L'Inno all'Amore: Spiegazione di 1 Corinzi 13 nella Bibbia Via Verità e Vita

Esaminare il capitolo 13 della Prima Lettera ai Corinzi è come dissezionare un fiore: se lo si fa troppo a pezzi, se ne perde la bellezza. Così scrisse G. Campbell Morgan, sottolineando la delicatezza e la profondità di questo passo biblico. Questo capitolo, spesso chiamato "Inno alla Carità", è una delle descrizioni più complete e potenti dell'amore mai scritte, offrendo una prospettiva divina su ciò che l'amore veramente sia.

illustrazione di un fiore che sboccia da un terreno fangoso

La Prominenza e l'Assoluta Necessità dell'Amore

Nel capitolo 13 di 1 Corinzi, Paolo affronta un problema cruciale nella chiesa di Corinto: una comunità ricca di doni spirituali e di grandi insegnanti come l'apostolo Paolo stesso e Apollo, ma tragicamente carente di amore. Paolo chiarisce che l'amore non è solo una virtù, ma la risorsa più grande del mondo, il summum bonum della vita, l'ingrediente numero uno per armonizzare la vita con il carattere di Dio.

In 1 Pietro 4:8, si legge: "Soprattutto, abbiate un intenso amore gli uni per gli altri". E la Bibbia stessa definisce Dio come amore (1 Giovanni 4:8). L'amore è la definizione più chiara, la personificazione del carattere divino. In Romani 13:10, si afferma che "L'amore è il compimento di tutta la legge". Senza amore, qualsiasi altro dono o sacrificio, pur pregevole, perde il suo valore essenziale.

La Nullità dei Doni senza Amore

Paolo inizia il suo discorso con una serie di affermazioni potenti che evidenziano la nullità dei doni e delle opere senza la carità:

  • Il dono delle lingue: "Quand’anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non ho amore, divento un bronzo risonante o uno squillante cembalo." (1 Corinzi 13:1)
  • Il dono della profezia, la conoscenza e la fede: "E quando avessi la profezia e conoscessi tutti i misteri ed ogni scienza, e quando avessi tutta la fede, fino a trasportare i monti, se non ho la carità, sono un niente." (1 Corinzi 13:2)
  • Il sacrificio estremo: "E quando distribuissi tutto il mio per nutrire i poveri, e sacrificassi il mio corpo ad essere bruciato, se non ho la carità, nulla mi giova." (1 Corinzi 13:3)

I Corinzi erano affascinati dai doni spirituali, in particolare quello delle lingue. Paolo ricorda loro che anche se una persona possedesse le lingue degli uomini e degli angeli (riferendosi a una lingua soprannaturale per comunicare con Dio, come creduto da molti giudei dell'epoca), senza amore, tale dono non ha valore, riducendosi a semplice "rumore". La profezia, la scienza e persino una fede capace di operare l'impossibile sono irrilevanti senza amore. Paolo riprende lo stesso concetto di Gesù che si riferisce alla fede che trasporta i monti (Matteo 17:20).

Anche le più nobili azioni di sacrificio, come dare via tutti i propri beni per i poveri (cosa che Gesù disse al giovane ricco di fare, Matteo 19:16-30) o affrontare il martirio, sono inutili senza amore. Alcuni primi cristiani, infatti, erano così orgogliosi della loro capacità di sopportare la sofferenza da considerare il martirio la cosa più importante nella vita cristiana. Paolo corregge questa prospettiva, affermando che senza amore, "tutto questo niente mi giova".

La Parola "Agape"

Paolo usa la parola greca antica agape per descrivere questo amore essenziale. I greci avevano quattro parole diverse che traduciamo con "amore":

  • Eros: Descrive l'amore erotico.
  • Storge: L'amore familiare, l'affetto naturale.
  • Philia: L'amicizia e l'affetto fraterno, l'amore di profonda amicizia e complicità.
  • Agape: È un amore che ama senza cambiare, un amore altruista, che dà senza pretese o senza aspettarsi nulla in cambio. È così grande che può essere dato a coloro che non sono amabili o desiderabili, amando anche quando viene rigettato. L'amore agape dona perché desidera farlo; non pretende o non si aspetta nulla in cambio. Sebbene non possa essere definito semplicemente come "l'amore di Dio" (poiché gli uomini possono amare il peccato con agape, come in Giovanni 3:19 e 1 Giovanni 2:15), può essere descritto come un amore che si sacrifica, che dona ed è inclusivo. Secondo Alan Redpath, la parola agonia deriva da agape, significando che "il nostro intero essere viene assorbito in un'unica grande passione".

Paolo intende che se siamo ostili, le nostre vite non significano nulla. Non è una questione di amore in contrapposizione ai doni; una chiesa non dovrebbe mai essere costretta a scegliere tra l'amore e i doni dello Spirito Santo, ma piuttosto a comprendere che l'amore è il fondamento e l'obiettivo di tutti i doni.

Il significato dell'amore: Agape!

