piccole rappresentano Papa Niccolò IV e il cardinale Colonna, il donatore. Il campanile romanico, scandito da coppie di bifore, risale agli anni 1375-1376, con un rialzamento successivo nella metà del XV secolo, svettando più alto di tutti su Roma.
La storia e le bellezze della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma
Visitare la Basilica di Santa Maria Maggiore offre un viaggio indimenticabile attraverso l'arte paleocristiana, la storia sacra e la fede viva, rendendola uno dei punti di riferimento più importanti di Roma. Oltre la navata principale, il Museo della Liberia, le aree archeologiche sotterranee e le terrazze panoramiche rivelano prospettive meno conosciute della basilica e della città stessa.
La Chiesa Matrice di Santa Maria Maggiore nella Valle Vigezzo
Oltre alla celebre basilica romana, il nome Santa Maria Maggiore identifica anche un importante centro in Piemonte, nella Valle Vigezzo, noto come la "capitale" della Valle dei Pittori. Questo paese è da sempre il centro politico e religioso della Valle Vigezzo. Fu sede del Mandamento, l'area sulla quale il Pretore di Valle esercitava la propria giurisdizione, e rivestiva il ruolo di Chiesa matrice dalla quale, poco a poco, si staccarono gli altri paesi, erigendo parrocchie locali. Santa Maria Maggiore venne abitata da sette importanti famiglie craveggesi che divisero il paese in quartieri, in parte ancora riconoscibili.

Il Patrimonio Artistico della Chiesa Parrocchiale
La chiesa parrocchiale di Santa Maria Maggiore, in Valle Vigezzo, è impreziosita da molte opere pittoriche. Il grande affresco della cupola centrale, con oltre quattrocento figure, che rappresenta la Gloria di Maria in Cielo, il catino sopra il presbiterio raffigurante Cristo e il Coro di Angeli musicanti in attesa della Beata Vergine Maria, la pala dell'altare maggiore con l'Assunzione, e i due grandi affreschi sui muri laterali del presbiterio che riproducono la Nascita e il Transito della Beata Vergine Maria, sono opera del grande pittore vigezzino Giuseppe Mattia Borgnis (1701-1761). Parte delle decorazioni, delle volte e delle pareti fu affidata al pittore Lorenzo Peretti (1774-1851), il quale dipinse anche il catino affrescato nel portico di facciata.

Musei e Tradizioni Locali
Santa Maria Maggiore è la sede di due importanti strutture museali che raccontano la storia e le tradizioni della valle. Il Museo dello Spazzacamino, situato all'interno del parco di Villa Antonia, raccoglie oggetti e attrezzi di lavoro, abiti e immagini che narrano la storia dei vigezzini. Questi, dopo aver abbandonato casa e famiglia, andavano all'estero a praticare il duro mestiere dello spazzacamino fumista, spesso fin da bambini, i "bocia", inviati dalle famiglie per sfuggire alla miseria.

La Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini è stata fondata nella seconda metà dell'Ottocento da Giovanni Maria Rossetti Valentini, uno dei numerosi pittori ritrattisti emigrati dalla Valle dei Pittori. Dopo aver soggiornato in Francia, dove lavorò e insegnò, ritornò in patria e aprì una scuola gratuita per insegnare ai ragazzi le basi del disegno, della pittura e dell'ornato. Oggi la Scuola, eretta Ente Morale, vanta un'ampia aula adibita a Pinacoteca.
La storia e le bellezze della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma
Frazioni Storiche e Personalità Illustri
Le frazioni di Crana e Buttogno, quest'ultima sede di uno dei Centri Visita del Parco, conservano ancora tutti gli elementi dei nuclei rurali originali, abbelliti da pitture e arricchiti da edifici di culto costruiti con il denaro dei benefattori emigrati all'estero. Crana, in particolare, è il paese d'origine di Giovanni Paolo Femminis, benefattore emigrante e inventore dell'aqua mirabilis, un'essenza lenitiva che venne poi commercializzata da Giovanni Maria Farina come ricetta base della più famosa Acqua di Colonia.