La chiamata alla santità è universale, poiché nell'ordinarietà della vita di ogni uomo può accadere qualcosa di straordinario: la partecipazione alla vita divina. La santità, infatti, è comunione con Dio che inizia in questa vita con il dono del Battesimo (santità ontologica), si accresce nel cammino di grazia lungo tutta l'esistenza terrena (santità morale) per compiersi definitivamente nella gloria del cielo (santità escatologica). Essa è dunque già posseduta, ma ancora in attesa della sua piena maturazione.
Se l'uomo è creato per essere santo, non può pretendere di realizzarsi lontano da Dio. È solo il Signore il fine ultimo a cui tendere giorno e notte per trovare la felicità in qualunque stato di vita si trovi. Tutto ciò può sembrare difficile da credere e attuare in un mondo come quello attuale, dove tutti sembrano avere troppi impegni, troppi problemi, troppi pensieri, desideri e speranze che li portano lontani da Dio. Soprattutto in un mondo dove l'uomo sembra confidare esclusivamente sulle proprie forze, troppo preso da "ciò che deve fare" e troppo distratto da "ciò che deve essere". Talvolta, persino tra i battezzati serpeggia il dubbio se la santità sia davvero possibile, se essa sia necessaria per vivere pienamente la propria vita. Eppure il Signore continua a chiamare a sé tutti gli uomini fin dalla nascita, perché quello della santità, ancora oggi, continua ad essere un cammino percorribile.
L'offerta della grazia non è venuta meno; lo Spirito Santo è presente nella Chiesa per portare al mondo la salvezza, e dimora nei credenti per condurli alla meta finale. A questo punto ci si può domandare come l'uomo possa vivere la santità nella vita ordinaria, in cosa consista essenzialmente il cammino di progressiva santificazione a cui è chiamato.
La Semplicità e la Grandezza della Vita di Santità
Il Santo Padre Benedetto XVI, nell'udienza del 13 aprile 2011, rispondeva a tale domanda con estrema chiarezza e semplicità: "essenziale è non lasciare mai una domenica senza un incontro con il Cristo Risorto nell'Eucaristia; questo non è un peso aggiunto, ma è luce per tutta la settimana. Non cominciare e non finire mai un giorno senza almeno un breve contatto con Dio. E, nella strada della nostra vita, seguire gli 'indicatori stradali' che Dio ci ha comunicato nel Decalogo letto con Cristo, che è semplicemente l'esplicitazione di che cosa sia carità in determinate situazioni. Mi sembra che questa sia la vera semplicità e grandezza della vita di santità […] Questa è la vera semplicità, grandezza e profondità […] dell'essere santi".
In altri termini, questa è l'essenza di una quotidianità vissuta con Cristo, in Cristo e per Cristo, ed è senz'altro possibile per chiunque lo voglia.

La Carità verso il Prossimo come Necessità Cristiana
Papa Francesco, nella sua esortazione apostolica Gaudete et Exsultate, ha cercato di far luce soprattutto sull'aspetto missionario della santità morale, quello che coinvolge le relazioni con gli altri, inevitabilmente presenti lungo il cammino della vita. L'incontro con l'altro, infatti, può essere occasione di santificazione oppure di peccato: molto dipende da noi, dal nostro vivere in Dio o senza di Lui.
Presupponendo l'aspetto essenziale della vita sacramentale e della lotta ascetica personale, la carità verso il prossimo è una realtà da cui non si può prescindere se si vuole diventare santi come Dio vuole. Ma più che un dovere, essa è una necessità per il cristiano che, amando Dio sopra ogni cosa, non può fare a meno di comunicare questo grande amore a chi condivide con lui il tempo della sua quotidianità.
Il Santo Padre insiste molto nel valorizzare la grandezza e l'importanza dei più piccoli atti di carità verso il prossimo secondo l'insegnamento evangelico: si tratta di una costante attenzione alle esigenze dell'altro che, in definitiva, scaturisce dall'amore di Dio in noi.

La Santità come Luce e Trasfigurazione
Si comprende allora come davvero l'ordinarietà della vita si trasformi in qualcosa di straordinario e anche i miracoli divengano possibili. "Tutto è possibile a chi crede" (Mc 9,23) dice Gesù, perché basta la sua grazia e la sua forza per potere tutto (cfr. 2Cor 12,9; Fil 4,13). Il cristiano che ha in sé questa certezza, crescendo ogni giorno nell'intimità con il Signore, si incammina per le vie della santità trascinando con sé tanti altri, perché la presenza di Dio in lui risplende, si manifesta in tanti modi a lui stesso sconosciuti, misteriosamente tocca i cuori e li orienta a Dio.