Le Perfezioni dell'Amore: Una Descrizione in Azione

Paolo non si limita a definire l'amore in termini astratti o sentimentali; egli lo descrive attraverso quindici azioni e caratteristiche concrete. La Bibbia, infatti, non definisce mai l'amore in termini di atteggiamenti o ideologie, ma lo descrive in azione. Dal versetto 4 al 7, dove nella traduzione italiana troviamo aggettivi ("l'amore è paziente, è benevolo"), in greco sono usati verbi. L'amore è tale solo quando agisce.

Queste "15 perfezioni dell'amore" non sono elencate in un ordine logico universale, ma piuttosto in un ordine di contrasto con il caos e l'immaturità della chiesa di Corinto. È come se Paolo presentasse uno spettro di colori che descrivono l'amore in azione, chiedendo ai Corinzi di confrontare la loro vita con essi.

Le Caratteristiche Fondamentali dell'Amore (1 Corinzi 13:4-6)

L'amore viene descritto con attributi che riflettono il carattere di Cristo:

  • L'amore è paziente (makrothumia): Significa "soffrire a lungo" o "durare a lungo". Questa parola si riferisce alla pazienza verso le persone, alla capacità di subire torti ripetuti e di avere il potere di vendicarsi, ma scegliere di non farlo. Come affermò Giovanni Crisostomo, è lo spirito che non si vendica mai, che non si arrabbia. Nel mondo greco, questa non era considerata una virtù, ma un segno di debolezza; la virtù era reagire agli insulti. Per il cristiano, invece, è l'esatto contrario: l'amore non si vendica. Questa è la pazienza di Dio stesso, che "è paziente verso di noi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti vengano a ravvedimento" (2 Pietro 3:9).
  • L'amore è benigno: Si manifesta in semplici atti di bontà. L'amore di Dio si rende evidente nel modo in cui agiamo con gentilezza verso gli altri.
  • L'amore non invidia: L'invidia è un peccato distruttivo che non produce nulla di buono se non il male. L'amore non si offende quando qualcun altro ha successo o è benedetto, evitando un peccato che, come l'invidia di Caino (Genesi 4:3-8) o quella dei fratelli di Giuseppe (Genesi 37:11, 28), può portare a conseguenze disastrose.
  • L'amore non si mette in mostra / non si vanta: L'amore agisce anonimamente, senza bisogno di riflettori o di essere soddisfatto dei risultati per fare un buon lavoro. Le azioni dettate dal desiderio di mettersi in mostra non sono vero amore.
  • L'amore non si gonfia: Significa non essere arroganti ed egoisti, non "montarsi la testa". Sia il vantarsi che il gonfiarsi sono radicati nell'orgoglio. L'umiltà di William Carey, che si definiva un semplice "riparatore di scarpe" nonostante il suo impatto storico, è un esempio calzante.
  • L'amore non si comporta in modo indecoroso / sconveniente: Laddove c'è amore, troviamo benignità e buone maniere, rispetto e appropriatezza nel comportamento.
  • L'amore non cerca il proprio interesse: Si concentra sul benessere degli altri, non sul proprio egoismo. Come in Romani 12:10: "nell’onore usate riguardo gli uni verso gli altri", e Filippesi 2:4: "Non cerchi ciascuno il proprio interesse, ma anche quello degli altri." L'amore è soddisfatto solamente nel benessere, nel conforto e nella salvezza di tutti.
  • L'amore non si irrita / non s'inasprisce: È facile sentirsi provocati o irritarsi, ma irritarsi è un peccato e non è amore. L'amore mantiene la calma e non cede facilmente alla rabbia.
  • L'amore non sospetta il male / non addebita il male: Significa letteralmente "non conserva il ricordo di alcun torto subito". L'amore non serba rancore né tiene un registro delle offese, come la tribù polinesiana che conservava oggetti per ricordare l'odio. L'amore cerca il meglio per gli altri, anche quando offesi.
  • L'amore non si rallegra dell'ingiustizia, ma gioisce con la verità: L'amore è disposto a ricercare il bene degli altri e trova gioia nella verità e nella giustizia, non nel male altrui.

Le Quattro Qualità Costanti dell'Amore (1 Corinzi 13:7)

Paolo conclude la sua descrizione delle perfezioni dell'amore con quattro qualità che ne rivelano la forza e la costanza:

  • L'amore tollera ogni cosa (copre ogni cosa): La parola "tollerare" può essere tradotta anche con "coprire". L'amore non rivela agli altri gli errori delle persone perbene, coprendo le debolezze con una sostanza preziosa come l'ostrica perla copre la particella irritante. Non è un amore che chiede una vita facile.
  • L'amore crede ogni cosa: L'amore non crede mai a una bugia, ma non crede al male a meno che i fatti non lo richiedano. Crede nel buono dei suoi compagni finché possibile.
  • L'amore spera ogni cosa: L'amore ha fiducia nel futuro, non nel pessimismo. Quando ferito, non si arrende alla disperazione, ma mantiene la speranza.
  • L'amore sopporta ogni cosa: La grandezza dell'amore agape è che continua a tollerare, credere e sperare. Non si arrende, anche quando messo alla prova. Se i fratelli sono arrabbiati senza motivo, l'amore prova dispiacere per loro, ma non si lascia contagiare.

