Il Gesù di tutti: l’esplorazione di Vittorino Andreoli

Nel saggio "Il Gesù di tutti: vite, morti e resurrezioni dell'uomo che si fece Dio", lo psichiatra Vittorino Andreoli intraprende un grandioso viaggio nella vita, nella personalità e nel mistero di Gesù di Nazareth. L’opera appartiene a quella saggistica letteraria laica che sviluppa la riflessione religiosa in particolare sulla figura di Gesù, analizzata attraverso le categorie della "psichiatria della storia".

Rappresentazione concettuale dell'esplorazione psichiatrica e storica della figura di Gesù.

Un approccio laico al mistero del sacro

L’approccio di Andreoli al Gesù di Nazareth è quello di un laico non credente. Lo psichiatra spiega: «Non sono credente perché mi manca l’esperienza di Dio… non sono ateo perché non ho motivo per dire che non avendo io conosciuto Dio, ergo non esiste». Egli sottolinea che l’ateo nega Dio come affermazione di verità assoluta, una posizione che non appartiene al suo percorso. Citando Rudolf Otto, Andreoli considera sacro ciò che è mistero e quindi sfugge alla ragione, anelando all’incontro con il divino.

Per l'autore, Gesù resta «il più grande degli uomini», colui che ha sostituito l’antico umanesimo basato sulla giustizia di Jahvè con un nuovo umanesimo fondato sull'amore, sulla misericordia e sul perdono. La risposta andreoliana alla domanda di Gesù, «Ma voi, chi dite che io sia?», risiede nella sconvolgente umanità dell'uomo di Nazareth.

La Passione e la parabola esistenziale di Cristo

Lo studio di Andreoli non si limita alla figura storica, ma si immerge nella parabola esistenziale di Cristo, arrivando a scomporre la maestosa pagina della Passione e i Septem verba in Cruce. L'analisi è così ardita da immaginare di mettere Gesù sul lettino dello psichiatra.

Secondo Andreoli, nel Getsemani, Gesù sente la malinconia e il vissuto depressivo caratterizzato dall'incapacità di difendere la propria dignità. «Il Getsemani è il luogo del dramma, dell'impotenza e della solitudine», scrive lo psichiatra, aggiungendo che «il Calvario diventa il teatro della fine». Egli confessa inoltre una predilezione per i crocifissi che raccontano la disperazione, come quelli di Cimabue e Giotto, visti come metafora della sofferenza umana.

Schema dei Septem verba in Cruce e analisi psicologica della sofferenza.

Gesù di Nazareth: un contemporaneo

Il libro analizza Gesù come "forma mentis", rilevandone la presenza persino in tradizioni religiose distanti come il buddismo e l'induismo. Andreoli scava a fondo nel Gesù delle origini, ricorrendo alle fonti apocrife e alle tesi dei più accreditati studiosi sui primi anni nascosti, sulla morte e sulla resurrezione.

  • Attualità: La figura di Gesù esercita un fascino costante, indipendentemente dal credo personale.
  • Contrasto: Andreoli rileva, citando Hans Kung, uno stridente contrasto tra l'interesse per Gesù e il disinteresse per una Chiesa percepita come arroccata al potere.
  • Modello universale: Gesù è visto come un modello di umanità umile e alta, a cui la società del terzo millennio dovrebbe ispirarsi.

Come scrive l'autore nell'incipit del saggio: «Gesù è un contemporaneo, un mio coetaneo, un fratello di latte. Gesù di Nazareth è di tutti». La lettura dell'opera richiede impegno, ma restituisce l'immagine di un uomo la cui personalità complessa rimane una figura solitaria, coerente fino al patibolo con il suo messaggio di radicalità e mansuetudine.

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