Molti associano la santità alla capacità di fare miracoli. Questo è presente nei santi, ma non soltanto in loro, e non li identifica con precisione. Molti hanno domandato con fede guarigioni che hanno ottenuto, anche in condizioni sorprendenti, tra questi anche non cristiani. Altri pensano a fenomeni straordinari, come la profezia, la lettura dei cuori o l'estrema sensibilità nel discernimento. Lo Spirito Santo dà questi frutti, ma essi variano da persona a persona.
C'è poi la virtù morale, talvolta eroica. Questo è vero in un po' tutti gli esempi di santità, basta vedere i martiri. Ma c'è qualcosa che caratterizza di più il santo cristiano: quello che hanno saputo vedere i pittori cristiani lungo l'arco di duemila anni: una bella aureola intorno al capo. Il santo emana luce. San Filarete il misericordioso, prima di morire, mostrò un volto pieno di luce. La cella di San Paisios dell'Athos si riempiva spesso di luce. Lo stesso succedeva a San Gregorio di Nazianzo.
San Serafino di Sarov, rispondendo al discepolo Motovilov, affermava che lo scopo della vita cristiana consiste nell'acquisire lo Spirito Santo. E mentre stava parlando, lui e Motovilov divennero straordinariamente luminosi, trasfigurati come al Tabor, da una luce miracolosamente percepibile ai sensi, per un breve tempo.

La Luce Interiore e la Purezza del Cuore
Ma che cosa vuol dire luce invisibile? E da dove viene? Luca 11,34-36 dice: "La lampada del corpo è il tuo occhio. Quando il tuo occhio è semplice, anche tutto il tuo corpo è luminoso; ma se è cattivo, anche il tuo corpo è tenebroso. Bada dunque che la luce che è in te non sia tenebra. Se dunque il tuo corpo è tutto luminoso, senza avere alcuna parte nelle tenebre, sarà tutto nella luce, come quando la lampada ti illumina con il suo fulgore."
Accanto a questi brani, consideriamo questo versetto del Salmo 17 (18,29): "Tu illuminerai la mia lampada, Signore, o mio Dio, illuminerai la mia tenebra." E Matteo 5,8: "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio."
Per i Padri della Chiesa, l'occhio dell'anima è il Nous, la parte più nobile del cuore, deputata a "vedere" la Luce Divina. Non si tratta di un occhio che si applica alla luce sensibile, ma di un "Senso Spirituale" che vede la luce spirituale, cioè, la Luce Divina. Se l'occhio è semplice, il cuore sarà puro e potrà vedere Dio, che lo illuminerà.
L'occhio pieno di luce spirituale illuminerà anche il corpo, che diventerà luminoso. Il santo è colui che ha reso terso e semplice l'occhio del cuore con l'aiuto della Grazia, e pertanto avrà il corpo luminoso. È questa l'opera dello Spirito Santo in chi lo lascia entrare nella sua anima, come spiegava San Serafino di Sarov.
La Santificazione del Momento Presente
Il canonico Pierre Feige, nel suo libro Santificare il momento presente, ci pone un antidoto speciale contro le sirene laiciste: "La santità, oh che grande e bella cosa! Che meraviglia incomparabile! È lo stato di un’anima che, strettamente unita a Dio per mezzo della grazia santificante, considerando questo mondo come un luogo d’esilio e il Cielo come la patria vera, va di virtù in virtù, dispone continue ascensioni nel suo cuore, ama Dio di un amore sempre più tenero, più generoso, più perfetto. […] E notare che la santità così considerata non è qualcosa di facoltativo: è un dovere stretto, un obbligo rigoroso".
Per adempiere a questo dovere non necessariamente occorre entrare nei chiostri. San Francesco di Sales, nell'Introduzione alla vita devota, dimostra che la santità è accessibile a tutti gli stati. La santità non è neppure compiere una vita austera, consacrare alla preghiera il più tempo possibile, fare grande carità o grandi miracoli. Il lavoro richiesto per giungere alla santità sta nella santificazione del momento presente.
L'anima fedele a questa pratica cammina e non si arresta mai nella via della santità. Può essere povera, inferma, obbligata qualche volta ad abbreviare e anche a sopprimere qualcuno dei suoi esercizi di pietà; essa può non aver da compiere che azioni volgari agli occhi del mondo, può condurre una vita triste e monotona; poco importa, essa è dove Dio la vuole; essa fa, soffre, riceve ciò che Egli vuole; essa lo fa, lo soffre, lo riceve come Egli vuole; essa si dà tutta intera a ciò che Dio si aspetta da lei nel momento preciso in cui si trova, senza che ci sia mai il minimo disaccordo tra la sua volontà e la volontà e il beneplacito, senza perdere tempo a preoccuparsi inutilmente del passato e dell’avvenire.