Se potessimo sostituire la parola "amore" con il nome di Gesù in questa descrizione, essa avrebbe perfettamente senso, poiché Egli è la personificazione di ogni principio dell'amore. Possiamo misurare la nostra maturità spirituale confrontando queste caratteristiche con la nostra stessa vita, chiedendoci se siamo all'altezza di questo ideale divino.

infografica sulle 15 caratteristiche dell'amore descritte in 1 Corinzi 13

La Permanenza dell'Amore e la Sua Superiorità

Paolo passa ora a confrontare l'amore con i doni spirituali, rivelando la sua natura eterna:

"La carità non verrà mai meno. Le profezie passeranno, cesseranno le lingue, la scienza avrà fine; perché imperfettamente conosciamo e imperfettamente profetiamo, e quando sarà venuta la perfezione ciò che è imperfetto dovrà sparire. Quando ero bambino parlavo da bambino, avevo gusti da bambino, pensavo da bambino; ma fatto uomo ho smesso le cose che eran da bambino. Ora noi vediamo come in uno specchio, in modo enimmatico, ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco parzialmente, ma allora conoscerò come io sono conosciuto." (1 Corinzi 13:8-12)

La Cessazione dei Doni Spirituali

Paolo chiarisce che l'amore è eterno, mentre i doni dello Spirito Santo, pur appropriati per il presente, non sono eterni. Egli usa i verbi "passeranno", "cesseranno" e "avrà fine" per indicare che profezie, lingue e conoscenza avranno una fine. La "perfezione" a cui si riferisce (dal greco antico telos) non è il completamento del Nuovo Testamento, ma piuttosto lo stato eterno, quando vedremo "faccia a faccia" e conosceremo pienamente, "come io sono conosciuto". La vita cristiana e la conoscenza di Dio sono un processo di crescita, e ciò che è imperfetto sparirà con l'arrivo della pienezza.

L'Anziano Bruce R. McConkie ha spiegato che i doni dello Spirito cesseranno nel senso che "queste cose si annulleranno in qualcosa di più grande e, nel giorno perfetto, non saranno più necessarie. Quando i santi conosceranno tutte le lingue, nessuno sarà in grado di parlare una lingua sconosciuta. Quando i santi diventeranno come Dio e conosceranno ogni cosa - passato, presente e futuro - non vi sarà la necessità né l’occasione di profetizzare sul futuro."

Fede, Speranza e Carità: I Doni che Restano

Alla fine di questo capitolo, Paolo fa una dichiarazione fondamentale:

"Rimangono per ora tutte e tre: fede, speranza e carità; ma la più grande di esse è la carità." (1 Corinzi 13:13)

La fede, la speranza e la carità sono i tre doni spirituali che dureranno, persisteranno e rimarranno costanti. Di questi, la carità è il più grande. Il profeta Mormon insegnò che "la carità è il puro amore di Cristo" (Moroni 7:47), descrivendola sia come l'amore che Cristo prova per noi sia come l'amore cristiano che noi proviamo per gli altri. La carità si ottiene compiendo una serie di atti che portano alla conversione, trasformandoci e rendendoci più simili al Salvatore.

rappresentazione simbolica di Fede, Speranza e Carità

Il Contesto dei Doni Spirituali e la Carità

Il posizionamento del capitolo 13 nel mezzo della discussione di Paolo sui doni spirituali (come nel capitolo 12 e 14) non è casuale. La chiesa di Corinto era divisa e le contese erano frequenti, spesso a causa di un uso improprio o di una sovravalorizzazione di certi doni. Paolo insegna che i doni spirituali sono dati per il beneficio di tutti, per aiutare i membri a servirsi e rafforzarsi l'un l'altro, ma la carità è l'attributo essenziale che li rende efficaci.

Nel capitolo 14, Paolo prosegue, spiegando come mantenere l'ordine nella Chiesa e sottolineando la superiorità della profezia (come insegnamento e testimonianza ispirata, utile per l'edificazione, l'esortazione e la consolazione) rispetto alle lingue, se queste ultime non sono accompagnate da interpretazione e non edificano la comunità. In 1 Corinzi 14:1, egli esorta i santi a "procacciare la carità e desiderare ardentemente i doni spirituali, principalmente il dono di profetizzare". Ciò che importa è che tutto sia fatto "con decoro e con ordine" (1 Corinzi 14:40), ma soprattutto con amore.

L'Anziano Dallin H. Oaks ha sottolineato che "la carità è ‘il puro amore di Cristo’ (Moroni 7:47) e non un semplice atto, ma una condizione o modo di essere". Essa si manifesta in un carattere profondamente imperniato su Cristo. Possiamo dare senza amare, ma non possiamo amare senza dare. Se la nostra relazione verticale con Dio è completa, ne deriva che anche la relazione orizzontale che abbiamo con il nostro prossimo sarà completa, guidata dalla carità.

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