Il rapporto tra Padre Pio da Pietrelcina e Karol Wojtyla, futuro San Giovanni Paolo II, è intriso di un misticismo profondo e ha dato origine a una delle più dibattute profezie del XX secolo: quella sul papato del giovane sacerdote polacco. Questo legame speciale, iniziato con un incontro nel dopoguerra, si è sviluppato attraverso una fitta corrispondenza e confidenze intime, culminando nella beatificazione e canonizzazione del frate di Pietrelcina proprio per mano del Pontefice.

Il Primo Incontro: 1948 a San Giovanni Rotondo
La Visita del Giovane Sacerdote Wojtyla
Il primo incontro tra don Karol Wojtyla, futuro Giovanni Paolo II, e Padre Pio avvenne nell’aprile del 1948. Il giovane sacerdote polacco, allora studente a Roma, attratto dalla fama di santità di Padre Pio, si recò in pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo per incontrarlo. Arrivò "nella serata di un giorno di aprile" e il giorno dopo partecipò alla messa nella chiesetta antica. Wojtyla stesso, in una testimonianza autografa del 5 aprile 2002, due mesi prima della canonizzazione di Padre Pio, ricordò: "La figura di padre Pio è impressa profondamente nella mia memoria. Ricordo quel giorno del 1948... proprio lì mi è stato dato di vedere, per la prima volta con i miei occhi, quell’uomo, la cui fama di santità si divulgava per il mondo."
Durante la messa, Wojtyla notò che il rito era "lunga", e vedeva "sulla sua faccia che soffriva profondamente". Vide "le sue mani che celebravano l’Eucaristia" e le stimmate erano coperte con "una fascia nera". Nella chiesa "si aveva la consapevolezza che sull’altare a San Giovanni Rotondo si compiva il sacrificio di Cristo stesso, il sacrificio incruento e, nello stesso tempo, le ferite sanguinose sulle mani" facevano "pensare a tutto quel sacrificio a Gesù crocifisso". Al sacerdote polacco rimasero impresse nella memoria "la sua persona, la sua presenza, le sue parole". Dopo la messa, il sacerdote polacco e il cappuccino stigmatizzato si ritrovarono in intimità nel sacramento della riconciliazione. Giovanni Paolo II lo rivelò pubblicamente durante l’omelia della messa di canonizzazione, il 16 giugno 2002, affermando che Padre Pio era stato "generosamente dispensatore della Misericordia Divina rendendosi a tutti disponibile attraverso l’accoglienza e la direzione spirituale specialmente l’amministrazione del Sacramento della Penitenza. Anch'io, nella mia giovinezza, ho avuto il privilegio di beneficiare della sua disponibilità verso i penitenti."
L' "Occhiolino" di Padre Pio e la Testimonianza di Pierino Galeone
Non vi furono altri testimoni diretti di questo incontro oltre al seminarista che accompagnava Karol, deceduto prematuramente. Tuttavia, vi fu un «occasionale spettatore, un giovane seminarista pugliese» di nome Pierino Galeone. A distanza di 57 anni, monsignor Galeone ha ricordato quella scena: "Gli uomini che si erano confessati o che si dovevano confessare erano andati già via. Eravamo rimasti nella sacrestia della chiesetta, io, padre Pio e un giovane sacerdote. Padre Pio mi fissò e, indicando con lo sguardo quel prete che non avevo mai visto prima, mi fece l’occhiolino. Capii che voleva lanciarmi un messaggio, ma non ne compresi il senso. Provai a chiedere a quel sacerdote se avesse bisogno di qualcosa. Mi rispose in italiano, ma con evidente accento straniero: 'No, grazie'." Solo dopo il 16 ottobre 1978, con l'elezione di Giovanni Paolo II, Galeone comprese il significato di quell'occhiolino, sovrapponendo l'immagine del nuovo Papa a quella del giovane sacerdote incontrato anni prima a San Giovanni Rotondo.