La Pace Interiore nel Presente
Ansia, preoccupazioni, sofferenze, tribolazioni, turbamenti, rancori si ridimensionano se purificati dalla e nella Grazia, dando spazio alla pace interiore, elemento indispensabile per pensare davvero alle cose di Dio. Non c'è pandemia che tenga, turbolenze politiche, problemi economici e preoccupazioni di salute che possano vincere la Grazia di Dio che irrompe nell'anima attenta a praticare le virtù cristiane.
Santa Teresina di Lisieux affermava: "La santità non consiste nel dire belle cose e neanche nel pensarle o nel sentirle; consiste invece nel compiere perfettamente la volontà di Dio". Ciò che è necessario per arrivare ad un altissimo livello di perfezione cristiana è far condividere la propria volontà, appoggiata sulla Grazia, con la volontà di Dio. Allora sarà la pace del cuore, la pace di una buona coscienza.
La vera pace è solo in Cristo. Sant'Agostino la definisce: "la tranquillità nell'ordine". Il mondo (di cui il principe è Satana) non vuole l'ordine, non lo ama, anela sempre alla confusione, alla ribellione, alla rivoluzione. Si mendica sulla terra la pace al di fuori di Dio e mai in essa si potrà trovare.
La Santità come Dono e Impegno
Il Cardinale Van Thuan, arcivescovo vietnamita, ha vissuto tredici anni in prigione, nove dei quali in isolamento. Nominato presidente del Pontificio Consiglio "Giustizia e Pace", fu invitato da papa Giovanni Paolo II a predicare gli esercizi spirituali alla Curia Romana nell'anno 2000. Le sue meditazioni sulla speranza nel mondo di oggi, nate in quel contesto, sottolineano l'importanza del momento presente.
Van Thuan scrive: "Vivo il momento presente, colmandolo di amore". La linea retta è fatta di milioni di piccoli punti uniti l'uno all'altro. Anche la vita è fatta di milioni di secondi e minuti uniti l'uno all'altro. Disponendo perfettamente ogni singolo punto, la linea sarà retta. Vivendo con perfezione ogni minuto, la vita sarà santa.
Nel Vangelo, Gesù ci esorta sempre di nuovo a vivere il presente. Egli ci fa chiedere al Padre il pane solo per "oggi" e ci ricorda che basta l'affanno di "ogni giorno" (cfr. Mt 6, 34). Egli ci interpella totalmente in ogni attimo. E allo stesso tempo ci fa dono di ogni cosa. Sulla croce, al ladrone che gli dice: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno", risponde: "Oggi sarai con me in paradiso" (cfr. Lc 23, 42-43). In questa parola: "oggi" vi è tutto il perdono, l'amore di Gesù.
La Santità nella Chiesa e nella Comunità
Tutti i santi e i grandi testimoni concordano sull'importanza del presente. Essi vivono uniti a Gesù ciascun momento della loro vita, secondo il proprio ideale incarnato nel loro essere. Per Ignazio di Loyola è Ad maiorem Dei gloriam, per Elisabetta della Trinità In laudem gloriae, per Giovanni Bosco Da mihi animas, per Madre Teresa è Misericordia.
Scrive san Paolo della Croce: "Fortunata l'anima che riposa in sinu Dei, senza pensare al futuro, ma procura di vivere momento per momento in Dio, senz'altra sollecitudine che di far bene la sua volontà in ogni evento". E Teresa di Lisieux afferma: "La mia vita è un baleno, un'ora che passa, è un momento che presto mi sfugge e se ne va. Tu lo sai, mio Dio, che per amarti sulla terra non ho altro che l'oggi".
Il Concilio Vaticano II ha recuperato l'antica consapevolezza che tutti i cristiani, di ogni condizione e stato, sono chiamati a essere santi. L'appartenenza al popolo santo di Dio è un vincolo costitutivo. Il cammino di santità non può essere pensato in termini individualistici, ma è un cammino di popolo, dentro cui si trovano le singole persone.
Il Papa Francesco ribadisce che la santità è a portata di mano per tutti, ma non è una scelta banale, nessuno la può vivere da solo, non nasce da una vita tiepida, accomodata, né da una vita ideale e inesistente, ma da una vita che conosce cadute e rialzate. Per poterci rialzare, tutte le volte che cadiamo abbiamo "le potenti armi che il Signore ci dà: la fede che si esprime nella preghiera, la meditazione della parola di Dio, la celebrazione della messa, l’adorazione eucaristica, la riconciliazione sacramentale, le opere di carità, la vita comunitaria, l’impegno missionario".
La santità della Chiesa si realizza nella situazione paradossale, nella quale il divino si rende accessibile attraverso mani indegne. Tenendo presente questo, la santità della Chiesa può mai essere qualcosa di diverso dal portare gli uni i pesi degli altri? La santità della Chiesa comincia con il sopportare le difficoltà degli altri e si sviluppa nel sorreggere gli altri.