La Guarigione Miracolosa di Wanda Poltawska e la Corrispondenza
La Richiesta di Preghiere per l'Amica Malata
Nel novembre 1962, a monsignor Wojtyla, che si trovava a Roma, giunse la notizia della grave malattia di Wanda Poltawska, sua amica e figlia spirituale, affetta da un cancro all'ultimo stadio. Il rapporto tra Wojtyla e Wanda era fortissimo, nato sin dai tempi della resistenza antinazista in Polonia, dove lei fu anche prigioniera in campi di concentramento. Karol si ricordò di Padre Pio, già incontrato nel 1948, e pensò di chiedergli preghiere per la donna, madre di quattro figlie.
Il 17 novembre 1962 Wojtyla scrisse una prima lettera in latino: «Venerabile Padre, Ti prego di rivolgere una preghiera per una madre di quattro figlie, di quarant’anni, di Cracovia in Polonia... ora in pericolo gravissimo di salute e della vita stessa per un cancro: affinché Dio per intercessione della Beatissima Vergine mostri la sua misericordia a lei e alla sua famiglia in Cristo obbligatissimo». Per assicurarsi che la lettera giungesse a destinazione, Wojtyla si affidò ad Andrzej Maria Deskur, suo amico dal seminario di Cracovia, e al dattilografo della Segreteria di Stato, Angelo Battisti, figlio spirituale di Padre Pio. Battisti recapitò la lettera a Padre Pio che, dopo essersi fatto leggere il contenuto, pronunciò la famosa frase: «A questo non si può dire di no».
Il Miracolo e la Lettera di Ringraziamento
A distanza di pochi giorni, prima del programmato intervento chirurgico per eliminare la massa neoplastica, Wanda Poltawska fu sottoposta a un nuovo esame diagnostico da cui risultò che il tumore era completamente scomparso. Questa notizia raggiunse immediatamente Wojtyla, che si sentì in dovere di ringraziare Padre Pio. Il 28 novembre scrisse la seconda lettera che, sempre attraverso monsignor Deskur e Battisti, venne recapitata a Padre Pio. In quell’occasione il Frate disse: «Sia ringraziato Dio!» e consegnò a Battisti entrambe le missive, aggiungendo: «Tienile, queste lettere».
La "Terza Lettera": Altre Intercessioni di Wojtyla
Nel 2008 il vaticanista Andrea Tornielli ha rivelato l'esistenza di una terza lettera, datata 14 dicembre 1963, rinvenuta nell'archivio dell'arcivescovado di Cracovia. In essa, l'allora monsignor Wojtyla faceva riferimento a precedenti richieste: "La paternità vostra si ricorderà certamente che già alcune volte nel passato mi sono permesso di raccomandare alle Sue preghiere casi particolarmente drammatici e degni di attenzione". Questo ha rivelato che Wanda Poltawska non fu l'unica persona per la quale Wojtyla aveva chiesto l'intercessione di Padre Pio. Nella stessa lettera, Wojtyla ringraziava per la guarigione di una donna colpita dal cancro e citava anche il figlio di un avvocato, gravemente malato dalla nascita. Inoltre, Wojtyla aggiungeva una richiesta personale: "Nello stesso tempo mi permetto di raccomandarLe le ingenti difficoltà pastorali che la mia povera opera incontra nella presente situazione." All'epoca (1962-1963), Wojtyla stava attraversando una fase delicata: era amministratore apostolico di Cracovia e il governo comunista ostacolava la nomina di un arcivescovo, posizione che alla fine ricadrà su di lui a soli quarantatré anni.

Le Confidenze Intime: La Sesta Piaga di Padre Pio
Secondo quanto ricostruito da Stefano Campanella, Giovanni Paolo II raccontò al Cardinale Deskur di un rapporto speciale con Padre Pio fin dall’inizio. Quando nei primi giorni di aprile del 1948 il giovane sacerdote Wojtyla si recò a San Giovanni Rotondo, il cappuccino gli rivelò ciò che non aveva confidato e non avrebbe mai più confidato a nessuno, nemmeno ai suoi confessori: oltre alle cinque piaghe della stimmatizzazione e a quella della transverberazione, aveva anche una sesta piaga sulla spalla, come quella che Gesù si procurò portando la croce o il patibulum sulla via del Calvario. Padre Pio stesso, a chi gli chiedeva quale stimmata gli facesse più male, rispose: "No, più male mi fa quella della spalla, di cui nessuno sa e che non è neppure curata". Di questa piaga, in effetti, nessuno seppe nulla fino alla sua morte, ad eccezione del futuro Papa, un particolare che sottolinea la straordinaria intimità e confidenza scambiata tra i due mistici.

La Controversa Profezia del Papato
Le Smentite Dirette di Giovanni Paolo II
La notizia secondo la quale Padre Pio nel suo incontro con il giovane sacerdote polacco gli avrebbe predetto il pontificato e persino l’attentato è sempre stata oggetto di dibattito. Giovanni Paolo II fu interrogato ben tre volte al riguardo e sempre affermò che ciò era falso, come spiega Stefano Campanella in sue precise pubblicazioni. Testimonianze autorevoli, come quelle del vescovo emerito di Verona Flavio Roberto Carraro, del vescovo Riccardo Ruotolo, della dottoressa Wanda Poltawska, del cardinale Stanislao Dziwisz (segretario personale di Giovanni Paolo II) e dell’arcivescovo Valentino Vailati, confermano le ripetute e perentorie smentite del Papa.
Il Racconto della Marchesa Giovanna Rizzani Boschi e del Professor Enrico Medi
Nonostante le smentite papali, un racconto persistente attribuito al professor Enrico Medi e riportato dalla marchesa Giovanna Rizzani Boschi, testimone nella Causa di beatificazione e canonizzazione di Padre Pio, suggerisce una predizione diretta. La Rizzani, che accompagnò Wojtyla a San Giovanni Rotondo nel 1948 insieme a Medi e all'amica Margherita Hamilton, raccontò che al rientro dal viaggio il professore Medi narrò che «appena Padre Pio lo vide, lo guardò negli occhi e gli disse: ‘Tu sarai Papa, ma vi sarà sangue e violenza’». Il giovane sacerdote, sulla via del ritorno, commentò con Medi: «Professore, Padre Pio ha voluto scherzare. Io sono polacco, non potrò mai diventare Papa». Ma, secondo la Rizzani, «non fu uno scherzo, bensì un’autentica profezia di Padre Pio… Con la data del 16 ottobre 1978 e quindi con quella del 13 maggio 1981 i due elementi della profezia divennero fatti concreti della storia».
Le Ipotesi sull'Effettiva Trasmissione della Profezia
Di fronte alle smentite di Giovanni Paolo II e alla credibilità del racconto di Medi/Rizzani, Stefano Campanella ipotizza due possibilità. La prima è che il Papa, rispondendo alle domande, non abbia mentito, ma abbia fatto ciò che i moralisti chiamano una "restrizione mentale". Tuttavia, le numerose e perentorie smentite di Giovanni Paolo II rendono questa possibilità poco attendibile. La seconda ipotesi, più plausibile, è che Padre Pio non abbia comunicato o fatto comprendere la profezia direttamente al futuro Pontefice, ma a qualcun altro, forse a qualcuno presente a San Giovanni Rotondo nell’aprile 1948. Campanella suggerisce che «non si può escludere, quindi, che sia stato Medi ad ascoltare la profezia e poi a raccontare l’accaduto prima all’interessato e poi alla Boschi e alla Hamilton».
Questa ipotesi acquista valore grazie a «due dichiarazioni di altrettanti arcivescovi che hanno fatto un’esperienza diversa rispetto agli altri che avevano interrogato il Santo Padre sull’argomento»: monsignor Edward Nowak, che per molti anni è stato segretario della Congregazione delle Cause dei Santi, ha affermato che, alla domanda "Santo Padre, è vero che Padre Pio le ha predetto il Pontificato?", il Papa "ha riso in maniera molto larga, molto larga, ma non ha risposto nulla". Alla stessa domanda, rivoltale da monsignor Cosmo Francesco Ruppi, Giovanni Paolo II rispose semplicemente: «Lo dicono…». Il mistero, pertanto, resta, ma le prove suggeriscono una qualche forma di conoscenza o presagio da parte di Padre Pio sul futuro destino di Karol Wojtyla, sebbene non comunicato direttamente e in modo esplicito.

Presagi di un Pontefice Polacco
Le Parole di Santa Faustina Kowalska
La figura di un "Papa polacco" e il ruolo della Polonia nella storia della salvezza sembrano essere stati preannunciati anche da altre figure mistiche. Scorrendo il diario di santa Faustina Kowalska, si legge un passo vergato dalla Santa nell’estate del 1938: «Una volta che pregavo per la Polonia, udii queste parole: “Amo la Polonia in modo particolare e, se ubbidirà al Mio volere, l’innalzerò in potenza e santità. Da essa uscirà la scintilla che preparerà il mondo alla Mia ultima venuta”». Parole misteriose che, nel contesto del pontificato di Giovanni Paolo II, hanno assunto un significato profetico.
La Profezia di Don Dolindo Ruotolo
Tredici anni prima della salita al soglio pontificio di Giovanni Paolo II, il sacerdote napoletano don Dolindo Ruotolo, autore di un’opera monumentale di commento alla Sacra Scrittura, scrisse su una cartolina per un diplomatico polacco il 2 luglio 1965, con evidente ispirazione profetica: «Maria all’anima: “Il mondo va verso la rovina, ma la Polonia come ai tempi di Sobieski... libererà il mondo dalla più tremenda tirannia comunista. Sorge un nuovo Giovanni che con marcia eroica spezzerà le catene oltre i confini imposti dalla tirannide comunista. Ricordalo. Benedico la Polonia. Ti benedico”». L’avvento al soglio pontificio di un Papa polacco di nome Giovanni Paolo II, il cui pontificato ha segnato il crollo dell’egemonia comunista in Europa, confermò in pieno questa eccezionale profezia.
La Stima Reciproca e l'Eredità
La Venerazione di Giovanni Paolo II per Padre Pio
Giovanni Paolo II aveva una grande stima per la persona di Padre Pio e per la sua fede. Ne apprezzava lo zelo sacerdotale, il modo di celebrare messa, la consacrazione e come amministrava i sacramenti, specie la confessione. Il popolo polacco, profondamente religioso e sensibile al lato tradizionale della fede che "vuole e pretende segni esteriori", ha sviluppato una forte devozione per Padre Pio anche grazie alla stima di Giovanni Paolo II. Il legame tra i due uomini ha qualcosa di mistico, e la venerazione di Wojtyla per Padre Pio non venne mai scalfita.
Il Ruolo di Giovanni Paolo II nella Canonizzazione di San Pio
Fu proprio San Giovanni Paolo II a dare forte impulso all’elevazione alla gloria degli altari di Padre Pio. Lo beatificò il 2 maggio 1999 e lo canonizzò il 16 giugno 2002 con il nome di San Pio da Pietrelcina, in una cerimonia imponente in Piazza San Pietro in Vaticano. Quel giorno, nell'omelia di canonizzazione, Giovanni Paolo II affermò che "Padre Pio era un generoso dispensatore della misericordia divina. Si metteva a disposizione di tutti accogliendoli, con la direzione spirituale e soprattutto amministrando il sacramento della penitenza."
Le Visite Successive di Wojtyla a San Giovanni Rotondo
Karol Wojtyla tornò a San Giovanni Rotondo in altre due occasioni significative. La prima, come Cardinale di Cracovia, nell'autunno del 1974. Con l'avvicinarsi dell'anniversario della sua ordinazione sacerdotale (1 novembre 1946), decise di commemorare la ricorrenza celebrando la Messa accanto alla tomba di Padre Pio. Sebbene il maltempo ritardò il suo arrivo, Wojtyla riuscì a celebrare la Messa il giorno successivo. La seconda visita avvenne nel maggio 1987, quando, già Papa Giovanni Paolo II, visitò la tomba di Padre Pio in occasione del primo centenario della sua nascita. Davanti a più di 50.000 persone, Sua Santità proclamò: "La mia gioia per questo incontro è grande, e per diverse ragioni." Questo testimonia il profondo e duraturo legame che univa il Papa polacco al frate stigmatizzato.